Buon Natale

Buon Natale a tutti coloro che ci credono.
Tanti regali a tutti coloro che non ci credono ma approfittano delle utili tradizioni.
Che i pacchi siano numerosi come… boh… che ce ne siano tanti!


Anche i Babbi vogliono

Oggi vi faccio vedere un filmato girato sulla trama di una vecchia favola natalizia, nota da secoli alle numerose generazioni dei tedeschi e quasi sconosciuta in Italia.
Una sera il Babbo Natale si innamorò di una tipa vista in brutta compagnia con un tizio giovane e ricco. Pure il Babbo Natale non fu un poveraccio (altrimenti come riuscirebbe a fare tutti quei regali?), ma fu vecchio e con una panza enorme. Dunque, nel tentativo di avvicinarsi al proprio obiettivo (la tipa) si decise finalmente di mettersi a dieta. La moglie, però, iniziò a sospettare qualcosa e fece l’estremo tentativo di riconquistare il Babbo con un regalo costoso: una Audi RS 5 Sportback rossa.
«Ho-ho-ho», disse il Babbo Natale alla moglie, «io mi piglio la macchina, tutti i regali e vado dalla tipa giovane. Le renne cornute tienile pure che starete bene insieme».

Sì, è proprio una favola vecchia come il mondo.


La musica del sabato

Un mese e mezzo fa avevo postato due canzoni di Alan Parsons’ Project. E subito avevo pensato di dover postare, un giorno, anche qualcosa di Alan Parsons stesso. Sarebbe logico, vero? Ebbene, il momento è giunto.
In realtà la differenza principale tra Alan Parsons’ Project e Alan Parsons è la libertà di Parsons di registrare cosa e come egli voleva (senza concordare il tutto con il collega dell’APP Eric Woolfson). Mentre per il resto il modo di lavorare è rimasto lo stesso.
Beh, la libertà è una prova che ognuno supera come può.
La prima delle canzoni di Alan Parsons scelte è la «Back Against the Wall» (dall’album «Try Anything Once» del 1993):

Mentre la seconda è la «Wine from the Water» (sempre dall’album «Try Anything Once» del 1993):


Una chiavetta USB di legno è una chiavetta ecologica?

P.S.: no, io sono il cliente di un’altra banca.


Non per festeggiare

Tre giorni fa, il 18 dicembre, c’è stato un anniversario che il nostro mondo avrebbe felicemente evitato: 140 anni dalla nascita di Iosif Stalin. E io avrei felicemente evitato l’argomento se esso non fosse caratterizzato da un dettaglio curioso.
Come molto probabilmente sanno i miei lettori, non si ha una certezza assoluta sulla effettiva data di morte di Stalin. Allo stesso tempo, non tutti potrebbero sapere che pure sulla data di nascita ci sono stati alcuni dubbi. Infatti, per lunghi decenni la storiografia sovietica e gli organi politici sostennero che Iosif Stalin fosse nato il 21 dicembre 1879.
Allo stesso tempo, sul registro della chiesa dove fu battezzato Stalin, la data è indicata correttamente. Proprio su quella registrazione si basano le informazioni sulla nascita di Stalin contenute nei verbali di arresto e nei testi delle condanne penali del periodo zarista. Sempre corretta è la data di nascita sull’unico documento indubbiamente compilato da Stalin stesso (un questionario compilato su richiesta del giornale social-democratico svedese Folkets Dagblad Politiken). Di conseguenza, è evidente che Stalin non ebbe mai l’intenzione di nascondere la propria data di nascita reale.
Come si spiega dunque la data sbagliata? La spiegazione più plausibile è anche quella più semplice: un errore di battitura mai corretto. Gli storici e gli archivisti, infatti, si sono da tempo accorti che la data di nascita sbagliata di Stalin compare per la prima volta nei documenti del VI Congresso del Partito social-democratico operaio dei bolshevichi (in sostanza il futuro Partito comunista sovietico). Quel Congresso si tenne dall’8 al 16 agosto del 1917. È facile dunque che in quel momento storico e in quelle circostanze vi furono poche persone particolarmente brave nell’uso delle macchine da scrivere. L’anno 1878 è dunque diventato 1879 e il 6 dicembre è diventato il 9 (entrambi i giorni indicati ancora secondo il calendario giuliano, utilizzato in Russia fino al 1918).
Chi ripeteva l’errore nei propri testi, non aveva dei motivi di mettere in dubbio la data indicata dalla propria fonte di riferimento, mentre Stalin non leggeva di certo tutte le note biografiche riguardanti la sua persona (o, almeno, prestava l’attenzione ad altri dettagli).
Quale è stato l’obbiettivo di questo mio post? Liberare i miei lettori dai possibili dubbi nel caso della lettura di due date diverse sia nel giorno che nell’anno.
L’unica data corretta è il 18 dicembre 1878.


