L’archivio del tag «ucraina»

Inverno a Kiev

Il sindaco Vitaly Klitschko ha dichiarato che a Kiev, a causa degli attacchi russi alle infrastrutture critiche e delle interruzioni di corrente su larga scala, si è verificata la situazione più difficile dall’inizio della guerra: con temperature che vanno dai −12 °C di giorno ai −18 °C di notte, dal 9 gennaio circa 400 grandi palazzi residenziali rimangono senza riscaldamento. Come potete immaginare, ciò non è avvenuto a causa di un guasto, ma in seguito al massiccio attacco della Russia nella notte tra l’8 e il 9 gennaio: metà dei condomini, circa seimila, sono rimasti senza riscaldamento.
Quindi è inutile che alcune persone accusino l’esercito di Putin di non aver ottenuto risultati significativi. In realtà, ha notevolmente aumentato l’efficacia nell’esecuzione dei compiti che gli sono stati assegnati. Da quasi quattro anni distrugge le infrastrutture civili dell’Ucraina, definendole obiettivi militari e, in particolare, cercando di lasciare il maggior numero possibile di persone senza riscaldamento in inverno, e ora lo fa sempre meglio (purtroppo, senza virgolette). Ancora un po’ e il «popolo fratello» (questa volta tra virgolette, purtroppo) proverà una tale gratitudine verso i soldati di Putin che, nel desiderio di «tornare al porto natale», scenderà in piazza per rovesciare l’attuale governo. Era questo il calcolo, no?


Oggi, il 12 gennaio 2026, è il giorno numero 1419 della guerra in Ucraina. Presumo che non tutti i miei lettori italiani se ne siano resi conto: purtroppo (o per la loro fortuna personale e temporanea) è in un certo senso normale.
Allo stesso tempo, è un numero ricordato e compreso benissimo dagli ucraini e dai russi.
Non c’è bisogno di spiegare perché è conosciuto bene agli ucraini: da 1419 giorni l’esercito di un pazzo maniaco li sta uccidendo (e ha già ucciso tanti di loro), sta distruggendo le loro città e i loro paesi, sta trasformando la loro vita in un inferno.
È un po’ meno facile – per un europeo medio di oggi – capire perché anche molti russi stanno contando i giorni di guerra. Li stanno contando perché un pazzo maniaco ha tentato – e, nelle menti di moltissime persone in giro per il mondo, ci è riuscito – di trasformarli in complici involontari dei propri crimini. Non importa che sei sempre stato contrario alla sua politica, che non lo hai mai votato, che hai sempre cercato di raccontare agli altri dei suoi lati negativi, che hai cercato di smascherare la sua propaganda, che sei contrario a questa sua guerra e cerchi di aiutare tutti coloro che sono stati colpiti dalla sua guerra: per qualcuno sei sempre un «russo, dunque putiniano e criminale». Sei costretto a combattere su due fronti e, in più, spesso ti chiedi «potevo fare qualcosa prima che iniziasse tutto questo? posso fare qualcosa ora per avvicinare la fine di tutto questo?». Beh, evidentemente bisogna affrontare queste cose con le proprie forze.
La cosa che volevo ricordare ai miei lettori italiani proprio oggi è il fatto – ben noto agli ucraini e ai russi – che il coinvolgimento dell’URSS alla Seconda guerra mondiale dalla parte del bene era durato 1418 giorni. Per 1418 giorni i sovietici – tra i quali c’erano tantissimi russi e ucraini – avevano combattuto contro la coalizione guidata dalla Germania dell’epoca. In 1418 giorni avevano vinto (assieme agli alleati occidentali, ovviamente) una guerra che era iniziata con l’invasione subita del 22 giugno 1941 e finita con l’ingresso a Berlino all’inizio di maggio 1945. Oggi, invece, il numero di quei giorni è stato superato. Da più giorni i militari e i criminali arruolati russi stanno distruggendo l’Ucraina, trovandosi di fatto dalla parte di quel male che nel 1945 avevano sconfitto assieme agli ucraini. Spesso ci stanno impiegando mesi o anni per conquistare paesini piccoli a poche decine di chilometri dal tradizionale confine russo, ma, allo stesso tempo, stanno colpendo un po’ tutto il territorio ucraino. Ed è una situazione stranissima che sta aggravando i conflitti interni nelle teste di tutti coloro che stanno contando i giorni.
Una situazione stranissima che non riesco ancora a esprimere bene con le parole. Non so quanto tempo impiegherò prima di formulare…


