In realtà si tratta di una scoperta abbastanza banale, ma per me è comunque una conoscenza nuova.
Ho scoperto che esiste un sistema abbastanza preciso per riconoscere lo Stato di provenienza di un arabo in base al suo modo di vestirsi.

Lo stesso vale per una araba:

La settimana scorsa ben 27 eurodeputati hanno chiesto a Jeff Bezos di ritirare dal commercio su Amazon gli oggetti riportanti la simbologia sovietica. Sostengono che tale simbologia offenda le decine di milioni delle vittime del regime sovietico.
Io, essendo in forza di una fortunata combinazione dei fattori solo una vittima indiretta del suddetto regime (la cui mancata esistenza avrebbe garantito una vita migliore a molti miei parenti/antenati e un punto di partenza migliore a me stesso), posso constatare di essere offeso solamente dalla stupidità della gente. Di quella gente che è disposta a studiare la merda sotto il microscopio per trovare delle differenze tra il comunismo e il nazionalsocialismo e affermare la presunta buona qualità del primo rispetto al secondo. Ma il tempo passa, la quantità delle vittime dirette dei due regimi si reduce di giorno in giorno, mentre le vittime indirette hanno già avuto abbastanza tempo e occasioni per costruire una vita normale per sé e per i propri parenti meno fortunati. Quindi possiamo vedere la situazione in un modo tranquillo, senza manifestare delle emozioni forti.
Uno dei paradossi più grandi del nostro pianeta consiste nel fatto che il progresso tecnico-scientifico e quello ideologico si evolvono in modi differenti. Le idee tecniche e scientifiche obsolete vengono definitivamente cancellate da ogni ambito della nostra vita quotidiana. Le ideologie obsolete, obiettivamente superate da tutti i punti di vista, continuano invece a circolare e appassionare delle quantità notevoli delle persone in tutto il mondo. L’idiozia di uno smartphone con il disco (o semplicemente di un cellulare con i tasti come una vecchia Nokia 3310) è oggi evidente a tutti. O quasi a tutti. Non a tutti è evidente l’idiozia delle cose intangibili, per esempio del comunismo: è richiesta la capacità di informarsi, apprendere, operare con dei concetti astratti.
Ma tale paradosso presenta anche dei vantaggi. Per esempio, la presenza sul libero mercato delle simbologie di entrambi regimi potrebbe aiutarci a marcare in un modo inequivocabile delle grosse quantità degli ignoranti in giro per il mondo.
E visto che gli ignoranti è l’unica risorsa naturale materiale infinita, perché non guadagnarci sopra? Non dobbiamo nemmeno reimpostare i macchinari: gli ignoranti non sanno inventare la simbologia propria e usano quella dei bisnonni.

Avrete già letto che il sudcoreano Kim Jong Yang è stato eletto Presidente dell’Interpol.
Non posso garantire che nel futuro più o meno lontano la mia posizione non cambi (siamo tutti peccatori), ma attualmente l’Interpol mi interessa relativamente poco. O, almeno, non più di moltissime altre organizzazioni internazionali.
Allo stesso tempo, però, non posso negare il fatto che l’Interpol abbia una certa importanza nel mondo contemporaneo. Proprio per questo dichiaro di essere infinitamente felice per la sconfitta di uno dei concorrenti principali del nuovo presidente: il russo Aleksandr Prokopchuk.
Sarei stato contento di vedere un russo riconosciuto per le sue capacità professionali con la elezione a capo di una qualsiasi organizzazione di qualità. La sua cittadinanza non avrebbe dovuto far preoccupare pure gli occidentali: fino a poco fa a capo dello stesso Interpol vi è stato un cinese (Meng Hongwei), cioè il rappresentante di un altro Stato non particolarmente attento al rispetto dei diritti comunemente riconosciuti in Occidente.
Allo stesso tempo sarei contento di vedere l’Interpol riconoscere le qualità professionali di Aleksandr Prokopchuk con l’inserimento dei suoi dati sulla lista globale dei ricercati. Lo vorrei perché Prokopchuk è un tipoco professionista delle forze dell’ordine russe contemporanee: utilizza la propria posizione nella gerarchia dell’Interpol per attribuire lo status del ricercato agli oppositori, giornalisti e imprenditori russi sgraditi a un funzionario del Cremlino ben noto anche ai miei lettori.

Il creatore della prima criptovaluta – Bitcoin – si è sempre nascosto dietro lo pseudonimo Satoshi Nakamoto. da quasi dieci anni, cioè dal momento della pubblicazione della prima versione il 3 gennaio 2009, tantissime persone cercano di svelare la vera identità di Nakamoto.
Si sa che fino al 2010 Satoshi Nakamoto fu molto attivo su alcuni forum riguardanti i vari aspetti della sua creatura, ma poi smise per sempre di farlo.
Il portafoglio nel sistema Bitcoin appartenente a Satoshi contiene una somma equivalente a circa 10 miliardi di dollari. Ma negli ultimi cinque anni su quel portafoglio non fu registrata alcuna attività.
Il motivo di queste due manifestazioni di «assenteismo» dovrebbe essere semplice e triste: «Satoshi Nakamoto» è morto il 26 aprile 2013 all’età di 46 anni. Il suo vero nome è Dave Kleiman: lo possiamo affermare in base ai due fatti resi pubblici nel corso del 2018.
In primo luogo, Ira Kleiman (fratello di Dave) a febbraio ha fatto una causa all’autoproclamato Nakamoto Craig Wright, presentando in qualità di prova la corrispondenza tra Dave e Craig. Da tale corrispondenza emerge che l’autore del Bitcoin è proprio Dave Kleiman.
In secondo luogo, la settimana scorsa Jeff Garzik (uno dei principali sviluppatori del Bitcoin) nella intervista al Bloomberg affermò di essere stato in contatto via email con Satoshi Nakamoto e incontratosi personalmente con Dave Kleiman. In base a molti indizi si trattava della stessa persona.
È molto probabile che le chiavi del portafoglio di Dave Kleiman siano quella unica cosa che egli riuscì a portare via da questo mondo. Ma non saprà mai che la sua creatura è cresciuta di valore di milioni di volte e quanto ricco avrebbe potuto diventare.

