L’affluenza alle elezioni per la Duma di Stato russa (tenutesi dal 18 al 20 settembre) nei territori occupati delle regioni di Donetsk e Luhansk si è rivelata una delle più elevate tra le regioni sotto il controllo della Russia. Nella «DNR», alla chiusura dei seggi, aveva votato oltre l’81% degli elettori, mentre nella «LNR» l’affluenza finale è stata del 79,33%. L’affluenza più alta si è verificata solo in Cecenia (93%). Complessivamente, in Russia l’affluenza è stata del 56,66%.
I risultati numerici delle «elezioni» non sono particolarmente interessanti: i numeri «giusti» sono stati assegnati ai partiti che avremmo potuto prevedere con una estrema facilità. Allo stesso modo, non devono sorprendere i dati della affluenza nelle due regioni menzionate sopra: un po’ perché la maggioranza dei votanti sono le persone che volevano rimanere sotto l’occupazione russa o sono arrivati dai territori convenzionali russi e un po’ perché da quelle parti le votazioni si svolgono con la stessa modalità del «referendum» in Crimea del 2014. In sostanza, gli uomini armati, mascherati e con l’uniforme che ricorda quella dell’esercito russo spiegano ai residenti che conviene votare e farlo «come si deve».
Sicuramente nei prossimi giorni la propaganda statale russa parlerà tanto dell’«appoggio della popolazione ucraina liberata alla politica del partito Russia Unita». Ma voi sapete quanto vale questo «appoggio» elettorale. Molto probabilmente lo sapevate anche senza il mio intervento in materia…
Dei risultati delle «elezioni» in generale forse scriverò più avanti.
L’archivio del tag «elezioni»
Con l’aiuto di un video sull’intelligenza artificiale, la propaganda del Cremlino avverte che i filmati relativi alle irregolarità durante le elezioni alla Duma di Stato, attualmente in corso, potrebbero essere generati tramite l’intelligenza artificiale. È positivo che abbiano deciso di ricordare ai cittadini l’importanza del pensiero critico, ed è ancora meglio che siano loro stessi ad ammettere l’inevitabilità della comparsa di prove video relative alle irregolarità (scherzo).
P.S.: la voce che hanno generato è simile a quella di un attore famoso russo, ma non mi viene in mente il nome…
La «lettura del sabato» di questo sabato non è proprio un articolo, ma è una cronaca in formato testuale, in continuo aggiornamento dal venerdì 18 settembre alla domenica 20 settembre.
È la cronaca delle votazioni per la Duma di Stato russa che questa volta durano ben tre giorni. Come al solito, si sa già quale partito avrà la maggioranza e quali altri partiti faranno parte della Camera bassa: bisognerà solo vedere quali percentuali saranno assegnate a ogni partito (come sapete, in Russia i risultati delle elezioni non dipendono da come votano le persone). Di conseguenza, la cronaca ha più un valore storico (già ora) e penale (tra x anni) che politico (oltre quanto già detto, bisogna anche ricordare che l’unica funzione di fatto del Parlamento russo attuale è quella di votare a favore di quanto inventato nel Cremlino).
The Insider riferisce che, in vista delle «elezioni» alla Duma di Stato (che si terranno dal 18 al 20 settembre 2026), in almeno quattro regioni russe sono state introdotte restrizioni o raccomandazioni relative alla «zelionka» e ad altri liquidi coloranti. Nella regione di Tjumen alle farmacie è stato chiesto di non venderli in grandi quantità, mentre nelle regioni di KhMAO, Kostroma e Chelyabinsk è stato vietato portare liquidi o sostanze coloranti nei seggi elettorali.
Dua anni e mezzo fa mi era già capitato di spiegare di quale sostanza si tratta e come essa c’entra con le elezioni russe: potete rileggere quel breve post.
Io, intanto, continuo…
Secondo me si sono mossi un po’ tardi: penso che chi lo volesse e si sentisse abbastanza coraggioso, si sia già rifornito di zelionka in anticipo. Chi invece se n’è ricordato solo ora (grazie al saggio divieto) di questo gesto di protesta, ora farà il giro di tutte le farmacie disponibili e si procurerà la quantità necessaria di farmaco. Portare di nascosto un contenitore con la sostanza vietata nei seggi elettorali non è poi così difficile.
Una questione a parte, e notevolmente più interessante, è perché abbiano vietato non solo la zelionka. Si sono già dimenticati il motivo per cui si usa proprio questo antisettico? Ma difficilmente ne sapremo mai la risposta…
Alle elezioni politiche armene del 7 giugno il partito «Contratto Civico» dell’attuale premier Nikol Pashinyan ha ottenuto il 49,81% dei voti, conquistando 61 seggi su 105 in Parlamento. Questo significa, tra le altre cose, che la propaganda russa — particolarmente nel corso della campagna elettorale armena — ha fallito il proprio obiettivo di far vincere la parte filo-russa della opposizione.
Dopo la pubblicazione dei risultati ufficiali delle elezioni, l’amministrazione presidenziale della Federazione Russa ha «raccomandato» ai media statali e filo-governativi di sottolineare nei propri articoli / video / trasmissioni audio che il partito di Pashinyan ha ottenuto meno del 50% dei voti alle elezioni e mettere, in tal modo, in dubbio la sua legittimità.
Questo rapporto con l’obiettivo mancato non solo illustra i modi della propaganda statale russa. Illustra anche la visione un po’ perversa di certi personaggi del concetto della vittoria elettorale: secondo loro o prendi la maggioranza dei voti o non hai vinto. Provate a confrontare il 49,81% del partito di Pashinyan con le vittorie elettorali in Italia degli ultimi decenni: vi renderete conto di avere ora a disposizione una nuova barzelletta politica.
