Stamattina il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto il discorso annuale davanti alle Camere unite del Parlamento russo (la Duma e il Consiglio federale). Non mi sarebbe mai venuto in mente di scriverne perché ormai da oltre un decennio si tratta, nel migliore dei casi, di una manifestazione abbastanza noiosa e priva di contenuti realmente concreti. Al massimo viene mostrato qualche cartone animato sui fantomatici razzi russi capaci di colpire e distruggere la Florida.
Alla fine del discorso di quest’anno, però, si è registrata una comunicazione interessantissima da parte di Putin.
No, non ha preannunciato la propria pensione politica. Tanto ci ricordiamo bene che alla scadenza del suo mandato nel 2024 non potrebbe, secondo la Costituzione russa, essere eletto nuovamente.
Pure i miei lettori italiani, però, dovrebbero ricordare bene che nel 2008 Putin aveva già raggiunto, per la prima volta nella sua carriera presidenziale, il limite costituzionale di due mandati consecutivi. All’epoca aveva regolato la questione lasciando fare a Dmitry Medvedev un mandato «di pausa»: per poi tornare e farne altri due. Ma negli ultimi anni gli analisti sostengono che Putin non sarebbe più disposto di concedere la custodia temporanea della carica suprema ad altre persone, nemmeno al tanto fidato Medvedev. E quindi starebbe cercando altri modi di rimanere al potere anche dopo il 2024. Non si capisce molto perché lo voglia fare. Potrei esprimere alcune idee in merito, ma l’argomento del post odierno è un altro.
Torniamo al discorso davanti alle Camere. Esso si è concluso con una proposta (nel linguaggio politico putiniano è un sinonimo di ordine) della riforma costituzionale. Essa consisterebbe, secondo Putin, nel trasferimento al Parlamento di alcune funzioni attualmente spettanti al Presidente. Così, dovrebbe passare al Parlamento il compito di nominare il Primo ministro e di confermare tutti i membri del Governo da egli proposti. Allo stesso tempo, il Presidente dovrebbe conservare, secondo Putin, il potere di sospendere il Primo ministro e i membri del Governo dai loro incarichi nei casi «della mancata fiducia» e «dello svolgimento inadeguato delle funzioni».
Cosa possiamo dedurre da questa proposta? Considerata l’obbedienza del Parlamento russo al Presidente, possiamo dedurre che Putin abbia deciso di creare un incarico di importanza primaria da ricoprire in prima persona dopo il 2024. Attribuendo al Parlamento il ruolo prevalente rispetto a quello del Presidente della Federazione Russa, potrebbe magicamente diventare il Presidente del Consiglio federale (la Camera alta del Parlamento). Per questo incarico nemmeno nella Costituzione attuale è previsto alcun limite di mandati ricopribile dalla medesima persona.
Non so ancora se ho indovinato. Ma nel caso positivo, tra quattro anni, dirò che non è stato particolarmente difficile.
Come avete già probabilmente letto o sentito, dal mese di ottobre l’Australia è colpita dai gravi incendi forestali. E non è ancora stato trovato il modo di fermarli.
Negli ultimi giorni mi è capitato – forse anche a voi – di leggere di alcune iniziative per la raccolta dei soldi da destinare alla lotta contro gli incendi australiani e i loro effetti. Ma la storia più paradossale è quella legata alla donazione annunciata dal fondatore e amministratore delegato dell’Amazon Jeff Bezos.

In sostanza, Bezos ha comunicato della donazione da parte dell’Amazon di un milione di dollari australiani (circa 690.000 dollari statunitensi) per la lotta contro gli incendi. E si sono subito manifestate delle menti alternative persone scontente: qualcuno è scontento per la somma «bassa» e qualcuno per il fatto che i soldi donati siano quelli dell’azienda e non personali.
Sarebbe troppo banale sottolineare che la beneficenza è una azione volontaria sia nella azione stessa sia nella sua entità.
È molto più importante sottolineare che il mondo è pieno di gente che si sente autorizzata di dettare le regole di altruismo finanziario senza avere ne voglia ne capacità di dare un buon esempio. Come se le persone che sanno lavorare e guadagnare fossero perennemente in debito con chi non lo sa fare. Di conseguenza, ricordo a tutti una semplicissima regola: la beneficenza deve essere sempre anonima, non pubblicizzata. Lo sanno bene le persone e le aziende ricche costantemente assediate da mendicanti di vario livello (fondi, organizzazioni etc.), impariamolo anche noi servendoci del triste esempio di Bezos.
Al massimo, se qualcuno dovesse rompervi troppo con delle pretese finanziarie, limitatevi a rispondere con una frase semplicissima: «sostengo già il fondo XYZ».
Uno dei (o, forse, addirittura «il») più grandi segreti del successo in qualsiasi ambito della vita è la capacità di mandare affanculo una persona al momento giusto.
Certamente, bisogna saper pianificare, studiare, pensare, ascoltare gli altri. Ma è importantissimo sapere, indipendentemente dalle circostanze, mandare affanculo tutti coloro che se lo meritano.
I colleghi raccolgono i soldi per fare un regalo al capo del dipartimento? La segretaria propone di multare i ritardatari? La vecchietta del piano di sotto si lamenta della musica dopo le 18:00? Il volontario allegro ti chiede una firma (e un po’ di soldi visto che ci siamo) per salvare le zanzare del Polo Nord? I parlamentari vogliono adottare una legge sugli sgravi fiscali per chi utilizza le ruote quadrate?
Tutti liberi! Tutti affanculo!
Ogni qualvolta un personaggio di dubbia qualità viene mandato affanculo, il nostro mondo diventa un po’ più bello.
La vita è l’arte di mandare affanculo.
Il nuovo paragrafo di Inerario (§ 20) è dedicato alla struttura ottimale del file XML contenente i numeri telefonici da pubblicare su un sito.
Si tratta di un testo puramente tecnico.
http://www.eugigufo.net/it/inerario/paragrafo20/

