La mia piccola scoperta musicale più recente è il fatto che Anni-Frid Synni Lyngstad (Frida) prima della creazione del gruppo ABBA cantava, tra le altre cose, anche il jazz. E lo faceva pure in un modo ascoltabile… Non mi piacciono gli ABBA (un po’ come tutto il dance / disco/ europop) ed è per quello che non mi è mai venuto in mente di interessarmi alle carriere da solisti dei componenti del gruppo. Ma meno male che su internet alcune cose capitano davanti agli occhi anche per puro caso.
Apro dunque il post musicale di oggi proprio con la canzone alla quale devo la mia suddetta scoperta: la «Mad About the Boy». Non è il livello delle cantanti jazz più apprezzate, ma è comunque ascoltabile:
In qualità della seconda canzone, invece, aggiungo la «My Man», cantata sempre nel 1970:
Chissà per quale percentuale dei lettori è stata una scoperta vera, come lo è stata per me.
L’archivio del tag «musica»
Per qualche strano motivo nella mia rubrica musicale non è mai comparso il compositore svizzero Arthur Honegger (1892–1955). Ma non è mai tardi recuperare!
In realtà, Honegger potrebbe anche essere definito un compositore francese: nacque da genitori svizzeri ma in Francia, ricevette quasi tutta la sua istruzione musicale in Francia (tranne i primi anni di Conservatorio passati a Zurigo), lavorò in Francia, ebbe i contatti professionali e personali con molti dei compositori francesi più importanti della sua epoca, fu addirittura membro della Resistenza francese negli anni della Seconda guerra mondiale. Ma ha sempre dichiarato di sentire in sé un «elemento svizzero, un atavismo profondamente radicato». Di conseguenza, chiamiamolo pure un compositore svizzero-francese: la fusione delle varie culture musicali (in realtà, non solo di quelle svizzere e francesi) e la capacità di apprendere dai numerosi colleghi gli hanno permesso di creare delle opere musicali belle, particolari e, in una certa misura, «influenti» per la musica classica del XX secolo.
E dato che oggi pubblico il mio primo post dedicato ad Arthur Honegger, preferisco inserirvi due delle sue composizioni più note: per far capire ai lettori meno preparati di chi si tratta.
La prima composizione di Honegger che ho selezionato per oggi è – forse prevedibilmente – il poema sinfonico «Pacific 231» (H53) del 1923, dedicato alla locomotiva a vapore più potente dell’epoca (Pacific 231G 558). Ascoltandolo, capirete facilmente che non si tratta di un titolo attribuito «tanto per»:
La seconda composizione di Arthur Honegger che ho selezionato per il post odierno è la Sinfonia n. 2 per archi e tromba (H153, composta nel 1941), le tre parti della quale simboleggiano la morte, il dolore e la liberazione. Il contesto storico della creazione di questa sinfonia a Parigi è facilmente immaginabile…
Per oggi va benissimo così, ma sicuramente tornerò ancora a postare la musica di Arthur Honegger.
Questo inverno, preparando il post sulle due «nuove» canzoni de The Beatles recuperate tecnicamente per la seconda volta nella storia, avevo pensato di conoscere anche alcuni altri esempi della archeologia musicale di bellezza molto dubbia. Dedico il post musicale odierno a uno di quegli esempi.
Molto probabilmente alcuni di voi si ricordano che il 13 ottobre 2022 la BBC Radio 2 aveva trasmesso in anteprima mondiale la canzone inedita dei Queen «Face It Alone». Si tratta di una delle circa trenta canzoni registrate dal gruppo nel 1988 durante il lavoro sull’album «The Miracle»: la maggioranza di quelle canzoni non era stata inclusa nella versione definitiva dell’album e nemmeno pubblicata in altri modi. La «Face It Alone», in particolare, è stata trovata negli archivi quando sono iniziati i lavori sulla preparazione del box «The Miracle Collector’s Edition». Inizialmente, i membri ancora viventi del gruppo temevano che la canzone non potesse essere recuperata, ma, come ha detto Brian May, i tecnici sono stati letteralmente in grado di «incollare insieme» i vari singoli frammenti del brano. Così, la voce originale di Freddie Mercury si sente in una «nuova» canzone quasi 31 anni dopo la morte del cantante.