Morbegno, 7 dicembre 2018

Questa volta sono stato relativamente veloce. Ho già pubblicato il rapporto fotografico sulla mia visita a Morbegno del 7 dicembre.


Un buon calendario

Le sfere per l’albero di Natale alcoliche sono belle ma troppo piccole. Per le persone che fanno l’attenzione alla quantità e, eventualmente, anche alla frequenza, esiste un bellissimo calendario dell’avvento tedesco. Esso è composto da 24 bottiglie di vino europeo di qualità. Secondo l’idea originale bisognerebbe bere solo una bottiglia al giorno per completare il tutto giusto per il Natale. Ma oggi è già il 19 dicembre, quindi bisogna anche recuperare svuotando pure le bottiglie dei diciotto giorni precedenti.

Per tutti coloro che non avessero 249 euro da spendere in un colpo solo esiste una alternativa spagnola da 49,90 euro. Sono sempre 24 bottiglie, ma molto piccole: da 0,187 a 0,25 litri.

In ogni caso restano dei dubbi su cosa bisognerebbe bere dopo avere completato il calendario.


La popolarità inspiegabile

La società californiana SplashData da anni ci fornisce la classifica delle password peggiori del mondo. Si tratta di quelle combinazioni di caratteri troppo banali o facili che possono essere indovinate semplicemente per tentativi. In moltissimi casi i furti dei dati personali, soldi, accounts e tanto altro avvengono proprio grazie all’utilizzo di queste password, ma gli scemi di tutto il mondo sono uniti nel non cambiarle con qualcosa di più sicuro. Le password inefficienti da sempre popolarissime sono, per esempio, queste:
– admin
– password
– 123456
– qwerty
– iloveyou
Ma ogni anno ci sono anche delle new-entry. Così, per esempio, nel 2018 sono entrate nella Top25 delle password stupide più usate:
– donald
– password1
– 666666
– qwerty123
– princess
Almeno tre di queste sono delle novità finte (facilmente immaginabili), mentre la prima è una vera sorpresa. Perché mai è stata «inventata» da così tanta gente proprio in questo periodo storico?
A questo punto ritengo utile precisare che una password realmente originale è impossibile da indovinare «a mente», semplicemente provando a schiacciare i tasti della tastiera a caso. Si tratterebbe di scegliere la variante giusta in un insieme infinito delle possibilità. Di conseguenza, non è detto che una buona password debba necessariamente essere lunga e/o contenente numeri e lettere maiuscole. Indovinare le password «ozzac» e «eFjkC7o» è ugualmente difficile.
L’importante è non mettere una password stupida come una di quelle della lista delle peggiori.
Durante le lunghe festività natalizie dedicate pure un po’ di tempo al controllo delle vostre password.


Le strane professioni (parte 2)

Mi è sempre piaciuta la tradizione italiana di indicare sulle targhe le professioni delle persone realmente vissute alle quali vengono dedicate le vie e le piazze (e ne avevo già scritto). È un modo ancor più esteso di coltivare la memoria.
Un buon esempio – prima di continuare il discorso più serio – potrebbe essere la via dedicata a Rita Levi-Montalcini trovata dal sottoscritto a Morbegno (il fotoracconto sarà pubblicato a giorni).

Complimenti alla Prefettura competente per avere ritenuto opportuno di non aspettare 10 anni dalla morte e per avere dunque usufruito della deroga prevista dalla legge per i casi delle persone particolarmente distinte.
Purtroppo, però, bisogna constatare che moltissime targhe con i nomi delle vie riportano delle diciture che confondono le persone anziché informarle. Faccio tre esempi che ho accumulato sul computer negli ultimi tempi: Continuare la lettura di questo post »


Inerario, § 15

Il nuovo paragrafo di Inerario (§ 15) spiega come va fatto un buon file robots.txt per i siti costruiti su WordPress.
http://www.eugigufo.net/it/inerario/paragrafo15/