La lettura del sabato

L’articolo segnalato per questo sabato è dedicato alla carriera militare (e alla esperienza nei negoziati con Mosca) del tenente generale ucraino Kyrylo Budanov, il nuovo capo negoziatore ucraino.
Il predecessore di Kyrylo Budanov come capo di gabinetto del presidente Zelensky, Andriy Yermak, era conosciuto come la seconda persona più potente dell’Ucraina. Nonostante ciò, ha avuto molto meno successo in ambito diplomatico. I funzionari statunitensi di entrambi gli schieramenti politici erano stanchi di trattare con Yermak già molto prima della sua destituzione nel dicembre 2025. E i negoziati diretti tra l’Ucraina e la Russia si sono interrotti l’estate scorsa. Ora lo sostituisce Budanov, un esperto di spionaggio e, sicuramente, considerato come un personaggio serio almeno dagli americani. Boh, vedremo…


La tesi principale della telefonata

Prima dell’incontro di ieri tra Donald Trump e Vladimir Zelensky a Mar-a-Lago, c’era stata una conversazione telefonica tra Trump e Putin (di durata 1 ora e 15 minuti, sarebbe avvenuta per iniziativa statunitense). In base alla dichiarazione dell’assistente di Putin Yury Ushakov, Trump e Putin concordano sul «fatto» che il cessate il fuoco temporaneo in Ucraina «porta a un protrarsi del conflitto».
Non ho ancora visto delle smentite da parte dei due personaggi che si erano telefonati, di conseguenza suppongo che questa interessantissima tesi sia stata discussa realmente.
Sarebbe troppo banale ricordare, per milionesima volta, che noi conosciamo la persona fa tutto il possibile poché la guerra (non un non ben definito «conflitto») si protragga. È la stessa persona che ha iniziato la guerra. Ed è la stessa persona che tecnicamente può finirla in qualsiasi momento.
È più interessante supporre che Trump ha molta più paura di Putin vivo che di Epstein morto. Nemmeno questa tesi è nuova (da mesi vediamo Trump ripetere tutto ciò che gli Dice Putin), ma sarebbe interessante studiarla più in dettaglio.
Nel frattempo, vi faccio notare: la nuova strategia di Putin è quella di rifiutare tutte le proposte sulle quali Zelensky insiste di più. Appena Zelensky se ne accorge (oppure se n’è già accorto?), riesce ad adottare una strategia diplomatica più efficace.


Il corrispondente del giornale russo «Kommersant» Andrej Kolesnikov ha riferito, senza rivelare la fonte delle informazioni, che la parte americana ha espresso interesse a dedicarsi al mining presso la centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhya. Il presidente ucraino Vladimir Zelensky aveva precedentemente riferito – mentre voi avreste potuto leggerne qualcosa – che la parte americana insisteva affinché la centrale nucleare fosse gestita congiuntamente da Ucraina, Russia e Stati Uniti, con gli USA come principale gestore della impresa.
Per me le notizie senza fonti si chiamano voci. Le voci possono anche essere diffuse volontariamente. Ma ora non importa.
L’importante è il fatto che io non ho mai capito a cosa possa servire la gestione di una centrale energetica ucraina agli USA (in questa situazione si può anche dire «a Trump»): non c’è la possibilità tecnica di fornire l’energia negli USA, mentre sul territorio ucraino non ci sono delle aziende gestite direttamente dagli USA. L’ipotesi del mining non mi è mai venuta in mente, ma, effettivamente, è l’unica possibilità di sfruttare economicamente una fonte di energia così lontana: il cripto-prodotto vola direttamente nelle tasche del gestore…
Di conseguenza, la voce si è rivelata credibile. Si può provare a osservare il suo sviluppo.


