Come avete probabilmente già letto negli ultimi giorni, Donald Trump si sta lamentando di molti aspetti tecnici delle elezioni presidenziali 2020. Sicuramente non smetterà di farlo per un certo tempo ancora.
Noi, invece, da osservatori estranei possiamo non limitarci al contemplare il suo attaccamento al potere e studiare un po’ meglio anche la storia delle elezioni statunitensi. Per esempio, potremmo iniziare dallo studio di questo database delle frodi elettorali americane dal 1979 ad oggi. Sì, i casi esistono, ma sono pochissimi e, soprattutto, hanno tutti avuto delle loro conseguenze legali.
Nel 1929 l’ingegnere tedesco Engelbert Zaschka presentò a Berlino una automobile «pieghevole» di propria invenzione.

Si tratta di una auto leggera che poteva essere facilmente smontata o montata anche da una sola persona in massimo 20 minuti. Infatti, l’auto era composta da tre blocchi che dovevano solo essere collegati tra loro prima dell’uso. L’auto smontata poteva essere conservata in un qualsiasi locale. Continuare la lettura di questo post »
So che scriverlo oggi sembra quasi una presa in giro, ma…
Ho finalmente pubblicato il rapporto fotografico sulla mia visita a Novara di metà agosto 2020 (quando non c’erano la possibilità e forse l’opportunità di andare in molti luoghi più lontani).

Nei giorni delle notizie riguardanti quasi esclusivamente tre argomenti, tutti un po’ deprimenti (Covid, Trump e terrorismo), è bello leggere che almeno da qualche parte del mondo l’ignoranza ha iniziato a retrocedere. In seguito alle proteste popolari, il Governo polacco ha rimandato l’entrata in vigore delle nuove limitazioni in materia degli aborti.
La grande fonte dell’ottimismo sta nel fatto che le religioni si comportano, nel lungo periodo, come i virus: si adattano alle condizioni nelle quali devono vivere. Finché è troppo forte, muore assieme ai propri portatori. Per sopravvivere deve indebolirsi e quindi mutare fino a diventare una male quotidiano poco significante. E a quel punto si sradica completamente con una certa facilità.
Però… in questo periodo potrei mettermi a pubblicare i testi motivazionali. Ci penserò.
Qualcuno non sa ancora che negli USA è iniziato il giorno ufficiale delle elezioni presidenziali? Chi non lo sa non usa l’internet, quindi andiamo avanti.
Qualcuno ritiene scontata – in base ai dati sulle probabilità pubblicati negli ultimi mesi – la vittoria di Joe «sleepy» Biden? Chi lo pensa, probabilmente non si ricorda che la volta scorsa la probabilità di vittoria di Hillary Clinton era attorno al 70%. Pure io ritenevo ovvia la sua vittoria, ma ora non voglio più ripetere l’errore ahahaha
Qualcuno ritiene che le elezioni di oggi siano solo un fatto interno americano? Farebbe bene a ricordarsi che gli USA sono – indipendentemente da quanto possa piacere questo fatto – la principale potenza mondiale (in tutti i sensi). Quindi conviene essere informati su quale dei due vecchietti (così diversi tra loro) avrà la carica presidenziale e il controllo del Congresso.
Qualcuno sente comunque la necessità di commentare queste elezioni prima della pubblicazione dei risultati definitivi? Io, a questo punto, dovrei ricordare che in alcuni Stati la pubblicazione dei risultati ufficiale avverrà non prima del 28 novembre. E, la cosa più importante, in ogni Stato il nome del vincitore potrebbe cambiare anche più volte nel corso dei prossimi giorni o settimane. Infatti, i cittadini statunitensi possono scegliere tra quattro modi di votare – anticipatamente, via posta, il giorno ufficiale delle elezioni e il cosiddetto voto preventivo (messo da parte e conteggiato solo se lo stesso cittadino non ha poi votato in alcun altro modo) – e in ciascun Stato c’è il proprio ordine per lo scrutinio dei diversi tipi di voto. A questo punto dobbiamo ricordare che gli elettori di Biden vengono ritenuti più portati al voto via posta, mentre quelli di Trump più portati al voto «in presenza» il 3 novembre. Di conseguenza, ognuno dei due schieramenti potrebbe avere una iniziale illusione di vincere largamente e poi vedere ridursi il vantaggio (o, addirittura, scoprire di avere perso).
Secondo me sarà interessantissimo osservare la reazione popolare a questa «altalena» dei voti conteggiati. Soprattutto se consideriamo che tale reazione sarà quasi sicuramente incoraggiata dai candidati principali. Anzi, uno dei due mi sembra molto più propenso a spacciare i risultati intermedi a lui favorevoli per quelli «reali ma rubati».
Saranno le elezioni molto interessanti. E i commercianti americani, logicamente, preferiscono osservarle dai loro negozi blindati per l’occasione.

