Inclusione spaziale

Quasi dodici anni dopo l’ultima volta, l’ESA riapre la selezione dei nuovi aspiranti astronauti. E per la prima volta nella storia concede la possibilità di candidarsi anche alle persone disabili:

Individual(s) who are psychologically, cognitively, technically and professionally qualified to become astronauts, but who have a physical disability that would normally prevent them from being selected due to the restrictions of current space hardware are encouraged to apply.

Naturalmente, i vari criteri di selezione rimagono abbastanza alti e la stessa Agenzia precisa che l’obbiettivo è sempre quello di trovare le persone capaci di svolgere il lavoro scientifico (e non dei turisti disabili). Ma è comunque evidente per la causa della sempre maggiore inclusione, la scelta dell’ESA conta molto più di tutti gli altri impegni messi insieme. Soprattutto di quella idiozia delle Paralimpiadi, dove prima di essere incluso in una attività per nulla intellettuale e/o sensata bisogna dimostrare di essere un disabile «giusto» (sì, c’è una precisa lista degli unici difetti ammessi).
Insomma, finalmente il mondo sta per diventare «molto più normale» di prima grazie agli innovatori veri.


La soluzionei di alcuni problemi

Molto probabilmente vi è già capitato di leggere di un nuovo social network: il Clubhouse.

In sostanza, il Clubhouse è stato inventato da Paul Davison e Rohan Seth (due ex sviluppatori del Google) e lanciato in aprile del 2020. In esso agli utenti si propone di concentrarsi sulle conversazioni vocali svolte «in tempo reale» che non possono dunque essere registrate. Ogni utente può creare una «stanza» dedicata alla discussione su un argomento dichiarato: la notifica della stanza creata viene automaticamente inviata ai suoi follower, poi ai follower dei follower etc. Tutti gli utenti che hanno deciso di partecipare alla discussione si dividono poi in speaker e ascoltatori, anche se ognuno ha il diritto di «alzare la mano» e intervenire. Dopo avere creato una «stanza» per tre volte, l’utente ha il diritto di creare un proprio «club» permanente. Tutte le «stanze» possono essere pubbliche, private o dedicate solo ai membri di un determinato «club».
Non so quanto tempo ci avrebbe messo, nelle condizioni del genere, a diventare popolare un progetto del genere. Ma è piaciuto tanto a Elon Musk e Mark Zuckerberg che avevano pubblicamente annunciato l’utilizzo attivo del Clubhouse. Così, solo negli ultimi sei giorni di gennaio al network si sono uniti 1,1 milioni di utenti nuovi.
E ora passo alla questione che in questo momento mi interessa di più. Non percepisco chissà quale necessità di parlare / spiegare / raccontare qualcosa a voce alle persone sconosciute. Non sono nemmeno sicuro di poter trovare sul Clubhouse delle discussioni tanto interessanti da ascoltare «in diretta» (come ho già scritto, è l’unica opzione possibile), interrompendo dunque tutte le mie attività di quel momento. Però sul Clubhouse si può registrarsi solo ricevendo un invito da una persona già registrata (più o meno tutti i social network che conosco hanno adottato questo sistema all’inizio della propria storia). Grazie al grande interesse verso il Clubhouse (dovuto a Musk e Zuckerberg), alcuni utenti hanno iniziato a vendere gli inviti su ebay. I prezzi vengono stabiliti esclusivamente in base al grado di avidità del venditore:

Visti i numeri di cui sopra, mi chiedo: come fare a essere invitato, per poi provare a risolvere alcune questioni economiche correnti? Bisogna sfruttare il momento.


Con la noia si fanno miracoli

Più di dieci anni fa un abitante del Kansas aveva fatto uno scherzo ai propri genitori che all’epoca erano appassionati dei cruciverba: aveva regalato a loro il [presunto] cruciverba più grande al mondo. Il regalo aveva le dimensioni di 213×213 centimetri ed era composto da oltre 90 mila caselle. Le parole da inserire erano 28 mila, il libro con le rispettive domande aveva cento pagine…

Alla fine, però, il regalo era rimasto inutilizzato fino all’aprile 2020: proprio in quel periodo i signori, annoiati a causa del lockdown, se ne sono ricordati e hanno deciso di iniziare la sfida. Dal punto di vista «logistico» non è stato impossibile: il cruciverba era in realtà stampato su nove fogli separati. Dal punto di vista «intellettuale» è stato un po’ meno facile: per completare l’intera opera sono stati necessari circa dieci mesi.

A gennaio 2021 il cruciverba risolto è stato presentato al figlio assieme alla richiesta (serissima, ahahaha) di controllare la correttezza delle parole inserite. Ma egli, il figlio, ha già iniziato a cercare il sudoku più grande al mondo.
Qual è la morale di questa storia? Direi che ce ne sono addirittura due.
Prima di tutto, provate a immaginare in quale situazione potrebbe rivelarsi utile un vostro regalo «particolare». Spero che non siate superstiziosi…
E poi considerate l’eventualità di essere coinvolti nell’utilizzo di quel regalo fatto con tanto umorismo.


