In una intervista alla NBC il Presidente Zelenskyy ha dichiarato che l’Ucraina intende continuare a occupare i territori conquistati della regione russa di Kursk per un periodo di tempo indefinito, ma non intende annetterli. Allo stesso tempo, Zelensky si è rifiutato di rispondere alla domanda se l’esercito ucraino intenda occupare altri centri abitati sul territorio della Federazione Russa.
Entrambe le dichiarazioni sono così ovvie nel loro contenuto che non avrebbe nemmeno senso di scriverle. Zelensky avrebbe anche potuto non dirle (e il giornalista chiederle). Parlare dei piani per la conquista di altri centri abitati significherebbe avvisare il nemico. Ritirarsi dai territori già occupati significherebbe tornare alle precedenti posizioni di svantaggio in eventuali negoziati sulla cessazione delle ostilità e liberare l’esercito russo da un ulteriore impegno.
Teoricamente, però, questo argomento avrebbe potuto essere sviluppato in una direzione diplomatica con grande beneficio: trasmettere, attraverso l’intervista, a Putin la proposta di scambiarsi i territori attualmente occupati, smettere di sparare e iniziare a negoziare «pacificamente» su tutto il resto. Ma Zelensky non lo fa, perché sembra che abbia imparato a comprendere pienamente la psicologia di Putin: quello non fa le cose che gli vengono imposte dall’esterno, soprattutto in un modo pubblico. Quindi, è necessario mantenere una certa posizione finché Putin non giunge da solo a una conclusione logica di cui Zelensky ha bisogno.
Sembra che sia una forma della diplomazia militare.
L’archivio del tag «guerra»
Questa settimana abbiamo avuto delle nuove conferme del fatto che in Ucraina hanno imparato a costruire i droni militari capaci di colpire a distanze grandi, più di mille chilometri. Dunque, ci sono stati degli incendi ad altre raffinerie di petrolio russe.
Alcuni funzionari dello Stato russo, però, negano tutto dicendo che il fumo che vedete nel filmato sia stato causato dal fatto che qualcuno ha incendiato l’erba secca nei campi. Sarà così?..
Nell’articolo/intervista del Corriere della Sera su/con il miliardario Alisher Usmanov (che sul giornale viene definito uzbeko, mentre in Russia è sempre stato percepito come un personaggio della scena economica e politica russa) si leggono, purtroppo, molte cose logiche e condivisibili su ciò che sta accadendo ora tra la Russia e gli Stati occidentali (da oltre due anni pure io scrivo molte di quelle cose; va solo precisato che i dati che mostrerebbero la crescita della economia russa sono attualmente dovuti esclusivamente alla spesa militare, compresi gli stipendi alti dati a chi va a combattere in Ucraina). Il «purtroppo» della frase precedente si riferisce solo al fatto che lo stesso Usmanov è un personaggio molto particolare, controverso in alcuni episodi della sua biografia più o meno recente e, sicuramente, fino a un certo momento storico molto utile alla affermazione del regime putiniano in Russia.
Non posso avanzare pubblicamente delle ipotesi sul perché quell’articolo sia comparso sul Corriere (come diceva Andreotti in questi casi? ahahaha), ma posso ripetere, per l’ennesima volta, una cosa che dice pure lui: le persone come Usmanov vanno «rubate» a Putin. Le persone come lui fanno capire, in tutti i modi disponibili e ritenuti da loro sicuri, all’Occidente che sarebbero ancora disposti a passare dalla parte della civiltà occidentale, ma devono essere aiutati. Aiutati, prima di tutto, con la creazione – da parte degli occidentali – di un meccanismo ben definito, comprensibile e funzionante che permetta a loro di liberarsi dal peso delle sanzioni in cambio di qualcosa e con la possibilità di utilizzare almeno una parte dei propri averi collocati fuori dalla Russia. Solo in quel modo si sentiranno al sicuro nell’Occidente e non saranno costretti a vedere la Russia putiniana come l’unico posto tranquillo e sicuro. Solo in quel modo non saranno spinti a utilizzare le proprie ricchezze e le proprie capacità imprenditoriali a favore di Putin e della sua guerra.
Ecco, ora potete rileggere quell’articolo sotto l’ottica da me proposta.
