Il settimo convoglio

Inizierei la nuova settimana con un argomento leggero. Con una semplice nota.

I giornalisti (ma forse pure i loro utenti) si staranno ormai stancati delle notizie sui «convogli umanitari» russi spediti nelle aree «indipendentiste» ucraine. Quello arrivato ieri, infatti, è ormai il settimo (il primo era arrivato nell’area interessata dai combattimenti a metà agosto). Ed io ne scrivo per un’unica ragione: qualche settimana fa ho trovato la spiegazione abbastanza semplice e credibile a questa raffica di convogli.

Naturalmente, vi ricordate che ogni convoglio è composto da diverse decine (anzi, centinaia) di grossi camion quasi vuoti (vedi la foto alla fine del post). Il fatto è che non trasportano aiuti umanitari. Trasportano il carburante nei loro serbatoi.

In sostanza, fanno il pieno poco prima di lasciare il territorio russo, poi lasciano una buona parte del carburante sul territorio controllato dai «ribelli» e tornano indietro. Ora sapete con cosa si alimentano tutti i mezzi militari che in questi mesi circolano tra le città di Donetsk e Luhansk.

Chiedo scusa per l’ennesima banalità pubblicata a tutti coloro che lo sapevano già.


Buona [continuazione della] domenica

Una delle poche cose utili che la scuola mi ha insegnato è: «Se non sai cosa scrivere, scrivi stronzate. Ma scrivi». Quindi non avendo oggi un buon video per la ormai classica rubrica domenicale, ve ne propongo uno così:

E buon resto della domenica a tutti.


Così si può

Tanti miei amici e conoscenti sanno che sono un grande esperto in materia delle battute a doppio senso. Per fortuna mi capita di raro farle nei momenti sbagliati, ma quando capita (e quando me ne accorgo) cerco di rimediare. La cosa più interessante, però, è che la settimana scorsa una parte della stampa italiana mi ha ricordato che esiste la questione di stile pure in quel tipo di humor.

E allora io, modesto che sono, ho pensato di comporre e pubblicare per voi – i miei amatissimi lettori – un esempio di stile da imitare.

Ce l’ho piccolo e me lo invidiano tutti:


La voce polifonica

Non pensavo che esistessero delle doti del genere… La tipa del video ha una voce polifonica:


Il libriccino purpureo

Oggi, il 7 novembre 2014, ci sarebbe il 97-esimo anniversario della rivoluzione d’ottobre. Io sono tutt’altro che un comunista, quindi non ho alcun motivo positivo di scrivere un post su questa data. Però essa sembra adatta per scrivere quest’anno di un oggetto particolare, ormai di antiquariato, che conservo ancora per mostrarlo ai miei amici occidentali e, in un futuro lontano, ai nipoti.

Guardatelo, è il mio primo passaporto «esterno» (leggi di seguito la spiegazione):

I cittadini russi, come all’epoca sovietica, hanno due passaporti: uno che serve per andare all’estero (ed è come quello che hanno anche gli europei) e uno interno (che funziona un po’ come la carta di identità italiana, ma contiene delle informazioni più dettagliate sul suo proprietario e ha 20 pagine).

Ma torniamo al mio passaporto sovietico «esterno». Anche dopo la caduta dell’URSS alcune categorie dei cittadini russi Continuare la lettura di questo post »


Cucchi: il mio commento quasi scientifico

Mi ricordo la discussione di qualche anno fa con una professoressa anziana e autorevole: ella sosteneva che l’ipotetica introduzione della giuria sarebbe una offesa all’ordine giudiziario italiano in generale e alla figure del giudice in particolare. Insomma, sarebbe una profanazione delle sacre tradizioni italiane.

Io ero, e lo sono tutt’ora, contrario a questo pregiudizio. Ora provo a spiegarlo in termini comprensibili anche a un lettore comune.

In sintesi, nel corso di un processo giudiziario dovrebbero avvenire due cose: 1) devono essere accertati i fatti realmente avvenuti; 2) i fatti accertati devono essere qualificati dal punto di vista giuridico. Mentre il secondo punto spetta indiscutibilmente al giudice, si potrebbe ragionare sul primo. Perché il giudice dovrebbe essere lasciato solo nella valutazione delle posizioni della difesa e della accusa? Come diceva un noto filosofo del diritto, «se è impossibile essere imparziale, tanto vale non tentare nemmeno di esserlo» (cito a memoria).

