Una alternativa sprecata

Dopo avere incontrato, per l’ennesima volta nella stessa via, una Piaggio Ape Calessino, ho pensato che quest’ultima potrebbe essere una interessante alternativa alle automobili sempre più limitate nella possibilità di entrare nel centro di Milano. Allo stesso tempo, potrebbe essere una interessante alternativa ai mezzi pubblici, il cui uso è attualmente limitato per dei motivi che non ne posso più di nominare.

Ma poi sono andato a vedere i prezzi e ho scoperto che anche l’esemplare usato meno caro costa quanto una vera auto: usata ma non vecchia, quindi di qualità e sufficientemente ecologica per entrare in molte zone. Continuare la lettura di questo post »


La furbizia scientifica

Per esperienza so (e alcuni di voi forse si ricordano, ahahaha) che molti studenti sono altamente creativi nello stilare la bibliografia delle proprie tesi di laurea. Il sottoinsieme più ampio di questi studenti indica dei libri che in realtà non ha mai letto (hanno semplicemente trovato il titolo «bello» da qualche parte). Il sottoinsieme un po’ più ristretto indica dei libri rari che si trovano molto difficilmente in circolazione (non escludo che questi studenti possano essere molto fortunati nelle ricerche, ma, quando li sento parlare, spesso mi viene un lecito dubbio). E poi ci sono degli studenti che citano dei libri vecchi ma, per apparire aggiornati, nella bibliografia sostituiscono l’anno di pubblicazione del libro stesso (dal contenuto della citazione, però, a volte si scopre il trucco).
Agli studenti comuni si possono perdonare molte cose. Hanno fretta di sistemare certe formalità «noiose»; hanno tante cose interessanti da fare nella vita e la ricerca scientifica raramente è una di queste.
Però, cazius, ci sono degli autori, «ricercatori», che taroccano l’anno di pubblicazione di una opera citata senza accorgersi che nell’anno da loro riportato quella opera non è stata pubblicata.
E io che faccio? Spendo mezza mattina per cercare quella opera, mi rendo conto del trucco, mi sorprendo, bestemmio e scrivo un post per il sito.
Poi mi fermo, ragiono un po’ e esprimo un desiderio: voglio che per le bibliografie vegano resi obbligatori i link alle opere citate. Tanto, ormai, la maggior parte del patrimonio scientifico e culturale è già stato – nel peggiore dei casi – scannerizzato o fotografato.


Gli scherzi pseudostatistici

La numerologia è una stronzata colossale, ma in qualità di uno scherzo, a volte, può andare bene. In Russia, per esempio, ultimamente si è diffuso quello che sto per riportare…
Nel 1870, l’anno della nascita di Lenin, l’America del Nord, l’Europa e la Russia furono colpite dalla epidemia del vaiolo.
Nel 1920, l’anno del 50-esimo compleanno di Lenin, ci fu l’epidemia mondiale della influenza spagnola (c’è chi fa dei paragoni con la situazione attuale).
Nel 1970, l’anno dei 100 anni di Lenin, c’è stata l’epidemia di colera (prevalentemente in alcune zone dell’URSS).
Nel 2020, l’anno dei 150 anni di Lenin, c’è l’epidemia mondiale del coronavirus (ne abbiamo già letto abbastanza).
Sarà forse meglio interrare, finalmente, Vladimir Lenin?

A meno che non siate dubbiosi di poter campare per altri cinquant’anni, ahahaha


Le tifose fedeli

L’8 maggio in Korea del Sud è ripartito il campionato di calcio. Non so quanto sia importante o interessante questo fatto di cronaca per i miei lettori. Il mio interesse personale verso lo sport professionale in generale e il calcio in particolare tende allo zero, quindi mi concentro su un fatto correlato.
La squadra di calcio sudcoreana FC Seoul è stata accusata dell’utilizzo delle «donne» gonfiabili in qualità del pubblico finto allo stadio (l’idea è stata quella di rendere le partite un po’ «vivaci» nelle condizioni del non assembramento). La squadra, da parte sua, sostiene che in qualità del pubblico sarebbero stati utilizzati i manichini.

