L’archivio del tag «ucraina»

Deposito per deposito

A seguito dell’attacco missilistico russo contro la regione di Kiev, il 5 agosto a Brovary è stato distrutto il più grande deposito del marketplace ucraino Rozetka. Pochi giorni prima, un drone russo aveva attaccato un altro deposito di Rozetka nella stessa regione: un dipendente è rimasto ucciso e sette sono rimasti feriti.
Sembra che l’esercito russo abbia ricevuto l’ordine di fare finta di vendicarsi dei numerosi ed efficaci attacchi ucraini contro i depositi del marketplace russo Wildberries.
Non è chiaro davanti a chi debba fingere di vendicarsi: praticamente tutti (oppositori e sostenitori della guerra) sanno già bene che su Wildberries venivano venduti articoli di uso militare, che gli acquirenti donavano alle truppe russe. Rozetka, invece, è semplicemente un marketplace, mentre l’aiuto materiale volontario alle Forze Armate ucraine è organizzato in modo leggermente diverso rispetto a quello fornito all’esercito russo in Russia.
Ma la cosa più importante per loro è comunque bombardare il più possibile, compresi gli obiettivi civili.


Ho letto solo oggi che l’UE ha sospeso la concessione della protezione temporanea ai cittadini ucraini soggetti all’obbligo militare che non godono di esenzione dal servizio militare. La relativa decisione del Consiglio dell’UE è stata pubblicata martedì 4 agosto ed è entrata in vigore il giorno successivo (cioè ieri). Ora i richiedenti che presentano per la prima volta la domanda di protezione temporanea dovranno dimostrare di aver «adempiuto ai propri obblighi militari» in Ucraina. Ciò riguarda anche quei cittadini ucraini soggetti all’obbligo militare che chiedono la protezione temporanea per poter raggiungere la propria famiglia.
Si tratta, secondo me, di una misura inaspettatamente ragionevole: c’era infatti qualcosa di strano negli appelli pubblici, lanciati dai divani collocati in Europa, affinché i russi combattessero in massa contro il regime di Putin trovandosi esclusivamente sul territorio della Federazione Russa. E poi, vedere gli uomini ucraini abbastanza giovani e apparentemente in buona salute rifugiati tranquillamente nell’UE per tutti questi quattro anni e mezzo mi è sembrato sempre un po’ strano.
Allo stesso tempo, non escludo che la decisione del Consiglio dell’UE sia indirettamente rivolta anche a quegli europei con la merda al posto del cervello che non si fanno nemmeno scrupoli a indignarsi per la necessità di aiutare l’Ucraina.


Mai nella NATO

L’ambasciatore dell’Ucraina nel Regno Unito, l’ex comandante in capo delle Forze armate ucraine Valeriy Zaluzhny, ha espresso dubbi sul fatto che l’Ucraina possa mai entrare a far parte della NATO. Ha espresso la sua opinione in merito durante una discussione sull’integrazione euro-atlantica in occasione di una riunione degli ambasciatori a Kiev, come riporta «Evropeiskaia Pravda»:

Conosco molto bene la NATO. Per circa 12 anni mi sono occupato personalmente di far sì che adottassimo gli standard della NATO e ogni anno ho ascoltato le favole secondo cui da un momento all’altro saremmo entrati nella NATO. Purtroppo, non vi entreremo mai!

A suo avviso, il problema è che gli standard della NATO non sono al passo con i tempi:

È impossibile, con il livello di sviluppo attuale delle Forze Armate dell’Ucraina, aderire a un’organizzazione che si basa sulle dottrine della Seconda guerra mondiale. […] Molto probabilmente, la NATO rimarrà così com’è ora, e ci vorranno 12 anni, come per l’Ucraina, per passare agli standard necessari per raggiungere almeno la metà del livello della Federazione Russa.

Capisco perché Zaluzhny dice queste cose…
Ma, allo stesso tempo, capisco le sue parole potrebbero essere fonte di una piccola soddisfazione per Putin. Oppure era questo l’obiettivo? Era una sottile mossa diplomatica? No, è troppo presto per ipotizzarlo.


Grande Tokayev!

