L’archivio del tag «ucraina»

La lettura del sabato

L’articolo segnalato per questo sabato è dedicato alla carriera militare (e alla esperienza nei negoziati con Mosca) del tenente generale ucraino Kyrylo Budanov, il nuovo capo negoziatore ucraino.
Il predecessore di Kyrylo Budanov come capo di gabinetto del presidente Zelensky, Andriy Yermak, era conosciuto come la seconda persona più potente dell’Ucraina. Nonostante ciò, ha avuto molto meno successo in ambito diplomatico. I funzionari statunitensi di entrambi gli schieramenti politici erano stanchi di trattare con Yermak già molto prima della sua destituzione nel dicembre 2025. E i negoziati diretti tra l’Ucraina e la Russia si sono interrotti l’estate scorsa. Ora lo sostituisce Budanov, un esperto di spionaggio e, sicuramente, considerato come un personaggio serio almeno dagli americani. Boh, vedremo…


La tesi principale della telefonata

Prima dell’incontro di ieri tra Donald Trump e Vladimir Zelensky a Mar-a-Lago, c’era stata una conversazione telefonica tra Trump e Putin (di durata 1 ora e 15 minuti, sarebbe avvenuta per iniziativa statunitense). In base alla dichiarazione dell’assistente di Putin Yury Ushakov, Trump e Putin concordano sul «fatto» che il cessate il fuoco temporaneo in Ucraina «porta a un protrarsi del conflitto».
Non ho ancora visto delle smentite da parte dei due personaggi che si erano telefonati, di conseguenza suppongo che questa interessantissima tesi sia stata discussa realmente.
Sarebbe troppo banale ricordare, per milionesima volta, che noi conosciamo la persona fa tutto il possibile poché la guerra (non un non ben definito «conflitto») si protragga. È la stessa persona che ha iniziato la guerra. Ed è la stessa persona che tecnicamente può finirla in qualsiasi momento.
È più interessante supporre che Trump ha molta più paura di Putin vivo che di Epstein morto. Nemmeno questa tesi è nuova (da mesi vediamo Trump ripetere tutto ciò che gli Dice Putin), ma sarebbe interessante studiarla più in dettaglio.
Nel frattempo, vi faccio notare: la nuova strategia di Putin è quella di rifiutare tutte le proposte sulle quali Zelensky insiste di più. Appena Zelensky se ne accorge (oppure se n’è già accorto?), riesce ad adottare una strategia diplomatica più efficace.


Il corrispondente del giornale russo «Kommersant» Andrej Kolesnikov ha riferito, senza rivelare la fonte delle informazioni, che la parte americana ha espresso interesse a dedicarsi al mining presso la centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhya. Il presidente ucraino Vladimir Zelensky aveva precedentemente riferito – mentre voi avreste potuto leggerne qualcosa – che la parte americana insisteva affinché la centrale nucleare fosse gestita congiuntamente da Ucraina, Russia e Stati Uniti, con gli USA come principale gestore della impresa.
Per me le notizie senza fonti si chiamano voci. Le voci possono anche essere diffuse volontariamente. Ma ora non importa.
L’importante è il fatto che io non ho mai capito a cosa possa servire la gestione di una centrale energetica ucraina agli USA (in questa situazione si può anche dire «a Trump»): non c’è la possibilità tecnica di fornire l’energia negli USA, mentre sul territorio ucraino non ci sono delle aziende gestite direttamente dagli USA. L’ipotesi del mining non mi è mai venuta in mente, ma, effettivamente, è l’unica possibilità di sfruttare economicamente una fonte di energia così lontana: il cripto-prodotto vola direttamente nelle tasche del gestore…
Di conseguenza, la voce si è rivelata credibile. Si può provare a osservare il suo sviluppo.