Ieri sera, 12 aprile – il giorno delle elezioni parlamentari in Ungheria – Viktor Orbán ha ammesso la sconfitta del suo partito, il «Fidesz» e si è rivolto ai suoi sostenitori a Budapest:
I risultati delle elezioni non sono ancora definitivi, ma sono evidenti e chiari. L’esito delle elezioni è doloroso per noi, ma inequivocabile. Non ci è stata concessa la responsabilità e la possibilità di governare il Paese. Ho già congratulato il vincitore.
Il sistema elettorale ungherese non è tra i più semplici, ma se pure Orbán orami ammette la sconfitta, sono contentissimo di credergli almeno questa volta. Non perché ho qualche interesse personale o competenza per seguire la politica interna ungherese, ma perché capisco l’importanza della scomparsa dal governo di uno Stato dell’UE di un evidente agente di Putin. Tra poco molte decisioni e molti processi all’interno dell’UE diventeranno più semplici e più giusti, ci sarà un ricattatore in meno. E l’Ungheria eviterà (almeno per ora) il rischio di essere sbattuta fuori dall’UE.
La mia più grande preoccupazione è ora legata alle forze morali dei vincitori delle elezioni: spero che superino l’ipotetica tentazione di seguire l’esempio di Orbán, quella di ricattare l’intera UE per ottenere chissà quali vantaggi.
Già domani, 12 aprile, in Ungheria si terranno le elezioni parlamentari: il partito «Fidesz» di Viktor Orbán, agente di Putin nell’UE, dovrà «difendersi» nella lotta contro le forze dell’opposizione guidate dal leader del partito «Tisza», Péter Mátyás.
Proprio per questo, e proprio oggi, vi ricordo l’inchiesta di The Insider sui diversi propagandisti e agenti dei servizi segreti scoperti nell’ambasciata russa a Budapest, che operano sotto copertura come diplomatici e sono coinvolti nella corsa elettorale.
Qualunque sia l’esito delle elezioni, questo tema rimarrà interessante ancora a lungo: molto più interessante della presunta «influenza russa» sulla prima elezione di Trump.
Il primo ministro ungherese e servo fedele di Putin Viktor Orbán ha pubblicato sul proprio Instagram un video elettorale di due minuti, diffuso pochi giorni prima in vista della campagna elettorale. Nel video viene espresso il sostegno da parte di una serie di conservatori europei e internazionali, tra cui il primo ministro italiano Giorgia Meloni, il suo vice Matteo Salvini, la leader dell’estrema destra francese Marine Le Pen, la copresidente del partito Alternativa per la Germania (AfD) Alice Weidel e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Ho letto che alcuni di questi politici hanno già confermato che il loro sostegno a Orbán non è un fake.
La presenza nel video di Meloni e Netanyahu mi ha un po’ sorpreso… Soprattutto di Meloni, che da tempo poteva osservare da vicino il comportamento da gangster di Orbán nei confronti dell’UE. E se Meloni e Netanyahu non fossero stati nel video, lo si sarebbe potuto scambiare per una anti-pubblicità di ottima qualità, che Orbán ha ripubblicato semplicemente a causa della propria stupidità immensa.
P.S.: nel caso di Orbán si può tranquillamente dire che le elezioni vengono vinte da chi le gestisce.
L’altro ieri alle elezioni parlamentari in Moldavia il partito pro-europeo della presidente Maia Sandu ha vinto con il 50,17% dei voti: un po’ meno della volta scorsa, ma comunque abbastanza per formare un Governo di maggioranza. Il partito filo-russo (nel contesto attuale è da definire filo-putiniano) ha preso il 24,18% dei voti.
Potrebbe sembrare un po’ strano che proprio nel caso della minuscola e lontana Moldavia si parli tanto della interferenza russa nelle elezioni politiche. Ma in realtà le spiegazioni sono banalissime. In primo luogo, in uno Stato con circa 3,5 milioni di elettori per i «tecnici» della influenza è abbastanza facile ottenere un risultato visibile e quindi giustificare i propri stipendi. In secondo luogo, la Moldavia si trova in una posizione geografica attualmente molto interessante: dalla parte opposta (rispetto alla Russia) della Ucraina. Non ha molte possibilità di opporsi fisicamente all’esercito russo eventualmente intenzionato di passarci, ma almeno per ora mantiene la possibilità di opporsi politicamente.
Non solo la possibilità, ma anche l’intenzione. E allora faccio tutti i complimenti possibili agli eletori moldavi e a Maia Sandu.
Pare che alle elezioni di Lukashenko della Bielorussia abbia vinto, a grande sorpresa, Alexander Lukashenko. Sconfiggendo, in una dura battaglia, Alexander Lukashenko, Alexander Lukashenko ha preso l’86,86% dei voti di Alexander Lukashenko. Al secondo posto è arrivata l’opzione «contro tutti» (3,6%), e solo dopo altre quattro combinazioni di caratteri messi sulle schede elettorali solo perché, a differenza del presente post, per qualche strano motivo tecnico non si riusciva a scrivere «Alexander Lukashenko» troppe volte (ma per la prossima vota sicuramente si organizzeranno).
Il fatto è che nessuno, nemmeno una qualsiasi combinazione di caratteri scelta da Alexander Lukashenko, può violare la distanza di sicurezza e avvicinarsi al suo primo posto, quindi il «contro tutti» arriva logicamente secondo.
Alexander Lukashenko, intanto, il giorno delle proprie elezioni ha fatto, dopo avere votato Alexander Lukashenko già di mattina, una bella conferenza stampa di 4 ore e 33 minuti. No, non ha violato nessun principio democratico di Alexander Lukashenko perché aveva fretta: inconsciamente si rende conto che nessuna percentuale regalatagli da Alexander Lukashenko garantisce una lunga permanenza al potere.



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