Io, umanamente, posso capire la nostalgia dei componenti viventi dei Queen per il glorioso passato e la loro necessità economica (normalissima!) di mantenere vivo l’interesse del pubblico per la loro musica. Allo stesso tempo, però, non posso non notare che il motivo per il quale la «Face It Alone» rimase fuori dall’album originale del 1988 è molto evidente: è una canzone abbastanza scarsa per il livello musicale generale dei Queen originali che conosciamo e apprezziamo. Di conseguenza, dubito che valesse la pena deluderci in questo modo…
Ma per la mia tradizione personale devo aggiungere una seconda canzone al post musicale. Ci ho pensato un po’ e ho scelto un’altra canzone inedita, inclusa sempre nello stesso box «The Miracle Collector’s Edition» del 2022: la «Dog with a Bone».
Anche per questa canzone valgono le mie considerazioni esposte poco sopra. Ma, almeno, vi ho aggiornati un po’ sulla storia musicale.
Tempo fa mi era capitato di postare il Concerto per flauto in sol maggiore del compositore austriaco Christoph Willibald Ritter von Gluck. Oggi, avendo pensato di aver fatto una pausa sufficientemente grande, ho voluto postare l’arrangiamento dello stesso concerto per violino (se assumiamo che sia lui l’autore pure del concerto «originale»)… Ma ho scoperto che non è disponibile su YouTube! Ed è solo la seconda volta nella mia vita che non riesco a trovare un video con una concreta opera musicale classica…
Ma dato che ormai mi sono fissato con l’idea di postare qualche musica di Gluck dove viene utilizzato tanto anche il violino, ho selezionato due sue sonate del 1746.
La prima sonata, in do minore:
La quarta sonata, in si bemolle minore:
E nel frattempo continuo le ricerche.
Per qualche strano motivo nella mia rubrica musicale non è mai comparso il chitarrista-cantante Robert Cray. Ma recuperare non è mai tardi!
Mi sono ricordato della mia svista grazie alla canzone «Smoking Gun», e allora la metto come prima del post odierno:
In qualità della seconda canzone, invece, metto la «Don’t Be Afraid Of The Dark»:
Ma sicuramente ne metterò altre in futuro.
Considerata la data odierna, non potevo non scegliere qualcosa di altamente tematico per il post musicale del sabato! Dopo alcuni ragionamenti, dubbi, ripensamenti e domande «scrivo o non scrivo?», mi sono deciso…
Ho scelto la musica da postare: la Serenata in re maggiore di Michael Haydn (MH 86) composta nel 1767. È una serenata del tipo «classico» originale che combina nello stesso ciclo parti tipiche di una serenata con parti tipiche di una suite: siete ancora in tempo per utilizzare informazione tecnica musicale per gli obiettivi legati alla data ahahaha
Un’altra precisazione per le persone poco esperte: Michael, il compositore della musica appena riportata, è il fratello minore del molto più famoso Franz Joseph Haydn (cioè di uno dei miei compositori classici preferiti). Si è distinto prevalentemente nella composizione della musica sacra corale, ma per me è stato bello ricordarlo con una sua opera mondana.
Ho letto che il soundtrack ufficiale delle Olimpiadi invernali 2026 di Milano–Cortina d’Ampezzo è il brano «Fantasia Italiana» di Dario Faini.
Ho letto del brano, ho ascoltato il brano, alla fine mi sono logicamente chiesto chi fosse questo Dario Faini che non l’ho mai sentito nominare… E mi sono imbattuto in un articolo della Wikipedia dedicatogli: di una lunghezza che non si sono meritati nemmeno certi compositori classici. Ma è veramente un tipo famoso? Perché non mi ricordo il suo nome o qualcuno dei suoi pseudonimi sebbene sia in attività dall’anno 2000? Direi che è un mistero notevole.