Dalle foto non si capisce molto — anche perché, fortunatamente, non sono un esperto in materia — ma voterei comunque la prima opzione. Perché una società sportiva, senza rendersene conto, ha fatto ben due scoperte sociologiche: 1) quale categoria di donne è ugualmente (ugualmente fortemente) interessata a entrambe le attività; 2) come dobbiamo vedere le persone che vanno a sprecare la loro unica vita allo stadio (dove, tra l’altro, non si vede quasi nulla).


Post quarantena

Il post di oggi è dedicato alla esperienza della recente quarantena italiana. Chi non ha più le forze morali per leggere ulteriori testi sull’argomento del COVID-19, salti pure questo testo. Non mi offendo. Vi capisco benissimo.
Io, intanto, elenco molto brevemente alcune mie considerazioni di basso contenuto intellettuale.
1. Sì, pure io sono curioso di vedere le statistiche delle separazioni nelle prossime settimane e delle nascite di dicembre 2020 / gennaio 2021. A marzo mi era già capitato di leggere della impennata delle separazioni in Cina. Per le nascite in Cina e per entrambi fenomeni in Italia le notizie interessanti mi sembrano inevitabili.
2. Le statistiche non di minore importanza, ma più veloci da ottenere sono quelle che riguardano i furti in casa. Vorrei vedere i valori di marzo/aprile 2020 e il loro confronto con i valori dei mesi e anni precedenti (per ora ho visto solo dei dati parziali e generici come questi). Perché mi sa tanto che una grossa quantità di «professionisti» era rimasta senza lavoro. Vorranno recuperare?
3. Altrettanto interessante sarebbe vedere una ricerca sociologica sulla quantità delle persone che fino alla fine di febbraio 2020 pianificavano di andare in pensione a breve, ma dopo la chiusura in quarantena hanno cambiato idea. Perché, effettivamente, si tratta di un trailer un po’ terrificante.
4. Dubito che una quantità consistente degli antivaccinisti convinti ritrovi la salute mentale. Certe persone non sono recuperabili. Ma spero di sbagliami.
5. Pare che almeno la prima puntata (stagionale) della emergenza stia per passare, ma io sto ancora cercando di minimizzare l’uso dei mezzi pubblici. Non perché sono allarmato/impaurito – non lo sono stato nemmeno nei momenti peggiori! – ma perché nel corso dei lunghi due mesi passati in quarantena sono visibilmente ingrassato. Oltre al fattore estetico negativo è anche una potenziale minaccia per la salute, quindi sto cercando di camminare ancora più del solito. Invito i miei lettori a fare lo stesso.
6. La prossima volta (spero che non ci sia!) che ci capita di finire in quarantena, ricordiamoci che quelle del cibo non sono le uniche scorte necessarie. A differenza di alcuni miei amici e conoscenti, io ho imparato già anni fa a leggere i libri in formato digitale e ho dunque evitato almeno uno dei tanti problemi. Però, per esempio, la chiusura della Brico e negozi simili mi ha impedito di vivere la quarantena con l’utilità ancora più grande. Ne vanno tratte le giuste conclusioni.
7. Probabilmente avrebbe senso ragionare sulla opportunità di introdurre nelle scuole una materia obbligatoria che potremmo chiamare «Le basi medico-sanitari». Sicuramente scriverò un post a parte sull’argomento, mentre ora mi limito a precisare che l’educazione sessuale non è l’unico tema che debba essere affrontato nella suddetta materia. Dovrebbero essere approfondite e conservate nelle teste degli umani tutte quelle nozioni che molte persone hanno dovuto imparare un po’ in fretta nel corso dell’ultima epidemia. La materia sarà utile anche per scacciare dalle teste certe conoscenze mediche false che ho letto e sentito in abbondanza negli ultimi due mesi e mezzo. Si riuscirebbe a minimizzare non solo i danni delle epidemie, ma pure il fastidiosissimo panico tra la popolazione.