La mia (e non solo mia) tesi è: la giuria non sminuisce in alcun modo il ruolo del giudice, ma gli semplifica il lavoro e garantisce il risultato migliore. Convincere un gruppo di 12 persone diverse e non interessate è più difficile sia per la difesa che per l’accusa. Di conseguenza, l’accertamento dei fatti realmente accaduti viene svolto in maniera più efficiente e attendibile (perché gli giurati, essendo delle persone comuni, vengono più facilmente riconosciuti come uguali dal popolo). Diminuiscono insomma le probabilità degli errori giudiziari.

E’ naturale, però, che la giuria funzionerebbe solo nel sistema accusatorio, mentre in Italia non è ancora stato del tutto abbandonato quello inquisitorio. La vicenda relativa alla morte di Stefano Cucchi potrebbe essere sfruttata, dalle persone serie, per tornare a discutere sulla opportunità di riformare il sistema giudiziario italiano.


Il skateboardista folle

Direi che il tipo si è inventato un buon modo di diventare lungo alto e piatto… E’ abbastanza evidente che non indossa le protezioni per avere più libertà di movimento e quindi riuscirci nelle sue imprese. Mi chiedo però come possa essere ancora vivo:


Sinonimi

Un alieno che ieri sera avesse fatto un giro in centro di una qualsiasi città italiana (la cosa che ho fatto io a Milano) sarebbe giunto alla mia stessa conclusione. E il Facebook di stamattina gli avrebbe dato ragione:

Ormai non c’è alcuna differenza tra il Carnevale e il Halloween. Oppure è la gente che non la vede più.

Beh, almeno ieri sera le frasi «che schifo» e «come cazzo ti sei vestito/a» non potevano offendere. E per alcune persone era l’unica sera in cui non dovevano vestirsi bene e/o truccarsi.

Concludo il presente post con una cosa simpatica: l’opera recente dell’Art. Lebedev Studio.


Un segno divino digitale

Una delle sezioni più visitate del mio sito italiano è quella dedicata alle auto russe. Tante delle sue pagine escono tra i primi risultati di Google, il che mi fa apparire un esperto autorevole in mateira di automobilismo, hehe… Di conseguenza, alcuni visitatori mi scrivono delle mail per chiedermi dei consigli pratici del tipo: «come si risolve il problema XYZ della mia Lada Niva?», «come faccio a passare la revisione con la mia UAZ taroccata?» oppure «c’è un modo di portare in Italia quel furgone russo superinquinante?». Ed io cerco sempre di rispondere in modo più esauriente e utile possibile.

Ma l’ultima mail mi ha sconvolto. Non so per quale motivo, ma un tipo mi ha preso per un commerciante delle automobili russe e/o sovietiche!

Se fuori dalla finestra non ci fosse quella situazione economica-finanziaria un po’ incerta, avrei interpretato la mail in questione come un segno divino. Sì, avrei pensato che qualcuno mi stia indicando un lavoro in cui posso avere successo.
Va beh, torniamo al lavoro quotidiano.


Elezioni per la Rada

Domenica 26 ottobre si sono svolte le elezioni per il Parlamento ucraino (la Rada). Al momento della pubblicazione del presente post sono state scrutinate quasi 90% delle schede. E posso già dire, che i risultati provvisori non presentano alcuna sorpresa.

I partiti che passano lo sbarramento del 5% sono cinque. Tre di questi (che sono pure i primi tre classificati) dovrebbero formare la coalizione di Governo e prendere tra i 250 e 270 mandai tra i 450 disponibili:

Il «Fronte popolare» del premier Yatsenyuk — 22,15%
Il «Blocco del Petro Poroshenko» — 21,77%
Il partito moderato «AutoAiuto» — 10,96%

Cosa significano tali risultati? Solo due cose:

1)Come era facilmente prevedibile, hanno vinto i «filo-occidentali» (già al potere pria delle elezioni) e il partito più critico verso la Russia si trova ora in un leggero vantaggio;

2)Nei rapporti con la Russia non cambierà alcunché. Chiunque vinca le elezioni in Ucraina, non verrà mai preso in considerazione da Putin nel momento in cui ci sarà da prendere una decisione sulle sorti dello Stato Ucraino. In nessun caso, infatti, sarà accettato l’avvicinamento della Ucraina all’Europa o, peggio ancora, alla NATO.

Concludo con una costatazione positiva: dopo 95 anni è stata sancita la fine del Partito Comunista ucraino. A causa della impossibilità di svolgere le elezioni in Crimea e nelle zone «indipendentiste» tra Donetsk e Luhansk, i comunisti ucraini hanno raccolto appena il 3,86% di preferenze.