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La musica del sabato

I Creedence Clearwater Revival, per il loro modo di suonare e cantare, mi hanno sempre fatto l’impressione di un gruppo di amici che hanno iniziato a farlo per gioco e sono diventati famosi per sbaglio. Infatti, nonostante la complessiva simpatia, il loro fenomeno mi rimane poco chiaro.
Ma questo non significa che non abbiano fatto delle canzoni meritevoli di attenzione.
Per il post musicale odierno ho selezionato queste due:
Prima di tutto la «Have You Ever Seen The Rain?» (dall’album «Pendulum» del 1970)

E poi «Gloomy» (dall’album «Creedence Clearwater Revival» del 1968, da ascoltare tutto)


La musica del sabato

Il gruppo inglese The Shadows è una delle band più anziane ancora in attività (o forse la più anziana?). Con due interruzioni – complessivamente per 14 anni – il gruppo esiste dal 1959 e suona prevalentemente musica stumentale.
Per il post musicale di oggi ho selezeonato due dei brani più noti.
Prima di tutto, «Apache» del 1961:

E poi «F.B.I.», sempre dei primi anni ’60:


La musica del sabato

Nella puntata odierna della rubrica dedicata alla musica abbiamo il chitarrista polacco Leszek Rojsza.
Non posso scrivere molto per un semplice motivo: non so quasi nulla di egli. So solo che nel 1987 si laureò in geologia, in contemporanea agli studi universitari studiò al Conservatorio di Cracovia, dove si diplomò con la lode nel 1989. Infine, posso aggiungere che è molto bravo; ma questa affermazione è più una valutazione personale.
Spero dunque di avere qualche informazione su Leszek Rojsza dai miei amatissimi lettori: dove è quando è nato, cosa fa nella vita, dove e quando suona, quanti dischi ha registrato, etc.
Io, per puro caso, sono entrato in possesso di un suo CD. Proprio da quell’album («Romantic of Ibero and Latin Guitar» del 1994) ho estratto i due brani inseriti nel post di oggi.
«El ultimo tremolo» (compositore A. B. Mangoré)

«Asturias» (compositore I. Albéniz)

N.B.: entrambi i video sono di produzione mia, quindi non arrabiatevi troppo per la qualità grafica.


Durante le ultime vacanze natalizie avevo trovato in casa alcuni CD musicali rari e, non essendo riuscito a trovare i rispettivi contenuti nel formato mp3, mi ero chiesto sulla possibilità di convertirli con le proprie forze. Una decina d’anni fa mi era già capitato di fare una operazione del genere, ma non mi ricordavo ormai il nome del programma utilizzato. In dieci anni, poi, il mondo del software è ovviamente cambiato tantissimo.
Di conseguenza, ho nuovamente intrapreso delle ricerche mirate. E oggi ho pensato di condividere con voi la mia esperienza positiva. Si tratta di una cosa importante in quanto la vita di un CD è in realtà molto più breve di quanto si possa immaginare. Infatti, il materiale di cui è fatta la loro parte scrivibile col tempo si decompone, quindi più è vecchio un disco, più è probabile il rischio che i dati registrati sopra vengano persi per sempre. Dopo i dieci anni d’età di un compact disc, potete aspettare la sua magica trasformazione in un pezzo di plastica inutile praticamente in qualsiasi momento.
Il post di oggi è dedicato al caso specifico dei CD musicali. La loro conversione in mp3 può essere facilmente effettuata con il programma gratuito Free Audio CD to MP3 Converter.
Il è un programma talmente semplice nel suo utilizzo, che secondo me non necessiterebbe nemmeno di una spiegazione. Per sicurezza introduco molto brevemente i tre passaggi principali.
Passaggio № 1. Inserite il CD musicale nel lettore del vostro computer e avviate il programma. Selezionate i brani da convertire sulla lista comparsa nella finestra grande (visto che ci siamo, convertiamo tutto):

Passaggio № 2. Nel menu «Formati» in basso a sinistra selezionate, appunto, il formato che vi interessa:

Passaggio № 3. Nel menu «Impostazioni predefinite» in basso a destra selezionate la qualità dell’audio che vorreste avere (il bitrate, in pratica il livello di compressione del file). Più è altà la quantità dei kbps, più è alta la qualità dell’audio.

Poi cliccate sul buttone «Converti» (in basso a destra) e aspettate che la fine del processo.
Non so se si possa inventare qualcosa di più semplice.


La musica del sabato

Uno dei brani più noti dei Simple Minds è, probabilmente, «Alive and Kicking» (facente parte dell’album «Once Upon a Time» del 1985). Esso corrisponde, spesso, allo stile spesso associato al gruppo in questione.

