L’inutilità delle sanzioni

Lo scrivono pure i giornali italiani: ieri l’UE e gli USA hanno adottato – in risposta alla persecuzione dell’oppositore Alexey Navalny – delle sanzioni contro alcuni alti funzionari russi.
In merito a tale notizia il concetto fondamentale da sapere è semplice: tutte le sanzioni del genere sono completamente inutili. Infatti, la grande maggioranza dei personaggi direttamente interessati non viaggia all’estero da anni (salve le rarissime, eccezionali, visite di lavoro presso alcune organizzazioni internazionali), tiene la maggioranza delle proprie ricchezze nelle banche russe (Vladimir Putin si è impegnato per anni a convincerli) e, allo stesso tempo, non ha alcun motivo di preoccuparsi per i parenti eventualmente residenti negli Stati occidentali. Di conseguenza, tutti i funzionari «sanzionati» non si sentono assolutamente scomodati.
Di fronte a tale situazione potremmo chiederci: perché l’UE e gli USA hanno adottato delle sanzioni del genere? Non si saranno accorti già nelle situazioni precedenti che tale modo di fare non produce alcun effetto? Ecco, in realtà la risposta è semplice: le sanzioni del genere vengono regolarmente adottate solo per mostrare la posizione dei leader occidentali nei confronti della politica russa (di solito quella internazionale, ma da poco anche quella interna). Allo stesso tempo, però, non si capisce quali altri obiettivi si vorrebbe raggiungere con l’uso dello strumento politico chiamato «sanzioni». E in assenza degli obbiettivi precisi vengono logicamente inventati degli strumenti inutili. Inoltre, è abbastanza evidente l’impossibilità di inventare delle sanzioni efficaci e, in contemporanea, continuare a comprare le risorse naturali (necessarie per il funzionamento della propria economia) e a evitare di colpire i cittadini comuni della Russia.
A questo punto non mi resta altro che constatare: è assolutamente normale la situazione in cui i politici siano più preoccupati per gli interessi nazionali che per i problemi interni di uno Stato lontano. Così, anche la Russia risolverà i propri problemi interni senza ricorrere all’aiuto esterno. Sarà una cosa bellissima nella sua normalità.


90 anni di Gorbachev

Non penso che ci sia il bisogno di presentare il protagonista del post di oggi. Quindi passo subito al pretesto che mi permette di scriverne.
Oggi Mikhail Gorbachev compie 90 anni.

Oltre a fare gli auguri (come se ci fosse anche una minima probabilità che egli se ne accorga), colgo l’occasione per ricordare quel falso mito che viene associato al nome di Gorbachev un po’ in tutto il mondo. Infatti, mi è capitato di sentire da molte persone – provenienti non solo dalla Russia o dall’Italia – delle frasi del tipo «Gorbachev ha fatto crollare l’URSS». Mah… se il lavoro di un anatomopatologo fosse sempre considerato la causa di morte, ci troveremmo oggi in un mondo abbastanza strano.
Il problema sta nel fatto che Gorbachev è stato un anatomopatologo che ha tentato di fare il lavoro di un rianimatore. Attraverso una serie di misure / riforme di vario genere (alcune sensate e alcune un po’ meno) Gorbachev ha tentato – con un grado di successo che ormai non ha più senso di commentare – di rianimare un grosso cadavere puzzolente e di colore viola, dimenticandosi (?) del problema principale: il corpo sul tavolo non aveva più alcuna ragione di vivere. Per un periodo abbastanza lungo, più o meno fino alla metà degli anni ’60, nell’URSS rimaneva ancora almeno una illusoria credibilità della ideologia statale. Di quella ideologia che era ancora capace di caricare molte persone di entusiasmo, di convincere che si stia costruendo un mondo migliore, «più giusto». Ma di fronte alla evidente realtà tutte le illusioni prima o poi svaniscono. Assieme a loro viene automaticamente meno anche la motivazione di mantenere in piedi ogni genere di entità che da quelle illusioni venivano motivate a funzionare e svilupparsi. Vale per le compagnie di amici, squadre sportive, aziende, Stati etc.
Mikhail Gorbachev non ha saputo, non ha voluto o non si è accorto di dover (sottolineate pure quella che preferite) rinnovare l’aspetto ideologico dell’URSS per proporre alle persone comuni e ai dirigenti locali qualche nuova (magari meno scadente, più attuale per quei tempi) motivazione alla futura vita comune. Di conseguenza, in occasione del tentato colpo di Stato nell’agosto del 1991 – quando alcuni vecchi gerarchi sovietici avevano tentato di difendere lo status quo a loro tanto conveniente – molte persone avevano capito: la scelta tra il passato noioso (da vomito) e il futuro nebbioso (ma forse migliore) va fatta ora. Il risultato è noto. Ma allo stesso tempo in molti preferiscono dimenticare che Mikhail Gorbachev aveva assistito al realizzarsi di quella scelta da prigioniero in una residenza in Crimea.
Mikhail Gorbachev è forse quel governante russo (nel senso largo del termine) degli ultimi trentacinque anni di storia, nei confronti del quale ho meno parole negative da dire o scrivere.
E quindi gli faccio serenamente gli auguri.
P.S.: per levare ogni dubbio, preciso: sono infinitamente felice che almeno l’URSS non esista più.