Ah, per questa volta io non ho un candidato preferito.
Per quest’anno la ricorrenza del 2 novembre avrebbe potuto essere rinominata, a scopo di prevenire i comportamenti indesiderati, in «Open Day».
Ma, purtroppo, non tutti hanno a disposizione abbastanza cervello per apprezzare tale mossa. Infatti, sanno moltiplicare e trasmettere il panico, ma non sanno leggere e interpretare i numeri pubblicati.
Di conseguenza, in questi giorni mi sento un po’ indeciso sul proprio futuro ideale: non so se mi conviene aspettare che il mondo impari a risolvere i propri problemi ridendo o, al contrario, evitare di arrivare alle condizioni di un vecchio decrepito e totalmente deluso.
Boh…
Il regista Daniel Kontur (noto prevalentemente per alcuni documentari realizzati per il Netflix) ha realizzato una finta pubblicità di Burger King in stile «The Death of Stalin». Uno dei protagonisti è Lavrentij Berija, il capo della NKVD (quindi KGB) dal 1938 al 1945. Prestate l’attenzione ai sottotitoli:
Inizialmente, la sceneggiatura era stata scritta per Kashi Foods, ma poi ea stata scartata dal brand. Lo sceneggiatore aveva dunque pubblicato il testo sul sito specializzato Specbank.com, dove esso è stato trovano dal regista.
Il 23 ottobre è uscito il nuovo album di Joe Bonamassa: «Royal Tea». E dato che per me si tratta di un evento culturale importante, non posso non dedicarne un post della mia rubrica musicale.
La prima canzone del nuovo album che ho selezionato è «Why Does It Take So Long to Say Goodbye»:
E la seconda canzone tratta dallo stesso album è «A Conversation With Alice»:
Bene, almeno dal punto di vista musicale non è un anno perso.
Mi è venuta in mente l’idea di un servizio che le case funerarie potrebbero offrire (per un pagamento extra) ai propri clienti.
La presenza di una figura maschile o femminile (a scelta) silenziosa, vestita completamente di nero, che sta un po’ in disparte durante tutta la cerimonia del funerale.
I parenti e gli amici passeranno il resto delle loro vite a cercare di capire quale fosse quel Grande Mistero che vi siete portati con sé. In tal modo riusciranno a ereditare da voi almeno una cosa preziosa: il passatempo interessante.
Pensateci.

Oppure quel servizio esiste già?
È molto probabile, purtroppo, che dovremo convivere con una massiccia presenza delle bicilette sulle strade cittadine ancora per molto tempo, anche ben oltre la fine della pandemia attuale. Mi era già capitato di scrivere di tutti i difetti di questo mezzo di trasporto, mentre i miei lettori si saranno sicuramente accorti anche di quanto è difficile muoversi – a piedi o in auto – nel traffico caotico dei ciclisti: per qualche strano motivo quei personaggi pensano di essere immortali, sempre visibili o non traumatici per le ossa e le carrozzerie altrui.
Beh, la stupidità umana è un argomento infinito, ma spesso poco interessante perché ci fa scivolare verso le lamentele improduttive. Parliamo di qualcosa di positivo: per esempio, della storia tecnica.
Più di nove anni fa, a giugno del 2011, mi era finalmente capitato di vedere dal vivo un penny-farthing: una delle prime versioni del biciclo, particolarmente diffusa negli anni ’70 e ’80 del XIX secolo. Tra parentesi: (il nome, come potete immaginare, rimanda alle dimensioni di due monete inglesi).
A me – come, presumo, anche a voi – era capitato più volte di vedere questo tipo biciletta nel cinema, nei documentari e sulle immagini stampate. Ma fino a quel momento non mi era mai capitato di poter studiare bene i vari suoi dettagli tecnici. Mi ricordo ancora bene che le persone che erano con me al museo mi avevano portato vi a fatica…

La composizione della prima foto non è un granché a causa del posizionamento sfavorevole della bicicletta: si trovava in un corridoio relativamente stretto. Mentre retrocedevo per inquadrare bene il mezzo, avevo addirittura rischiato di calpestare un altro pezzo da museo. Sulle immagini successive vedrete però i vari dettagli, fotografabili con maggiore facilità. Continuare la lettura di questo post »



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