L’archivio del tag «ucraina»

La colpa loro

Per «apprezzare» meglio il giudizio ufficioso russo «è stata colpa loro, hanno usato in massa i telefoni» in merito alla eliminazione di massa dei militari russi la notte di Capodanno a Makeevka, propongo ai lettori di eseguire i seguenti punti (sconnessi tra loro):
– provare a sostituire la notte di Capodanno con quella tra il 24 e il 25 dicembre;
– verificare se da qualche parte del mondo non esiste il concetto della «responsabilità del capo / dirigente / ufficiale / altro per le persone affidategli»;
– capire che la tradizione di mandare gli umani contro le tecnologie più evolute è modo di fare la guerra adottato in Russia da secoli, non verrà abbandonata oggi o domani.


L’ignoranza senza confini

Non so se si sia trattato della prima volta nella storia – perché non sono così attento alla cronaca – ma il 2 dicembre 2022 è stato tentato il furto di una delle opere di Banksy.
Chi non ha il tempo e/o la curiosità di leggere il breve articolo sulla notizia, riassumo molto brevemente: un matematico trentaduenne di Kiev, assieme a uno scultore di Čerkasy, è andato nella città di Gostomel, ha staccato un pezzo di muro con una delle opere «ucraine» di Banksy (giustificandosi con il presunto fatto che «lo street art è di tutti, quindi è di ognuno») e dopo l’arresto ha detto che il suo obiettivo sarebbe stato quello di salvare l’opera vendendola all’asta Sotheby’s.

Meno male che in questo periodo, a volte, non solo i gerarchi russi riescono a farmi ridere…
P.S.: si trattava della seguente opera:


La qualità della propaganda

Bene… No: male, con l’anno nuovo riprendo a scrivere della stessa guerra. Inizio con qualcosa di «semplice».
Sulla immagine seguente vediamo due «versioni» dello stesso edificio: la sede di un istituto tecnico-professionale di Makeevka (nella regione di Doneck) ai tempi di pace e dopo il colpo dei Himars.

I generali russi «geniali» hanno collocato nel suddetto edificio – per la notte di Capodanno – fino a 600 russi da poco mobilitati dalla regione di Saratov. Per l’esercito ucraino un obiettivo del genere – non mascherato in alcun modo e facilmente individuabile – è stato un ottimo regalo. Non hanno potuto non prenderselo. Di conseguenza, ci deve interessare molto di più nell’ottica dello studio della propaganda russa.
Come è possibile sostenere la – e credere alla – tesi che in seguito a un colpo del genere siano morti appena 63 militari russi? L’unica cosa da precisare è il numero esatto, ma non l’ordine di grandezza.


La lettura del lunedì

Le persone che in questi giorni non sono ancora al lavoro (oppure sono costrette ad andare al lavoro pur non avendo molto da fare) possono provare a leggere un interessante rapporto giornalistico: «il 2022 russo in numeri». Ma il titolo non deve ingannarvi: molti dei numeri riportati riguardano anche l’Ucraina e l’UE. Perché, in effetti e purtroppo, il regime putiniano in qualche modo ha influito sulla vita di tutti.


Scrivere della guerra anche nei periodi festivi come quello di questi giorni è brutto, ma la guerra è ancora più brutta. Oltre a essere brutta, non va nemmeno in ferie, non si ferma per il Natale cattolico.
«In compenso», questo sabato vi segnalo – al posto del solito articolo – un grande reportage fotografico sulle condizioni nelle quali si trovano ora alcuni paesini ucraini attraversati da questa guerra. Le immagini sono del fotografo ucraino Yakiv Liashenko, spesso sono commentati con dei testi non particolarmente lunghi. Le informazioni su ogni singolo scatto si aprono con un click sulla «i» cerchiata.


I nomi dei criminalidi Bucha

Quando il giornale The New York Times pubblica i nomi – ovviamente solo alcuni, quelli che si è riuscito a scoprire – dei militari russi che hanno compiuto le violenze contro i civili a Bucha, dimostra di avere fatto un ottimo lavoro giornalistico. Tale lavoro avrà relativamente poche conseguenze nel periodo storico seguente alla conclusione della guerra (perché i processi penali saranno fatti ai rimasti in vita e inizieranno dagli ufficiali), ma potrebbe – spero – influire sull’andamento della guerra.
Infatti, oltre a scoprire e pubblicare i nomi, sarebbe molto utile informare i militari russi del fatto che tutte le loro «imprese» diventeranno note prima o poi. Questo potrebbe, almeno in alcuni casi, essere un bel deterrente contro i nuovi crimini di guerra o la partecipazione alla guerra stessa. Non so (ancora) come si possa fare, ma conviene provare: anche una vita ucraina salvata sarà già un risultato positivo.