Non sapendo proprio da cosa iniziare lo studio di questo artista – vorrei capire se ha senso tentare di ascoltarlo – ho provato ad ascoltare a caso qualcuno dei brani più recenti pubblicati sul suo canale su YouTube. In qualità del secondo brano del presente post musicale ho selezionato il «Nuage for a Fading Sky»…
… e nel frattempo cerco di capire se sia un personaggio musicale ascoltabile in modo regolare.
Il martedì 27 gennaio era il 270-esimo anniversario della nascita di Wolfgang Amadeus Mozart. Nella mia rubrica musicale sfrutto questa importante data non solo per postare ancora una vota la musica del grande compositore, ma anche per raccontare una storia a egli legata. Anzi, è molto probabile che qualcuno di voi l’abbia già letta, ma le cose belle possono anche essere rilette…
Alla fine del XVIII secolo Adriana Ferraresi del Bene, una cantante d’opera italiana, dominava letteralmente la scena in Austria. Aveva una bellissima voce da soprano e un registro vocale sia acuto che grave. Fu una delle prime interpreti di Susanna ne «Le nozze di Figaro di Mozart».
Allo stesso tempo, però, la cantante aveva un carattere molto arrogante ed esuberante (con le persone diventate improvvisamente popolari e ben pagate, in realtà, succede spesso pure nel XXI secolo). Durante le prove de «Le nozze di Figaro» non faceva altro che torturare Mozart con i propri ronzini e, soprattutto, con le osservazioni sulla scrittura della musica (competenza palesemente non sua). In generale, la signora era insoddisfatta di quasi tutto.
Ma nemmeno Mozart era un ragazzo inoffensivo. Notò che la cantante aveva l’abitudine di alzare la testa sulle note alte e di abbassarla sulle note basse. Così compose un’opera-buffo, «Così fan tutte», dove la parte principale (di Fiordiligi) fu naturalmente riservata alla Adriana Ferraresi. Quell’opera contiene l’aria principale della protagonista, in cui la melodia consiste in una rapida alternanza di note alte e basse.
Il 26 gennaio 1790 ebbe luogo la prima dell’opera al Burgtheater di Vienna, che piacque molto al maestro e irritò terribilmente la primadonna. Nella suddetta aria principale la signora dovette annuire la testa così velocemente da sembrare una gallina che becca il grano. Lo scherzo fu senza dubbio notato e apprezzato da tutto il pubblico (e, soprattutto, da quella sua parte che era a conoscenza del carattere della cantante).
Questa storia ci è nota perché è stata descritta dal critico musicale William Mann.
A questo punto, come potete facilmente intuire, non posso non postare proprio quella aria vendicativa. Secondo me questa interpretazione potrebbe andare bene in tutti i sensi:
Ah, la morale della storia: non fate arrabbiare le persone senza motivo e, soprattutto, non fatelo con i geni. Sapranno rispondervi in un modo che non immaginate neanche!
In conclusione, faccio gli auguri di compleanno al sempre vivo Mozart, ahahaha
P.S.: però sarebbe logico aggiungere anche l’intera opera «Così fan tutte».
Oggi è il giorno di una delle più grandi rivelazioni sulle mie preferenze musicali… Evito di fare una introduzione troppo lunga e lo scrivo subito: non mi piacciono The Beatles, mi sembrano troppo pop. Anche se capisco che ai tempi della loro attività comune avrei potuto percepirli diversamente.
Bene, ora che le persone deluse di me hanno abbandonato il sito sbattendo il browser, posso continuare con il mio post serio di storia musicale. Qualcuno dei lettori poteva avere già letto o sentito che alla fine di novembre 2025 il canale Disney+ ha pubblicato «The Beatles Anthology» (una serie di nove episodi sulla storia del gruppo), mentre sui servizi di streaming e nei negozi musicali è apparsa una raccolta delle registrazioni rare del gruppo (chiamata sempre «The Beatles Anthology»). Complessivamente, si tratta di una versione aggiornata del progetto già pubblicato tra il 1995 e il 2000, diventata una fonte importantissima per l’apprensione della storia del gruppo.