Nel frattempo fanno una commissione

La Reuters scrive: nel corso del vertice dell’Aia, i rappresentanti di 34 Paesi europei hanno firmato un accordo per la creazione di una commissione speciale incaricata di risarcire i danni causati all’Ucraina dall’aggressione russa. Il nuovo organo avrà sede nei Paesi Bassi. L’obiettivo della commissione è stabilire l’ammontare effettivo dei danni che, in ultima analisi, dovranno essere risarciti dalla Russia.
L’impressione che fa tale notizia è un po’ strana. Da una parte, sembra che i leader europei non sanno dove e come prendere i soldi per ricostruire l’Ucraina, ma nel frattempo creano la commissione: la classica soluzione burocratica per fare finta di fare qualcosa.
Dall’altra parte, almeno ora si può sperare che elaborino dei meccanismi e piani chiari e prevedibili. Già in questa fase della guerra, lontana dalla fine e, di conseguenza, dalla fase della ricostruzione si può facilmente ipotizzare che siano necessari migliaia di miliardi di euro per ricostruire tutte le città, le industrie e le zone agricole distrutte (spesso completamente) dall’esercito russo. Non si capisce dove e in quanto tempo possano essere trovati quei soldi.
E, soprattutto, bisogna decidere se utilizzare i soldi trovabili in breve tempo per iniziare la ricostruzione o per acquistare le armi necessarie almeno per la non-sconfitta della Ucraina in guerra. Spero che la nuova commissione elabori degli argomenti seri anche in questo ambito.


La lettura del sabato

«Mediazona» continua a pubblicare, in collaborazione con il servizio russo della BBC e un team di volontari, un elenco nominativo aggiornato dei militari russi deceduti. L’elenco viene redatto sulla base di fonti pubbliche e verificabili, quali post sui social media pubblicati da parenti, notizie riportate dai media locali e dichiarazioni delle autorità regionali. Ovviamente, l’elenco non è esaustivo, poiché non tutti i decessi vengono resi pubblici.
Ma a noi interessa la statistica, la tendenza. Ci interessa ancora di più quando si tenta di parlare o di non parlare della cessazione dei combattimenti.


Il monumento a un americano

The Insider riferisce che nella scuola n. 115 di Donetsk sono stati inaugurati monumenti dedicati a due partecipanti alla «operazione militare speciale»: il caporale Ivan Kokovin e il soldato semplice Michael Gloss (nella foto, il suo monumento è a destra). Kokovin ha partecipato all’assalto alla città, mentre non sono state fornite precisazioni su Gloss.

La madre di Michael Gloss, Julian Gallina, ricopre la carica di vicedirettrice della CIA, mentre il padre, Larry Gloss, veterano della Marina degli Stati Uniti, è a capo della Security Information Systems, una società che sviluppa software, anche per il Pentagono. Michael Gloss è entrato nell’esercito russo nel 2023 dopo diversi mesi di viaggi. Come stabilito dai giornalisti di «Important Stories», ha lasciato gli Stati Uniti non più tardi dell’inverno del 2023, abbandonando gli studi universitari. Inizialmente ha vissuto in Italia, poi si è recato in Israele, da dove è stato espulso. Successivamente ha trascorso alcuni mesi in Turchia. Secondo i giornalisti, nel 2023 ha firmato un contratto con il Ministero della «Difesa» russo e successivamente si è ritrovato al fronte come membro delle forze aviotrasportate russe.
Immagino quanto siano «felici» ora i genitori di Michael Gloss: le «gesta» del loro figlio dalla parte del male sono ora ricordate non solo dagli archivi dei media, ma anche da una grande statua di bronzo. Un solo pensiero dovrebbe confortarli: tutti questi monumenti agli invasori, agli assassini, agli stupratori e ai saccheggiatori saranno abbattuti non appena sarà ripristinato il normale ordine delle cose. E nessuno farà un processo – purtroppo o per fortuna – ai soldati semplici uccisi, qualunque sia l’esito della guerra.