È smisurata la mia antipatia verso le interfacce incomprensibili. Molto probabilmente non sono nemmeno l’unico a poterlo dire. Eppure, alcuni produttori del software semplificano le interfacce dei loro prodotti fino a renderle incomprensibili. Incomprensibili e, di conseguenza, difficili da utilizzare.
Per capire meglio di cosa si tratta, vediamo subito un esempio concreto: il Notepad++ v.7.5.9.

La voce del menu «UTF-8-BOM» indicherebbe «UTF-8 senza BOM»? se la risposta è affermativa, io mi chiedo: perché non si poteva lasciare la vecchia scritta estesa?
Se, invece, la risposta alla prima domanda è negativa, mi chiedo: dove si trova la codifica senza BOM da me ricercata?
E, in ogni caso, perché dovrei perdere il mio tempo a farmi queste domande?
Insomma, esistono delle semplificazioni che ci complicano la vita. Evitiamo di moltiplicare la loro quantità.
La Volvo ha deciso di pubblicizzare gli escavatori di propria produzione con l’aiuto dell’attore statunitense Dolph Lundgren. Il risultato non è male:
Direi che si è riuscito a rimanere ai livelli di alcuni anni fa, quando con il supporto di Jean Claude Van Damme vennero pubblicizzati i camion dello stesso produttore. Per tutti coloro che non lo ricordassero, riporto anche quel video epico:
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Per il post musicale di oggi ho scelto due opere brevi del compositore russo Mikhail Glinka, scritte in seguito al suo viaggio in Spagna nel 1844.
La prima è la Ouverture 1 «Jota aragonese»:
Mentre la seconda è la Ouverture 2 «Il ricordo della notte estiva a Madrid»:
Essendo uno dei compositori russi più interessanti del XIX secolo, molto probabilmente Glinka capiterà ancora nella mia rubrica musicale.
Un altro progetto interessante: ThePudding. Esso consiste in una mappa sulla quale è visualizzata la densità della popolazione in vari punti del nostro pianeta. Cambiamenti avvenuti a partire da quel anno. È possibile confrontare gli ultimi dati disponibili con quelli del 1990 oppure studiare i La funzionalità del sito è molto simile a GoogleMaps.
Ecco, per esempio, una porzione del Nord Italia e delle zone estere confinanti:

Questa, invece, è l’Estremo Oriente russo: possiamo notare la differenza con le due Coree e una parte della Cina:

Ripeto il link: ThePudding
Con il post cinematografico di oggi faccio un nuovo tentativo di consigliarvi un film russo non troppo deprimente. Rispetto alla volta scorsa dovrebbe trattarsi, a mio giudizio personale, di un film molto meno pesante ma quasi altrettanto bello.
Questa volta vi consiglio il film di Pavel Chukhraj «Ladro» (1997).

Mi è sembrato di capire che sia stato tradotto anche in italiano, quindi non dovreste riscontrare dei grossi problemi nel trovarlo. Come non dovreste avere dei grossi problemi nel comprendere la sua trama: è un film ben fatto e non (per fortuna!) un ammasso di stereotipi raccolti insieme per accontentare lo spettatore occidentale.
Come ben sanno i miei lettori, ieri a Parigi si sono tenute le celebrazioni per il centenario della fine della Prima guerra mondiale. Alcuni dei lettori avrebbero potuto anche stupirsi per la presenza del presidente russo Vladimir Putin tra gli ospiti ufficiali: non solo per la sua reputazione internazionale attuale, ma pure per dei motivi storici. Infatti, per la Russia la Prima guerra mondiale finì alcuni mesi prima, il 3 marzo 1918, e non in migliore dei modi (nei confronti degli ex alleati): con la firma del Trattato di Brest-Litovsk. Certo, non si tratta del passaggio dalla parte dei vincitori nel momento più opportuno (conosciamo degli esempi storici), ma è comunque una fuga poco gloriosa.
Ma intendo offendere l’orgoglio storico degli altri almeno con il presente post. Il mio vero obiettivo è quello di trovare una spiegazione alla presenza di Putin alla cerimonia di ieri. In realtà la spiegazione è semplicissima: da diverso tempo possiamo osservare l’intenzione del presidente francese Macron di svolgere il ruolo dell’ «adetto ai spurghi» mondiale. Tale intenzione si manifesta, tra l’altro, nei numerosi tentativi di attribuirsi il compito da mediatore tra la Russia (la parola spurghi si riferiva alla sua classe dirigente) e il resto dell’Occidente. Evidentemente, qualcuno era riuscito a spiegare almeno a Macron una delle caratteristiche psicologiche principali di Putin: il grande sogno di essere riconosciuto e accolto come un pari dagli altri leader mondiali.
Purtroppo, però, i consiglieri di Macron (o egli stesso?) sono arrivati in un leggero ritardo. Devo constatare che dalla metà del 2017 si osserva un importante cambiamento nella visione putiniana del proprio ruolo nel mondo: sembra che tenda sempre più alla totale solitudine in un mondo degli ingrati incapaci di apprezzarlo. Una delle conseguenze più naturali è l’aggravarsi della contrapposizione al mondo intero.




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