Il Presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, durante i colloqui con Putin del 25 luglio nella città russa di Omsk, ha invitato a «congelare» la guerra tra Russia e Ucraina. Secondo Tokayev, gli «giungono molti segnali» dagli Stati Uniti e dall’Europa riguardo alla «situazione di conflitto» tra Russia e Ucraina. In particolare, ha detto:

Non si tratta di una guerra civile. Abbiamo sempre nutrito rispetto per il popolo ucraino, per la sua cultura e per la sua lingua, e riteniamo che la natura di questo conflitto non sia del tutto chiara per molti, noi compresi. Supponiamo che ci fosse un conflitto, compreso un conflitto congelato tra Azerbaigian e Armenia: in quel caso, l’essenza e l’origine di quel conflitto erano per noi del tutto chiare. Risalivano alle profondità della storia. Ma in questo caso è molto difficile da comprendere.
[…]
È solo la mia modesta opinione, visto che mi è stato chiesto un parere. Forse sarebbe il caso di congelare questo conflitto e tornare alla Formula di Istanbul 2.0, dato che in quel contesto erano stati raggiunti risultati significativi. Naturalmente, sotto la garanzia delle grandi potenze, compresa la Russia, per proseguire poi verso la tanto attesa pace.

Visto mi sono impegnato a tradurre dal russo, ora traduco anche dal diplomatico asiatico:

Putin, hai rotto i coglioni un po’ a tutti con questa guerra che dopo quattro anni e mezzo non riesci ancora a giustificare nemmeno tu. È proprio l’ora di smettere.

Finalmente almeno una persona lo ha detto a Putin direttamente e pubblicamente. Grande Tokayev!


La lettura del sabato

Il giornalista Simon Shuster – l’autore del libro su Vladimir Zelensky intitolato «The Showman» – ha scritto per la rivista americana The Atlantic un ampio articolo su Denis Shtilerman: proprio esso segnalo oggi come la «lettura del sabato».
E poi preciso che Denis Shtilerman è il capo dell’azienda ucraina produttrice di armi Fire Point, i cui droni a lungo raggio vengono utilizzati in massa dalle Forze Armate dell’Ucraina per sferrare attacchi contro la Russia. Shtilerman aveva studiato a Mosca, possedeva il passaporto russo e aveva pure lavorato per il Ministero della Difesa russo. Per molti altri, una biografia del genere avrebbe precluso la possibilità di proseguire la propria carriera in Ucraina dopo il 2022. Ma non per Shtilerman. Egli parla apertamente dei propri legami con la Russia – forse anche perché ritiene che sia lui stesso, sia la sua azienda, siano indispensabili sia per l’Ucraina che per l’intera Europa.


È una cronologia interessante delle dichiarazioni.
La sera del 28 giugno è stata diffusa una strana intervista televisiva di Putin dove egli leggeva le proprie risposte da un teleprompter. Nel corso di quella intervista Putin ha affermato che la carenza di carburante in Russia «non è critica», mentre l’Ucraina ha avanzato la proposta di una cessazione reciproca degli attacchi in profondità nel territorio e il Cremlino ha già respinto tale proposta.
Nel pomeriggio dell’8 luglio, durante una riunione con i membri del Governo, Putin ha affermato che le Forze Armate della Ucraina stanno sferrando attacchi contro le raffinerie di petrolio russe per creare nel Paese «un clima di tensione»:

È del tutto evidente che il nemico miri a danneggiare l’economia. Ma la cosa più importante è che mira a creare un clima di nervosismo nella società. Noi sappiamo bene che questo obiettivo è irraggiungibile.

Chi aveva detto che Putin fosse completamente fuori di testa? Vedete, in fondo qualcosa se ne intuisce: per esempio, che l’Ucraina, «senza motivo apparente», miri a danneggiare l’economia dell’aggressore. Dell’atmosfera di nervosismo già creata nella società, però, non gli verrà mai riferito, e lui stesso non va in giro per le strade russe e non può intuire tale nervosismo.
Ma la cosa più importante è: chi ha rifiutato di porre fine a questi attacchi? E chi ha creato il motivo per cui sono iniziati? Putin lo sa e lo capisce, ma per qualche strano motivo è sicuro che la maggior parte dei suoi sostenitori non lo capirà mai.


Un nuovo fenomeno della propaganda

Noah Krieger, membro del partito tedesco di estrema destra «Alternativa per la Germania» (AfD), il cui vero nome è Murad Dadaev, ha dichiarato di trovarsi in Ucraina e di combattere a fianco dell’esercito russo. Su Instagram ha pubblicato dei video in cui posa in divisa militare, con elmetto e giubbotto antiproiettile, impugnando un fucile d’assalto Kalashnikov sullo sfondo di edifici residenziali in rovina. Come sottofondo musicale dei video, Krieger ha utilizzato marce militari tedesche. In una delle sue storie, la geolocalizzazione indica Bakhmut.
Alcuni media hanno accertato che dietro questo nome si nasconde Murad Dadaev, originario della Cecenia. È entrato a far parte dell’AfD, ha promosso all’interno del partito posizioni filorussie e di estrema destra, ha pubblicato immagini di kitsch nazista, ha espresso ammirazione per Vladimir Putin e ha intrattenuto rapporti sia con esponenti dell’AfD sia con persone vicine al capo della Cecenia Ramzan Kadyrov.
Non escludo che prima o poi l’AfD possa anche decidere di liberarsi di un membro così. Ma, allo stesso tempo, sono in un certo senso contento per il suo viaggio in Ucraina: almeno fa un po’ di antipubblicità a quel partito tedesco.