Il ritratto del nemico

L’azienda russa Visual Science si occupa della visualizzazione scientifica e questa settimana ha pubblicato un modello 3D dettagliato del coronavirus SARS-CoV-2 di propria produzione. Il lavoro ha richiesto quasi tre mesi. Si sostiene che il modello sia stato creato sulla base dei dati scientifici più recenti e dei commenti dei virologi.
Ecco la relativa visualizzazione:

P.S.: aggiungo pure il link all’instagram della azienda.


La musica del sabato

All’inizio di febbraio mi ero promesso di dedicare i singoli post musicali ai componenti del duo Simon and Garfunkel.
Oggi è arrivato il turno di Art Garfunkel e non posso non constatare che questi, a differenza del serio Paul Simon, ha sempre mostrato nella propria attività da solista delle tendenze troppo pop. Non dovremmo stupircene troppo: tutta la qualità dei testi e della musica del vecchio e glorioso duetto era garantita esclusivamente dall’impegno del suo amico-collega.
Tentando di trovare qualcosa di serenamente ascoltabile, ho selezionate le seguenti due canzoni di Art Garfunkel.
La prima canzone è «Another Lullaby» (dall’album «Angel Clare» del 1973):

E la seconda è «Crying in My Sleep» (dall’album «Watermark» del 1977):

Da oltre dieci anni Art Garfunkel ha dei continui problemi con la voce (ma ha anche una certa età) e quindi non canta quasi più. Ma io preferisco che entri nella storia musicale – meritatamente! – come la voce alta di Simon and Garfunkel.


Il presente post in parte riguarda il tristemente noto COVID-19. Di conseguenza, le persone che temono di morire per l’overdose informativo sono pregate di allontanarsi dai monitor (non voglio rispondere nemmeno della vostra salute psichica).
Bene, ora posso iniziare.
L’azienda statunitense Xenex da alcuni anni produce i sistemi mobili per la disinfettazione. Ma è nel 2020 che è arrivato il suo momento di gloria: nel mondo è iniziata la famosa pandemia.
test hanno dimostrato che l’apparecchio della Xenex chiamato LightStrike uccide il coronavirus su tutte le superfici di un ambiente chiuso in appena due minuti. Inoltre, si è rilevato che l’apparecchio disinfetta al 99,99% le maschere N95 (quelle più avanzate delle semplici maschere mediche).

Purtroppo non ci sono fornite tutte le caratteristiche tecniche, ma possiamo apprendere che l’apparecchio emette dei lampi di radiazione nell’intervallo 200–315 nm: 4300 volte più potenti di una semplice lampada a raggi UV.

L’apparecchio è definito un robot perché prima di iniziare la disinfettazione scannerizza la stanza per verificare l’assenza degli umani. Solo dopo essersi assicurato della loro assenza inizia sterminare ogni entità viva nell’ambiente.
Il funzionamento è mostrato in questo video: Continuare la lettura di questo post »


Coniuge e partner

La parola «coniuge» è una delle più cazzute in tutte le lingue del mondo che la dispongono. Può essere ammissibile nel linguaggio burocratico/notarile, mentre nel lessico umano quotidiano fa vomitare. Lo stesso vale per la parola «partner» applicata alla persona con la quale si ha un determinato rapporto intimo.
«Ciao, io sono Tizio e lei è la mia coniuge Caia».
«Buongiorno, Tizio. Io sono Maria e lui è il mio partner Sempronio».
Parlate da umani!