Con le ali

Ho visto tanti tipi di imbarcazioni con le ali (alcune esistono ormai da molti decenni), ma la piccola barca con una vela e una ala mi mancava:

Si tratta di un progetto svedese dei ricercatori e studenti della Chalmers University of Technology e della SSPA. Lo scafo della barca è realizzato in un materiale composito con l’aggiunta del grafene, quindi è leggero e allo stesso tempo abbastanza resistente.
P.S.: sarebbe un mezzo di trasporto individuale interessante durante la piena pandemia, quando molte persone hanno bisogno di andare all’estero, ma non possono o non vogliono prendere un aereo o una nave di linea.


La musica del sabato

Il compositore olandese Unico Willem Reichsgraf van Wassenaer Obdam appartenne a una nota e ricca famiglia nobile e nel corso di tutta la sua vita professionale si applicò, con un relativo successo, nella diplomazia. I soli questi aspetti della sua biografia avrebbero potuto essere visti come elementi di una grande fortuna per una persona normale. Per un compositore, invece, è stata una sfortuna: infatti, per le persone appartenenti al suo ceto sociale non fu all’epoca ritenuto opportuno (nella Repubblica delle Sette Provincie Unite) comporre e pubblicare la musica. Di conseguenza, tutte le sue composizioni musicali furono diffuse come anonime e successivamente attribuite, erroneamente, a Giovanni Battista Pergolesi e Carlo Ricciotti. Solo verso la fine del XX secolo gli storici della musica hanno ristabilito la verità (e hanno dedotto, con una relativa certezza, che Carlo Ricciotti non compose proprio la musica).
Passando direttamente alla musica, dico che per il post di oggi ho pensato di selezionare qualcosa di molto rappresentativo: per esempio, due dei sei «Concerti Armonici» di Unico Willem Reichsgraf van Wassenaer Obdam.
Iniziamo con il Concerto Armonico No.1 in Sol maggiore:

E poi aggiungo il Concerto Armonico No.2 in Sol maggiore:


Chi ha il tempo e la voglia, può provare a tornare mentalmente di qualche decennio indietro e studiarsi il sito Lego Ideas. In sostanza, è un sito ufficiale della Lego dove ognuno può presentare una propria idea di un gioco di costruzione. Per essere presa in considerazione dalla Lego, l’idea deve raccogliere 10.000 voti popolari in un periodo massimo di due anni.

Gli specialisti realmente interessati a una sfida del genere sapranno trovare e studiare da soli tutte le informazioni tecniche necessarie. Io, invece, ho studiato il sito da semplice (ex?) consumatore. Tra le idee relativamente recenti, due mi sono sembrate particolarmente interessanti: forse perché mi ricordano il mio rapporto (ormai un po’ lontano nel tempo) con i giochi della Lego e i miei rispettivi sogni.
La prima idea che mi è piaciuta è  Continuare la lettura di questo post »


Riconoscere una canzone

Finalmente mi sono deciso / ricordato di selezione uno strumento tecnologico ottimale che permetta di scoprire i titoli e i nomi d’autore delle canzoni sconosciute (sconosciute a chi sta ascoltando, non in generale). Preparandomi alla ricerca e studiando le varie soluzioni esistenti, ho formulato alcuni criteri basilari che tale strumento deve soddisfare.
Prima di tutto, ho pensato di limitarmi agli strumenti online. Infatti, se una cosa serve molto raramente e per dei scopi non professionali, è inutile intasare il computer con un ennesimo programma (il quale avrebbe comunque avuto bisogno dell’accesso all’internet).
In secondo luogo, ho pensato di scartare tutti quei servizi che chiedono di caricare sul rispettivo sito i file musicali da riconoscere. Infatti, la musica (canzone) da cercare potrebbe essere contenuta in un file molto grosso (per esempio, un film): non dobbiamo mica perdere il tempo a ritagliare un pezzo del file e fare l’upload! Inoltre, la canzone da riconoscere potrebbe provenire da una fonte diversa da un file disponibile sul computer (un video di YouTube, la radio, il televisore della vecchietta del piano di sotto etc.).
In terzo luogo, deve essere uno strumento gratuito. Perché, infatti, a me serve molto raramente e solo per delle piccole curiosità personali. Ma anche perché non voglio far spendere troppo ai miei lettori, ahahaha.
Ebbene, lo strumento che corrisponde pienamente ai tre criteri appena elencati esiste: è il sito midomi.com

In sostanza, per riconoscere la musica che sta suonando sul computer o nelle vicinanze è sufficiente cliccare sul grande buttone giallo rotondo in mezzo alla pagina e consentire l’uso del microfono (il vostro browser ne visualizzerà la richiesta). In appena 10 secondi il midomi riconosce la musica e vi mostra le informazioni fondamentali: il titolo del brano, il nome dell’autore, il nome dell’album, l’anno di pubblicazione e la copertina.