Le cifre in rilievo

Le cifre e altri caratteri in rilevo sulle carte bancarie inizialmente avevano un senso pratico particolare. In sostanza, al momento del pagamento la carta veniva appoggiata sul piano di una particolare pressa, sopra la carta venivano appoggiate alcune copie di un modulo prestampate alterate con la carta di carbone, dopo di che veniva azionata la pressa. In questo modo venivano ottenute più copie dello stesso modulo di uno scontrino o fattura. Una copia rimaneva al possessore della carta, una al fornitore del bene o del servizio e una veniva spedita alla banca.
So che in alcuni posti (anche in alcune cittadine degli USA!) questo modo molto antiquato di giustificare i pagamenti con una carta bancaria è stato utilizzato fino alla fine degli anni ’90. E non penso che oggi qualche banca si dimostri disponibile ad accettare una stampa di questo tipo.

Ma la vera domanda è un’altra. Perché ora, nel XXI secolo, si continua a produrre le carte bancarie con i caratteri in rilevo? Tutte le informazioni necessarie sono ormai contenute sulla striscia magnetica e sul chip: possono essere trasmesse in via elettronica e, in caso di necessità, anche stampate in un modo a noi abituale.
Anzi, una soluzione ancora più moderna sarebbe quella di abolire le carte bancarie. Tanto, si può fare tutto con il telefono.


Uno light show

Ebbene, non solo i coreani sanno sincronizzare i droni. I cinesi ci riescono altrettanto bene:


La musica del sabato

Carl August Nielsen è oggi considerato uno dei più grandi compositori danesi, il capostipite della scuola musicale danese. Il periodo dell’impegno professionale di Nielsen nella musica (dal 1891 al 1931) può essere diviso in almeno quattro fasi. Per il post musicale di oggi ho pensato dunque di selezionare le composizioni che rappresentano al meglio le fasi più significative.
Per esempio, potrei iniziare con il Concerto per violino (del 1911), una delle composizioni grazie alle quali Nielsen ha iniziato ad assumere una certa notorietà in Europa:

E poi potrei aggiungere una composizione che caratterizza bene l’ultima fase artistica di Nielsen: il Concerto per clarinetto del 1928.

Ci voleva qualcosa di vivificante.


Liberare qualcuno

Pare che i capi di Stato e di Governo europei si sono già messi d’accordo (con una velocità che mancava da decenni, ahahaha) sulla opportunità di accogliere la proposta greca: introdurre prima dell’estate il «passaporto vaccinale» digitale che permetta agli europei vaccinati contro il Covid-19 di circolare liberamente in UE.
In merito a questa notizia positiva, posso fare due osservazioni.
Prima di tutto, sono contento che ci siano arrivati a concordare uno strumento digitale, quindi più difficilmente falsificabile.
In secondo luogo, spero che ora qualcuno vada oltre il piccolo traguardo già raggiunto e proponga di concedere dei permessi almeno temporanei alle persone con gli anticorpi. Allargare l’insieme delle persone (o, se preferite, lavoratori e consumatori) liberi sarebbe una cosa giusta e conveniente.


Il vandalo

Il Museo Nazionale dell’arte, architettura e design norvegese ha recentemente pubblicato il risultato di una importantissima ricerca: quella sulla origine di una piccola scritta in matita sulla prima versione dell’"Urlo" di Edvard Munch (dipinta nel 1893). La scritta, nota agli esperti almeno dal 1904, si trova nell’angolo superiore sinistro e recita:
«Could only have been painted by a madman!»
Per capire se si trattasse del risultato di un atto vandalico o meno, gli esperti avevano dunque fotografato la scritta con una camera a raggi infrarossi per ottenerne una immagine più precisa e poter confrontare la scrittura con quella di Munch stesso. Dopo avere svolto alcune analisi, sono giunti alla conclusione che si tratta della stessa scrittura dei diari e delle lettere di Edvard Munch.
Molto probabilmente, la scritta sia dovuta al fatto che negli ultimi anni ’90 del XIX secolo alcuni critici autorevoli avevano dato del pazzo a Munch (il quale era già abbastanza preoccupato per avere alcuni antenati con dei problemi mentali). Ma io preferisco sperare che in tutta questa storia prevalga il fattore umoristico. Un po’ perché reputo sacrosanto il dovere di ogni artista di prendere in critici dell’arte: la maggioranza di questi non fa altro che parassitare sulle opere altrui che non è in realtà in grado di comprendere. E in parte perché bisogna pur dare un po’ di lavoro agli storici e ai vari dipendenti museali: se gli artisti non creassero dei «grandi misteri», come si potrebbero giustificare anche i miseri stipendi di tutte quelle persone?