The Wall Street Journal ha pubblicato, citando una fonte dei servizi di sicurezza russi, un articolo secondo me esageratamente lungo nel quale si sostiene che nella primavera del 2024 il colonnello generale russo Alexander Lapin – il comandante del raggruppamento militare russo «Sever» («Nord») – avrebbe sciolto il consiglio interdipartimentale (composto da rappresentanti delle forze armate e rappresentanti regionali dei servizi segreti) responsabile della difesa delle regioni di confine russe. Secondo l’interlocutore del giornale, Lapin avrebbe detto che solo i militari hanno le risorse per difendere il confine russo. Il WSJ osserva che non è chiaro se questo consiglio avrebbe contribuito o meno a dare una risposta organizzata alle forze ucraine nella regione di Kursk, ma senza un organismo centralizzato, gli sforzi di Mosca per respingere le forze armate ucraine sono stati finora «caotici e inefficaci». E poi si scrive dei vari scambi delle informazioni tra Lapin e la capitale, i presunti errori commessi, le accuse reciproche etc..
Ma il suddetto articolo mi sembra esageratamente lungo per almeno due motivi. In primo luogo, non mi è chiara la fonte (e, di conseguenza, la sua attendibilità) di certe dichiarazioni: a questo punto si potrebbe leggerle come delle ipotesi o delle fantasie dei giornalisti.
In secondo luogo, trovo molto più preziosa e sensata l’osservazione di certi esperti militari che mi è capitato di leggere nelle ultime due settimane. Tale osservazione può essere formulata in un modo molto sintetico: le varie fortificazioni militari costruite dalla Russia lungo il confine con l’Ucraina nella seconda metà del 2022 possono funzionare solo se rinforzare con una presenza sufficiente di militari umani, altrimenti vengono distrutti e superati facilmente con i moderni mezzi ingegneristici in dotazione a qualsiasi esercito moderno (compreso quello ucraino). Le suddette fortificazioni russe, invece, erano praticamente deserte.
Sarebbe stato interessante scoprire per merito di chi erano deserte. Ma, allo stesso tempo, posso ipotizzare il perché: tutte le risorse disponibili erano state inviate sul territorio ucraino dove l’avanzata dell’esercito russo è ancora più lenta di quanto sta cercando di raccontarci la propaganda statale russa.
In Russia è stato trovato il modo semplice e sicuro di scacciare il nemico che dopo quasi novecento giorni di guerra ha attaccato a tradimento il territorio confinante russo.
Alexey Smirnov, il governatore ad interim della regione di Kursk (Russia), ha dichiarato che nel distretto di Kurchatov e nella città di Kurchatov – dove si trova la centrale nucleare di Kursk – a partire dal 21 agosto viene introdotto il divieto di vendita al dettaglio di alcolici a partire dalle ore 17:00 (il divieto non riguarda i locali di ristorazione). La decisione sarebbe stata presa per garantire l’ordine pubblico e la sicurezza in relazione al vigore del regime di «operazioni antiterrorismo» (una delle definizioni ufficiali dei combattimenti contro l’esercito ucraino) nella regione di Kursk. Smirnov ha ricordato che il divieto della vendita al dettaglio di alcolici è già stato in precedenza introdotto in nove distretti della regione (alcuni dei quali confinanti con l’Ucraina) e nella città di Lgov.
A questo punto vi informo che già da quasi vent’anni in Russia gli alcolici non si vendono dalle 23:00 alle 8:00, quindi la gente particolarmente interessata si fa le scorte negli orari consentiti. Ma nella regione di Kursk sicuramente non succederà e il nemico sarà sconfitto.
Mah…
Commentando l’intervento militare dell’esercito ucraino nella regione russa di Kursk, il presidente ucraino Vladimir Zelensky, tra le altre cose, ha dichiarato:
Nel complesso, questa operazione è stata il più grande investimento nel processo di liberazione degli ucraini e delle ucraine dalla prigionia russa: abbiamo già ricevuto il maggior numero di prigionieri russi in una singola operazione, e questo è un risultato significativo, e questo è uno dei nostri obiettivi, e le nostre azioni continuano.