Ho scoperto che non solo le persone o i popoli possono manifestare il complesso di inferiorità. Lo possono manifestare pure le chiese. Sottolineo: non le Chiese ma le chiese.
Sull’account Facebook della Sagrada Familia di Barcellona, per esempio, a dicembre era stato pubblicato un video di auguri di buon Natale e Anno Nuovo.
Le parole di auguri vengono cantate e pronunciate in lingua catalana, in inglese, tedesco, arabo e coreano (le ultime due sono particolarmente attuali per gli auguri natalizi). A essere facilmente notata è l’assenza della lingua ufficiale spagnola.
Come sostengono i miei conoscenti che vivono in Catalogna, si tratta di un comportamento molto diffuso nella regione. Alcuni aborigeni, addirittura, perdono ogni percezione del ridicolo e fanno finta di non sapere proprio lo spagnolo. Pensano che in tal modo si mettano in evidenza la loro importanza e il loro spirito di indipendenza.
Mah…
Penso che la canzone «Highway Star» sia ben nota anche alle persone che non sono mai state dei grandi fan dei Deep Purple. Come tanti altri grandi classici musicali, la canzone è nata per caso: a settembre del 1971, mentre i Deep Purple stavano andando a Portsmouth in autobus durante il loro tour in Gran Bretagna, qualcuno dei giornalisti presenti a bordo aveva chiesto a Ritchie Blackmore come facesse il gruppo a scrivere le canzoni. A quel punto Blackmore aveva preso una chitarra acustica (secondo altri fonti un banjo) e iniziato a suonare un riff della nota Sol a ripetizione. Ian Gillan, da parte sua, aveva iniziato a improvvisare un testo, composto anche dalle frasi prive di alcun senso particolare (tipo «… Steve McQueen, Mickey Mouse and Brigitte thingy»). A dicembre dello stesso anno, durante le registrazioni in studio, il gruppo aveva dunque perfezionato il testo e la musica della canzone. Nello stesso periodo il basista Roger Glover aveva inventato il titolo della canzone.
La versione nota a tutti fa dunque parte dell’album «Machine Head» del 1972:
Come tutte le canzoni ben riuscite, anche la «Highway Star» è stata successivamente cantata da diversi altri gruppi musicali. Oggi vi propongo due di quelle cover. La prima è del gruppo Metal Church (inserita anche nell’omonimo album d’esordio del 1984):
La seconda cover, secondo me molto più interessante dal punto di vista musicale, è del gruppo italiano Quintorigo (contenuta nell’album «Grigio» del 2000):
Quest’ultimo è un bel esempio di utilizzo moderno degli strumenti classici, inspiegabilmente snobbato dalla maggioranza dei musicisti. Probabilmente, è anche una questione della capacità.
La chiesa veneziana Santa Maria dei Miracoli (semplicemente Miracoli nel linguaggio popolare locale) fu costruita negli anni 1481–1489 sul progetto dell’architetto Pietro Lombardo (aiutato in questa occasione dai figli). È una chiesa bella, una delle più interessanti che io abbia mai visto in Italia, che ha anche una particolarità fastidiosa: è praticamente impossibile da fotografarla da fuori. Trovandosi infatti a brevissima distanza da tutti i palazzi circostanti, non rientra interamente in un obiettivo normale. Con un Canon EF 28–80 mm II, per esempio, il miglior risultato possibile è questo:

[foto scattata dal sottoscritto in occazione della visita di agosto]
Certo, si potrebbe utilizzare un obiettivo grandangolare, ma in tal caso la chiesa appare sulla foto con delle notevoli distorsioni.