Nel frattempo fanno una commissione

La Reuters scrive: nel corso del vertice dell’Aia, i rappresentanti di 34 Paesi europei hanno firmato un accordo per la creazione di una commissione speciale incaricata di risarcire i danni causati all’Ucraina dall’aggressione russa. Il nuovo organo avrà sede nei Paesi Bassi. L’obiettivo della commissione è stabilire l’ammontare effettivo dei danni che, in ultima analisi, dovranno essere risarciti dalla Russia.
L’impressione che fa tale notizia è un po’ strana. Da una parte, sembra che i leader europei non sanno dove e come prendere i soldi per ricostruire l’Ucraina, ma nel frattempo creano la commissione: la classica soluzione burocratica per fare finta di fare qualcosa.
Dall’altra parte, almeno ora si può sperare che elaborino dei meccanismi e piani chiari e prevedibili. Già in questa fase della guerra, lontana dalla fine e, di conseguenza, dalla fase della ricostruzione si può facilmente ipotizzare che siano necessari migliaia di miliardi di euro per ricostruire tutte le città, le industrie e le zone agricole distrutte (spesso completamente) dall’esercito russo. Non si capisce dove e in quanto tempo possano essere trovati quei soldi.
E, soprattutto, bisogna decidere se utilizzare i soldi trovabili in breve tempo per iniziare la ricostruzione o per acquistare le armi necessarie almeno per la non-sconfitta della Ucraina in guerra. Spero che la nuova commissione elabori degli argomenti seri anche in questo ambito.


La lettura del sabato

«Mediazona» continua a pubblicare, in collaborazione con il servizio russo della BBC e un team di volontari, un elenco nominativo aggiornato dei militari russi deceduti. L’elenco viene redatto sulla base di fonti pubbliche e verificabili, quali post sui social media pubblicati da parenti, notizie riportate dai media locali e dichiarazioni delle autorità regionali. Ovviamente, l’elenco non è esaustivo, poiché non tutti i decessi vengono resi pubblici.
Ma a noi interessa la statistica, la tendenza. Ci interessa ancora di più quando si tenta di parlare o di non parlare della cessazione dei combattimenti.


Il monumento a un americano

The Insider riferisce che nella scuola n. 115 di Donetsk sono stati inaugurati monumenti dedicati a due partecipanti alla «operazione militare speciale»: il caporale Ivan Kokovin e il soldato semplice Michael Gloss (nella foto, il suo monumento è a destra). Kokovin ha partecipato all’assalto alla città, mentre non sono state fornite precisazioni su Gloss.

La madre di Michael Gloss, Julian Gallina, ricopre la carica di vicedirettrice della CIA, mentre il padre, Larry Gloss, veterano della Marina degli Stati Uniti, è a capo della Security Information Systems, una società che sviluppa software, anche per il Pentagono. Michael Gloss è entrato nell’esercito russo nel 2023 dopo diversi mesi di viaggi. Come stabilito dai giornalisti di «Important Stories», ha lasciato gli Stati Uniti non più tardi dell’inverno del 2023, abbandonando gli studi universitari. Inizialmente ha vissuto in Italia, poi si è recato in Israele, da dove è stato espulso. Successivamente ha trascorso alcuni mesi in Turchia. Secondo i giornalisti, nel 2023 ha firmato un contratto con il Ministero della «Difesa» russo e successivamente si è ritrovato al fronte come membro delle forze aviotrasportate russe.
Immagino quanto siano «felici» ora i genitori di Michael Gloss: le «gesta» del loro figlio dalla parte del male sono ora ricordate non solo dagli archivi dei media, ma anche da una grande statua di bronzo. Un solo pensiero dovrebbe confortarli: tutti questi monumenti agli invasori, agli assassini, agli stupratori e ai saccheggiatori saranno abbattuti non appena sarà ripristinato il normale ordine delle cose. E nessuno farà un processo – purtroppo o per fortuna – ai soldati semplici uccisi, qualunque sia l’esito della guerra.


Di nuovo fa il portavoce di Putin

Trump ha recentemente ribadito il suo sostegno all’idea delle elezioni presidenziali in Ucraina. Rispondendo a una domanda di una giornalista di Politico, ha dichiarato:

Yeah. I think so. It’s been a long time. It’s, uh … hasn’t been doing particularly well. Yeah, I think it’s time. I think it’s an important time to hold an election. They’re using war not to hold an election, but, uh, I would think the Ukrainian people would … should have that choice. And maybe Zelenskyy would win. I don’t know who would win. But they haven’t had an election in a long time. You know, they talk about a democracy, but it gets to a point where it’s not a democracy anymore.

