Avrei inserito il chitarrista spagnolo Andrés Segovia nella mia rubrica musicale già tempo fa, ma è sempre stato difficile farlo per un motivo puramente tecnico: su internet sono pubblicati troppi pochi video con i quali avrei potuto illustrare il mio post. Ci sono alcuni video nei quali si sente (e si vede) suonare Segovia ormai abbastanza anziano e quindi impossibilitato – per dei motivi comprensibilissimi – di muovere le dita come ai tempi migliori. Si tratta di una grande perdita per coloro che apprendono la cultura da YouTube: per esempio, perché Segovia è l’autore di una delle più famose trascrizioni per la chitarra classica della «Asturias», una composizione per pianoforte del compositore spagnolo Isaac Albéniz ritenuta quasi impossibile da suonare con la chitarra (tra le versioni disponibili su YouTube la mia preferita resta quella di Leszek Rojsza).
Ma con il passare del tempo trovo sempre meno probabile che su YouTube possano finalmente comparire le registrazioni di Andrés Segovia realizzate all’apice della sua lunga carriera. Tecnicamente è quasi normale: quel periodo corrisponde alla metà del XX secolo, quindi le eventuali registrazioni andrebbero anche restaurate.
Allo stesso tempo, sarebbe brutto non scrivere di uno dei padri della moderna chitarra accademica. Segovia fece tantissimo per portare il riconoscimento del suo strumento allo stesso livello del pianoforte o del violino, ha trascritto per la chitarra tante composizioni della musica classica, convinse i compositori a lui contemporanei a comporre la musica appositamente per la chitarra e aggiornò la tecnica di esecuzione delle composizioni musicali in modo da permettere l’ascolto della chitarra anche nelle grandi sale da concerto e non solo nei salotti (suonava utilizzando non solo i cuscinetti delle dita ma anche le unghie, il che rendeva il suono più forte e più nitido; tale tecnica aveva anche portato all’utilizzo dei nuovi materiali per la fabbricazione delle corde).
Insomma, alla fine ho scelto quel video-esempio che possa pubblicizzare la lunga e ricca carriera di Andrés Segovia:
Succederà, prima o poi, il miracolo delle nuove pubblicazioni su YouTube?
L’archivio del tag «musica classica»
Per questa edizione della rubrica musicale ho voluto selezionare una composizione di Gustav Mahler. Anzi, un ciclo di composizioni: cinque canzoni per voce e orchestra chiamati «Kindertotenlieder» («Canti per i bambini morti») e basati sulle poesie del poeta tedesco Friedrich Rückert. La prima, la terza e la quarta canzone sono state composte da Mahler nel 1901, mentre le restanti due solo nel 1904.
Fortunatamente, ho trovato questa versione registrata nel 1968 dalla Berlin Radio Symphony Orchestra, il cantante Dietrich Fischer-Dieskau e il direttore d’orchestra statunitense Lorin Maazel.
Per qualche strano motivo – e contro ogni logica – l’interpretazione della parte vocale viene spesso affidata alle donne: anche se si tratta delle poesie scritte da un padre che ha perso (a causa di una malattia) due suoi figli. Molto probabilmente si tratta di una forma di sessismo arcaico che in un certo senso è ancora ben radicato pure nel mondo della musica classica: si presume forse che solo le madri si preoccupino della sorte dei figli. Boh… Ma noi abbiamo la libertà di ascoltare solo quelle versioni che ci sembrano migliori.
Si sta avvicinando un importante anniversario musicale: il martedì 10 ottobre ci sarà il 210-mo compleanno di Giuseppe Verdi. Ovviamente, non potevo ignorare tale evento nella mia rubrica musicale…
Nella ricerca di qualcosa di adatto all’occasione, ho prima di tutto pensato al duetto (sostenuto dal coro) «Libiamo ne’ lieti calici» dall’opera «La traviata»: secondo me va benissimo per la festa di riconoscimento dei meriti del compositore.
