L’archivio del tag «beatles»

La musica del sabato

Oggi è il giorno di una delle più grandi rivelazioni sulle mie preferenze musicali… Evito di fare una introduzione troppo lunga e lo scrivo subito: non mi piacciono The Beatles, mi sembrano troppo pop. Anche se capisco che ai tempi della loro attività comune avrei potuto percepirli diversamente.
Bene, ora che le persone deluse di me hanno abbandonato il sito sbattendo il browser, posso continuare con il mio post serio di storia musicale. Qualcuno dei lettori poteva avere già letto o sentito che alla fine di novembre 2025 il canale Disney+ ha pubblicato «The Beatles Anthology» (una serie di nove episodi sulla storia del gruppo), mentre sui servizi di streaming e nei negozi musicali è apparsa una raccolta delle registrazioni rare del gruppo (chiamata sempre «The Beatles Anthology»). Complessivamente, si tratta di una versione aggiornata del progetto già pubblicato tra il 1995 e il 2000, diventata una fonte importantissima per l’apprensione della storia del gruppo.
Inoltre, per l’ «Anthology», Paul MaCartney, George Harrison e Ringo Starr all’inizio degli anni ’90 avevano registrato due canzoni nuove – «Free As A Bird» e «Real Love» – basate su registrazioni casalinghe di John Lennon (ucciso il 9 dicembre 1980). Per il trentesimo anniversario della «The Beatles Anthology» i due membri rimanenti del gruppo hanno deciso di rinnovare l’intero progetto, comprese le due canzoni appena menzionate. Sui nastri originali Lennon cantava suonando il pianoforte e la tecnologia degli anni ’90 non permetteva di separare la voce dalla parte strumentale e di avvicinare il suono low-fi dei nastri alla qualità «da studio». Nel 2025, però, la situazione è cambiata: i vari modelli dell’AI hanno imparato a estrarre le voci e gli strumenti musicali anche dalle registrazioni di bassa qualità. La voce di John Lennon ora si sente molto meglio, ma le versioni aggiornate al 2025 delle due canzoni sembrano mostrare troppo bene il modo rilassato in cui Lennon aveva cantato fuori dallo studio: non si aspettava che qualcuno avrebbe mai ascoltato il nastro. Di conseguenza, non tutti i fan sono convinti che il lavoro fatto per il «restauro» delle canzoni sia realmente stato utile e sensato…
Facciamo pure un vero confronto. La canzone «Free As A Bird» nel 1995 suonava così:

Mentre nel 2025 la stessa canzone, grazie all’impiego dell’AI, suona così:

Invece la canzone «Real Love» nel 1995 suonava così:

Mentre nel 2025 la stessa canzone, grazie all’impiego dell’AI, suona così:

La morale: prima di cercare la perfezione tecnica raggiungibile con le tecnologie, dobbiamo ricordarci che la qualità estetica si nasconde nella nostra immaginazione umana.


La musica del sabato

Alla fine ho trovato pure io qualcosa di simile al coraggio per ascoltare l’«ultima canzone» dei The Beatles «Now and Then» (voce di John Lennon registrata a casa sua nel 1978, la chitarra di George Harrison registrata negli anni ’90, le parti di Paul McCartney e Ringo Star registrate circa due anni fa). Come sospettavo, non è assolutamente un capolavoro nemmeno per The Beatles: tutto la sua popolarità è dovuta solo all’effetto mediatico della pubblicazione a tanti anni di distanza dalla morte di Lennon.

Si può quasi dire che era meglio la «Free As A Bird», pubblicata nel 1995:

A questo punto ricordo ancora volta (anche se non mi ricordo se lo avevo già scritto) di non essere un grande fan dei The Beatles: per i miei gusti, loro sono sempre stati un po’ troppo pop. Dunque posso ipotizzare che a qualcuno di voi l’«ultima canzone» potrebbe anche piacere.


La musica del sabato

«Help!», una delle canzoni più note de The Beatles, è stata pubblicata per la prima volta il 19 luglio del 1965 negli USA e il 23 luglio 1965 in UK. John Lennon avrebbe scritto il suo testo per dare uno sfogo allo stress accumulato «per colpa» di una crescita troppo veloce della popolarità del gruppo.

Come tutte le canzoni famose, anche la «Help!» è stata successivamente interpretata da diversi gruppi e artisti. Per esempio, è particolarmente strano sentirla nella interpretazione dei Deep Purple (che l’hanno inclusa nell’album «Shades of Deep Purple» del 1968). Rispetto all’originale, questa versione della canzone è più lenta. E solo nella seconda metà si riconoscono veramente i Deep Purple.

Tra le altre versioni più o meno anomale della «Help!» io sceglierei quella strumentale in stele jazz della orchestra di Count Basie (inclusa nell’album «Basie’s Beatle Bag»). Bella, anche se per molti poco abituale…

E poi esistono tante altre versioni che sarete capaci, volendo, di trovare anche da soli.


Dinosauri in televisione

Con una certa sorpresa ho letto che alla fine del 2021 dovrebbe uscire il documentario «The Beatles: Get Back» di Peter Jackson. Ovviamente, sarà composta di tre puntate lunghe.

Ma non è l’archeologia del pop che mi sorprende. Mi sorprende il fatto che il film debba uscire sul canale Disney+, quindi un canale teoricamente dedicato alle persone interessate ad altri tipi di dinosauri.
Sì, il mondo sta diventando un po’ strano.
Solo il mio rapporto con la musica di qualità sovrastimata non cambia (anche quando capisco a cosa era dovuta la sua popolarità).


La musica del sabato

Dai The Beatles sciolti erano usciti, ai tempi, due musicisti-solisti che mi sembrano decisamente più interessanti del gruppo stesso. Avevo già postato qualcosa di Paul McCartney, mentre oggi mi sono finalmente deciso di ricordare anche George Harrison.
La prima canzone scelta è la «My Sweet Lord» (fa parte del primo album da solista «All Things Must Pass» del 1970):

E la seconda canzone scelta è la «Bangla Desh» (dall’album «The Concert for Bangla Desh» del 1971):


La musica del sabato

Il 22 marzo 1963 – quindi 55 anni fa – è uscito il primo album di studio de The Beatles: «Please Please Me». Tra i brani dell’album sono presenti anche due canzoni di Shirelles, il gruppo preferito di Ringo Starr. Quindi oggi ho pensato di mettere proprio le versioni originali di quelle canzoni.
La prima è «Boys» (dall’album «Tonight’s the Night» del 1961):

Mentre la seconda è «Baby It’s You» (dall’album «Baby It’s You» del 1962):