Effettivamente, non ci ho pensato a questo aspetto. Anche se non sono del tutto sicuro che funzioni…
Ma gli obiettivi principali dell’intervento ucraino continuano a sembrare altri: prima di tutto, la fine dei discorsi tanto utili a Putin «fermiamo gli eserciti dove stanno ora e parliamo della pace». Infatti, prima della invasione ucraina Putin pensava (e diceva) di poter pretendere anche più territori di quelli già occupati, mentre ora non può nemmeno pretendere che l’Ucraina si fermi dove è ora. Però è importante capire che ciò non succede per il merito della «opinione pubblica»: essa non interessa particolarmente a Putin e, la cosa più interessante, nella sua maggioranza continua a essere indifferente alla guerra (come se quest’ultima non fosse mai iniziata, come se non fosse arrivata sul territorio russo pure nel senso diretto).
Non mi ricordo se lo avevo scritto (forse sì, forse anche più di una volta), ma Putin, ogni volta che vede un problema serio che dovrebbe risolvere – o, almeno, commentare – lui, si nasconde finché il problema non si risolva «da solo». A volte, molto raramente, decide però di fare il tipo coraggioso e non si nasconde fisicamente: riduce notevolmente le apparizioni in pubblico, ma quando appare fa finta che non stia succedendo alcunché di problematico.
Quasi due settimane fa l’esercito ucraino ha iniziato il proprio intervento sul territorio russo. Putin ha preteso che tutti chiamassero quella invasione esclusivamente con l’espressione «situazione straordinaria», ha ordinato di dare 10.000 rubli (poco più di cento euro) a ogni profugo russo che è scappato perdendo tutto, ha detto che il Ministero della «Difesa» deve risolvere al più presto la «situazione»… E poi basta, durante le rare apparizioni seguenti si occupato di altro: si incontrato con un esponente del Hamas, ha fatto qualche riunione dove ha parlato male dei cattivi anglosassoni e bene della presunta superiorità tecnologica militare russa… Ieri sera, addirittura si è recato a Baku con una visita di Stato di due giorni per parlare con il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev «delle questioni di attualità della politica regionale e internazionale, in particolare sul tema dell’insediamento azero-armeno».
La ex cancelliera Angela Merkel ha fatto diversi errori nei rapporti con la Russia putiniana, ma almeno una conclusione è ancora molto attuale: Putin vive in un mondo alternativo.
Cercavo un video che raccogliesse un po’ di immagini varie dell’ingresso dell’esercito ucraino sul territorio russo. Utilizzo il presente post per «salvare» uno dei risultati:
Ora che sono state attirate in zona tante risorse militari russe, si può fare qualcosa, per esempio, in Crimea. Non necessariamente fare una operazione di terra, ma tagliare le poche vie di comunicazione con il continente costringendo l’esercito russo ai tentativi disperati a fare un salvataggio rapido della zona… Potrebbe diventare uno sviluppo «curioso» della guerra.
Probabilmente, tra i vari rischi derivanti dall’andamento della guerra in Ucraina, quello legato alla sicurezza della centrale nucleare di Zaporizhzhia è oggi ricordato meno di tanti altri: anche se non sarebbe tanto diverso, per esempio, dall’ipotetico uso della bomba atomica sul territorio ucraino.
Proprio per questo (per non farvi dimenticare di questo rischio) la «lettura del sabato» odierna è dedicata alla situazione attuale alla centrale nucleare di Zaporizhzhia.
I giornalisti de The New York Times hanno visitato il valico di frontiera di Sudža (che l’esercito ucraino ha occupato e quasi completamente distrutto all’inizio della offensiva), hanno descritto come l’Ucraina stesse preparando l’invasione della regione di Kursk e, soprattutto hanno avuto la possibilità di farci vedere qualcosa dello stato attuale delle cose sul posto: quest’ultimo è l’unico motivo per il quale si potrebbe evidenziare il loro articolo tra tanti altri sull’argomento.
Solo una «grande rivelazione» mi ha fatto un po’ ridere: l’esercito ucraino ha preparato il piano di sfondamento nella regione di Kursk in grande segreto, gli ufficiali ne sono stati messi a conoscenza tre giorni prima, mentre i soldati semplici 24 ore prima dell’offensiva. Io mi sarei stupito dell’opposto…
Però il fatto che non conosciamo alcun esempio della fuga delle informazioni ci conferma che l’esercito ucraino rimane motivato come prima. E questo mi fa essere contento.