Secondo me, però, è ingiustamente trascurato uno degli album migliori della storia del gruppo: «Good News from the Next World» del 1995 (anche se c’è da dire che in quel periodo il gruppo ebbe la forma di un duetto). Dell’album appena citato metterei la canzone «Hypnotized».

Alla prossima.


La musica del sabato

Dato che, a rare eccezioni, i musicisti (e la musica) greci non sono proprio tra i più noti e seguiti al mondo, questo sabato continuo a pubblicizzare gli esempi meritevoli di attenzione. Nella edizione odierna della mia rubrica musicale c’è Yanni (Yannis Hrysomallis), un musicista e compositore autodidatta.
Da ragazzo Yanni fu uno sportivo promettente ma, per la sua e per la nostra fortuna, si appassionò di musica durante gli studi universitari. Di conseguenza, ha risparmiato la propria salute fisica e intellettuale, facendo allo stesso tempo divertire noi. Ha imparato da solo a suonare il pianoforte e ha inventato – non sapendo leggere le note – un proprio sistema di registrare sulla carta la musica da egli stesso composta. [Conosco un gruppo musicale strumentale, famoso e di qualità, composto da alcuni operai che non sapendo suonare decisero di farlo «così come sentiamo noi la musica». Ma di essi scriverò un’altra volta.]
Prima di tutto, la «Nostalgia» (il video è della esebizione al Royal Albert Hall nel 1995):

E poi «Truth of Touch», suonato il 16 dicembre 2011 a El Morro, in Puerto Rico.

Ringrazio un mio fedele lettore per avermi suggerito di scrivere anche di questo artista.


La musica del sabato

Giovedì 25 gennaio decorrevano 3 anni dalla morte di Demis Roussos, un cantante forse non proprio geniale, ma sicuramente di livello superiore alla media. Riflettendo sulla sua candidatura per una delle puntate della rubrica musicale, ero rimasto indeciso fino all’ultimo sulle due canzoni da scegliere.
Alla fine ho pensato di fare la scelta più ovvia.
Prima di tutto, la canzone «It’s Five O’ Clock», con la quale Demis Roussos divenne realmente famoso da giovane (all’epoca fu ancora un membro del gruppo Aphrodite’s Child, i cui compagni furono scaricati una volta raggiunta la fama personale).

E poi un altro classico quasi scontato: «From Souvenirs to Souvenirs».


La musica del sabato

Avrei preferito evitare di pubblicare i post musicali legati agli avvenimenti tristi. Ma, purtroppo, a volte tali avvenimenti capitano. Il 15 gennaio è morta Dolores O’Riordan, quindi nella edizione odierna della rubrica musicale metto due canzoni dei Cranberries.
Il video della canzone «Promises» dei Cranberries è uno dei video musicali più belli che io abbia mai visto (in generale, il 99% dei video musicali realizzati nel corso della storia sono talmente ridicoli, che i musicisti interessati avrebbero fatto bene a nascondere la loro esistenza).

E poi, naturalmente, il classico «Zombie». Da qualche parte avevo letto che O’Riordan stava pianificando di registrarne una nuova versione. Forse è meglio che non abbia fatto in tempo.

R.I.P. Dolores


La musica del sabato

Il gruppo statunitense «Chicago» è stato una delle prime band del genere a utilizzare nella propria musica i fiati. Dal 1967 (l’anno della fondazione) ad oggi il gruppo ha pubblicato ben 25 album di studio. Io direi che dal punto di vista musicale meritano la nostra attenzione i primi 10 album del gruppo.
Nella edizione odierna della rubrica musicale metto la canzone «Happy Man», facente parte dell’album «Chicago VII» (pubblicato nel 1974).


La musica del sabato

Come molti di voi sanno, una delle più note canzioni degli Scorpions è «White Dove» (scritta e pubblicata nel 1994 ai fini benefici). Sono sicuro al 99% che l’abbiano sentita almeno una volta nella vita anche le persone non hanno mai seguito intenzionalmente la musica del gruppo.

Molti ungheresi, però, sostengono che la canzone appena citata sia un plagio di bassa qualità. L’originale, invece, sarebbe secondo loro la canzone «Gyöngyhajú Lány», pubblicata nel 1969 dal gruppo ungherese Omega (e facente parte dell’album «10000 lépés»).

Conoscendo abbastanza bene entrambi i gruppi (forse un po’ meglio gli Scorpions), direi che entrambi i gruppi meritano la nostra attenzione.