Per oggi pomeriggio proporrei ai miei carissimi lettori un gioco interessante.
Andate con serenità su questo sito e eseguite i seguenti passaggi:
– scrollate un po’,
– inserite nell’unico campo della form l’indirizzo di un qualsiasi sito,
– cliccate su «Test!»,
– scoprite se a partire dal 1 febbraio il sito da voi indicato sarà ancora accessibile.

Se non siete ancora tanto aggiornati sull’argomento, vi spiego brevemente io la situazione. In sostanza, a partire dal 1 febbraio 2019 non sarà più supportata la versione obsoleta del DNS (il sistema dei nomi di dominio). Di conseguenza, i siti residenti sui server privi della estensione EDNS saranno inaccessibili o fortemente rallentati.
I maggiori dettagli si trovano sul sito citato all’inizio del presente post: non riuscirei mai a elaborare una spiegazione migliore di quella.
Io, nel frattempo, sto cercando di capire se il mio hosting-provider si stia aggiornando in vista degli eventi immenenti e, di conseguenza, sto tirando aggiornando le mie conoscenze del linguaggio poco nobile.
Tanti anni fa, quando ero più giovane, meno stupido, ma pigro come oggi, avevo inventato un trucco per costringere me stesso a obbedire al suono della sveglia. In sostanza, prendevo tre o quattro sveglie, le puntavo tutte alla stessa ora e le mettevo negli angoli diversi della stanza. La mattina seguente, essendo costretto a correre per tutta la stanza a spegnere le sveglie, mi svegliavo per forza.
Poco più di due anni fa al mio magico sistema si è aggiunto il mio primo smartphone: esso permette di impostare una infinità di sveglie in sequenza. Finendo presto vicino al letto, fa però sorgere il dubbio: perché dovrei svegliarmi presto?
Sarebbe dunque utile aggiungere alla sveglia dello smartphone la funzionalità del registratore vocale. Infatti, di mattina sarebbe efficiente sentire la propria voce gridare «Gufo! Svegliati che oggi ti devi vedere con un cliente!» Molto più efficiente di qualsiasi suono elettronico semplicemente fastidioso.
I membri del gruppo «Le forze armate della Federazione Russa» su Facebook condividono il video del volo di due MiG-29 che sfiderebbero coraggiosamente le leggi della fisica.
I membri del gruppo fanno coraggiosamente finta di non vedere in alto a destra il logo del canale dedicato ai modellini radiocomandati. Su quel canale c’è pure un video analogo sul volo di due F-16:
Ma la cosa più interessante consiste nel fatto che si tratta in realtà della grafica in 3D, di un simulatore. Sono poche le persone che leggono i testi sotto i video su YouTube:
FANTASTIC Russian Mikoyan MiG-29 FORMATION PAIR/DUO with OVT VECTORED THRUST Demo
Now you can fly the Mig-29 OVT and pull amazing aerobatic manoeuvers that even the full size pilots cannot perform. Filmed action from the Aerofly RC 8 flight simulator.
AVAILABLE HERE: https://www.ikarus.net/en/#
The realism of the flight model is amazing as is the graphics. Hours of entertainment for the novice and expert RC pilot.
Il livello di realisticità, dal punto di vista grafico, è veramente alto.
Per il post musicale di oggi ho selezionato una opera famosa, ma sempre meritevole di un ascolto in più: la «Sonata al chiaro della luna» di Ludwig van Beethoven.
Per gli interessati alla storia di questa sonata esiste il relativo articolo su Wikipedia, ma la bellezza di ogni opera musicale si esprime prima di tutto nei valori assoluti e autosufficienti: la bellezza del suono.
Purtroppo bisogna riconoscere che la storia e l’arte delle epoche passate sono giunte fino a noi rese irriconoscibili dalla censura. Il passato è stato abbellito fino al punto che si potrebbe addirittura avere l’impressione che i nostri antenati non avessero mai conosciuto la parola «cazzo».
Per fortuna, però, alcune informazioni attraversano i secoli e i millenni per farci comprendere che le persone creative sono sempre state normali e capaci di inserire la cultura in un cotesto a loro contemporaneo (oppure, inversamente, non avere paura di riconoscere l’esistenza della cultura nella vita quotidiana a loro contemporanea). I seguaci dell’etica puritana stanno facendo il possibile, ma non riescono a cancellare il 100% delle testimonianze.
Al The Met di New York è stata organizzata la mostra della ceramica dell’Antica Grecia del V a.C.. Prevalentemente si tratta dei frammenti dei vasi e delle coppe per il vino.
Guardando quegli oggetti possiamo immaginare con quanta serenità e soddisfazione vissero e crearono le opere artistiche gli antichi greci. La loro vita fu molto più bella e varia delle fantasie sterili dei dipendenti museali.
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Durante i miei ultimi viaggi italiani mi sono accorto dei grandi cambiamenti sui treni italiani.
Sui treni della società Trenord i martelli frangivetro sono oggi imballati nelle custodie di plastica quasi belle:

E sui treni della società Trenitalia i martelli sono coperti dai pezzi di plastica da due centesimi.