Di nuovo fa il portavoce di Putin

Trump ha recentemente ribadito il suo sostegno all’idea delle elezioni presidenziali in Ucraina. Rispondendo a una domanda di una giornalista di Politico, ha dichiarato:

Yeah. I think so. It’s been a long time. It’s, uh … hasn’t been doing particularly well. Yeah, I think it’s time. I think it’s an important time to hold an election. They’re using war not to hold an election, but, uh, I would think the Ukrainian people would … should have that choice. And maybe Zelenskyy would win. I don’t know who would win. But they haven’t had an election in a long time. You know, they talk about a democracy, but it gets to a point where it’s not a democracy anymore.

Tutti tranne Trump hanno già imparato in quattro anni che, secondo la legge ucraina adottata ancora prima dell’arrivo di Zelensky in politica, durante lo stato di guerra le elezioni, comprese quelle presidenziali e parlamentari, vengono sospese. Lo stato di guerra è stato dichiarato in Ucraina nel febbraio 2022 dopo l’invasione delle truppe russe e viene regolarmente prorogato. Inoltre, tutte le persone capaci di ragionare comprendono che in condizioni di guerra è impossibile tenere elezioni trasparenti nei territori occupati e garantire la partecipazione al voto a tutti gli ucraini che sono fuggiti in massa dalla guerra: il valore politico e democratico di tali elezioni sarebbe molto basso.
Non posso affermare con certezza che Trump non sappia e non capisca tutto questo. Però vedo che ha ripetuto pubblicamente, ancora una volta, uno dei principali desideri di Putin: rimuovere dalla politica ucraina Zelensky, che sarebbe secondo Putin «illegittimo». In realtà, la guerra di Putin non è stata iniziata per i territori e non per difendere qualcuno o qualcosa, ma contro l’attuale sistema politico occidentale, che gli è estraneo. E lui personalmente non sopporta Zelensky, contro il quale sta combattendo.
E Trump ha deciso ancora una volta di aiutarlo. Putin, purtroppo.


Chi pagherà?

Le autorità francesi, sostenendo l’idea di concedere all’Ucraina un credito di riparazione, si oppongono allo schema che prevede l’utilizzo dei beni russi depositati nelle banche commerciali. E, di conseguenza, si rifiutano di rivelare i nomi delle banche francesi in cui sono depositati 18 miliardi di euro appartenenti al governo russo.
Allo stesso tempo, da quanto ho letto e sentito, sembra che ci sia una certa pressione sulla Belgio, dove sono depositati complessivamente 192 miliardi di euro (la maggior parte dei quali presso il depositario Euroclear). Questo perché c’è l’idea di utilizzare per il credito il denaro della Banca Centrale della Federazione Russa «proveniente» da Euroclear. Le autorità belghe si oppongono all’utilizzo degli stessi beni, poiché temono, logicamente, che se le sanzioni contro la Russia venissero revocate e questa richiedesse la restituzione dei propri beni, il Belgio dovrebbe restituirli attingendo alle proprie risorse (oltre a perdere la fiducia della comunità internazionale).
Tutta questa storia significa solo una cosa: molti politici responsabili vogliono aiutare l’Ucraina, ma non riescono a mettersi d’accordo su chi pagherà per questo aiuto. Tutti vogliono che sia qualcun altro a pagare: se non gli Stati Uniti, allora qualcun altro.
Con questo atteggiamento, possono incontrarsi e discutere all’infinito. E questo mi rattrista molto.