Inoltre, per l’ «Anthology», Paul MaCartney, George Harrison e Ringo Starr all’inizio degli anni ’90 avevano registrato due canzoni nuove – «Free As A Bird» e «Real Love» – basate su registrazioni casalinghe di John Lennon (ucciso il 9 dicembre 1980). Per il trentesimo anniversario della «The Beatles Anthology» i due membri rimanenti del gruppo hanno deciso di rinnovare l’intero progetto, comprese le due canzoni appena menzionate. Sui nastri originali Lennon cantava suonando il pianoforte e la tecnologia degli anni ’90 non permetteva di separare la voce dalla parte strumentale e di avvicinare il suono low-fi dei nastri alla qualità «da studio». Nel 2025, però, la situazione è cambiata: i vari modelli dell’AI hanno imparato a estrarre le voci e gli strumenti musicali anche dalle registrazioni di bassa qualità. La voce di John Lennon ora si sente molto meglio, ma le versioni aggiornate al 2025 delle due canzoni sembrano mostrare troppo bene il modo rilassato in cui Lennon aveva cantato fuori dallo studio: non si aspettava che qualcuno avrebbe mai ascoltato il nastro. Di conseguenza, non tutti i fan sono convinti che il lavoro fatto per il «restauro» delle canzoni sia realmente stato utile e sensato…
Facciamo pure un vero confronto. La canzone «Free As A Bird» nel 1995 suonava così:
Mentre nel 2025 la stessa canzone, grazie all’impiego dell’AI, suona così:
Invece la canzone «Real Love» nel 1995 suonava così:
Mentre nel 2025 la stessa canzone, grazie all’impiego dell’AI, suona così:
La morale: prima di cercare la perfezione tecnica raggiungibile con le tecnologie, dobbiamo ricordarci che la qualità estetica si nasconde nella nostra immaginazione umana.
Ora che riporto la mia rubrica musicale alla modalità completamente post-festiva, posso iniziare serenamente la nuova «stagione» con qualche compositore nuovo per la rubrica. Tale «onore» va al compositore francese Charles François Gounod (1818–1893), il fondatore del genere della opera lirica francese.
In generale, Gounod fu un autore molto produttivo, ma reagendo in un modo molto emotivo alla vita che lo circondava, cedette facilmente a varie influenze ideologiche e fu instabile come persona e come artista. Nel 1857 fu sull’orlo di una grave malattia mentale, ma negli anni ’60 del XIX secolo lavorò intensamente e compose delle opere liriche di grande successo. Negli anni ’70, poi, dopo aver composto alcune opere di scarso successo, si ritirò dal teatro musicale, concentrandosi sulla musica sacra.
I post sui siti non strettamente musicali (dunque pure sul mio sito) mi sembrano poco adatti per la pubblicazione delle opere liriche: queste ultime sono abbastanza lunghe e vanno scelte in base all’umore di chi ascolta. Allo stesso tempo, io non sono particolarmente interessato — con poche eccezioni — alla musica sacra. Di conseguenza, ho pensato di scegliere una via di mezzo: posto due sinfonie di Gounod composte nel 1855, appartenenti al periodo della forma artistica migliore del compositore.
Inizio con la Sinfonia n. 1 in re maggiore (eseguita dalla orchestra finlandese Jyväskylä Sinfonia, diretta da Patrick Gallois):
E la seconda composizione di Charles François Gounod di oggi è la Sinfonia n. 2 in mi bemole maggiore, sempre del 1855 (ed eseguita dalla stessa orchestra):
Le persone realmente interessate sapranno trovare e ascoltare le opere liriche migliori di Charles François Gounod (per esempio, la «Romeo et Juliette» del 1867).



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