E poi ho pensato che sarebbe bello aggiungere qualche aria famosa scelta a caso, per il semplice motivo della sua esistenza. Per esempio, potrebbe essere «D’amor sull’ali rosee» dall’opera «Il Trovatore»:
C’è chi dice che non si fanno gli auguri (e non si festeggia) in anticipo perché questo porterebbe la sfortuna. Ma a Verdi, ormai, quale sfortuna posso portare? Ho pure contribuito – seppure per ora non ce ne sia alcun bisogno – alla conservazione della sua memoria… Dunque spero di avere anticipato bene i festeggiamenti.
Probabilmente avete già letto che al Festival di Venezia è stato mostrato il film un po’ idiota «Maestro» dedicato al grandissimo Leonard Bernstein. Spero almeno che quel fatto si riveli per qualcuno – finalmente! – un motivo per scoprire la musica del compositore.
E, per non farvi aspettare troppo, posto un’altra composizione di Bernstein: la «Serenade after Plato’s „Symposium“» del 1954:
Oggi mi andava così.
La Sinfonia n. 8 in Si minore di Franz Schubert viene comunemente chiamata «incompiuta» perché il compositore aveva completato solamente le sue prime due parti (delle tradizionali quattro). Ma a me sembra che possa essere considerata una composizione logicamente intera e compiuta anche nella sua versione esistente.
P.S.: secondo me prima o poi a qualcuno verrà in mente di chiedere a una AI di completare questa sinfonia sulla base delle bozze di Schubert.
Franz Joseph Haydn compose e diresse per la prima volta la propria Sinfonia n. 45 in Fa diesis minore nel 1772, mentre si trovò assieme alla orchestra di corte nella residenza estiva del mecenate principe Nikolaus Esterházy. Tale sinfonia si chiama la «Sinfonia degli addii» perché nel corso della esecuzione del finale i musicisti a turno smisero di suonare, spensero la candela del loro leggio e lasciarono la sala: in tal modo i musicisti e il compositore protestarono pacificamente contro un soggiorno forzato prolungatosi eccessivamente in lontananza dalle famiglie. La storia narra che il messaggio sia stato colto.
L’interpretazione scelta per il post odierno è stata registrata – il 9 marzo 2018 – dal vivo dalla orchestra Sinfonia Rotterdam, diretta da Conrad van Alphen. La finale è suonata e recitata proprio come ideato da Haydn.
Ora tocca anche a noi a pensare alla fine delle vacanze.
Per qualche motivo sconosciuto mi è venuta in mente la ipnotica «Boléro» Maurice Ravel (composta nel 1928). Dunque, la inserisco subito nella mia rubrica musicale del sabato!
L’interpretazione in questione è quella della orchestra Wiener Philharmoniker diretta da Gustavo Dudamel.
La Sinfonia n. 2 «The Age of Anxiety» di Leonard Bernstein (composta tra il 1948 e il 1949) ha un titolo che potrebbe essere interpretato in un modo un po’ improprio, ma non importa: la buona musica ci permette di immaginare una grande varietà di cose.
Dunque, oggi posto proprio questa sinfonia, nella interpretazione della Israel Philharmonic Orchestra diretta dal direttore d’orchestra francese Frédéric Chaslin:
Per il momento corrente è anche abbastanza facile da ascoltare.
Oggi ho deciso, senza alcun motivo particolarmente originale, di pubblicizzare tra i miei lettori «Les nuits d’été» (op. 7) di Louis-Hector Berlioz. Anche se so benissimo che le opere del genere non hanno bisogno della mia pubblicità.
La suddetta versione è della Orchestra Sinfonica della Frankfurt Radio diretta da Lionel Bringuier. Canta Véronique Gens.
Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in Fa minore (Op. 21) fu completato da Fryderyk Chopin nel 1830 ma pubblicato solo nel 1836: è per questo motivo che viene numerato come secondo nonostante sia stato composto prima del «primo».
Ma a noi, ovviamente, può e deve interessare solo per motivi puramente musicali.
Non avevo dei motivi particolari per pubblicare proprio questo Concerto, quindi lo faccio solo perché mi è venuta la voglia di farlo…



RSS del blog