Jojo Rabbit

Si usa dire e scrivere che il film «Jojo Rabbit» di Taika Waititi parli di un bambino che è cresciuto nell’atmosfera della propaganda nazista, che vuole diventare un vero nazista e che ha un amico immaginario chiamato Adolf Hitler. Altrettanto diffusa è l’idea idillica che il bambino inizi ad allontanarsi, crescendo, dalla ideologia nazista. E poi che il bambino ama gli animali… Effettivamente, sarebbe troppo bello e facile vedere solo queste cose. Ma in realtà il film è molto più profondo e interessante di tutti gli effetti visivi elencati.
Anche se non avete ancora visto il film (veramente?), non abbiate paura di leggere qualche spoiler nel mio testo. Un buon film non è fatto di sole scene inquadrate, come un buon libro non è fatto di sole storie raccontate.
Prima di tutto bisogna rendersi conto del fatto che il protagonista del film è caratterizzato dal non compiere alcuna azione. Il nostro simpatico bambino rispetta rigorosamente (a volte anche troppo) tutte le formalità estetiche del regime sotto il quale è cresciuto (l’abbigliamento e le parole giuste), ma non riesce a fare alcunché di concreto e, allo stesso tempo, ha sempre paura. In ogni episodio della sua vita le proporzioni della paura e della incapacità variano, ma il risultato è sempre lo stesso: zero azioni. Non riesce a partecipare alle attività collettive perché ha paura; ha paura di apparire incapace e quindi non riesce ad adempiere ai compiti individuali nel bosco, sul campo e in città. Alla fine non va nemmeno a difendere fisicamente il regime e si nasconde negli sotterranei, ma lo fa sempre per paura e non per convinzione.
E infatti dobbiamo capire che il film non parla di un bambino. Il film parla di una comune persona piccola. Di quel omino che vuole necessariamente sentirsi parte di una entità grande, forte e ammirata, ma sceglie la via più semplice per raggiungere l’obiettivo: si schiera dalla parte di un leader carismatico che sa fare le promesse, che ha già una soluzione semplice per tutti, che adula abilmente i sentimenti primitivi comuni alle grandi masse delle piccole persone comuni. Gli esempi storici non si limitano al solo Hitler: anche negli anni più recenti abbiamo visto salire alla guida di molti Stati dei leader del genere. La persona piccola ascolta avidamente le belle favole del/sul proprio leader, le coltiva nella propria mente, le ritrasmette al mondo circostante. Le ritrasmette non per informare o predicare, ma per convincere gli altri (e forse se stesso) delle proprie utilità e importanza. Ma non fa nulla di concreto. Ha solo paura. Ha paura non di andare contro il sistema (un pensiero del genere non verrebbe mai nella sua mente), ma di vivere la vita attiva piena di rischi e responsabilità personali. È solo una piccola persona comune, «umile e onesta».
Le persone del genere devono essere guidate per mano nel corso di tutta la vita. Quando il grande leader del turno sparisce per sempre (prima o poi succede a tutti gli umani), la persona piccola inizia a cercarsi un’altra guida, un altro leader. Lo cerca quasi inconsciamente, lo cerca perché non sa vivere diversamente come un bambino comune non sa vivere senza la mamma. E il nuovo leader – che sorpresa – è sempre una persona presente nelle vicinanze già da tempo, ma fino a poco fa considerata un nemico che merita solo minacce e beffe.
La persona piccola si pentirà? Si pentirà almeno del proprio passato? Si pentirà per avere sostenuto qualcosa di disumano? Si pentirà per essersi comportato in modo disumano anche solo dal punto di vista morale, senza compiere delle azioni fisiche concrete? Si farà delle domande? Capirà, almeno, che ha un bisogno vitale di essere guidato, non importa molto da chi? Nella maggioranza dei casi umani la risposta è, purtroppo, no. Nemmeno se per la colpa di quel passato disumano ha perso una delle persone più care. Pure tra i parenti e i discendenti delle vittime delle repressioni staliniane ci sono tuttora moltissimi stalinisti convinti. Ma, in ogni caso, il nostro protagonista continuerà a seguire tranquillamente la corrente della vita.
«Jojo Rabbit» è un tristissimo film sul destino di una piccola persona comune.

Guardate il film se non lo avete ancora fatto. È molto attuale anche per l’Italia.