Tutti tranne Trump hanno già imparato in quattro anni che, secondo la legge ucraina adottata ancora prima dell’arrivo di Zelensky in politica, durante lo stato di guerra le elezioni, comprese quelle presidenziali e parlamentari, vengono sospese. Lo stato di guerra è stato dichiarato in Ucraina nel febbraio 2022 dopo l’invasione delle truppe russe e viene regolarmente prorogato. Inoltre, tutte le persone capaci di ragionare comprendono che in condizioni di guerra è impossibile tenere elezioni trasparenti nei territori occupati e garantire la partecipazione al voto a tutti gli ucraini che sono fuggiti in massa dalla guerra: il valore politico e democratico di tali elezioni sarebbe molto basso.
Non posso affermare con certezza che Trump non sappia e non capisca tutto questo. Però vedo che ha ripetuto pubblicamente, ancora una volta, uno dei principali desideri di Putin: rimuovere dalla politica ucraina Zelensky, che sarebbe secondo Putin «illegittimo». In realtà, la guerra di Putin non è stata iniziata per i territori e non per difendere qualcuno o qualcosa, ma contro l’attuale sistema politico occidentale, che gli è estraneo. E lui personalmente non sopporta Zelensky, contro il quale sta combattendo.
E Trump ha deciso ancora una volta di aiutarlo. Putin, purtroppo.


Chi pagherà?

Le autorità francesi, sostenendo l’idea di concedere all’Ucraina un credito di riparazione, si oppongono allo schema che prevede l’utilizzo dei beni russi depositati nelle banche commerciali. E, di conseguenza, si rifiutano di rivelare i nomi delle banche francesi in cui sono depositati 18 miliardi di euro appartenenti al governo russo.
Allo stesso tempo, da quanto ho letto e sentito, sembra che ci sia una certa pressione sulla Belgio, dove sono depositati complessivamente 192 miliardi di euro (la maggior parte dei quali presso il depositario Euroclear). Questo perché c’è l’idea di utilizzare per il credito il denaro della Banca Centrale della Federazione Russa «proveniente» da Euroclear. Le autorità belghe si oppongono all’utilizzo degli stessi beni, poiché temono, logicamente, che se le sanzioni contro la Russia venissero revocate e questa richiedesse la restituzione dei propri beni, il Belgio dovrebbe restituirli attingendo alle proprie risorse (oltre a perdere la fiducia della comunità internazionale).
Tutta questa storia significa solo una cosa: molti politici responsabili vogliono aiutare l’Ucraina, ma non riescono a mettersi d’accordo su chi pagherà per questo aiuto. Tutti vogliono che sia qualcun altro a pagare: se non gli Stati Uniti, allora qualcun altro.
Con questo atteggiamento, possono incontrarsi e discutere all’infinito. E questo mi rattrista molto.


La lettura del lunedì

Mi sono accorto solo ieri che il 29 novembre il media online ucraino Liga.net ha pubblicato un articolo dell’ambasciatore ucraino a Londra ed ex comandante in capo delle Forze armate ucraine Valery Zaluzhny intitolato «Politica e guerra. La realtà contro le aspettative». L’articolo che Zaluzhny aveva concepito già alla fine del 2023, ovvero prima delle sue dimissioni dalla carica di comandante in capo l’8 febbraio 2024. In questo articolo ha cercato di formulare una strategia militare per il 2024, tenendo conto del fatto che alla fine del 2023 la natura della guerra era completamente cambiata. A differenza dei precedenti testi di Zaluzhny, dedicati esclusivamente a questioni militari, il nuovo articolo affronta anche il tema della politica.
Per noi, lettori non ucraini e non militari della fine del 2025, l’articolo può essere interessante perché in Ucraina Zaluzhny è considerato uno dei principali candidati alla Presidenza nelle prime elezioni del dopoguerra, anche se non ha ancora fatto dichiarazioni ufficiali sull’inizio della sua carriera politica. E, come probabilmente sapete, Zaluzhny è uno di quei personaggi [potenzialmente] politici ucraini che non sono in pieno accordo politico con Zelensky, ma che sanno dare la priorità agli obiettivi utili al Paese (la fine non drammatica della guerra) invece che alla loro carriera politica personale.


E citiamo pure Kasparov

Garri Kasparov è un tipo che spesso si emoziona tanto anche quando dice delle cose abbastanza scontate (purtroppo, mettendosi a parlare di politica dice prevalentemente quelle), ma a volte si può anche ascoltarlo:

Forse, se ripetiamo la stessa cosa qualche milione di volte, finalmente la sentiranno le persone giuste.