Lo strumento è completamente gratuito e può essere usato una infinità di volte al giorno (almeno per ora). Le poche volte che l’ho utilizzato, ha saputo suggerirmi le informazioni utili. Prima di scriverne, ho testato lo strumento sulla musica di diversi generi e di varie epoche già conosciutami: ha sempre funzionato bene.
A questo punto dovrei dare qualche suggerimento anche a coloro che vorrebbero identificare la musica utilizzando lo smartphone. In questo caso i consigli sono due. Continuare la lettura di questo post »


Per gli introversi veri

Con una certa sorpresa ho letto del boom di candidature al bando per la gestione di uno dei rifugi più isolati nelle Dolomiti. Si tratta del Nuvolau che si trova all’altezza di 2575 metri, è raggiungibile solo a piedi ed è, a quanto pare, poco servito anche delle risorse necessarie per la normale vita quotidiana.
Ma il primo dettaglio che ha attirato la mia attenzione in questo particolare momento, è la condizione dell’isolamento. Ero infatti abbastanza convinto che dopo il lockdown dell’anno scorso e tutti i periodi delle zone «rosse» e «arancioni», la gente abbia iniziato ad apprezzare di più la vita nella collettività. E dato che tale convinzione non è comunque esaurita, tendo a ipotizzare, diversamente dalla CAI, che il motivo di tante candidature non sia solo la scarsità del lavoro di questo periodo. Il motivo principale è la rassegnazione delle persone di fronte alla «gestione» della pandemia: sempre meno logica nelle misure scelte e accompagnata solo dalle affermazioni catastrofiche.
Spero che qualcuno se ne renda conto almeno in questi giorni delle consultazioni…

La mia speranza altrettanto forte riguarda il posto di lavoro di cui sopra: che vada assegnato a un vero introverso. Quindi a una persona che saprà realizzarsi professionalmente e, allo stesso tempo, trovare la pace interiore (invece di, semplicemente, andare da quelle parti solo per mandare tutto affanculo).


Il mistero dei consensi

La serie delle pubblicazioni de The Guardian sull’uso relativamente largo dell’istituto del «Queen’s Consent» è interessante non solo dal punto di vista puramente giuridico. Quindi merita di essere letta almeno nei punti più importanti.
Il consenso della regina è, in sostanza, una cosa semplicissima: deve essere consesso per discutere in Parlamento ogni tipo di norma giuridica che possa in qualche modo toccare gli interessi della famiglia reale. Una persona comune non saprebbe avanzare delle ipotesi più o meno attendibili sulla quantità delle norme del genere, ma i giornalisti de The Guardian hanno calcolato che solo la regina attuale abbia utilizzato – con gli obiettivi e risultati di volta in volta diversi – almeno un migliaio di volte. Non tutti gli interventi della regina hanno una connessione (almeno quella visibile) con gli interessi della famiglia. Ma, in ogni caso, si potrebbe constatare che l’espressione «regna ma non governa» non corrisponde del tutto alla realtà dei fatti.
Leggendo la lista delle norme, la discussione delle quali ha in varie epoche richiesto una trattativa per ottenere il consenso della regina, ho effettivamente notato gli argomenti di genere molto vario (per esempio, le regole sulla pesca del salmone o sui parcheggi automobilistici). E per l’ennesima volta mi sono dispiaciuto che nemmeno la regina abbia trovato il modo di intervenire sulla tristissima storia del Brexit.
Del «Queen’s Consent», invece, non posso dire alcunché di negativo. È un attributo normale della monarchia e, vista la qualità della vita nell’UK, non sembra essere abusato (lmeno a un osservatore molto estraneo come me). Quindi esista pure.


Uno straccio infernale

Porco innominabile, le mascherine mediche con i lacci posizionati sui lati lunghi sono tanto scomode da far pronunciare delle maledizioni che non avrei mai potuto immaginare prima.
Quelle mascherine sono scomode da mettere sulla faccia: bisogna estenderle di quasi mezzo metro per non far cadere gli occhiali e/o spettinarsi completamente.
Quelle mascherine sono scomode da portare: si spostano da sole in orizzontale e in verticale (e sono più difficili da centrare sulla faccia quando vi si mettono).
Durante tutte le operazioni legate alla necessità di indossarle e sistemarle, quelle mascherine costringono pure il proprietario a toccare la loro superficie interna (con le mani non sempre tanto pulite).
Saranno state progettate dall’inventore della Fiat Duna…

Insomma, vi ho avvisati. State attenti ai dettagli anche quando comprate un oggetto apparentemente tanto semplice.