Le foto con le distorsioni sono dunque finite su tutti gli album di architettura, Continuare la lettura di questo post »
Ricordo a tutti gli interessati che il martedì 14 gennaio la Microsoft cesserà di pubblicare gli aggiornamenti della sicurezza del Windows 7. Quel giorno diventerà dunque la data di morte ufficiale della «7». A tutti i gerontofili digitali che vogliano continuare a utilizzare il suddetto sistema operativo, io potrei consigliare due cose:
1) scaricate e installate tutti gli aggiornamenti disponibili,
2) dopo il 14 gennaio evitate i contatti del vostro computer con l’internet e con i dispositivi di archiviazione esterni (chiavette usb, hard disk esterni, varie schede SD etc.).
Se non siete dei sistemisti di un impianto industriale a regime speciale e, di conseguenza, del tutto logicamente giungete alla conclusione che il rispetto del secondo punto rende quasi inutile il computer dotato del Windows 7, seguite pure il mio saggio consiglio. Con tanta serenità migrate verso il Windows 10: a differenza del Windows 8, il 10 è un sistema operativo bello e comodo.
Avete tutto il weekend per decidere e organizzarvi.
P.S.: giustamente, qualcuno potrebbe chiedermi: come aggiornare gratuitamente il Windows 7 a Windows 10 nel 2020?
Ebbene, è possibile ed è facilissimo. Continuare la lettura di questo post »
Molto probabilmente, «Once Upon a Time… in Hollywood» è il primo film di Tarantino che mi ha fatto pensare. Quasi sicuramente mi ha fatto pensare solo perché non sembra un film di Tarantino.
Da quando è uscito il film, ho visto tantissime persone alla ricerca del suo senso nascosto e del motivo che ha spinto il regista a produrre una opera per egli così atipica. Nessuno ha però proposto delle risposte convincenti o almeno interessanti. Tocca quindi a me…

Secondo il mio parere autorevolissimo, il «Once Upon a Time… in Hollywood» è la vendetta personale di Tarantino per il Hollywood e per il cinema degli anni ’60 e ’70 di quei tempi che hanno formato la cultura cinematografica di Tarantino stesso e che sono mutati fortemente anche «grazie alla» Family di Manson. In tutti (o quasi) i film di Tarantino i personaggi si vendicano per qualcosa. Ora lo fa lui con le mani dei personaggi in una delle ultime scene del film.
Ci ha messo tanto impegno per poter compiere una vendetta del genere. Ha sviluppato quella metodologia, quella tecnica della vedetta che noi abbiamo sempre conosciuto semplicemente come il suo stile cinematografico. E ha finalmente deciso che ora si può: è pronto lui e sono pronti gli spettatori. Ha dunque superato questo traguardo della propria carriera da regista.
Ora ha un impegno in meno nella vita professionale e può sentirsi libero a fissare qualche altro obiettivo. Ma sarebbe esagerato e scorretto cercare dei punti in comune con uno dei protagonisti dell’ultimo film.
Ecco, secondo la mia interpretazione personale il vero senso del «Once Upon a Time… in Hollywood» è questo.
Nonostante tutto, parlando della eliminazione del generale iraniano Qasem Soleimani bisogna riconoscere due cose.

In primo luogo, ricordiamo che era pur sempre una figura istituzionale. È stato un personaggio particolare, ma è stato eliminato per il volere del Presidente di un altro Stato.
In secondo luogo, dobbiamo renderci conto del fatto che si tratta di un evento prevalentemente di politica interna statunitense. Si tratta di una mossa del gioco politico interno di una persona concreta: Donald Trump.
Trump, infatti, si è svegliato il 1 gennaio del 2020 con la chiara comprensione del fatto di avere dei seri problemi. È vero che nella situazione politica attuale l’impeachment non verrà mai portato a termine: lo impedirebbe la maggioranza repubblicana al Senato. I democratici, però, sfruttano l’assenza di una indicazione precisa circa i termini temporali del voto nel Senato e insistono nel chiedere ai repubblicani di garantire l’interrogatorio delle personalità ritenute complici dei fatti incriminati a Trump.
Trump, da parte sua, ha inventato una sua versione della via d’uscita dalla situazione scomoda: il rischio della guerra nel Medio Oriente (e le conseguenti minacce per gli USA) che dovrebbe unire attorno alla sua figura il popolo e il mondo politico americani.
È una situazione talmente banale e trasparente che non rientra nemmeno nella categoria delle dietrologie da bar. È banale come l’analogia con l’operato pluriennale di un noto collega di Trump: Vladimir Putin. La perenne ricerca del nemico esterno — la cui esistenza giustificherebbe molti comportamenti — è un punto comune tra gli USA e la Russia che non mi sarei mai aspettato di scoprire.



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