Insomma, se create qualcosa — qualsiasi cosa — non dimenticatevi si aggiungere degli elementi pseudo-vandalici.


La compassione a random

Vedo che qualcuno si è scandalizzato (beh, più o meno) di fronte alla notizia sulla morte oltre sei mila cinquecento lavoratori migranti in Qatar negli ultimi dieci anni (da quando è stato assegnato il campionato mondiale di calcio 2022)… E mi chiedo per l’ennesima volta: fino a quando le persone continueranno a reagire con tante emozioni ai singoli dati statistici presi a caso da una serie?
Anche se quei dati, certamente, non possono essere definiti belli.


Pare una iniziativa logica

Bene, il Governo greco propone ancora una volta all’UE di valutare l’opportunità di introdurre il «passaporto vaccinale». L’obiettivo sarebbe quello di consentire alle persone già vaccinate contro il Covid-19 di viaggiare in tutta Europa, salvando dunque almeno la stagione turistica estiva del 2021.
Allo stesso tempo, mi è capitato di leggere diverse osservazioni sulla presunta discriminazione delle persone non vaccinate che deriverebbe dalla introduzione di un «passaporto» del genere.
A questo punto va constatato che i critici della proposta greca si sono svegliati un po’ tardi: più o meno tutte le limitazioni agli spostamenti locali, nazionali e internazionali introdotti in giro per il mondo (dunque anche nell’UE) hanno in realtà poco di legale. Di conseguenza, è abbastanza facile ipotizzare una sensibile quantità di cause giudiziarie contro i vari governi in un futuro neanche tanto lontano, quando i mesi (o gli anni) della pandemia passata verranno analizzati dagli umani in un modo più razionale che emotivo. L’introduzione di una misura giuridicamente discutibile in più non cambierebbe orami la situazione generale in un modo radicale.
Al giorno d’oggi, però, il «passaporto vaccinale» svolgerebbe almeno due funzioni importantissime. In primo luogo, permetterebbe di evitare il secondo anno economicamente catastrofico di fila. Certo, viste le dinamiche della vaccinazione, non si tratta di tornare ai livelli turistici del 2019, ma nemmeno riempire le zone di vacanza con le sole persone che accettano il rischio (e ribadisco che le persone adulte devono avere la possibilità di rischiare come pare a loro).
In secondo luogo, il «passaporto vaccinale» costituirebbe una arma potentissima contro i militanti dell’antivaccinismo (che stranamente esistono ancora su questo pianeta): si saranno stancati pure loro di essere prigionieri della loro città, Regione o Stato.
E quindi spero che facciano questo «passaporto vaccinale»: ci servirà tanto anche a livello nazionale, nella vita quotidiana.


Lo sport popolare

Tanti anni fa un mio amico universitario aveva lavorato, per un po’ di tempo, in una nota catena di distribuzione degli articoli sportivi. Non era proprio un dirigente, ma aveva comunque una reputazione professionale e intellettuale abbastanza alta da poter proporre al capo del suo reparto di ordinare (e dunque mettere in vendita) delle nuove categorie di merci. Quale sarà stata una delle prime idee? È ovvio: le mazze da baseball!
In un primo momento il capo non si era mostrato particolarmente convinto e aveva pure espresso dei dubbi circa l’impatto sull’ordine pubblico nella zona… Ma alla fine aveva ceduto di fronte a una argomentazione assolutamente logica: qualsiasi oggetto, anche quello più banale e/o di uso quotidiano, può essere usato male. Di conseguenza, aveva ordinato una partita di duecento mazze (se mi ricordo bene il numero).
Alcuni giorni dopo l’arrivo della nuova merce, un cliente si era avvicinato al mio amico con una domanda semplice e allo stesso tempo un po’ prevedibile: «Ma secondo te con questa mazza posso anche picchiare il mio vicino?»
«Non lo so e non lo voglio sapere», aveva risposto il mio amico. «Noi non ci interessiamo alla vita privata dei nostri simpaticissimi clienti».
[la citazione non è precisa, ma rende bene il senso generale e la forma della risposta fornita]
In una decina di giorni tutta la partita di mazze da baseball era stata venduta. Il mio amico aveva avuto una piccola soddisfazione professionale e nessun rimorso per avere fornito una potenziale arma a quel cliente «particolare» di cui sopra. Perché? Perché nell’indifferenza di tutti le mazze erano l’unico (!) attrezzo per il rispettivo sport in vendita, ma nella zona (come in tutta la Milano) non si era verificato alcun fenomeno di massa legato all’uso improprio degli articoli sportivi.
La morale: nei limiti del decente e del legale, fate pure ciò che vi piace e che vi fa guadagnare. Tantissime persone vi pagheranno solo per sentirsi fighe.