Ieri Putin ha firmato una legge che consente di privare, per via giudiziaria, i proprietari stranieri del diritto di riacquistare i propri beni. Il documento è stato pubblicato sul sito web del Cremlino. Si tratta di aziende (decine, se non centinaia) che hanno abbandonato il mercato russo dopo l’inizio della grande guerra tra Russia e Ucraina (tra le più note posso citare McDonald’s, Ikea o Ford): molte operazioni di vendita di beni stranieri a imprenditori russi in quel periodo prevedevano una clausola di riacquisto.
Io, invece, per l’ennesima volta mi stupisco della convinzione di Putin (e di molti suoi complici) che il loro operato possa essere reso eterno con una norma giuridica. Infatti, è abbastanza palese che le principali aziende occidentali torneranno (se torneranno) in Russia non solo dopo la fine della guerra, ma anche dopo la fine di Putin (e, molto probabilmente, sarà la stessa cosa). In quel momento storico si presenteranno davanti al giudice non putiniano, il quale studierà il loro caso sulla base delle leggi ormai post-putiniane. Di conseguenza, le aziende occidentali saranno in qualche modo ricompensate: spesso a spese di chi si era appropriato dei loro beni grazie al regime putiniano.
Rubriche: Russia



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