I sogni di Putin

Qualcuno ha fatto lo sforzo di segnare sulla mappa, accanto al territorio ucraino effettivamente occupato dall’esercito russo (in rosso), l’area che Putin aveva dichiarato (sabato 4 luglio) già occupata (in giallo). Confrontate i suoi sogni con la realtà:

Un lavoro così preciso (e, ovviamente, smascherante) va apprezzato e divulgato. Aggiungo, dunque, il link alla fonte.


Sicuramente seguirà il consiglio…

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che l’Ucraina ha una «posizione di forza sul campo di battaglia». E ha esortato la Russia a congelare la linea del fronte e a tornare ai negoziati con Kiev: «La Russia non vincerà questa guerra. Il sostegno europeo a Kiev è forte».
La dichiarazione di Merz è abbastanza contraddittoria, poiché in tutti questi anni abbiamo assistito a un solo tipo di sostegno forte dell’Unione europea alla Ucraina: darle esattamente quanto basta affinché non perda la guerra proprio oggi. Pertanto, l’Ucraina «ha una posizione di forza sul campo di battaglia» nonostante (e non grazie a) l’aiuto da parte dell’UE, motivo per cui, evidentemente, ora si è deciso di chiedere a Putin il congelamento della linea del fronte.
A giudicare dai commenti di alcuni analisti, quest’anno Putin intende nuovamente prendere tempo fino all’inverno, ovvero fino al momento in cui sarà possibile distruggere con maggiore efficacia le infrastrutture civili ucraine; al giorno d’oggi, però, il suo esercito non dispone delle forze necessarie per condurre una vera offensiva. Quindi questa estate è il momento migliore per un sostegno più attivo all’Esercito ucraino, che, continuando a colpire le raffinerie russe, potrebbe costringere le Forze armate russe almeno a un «congelamento della linea del fronte». Ma, a quanto pare, prima che questa grande verità arrivi alle menti dell’UE, sarà già arrivato l’inverno.


Il primo passo indietro

Ieri Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a negoziare con l’Ucraina «sulla base degli accordi di Istanbul» della primavera del 2022. E ha aggiunto che tali accordi «erano stati siglati all’epoca dalla delegazione ucraina, il che significa che tutto andava bene per loro».
Ma io mi ricordo (o almeno mi sembra di ricordare) che quei cosiddetti accordi andavano bene all’Ucraina solo nella fantasia dello stesso Putin. E poi io (e non solo io) mi ricordo che nell’ultimo anno i negoziatori del Cremlino hanno preteso che l’Ucraina conducesse i negoziati «sulla base di Anchorage», riferendosi all’incontro in Alaska del 15 agosto 2025, dove Putin e Trump, a tu per tu, erano quasi riusciti a mettersi d’accordo sulla spartizione dei territori ucraini (e le relative risorse naturali) non conquistati dall’esercito russo. Ma anche con la «base di Anchorage» le cose per Putin sono in realtà andate abbastanza male: in quell’incontro, infatti, ha iniziato a riempire Trump di proprie fantasie pseudostoriche sulla presunta non-esistenza della Ucraina, dopodiché Trump lo ha mandato a quel paese con parole a noi sconosciute (il verbale non è stato pubblicato) e interrompendo l’incontro prima del pranzo programmato.
E poiché tutta la politica di Putin si basa esclusivamente sulle sue stesse fantasie malate, è proprio queste ultime che possiamo confrontare tra esse. Il confronto risulta semplice: Putin ha sentito l’odore di bruciato (sì, pure lui!) e ha già iniziato a fare marcia indietro. Dalla questione delle quattro regioni ucraine inserite nella Costituzione russa (di cui si era parlato con Trump nel 2025) è già passato agli «accordi» sulla Crimea e sul Donbass del 2024.
Una simile ritirata è un buon segno, ma è solo un piccolo passo. Vorrei di più: i confini del 1991. Dato che Trump può spacciare per una propria vittoria lo sblocco dello Stretto di Hormuz, che Putin spacci per una sua vittoria il rispetto dei confini del 1991 con l’Ucraina.