In entrambi i casi mi sono chiesto sulla utilità di un simile spreco della plastica. Si voleva forse proteggere i martelli dai furti (cioè dalla loro piaga principale)? Dalla ruggine? Dalle mani incontrollabili dei bambini?
Ma a me quei pezzi di plastica sembrano efficienti solo contro la polvere (e un po’ contro la disoccupazione).
Ieri l’oppositore venezuelano Juan Guaidò ha dimostrato di avere un buon livello di fantasia, autoproclamandosi presidente ad interim. Prima di autoproclamarmi imperatore delle Isole Marshall, sovrano di Aketi e comandante delle forze armate degli oranghi di Sumatra devo constatare una cosa banalissima. La legittimità di un presidente non vale una banana senza la disponibilità dei mezzi per esercitare il potere.
Di conseguenza, mentre tutto il mondo si agita, io sto cercando di capire se Juan Guaidò avesse deciso di a) costringere gli Stati esteri a fornirgli un aiuto concreto, b) intensificare la lotta tra le due metà della popolazione o c) semplicemente presentare l’autoproclamazione ai propri seguaci come un «risultato raggiunto».
L’unica cosa che so di certo è ancora una volta semplice: Nicolas Maduro non ha i cogl…ni da Augusto Pinochet, quindi non riesco a immaginarlo dire «Ho perso, me ne vado».
Ma gli imperatori delle Isole Marshall sono sempre stati noti per la propria bontà. Quindi spero di sbagliarmi di Maduro almeno questa volta.

Devo constatare che dell’impresa del poliziotto italiano Paolo Venturini – che domenica 20 gennaio ha corso per oltre 39 chilometri a –52°C in Jakuzia (una regione russa) – hanno scritto più in dettaglio i mezzi di informazione russi che italiani. Ma, in ogni caso, non sembra che si sia trattato di una notizia tanto discussa nei due Stati. Anzi, secondo la mia impressione personale è stato un evento quasi non notato.
Da una parte, sono contento per il fatto che almeno un «pazzo» in meno si è guadagnato i suoi quindici minuti di notorietà. Dall’altra parte, mi dispiace che l’impresa di Venturini sia stata interpretata da molti giornalisti più come una questione sportiva che tecnico-scientifica.
Infatti, non è così frequente che una persona si proponga volontariamente a fare da cavia per lo studio della resistenza del corpo umano al freddo e per la sperimentazione dei nuovi materiali (magari più leggeri, ecologici e efficienti) da utilizzare nell’industria tessile e calzaturiera. Di conseguenza, sarebbe bello se gli scienziati e gli ingegneri monitorassero i progetti folli dei personaggi più strani: non necessariamente per isolare questi ultimi, ma al fine di sfruttarli per il bene della umanità.
Immaginiamo, per esempio, un ciclista intenzionato ad attraversare tutta la Russia in bici d’inverno… No, pure io ho paura di immaginare una cosa del genere.

La settimana scorsa l’esperto della sicurezza digitale Troy Hunt ha scritto della esistenza di un database delle 1.160.253.228 combinazioni email-password rubate. In sostanza si tratta dei dati d’accesso completi ai vari siti. Molto probabilmente tra quei dati sono presenti anche i vostri: controllate pure sul sito haveibeenpwned.com
Come potete vedere, pure uno dei miei indirizzi utilizzati per i vari login è finito nelle mani dei hacker relativamente a ben due siti.

Stranamente, uno di quei siti mi è sempre sembrato Continuare la lettura di questo post »
Esattamente 95 anni fa, il 21 gennaio 1924, è schiattato Vladimir Lenin: la «guida del proletariato mondiale», un buon politico dedicatosi alla dubbia causa, amante dei metodi che solo per una serie di coincidenze conosciamo come «staliniani», un ex avvocato promettente…
Sfruttando la ricorrenza odierna, vi racconterei però di un altro aspetto leniniano: dei monumenti in sua memoria.
A nessun altro personaggio storico vissuto sul nostro pianeta è stata dedicata una quantità simile di monumenti. Infatti, ai tempi dell’URSS su tutto il territorio dell’Unione (1/6 della terraferma) fu imposto il culto quasi religioso della venerazione di Lenin. In seguito al crollo del regime comunista e alla comprensibile distruzione di massa dei monumenti di Lenin in Ukraina, Polonia e nelle repubbliche baltiche, la quantità complessiva dei monumenti è diminuita notevolmente. Ma si sostiene comunque che ce ne siano ancora più di 9 mila in piedi.
Non posso commentare le stime sulla quantità, ma posso mostrarvi alcuni degli esemplari più interessanti.
Ufficialmente, il primo monumento a Vladimir Lenin è stato eretto davanti alla entrata della «Manifattura Glukhovskaja» a Noginsk (in provincia di Mosca) il 22 gennaio 1924, quindi il giorno seguente la morte di Lenin.

Tra i numerosissimi monumenti comparsi nei decenni successivi alcuni sono diventati canonici. La forma canonica è caratterizzata dal fatto che la figura di Lenin indica qualcosa con la mano (la giusta via?), proclama qualcosa o manifesta Continuare la lettura di questo post »



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