Un viaggio fondamentale

La cosa più importante da sapere / capire della visita di Vladimir Zelensky negli USA è il fatto che si è trattato di una visita al Congresso e non a Biden. In molte occasioni abbiamo già visto che il presidente Biden capisce benissimo l’importanza degli aiuti militari all’Ucraina. Allo stesso tempo, mi ricordo benissimo che lo stesso Biden aveva avvisato Zelensky delle possibili difficoltà nel convincere il Congresso della necessità di nuovi aiuti qualora l’Ucraina non si dimostrasse «sufficientemente grata».
Di conseguenza, penso proprio che Biden abbia «invitato con insistenza» Zelensky a correre il rischio di fare questo viaggio. E non vedo alcunché di male in questa grande collaborazione tra i due.
Purtroppo, l’Ucraina ha pochissimi alleati attenti e disponibili come lo è Biden.


Buone notizie

A volte le buone notizie ci giungono in un modo inatteso: per esempio, dai comunicati stampa apparentemente di routine. Così, ieri ho scoperto che i vertici militari russi hanno lo stesso coraggio e la stessa attenzione ai dettagli di Putin.
Il Ministero della «Difesa» russo ha comunicato che sabato il ministro Sergei Shoigu avrebbe visitato le posizioni militari russe in Ucraina, avrebbe «sorvolato le aree di schieramento delle truppe» e avrebbe, in prima linea, «parlato con i militari russi e li ha ringraziati per il loro esemplare svolgimento dei compiti di combattimento». Un video che accompagna il comunicato stampa mostra Shoigu in volo su un elicottero…

Ma cosa si vede dall’oblò dell’elicottero? Si vede questo:

L’erba di colore verde estivo? A metà dicembre in Ucraina? Seriously?
Ma noi dobbiamo affrontare tutto in un modo scientifico. Proviamo a vedere che tempo fa ora, in questi giorni, nelle regioni del Donbass «visitate».
Il tempo a Donec’k:

Il tempo a Luhans’k:

Insomma: come al solito, l’unica cosa che sanno fare è mandare al fronte un po’ di massa umana. Ma non andarci in prima persona.


Con i militari ucraini

La notte tra il 13 e il 14 dicembre è comparso un [primo] video di Jean-Claude Van Damme in visita in Ucraina:

Ammetto che con questo viaggio mi ha sorpreso tanto, ma positivamente. Non è mai tardi passare dalla parte del bene.


La lettura del sabato

Le ipotesi – o, a volte, le speculazioni – circa la possibilità dell’uso della bomba atomica, da parte della Russia, nel contesto della guerra in Ucraina spuntano sui media occidentali un po’ a ondate. Solitamente ogni nuova ondata è dovuta al fatto che Putin – in prima persona o con la bocca di qualcuno dei suoi portavoce ufficiali e non – per l’ennesima volta inizia a ricattare il mondo intero: «trattatemi bene o spacco tutto». A me (e non solo a me) la possibilità dell’uso della bomba atomica sembra non nulla, ma nemmeno particolarmente realistica. Allo stesso tempo, non vorrei ripetere l’errore di febbraio, quando in base alle semplici logica e razionalità avevo escluso la possibilità di una vera guerra tra la Russia e l’Ucraina.
In ogni caso, gli unici abitanti del nostro pianeta a non dimenticare e a non sottovalutare mai il rischio dell’uso della bomba atomica sono gli ucraini: da quasi dieci mesi, ogni giorno, più volte al giorno, devono prepararsi al peggio (provate a immaginarvi in una situazione simile). Proprio a questo argomento è dedicato l’interessante articolo che vi segnalo questo sabato: The Washington Post ha raccontato del come alcuni abitanti di Kiev si stanno preparando all’attacco nucleare da parte della Russia.