Paragoni leggermente esagerati

Commentando il piano degli investimenti proposti da Joe Biden per l’economia statunitense, The Associated Press paragona i risultati promessi a quelli dei programmi del New Deal o della Great Society.
Da un lato, potremmo essere contenti per gli americani: alcuni usi economici/finanziari e infrastrutture che caratterizzano la vita quotidiana statunitense potrebbero sembrare obsoleti pure agli europei.
Dall’altro lato, gli stessi europei potrebbero (ri)cominciare a invidiare gli americani già adesso. Per esempio: gli USA sono l’unico Stato a me noto dove alle poste è possibile pagare – da anni ormai – con una carta bancaria. Se almeno una parte della spesa voluta da Biden per promuovere il progresso dovesse essere approvata, la situazione relativa dell’Europa dovrebbe spingere quest’ultima nella direzione preoccupante di uscita dal «primo mondo».
Detto questo, torno a ribadire che mi sembra molto più utile, dal punto di vista strategico, mettere il privato nelle condizioni di investire direttamente nelle opere (più o meno grandi) che egli ritiene più utili. Quindi non mi immagino nel ruolo di un elettore dei Democratici (almeno in assenza di Trump sulla scena politica, ahahaha).


Gli scherzi

È molto difficile fare una classificazione – non importa di cosa – divertente. E, infatti, la maggioranza schiacciante dei tentativi fallisce.
Ancora più disperata è l’impresa di inventare gli scherzi per una determinata occasione. La quantità dei tentativi che non portano alla reazione attesa tende al 100%.
Di conseguenza, anche questo 1 aprile dichiaro – come negli anni precedenti – di essere oggi intenzionalmente serio. E condivido con i miei carissimi lettori una classificazione (oppure è meglio dire gerarchia?) serissima e da me approvata:

Da domani riprendo a non essere necessariamente serio.


Prometto di seguire le statistiche

Il Comando strategico delle forze armate degli USA ha un proprio account ufficiale su twitter. In aggiunta, il Comado è responsabile per la gestione dell’arsenale atomico e del sistema della difesa antimissilistica.
Cosa ci può essere di particolare sul twitter di una organizzazione del genere? Niente, tranne i soliti brevi comunicati stampa sulle esercitazioni e sulla vita dei militari. Il 28 marzo, però, è successo qualcosa di strano: prima è stato pubblicato un tweet molto strano, poi è comparso un tweet di scuse, e dopo ancora sono scomparsi entrambi i tweet.

La situazione è stata spiegata abbastanza velocemente: un bambino piccolo, figlio dell’addetto alla amministrazione dell’account su twitter, si è «approfittato» della brevissima distrazione del padre ed è riuscito a pubblicare un messaggio semplicemente giocando con la tastiera del computer aziendale.
Io, a questo punto, potrei fare delle battute super divertenti sul fatto che lo «smart working» sia il vero pericolo per il nostro pianeta (chissà quali altri tasti magici possono essere premuti, ahahaha), ma evito.
Vorrei invece scoprire, magari alla fine del 2021, quale percentuale degli account e dei computer è stata «protetta» dalla nuova password tanto «di moda»: ;l;gmlxzssaw.
Tra parentesi: (non è un suggerimento ai hacker che già sanno fare bene il proprio lavoro, è invece un avvertimento a tutte le persone che amano scherzare con la sicurezza).


Siete interessati alla (o, addirittura, preoccupati per la) situazione nel Canale di Suez? Allora avete almeno due modi sicuri di aggiornarvi sulla questione.
Il modo più semplice, ma anche un po’ superficiale, è quello di visitare periodicamente il progetto «Is that ship still stuck?», creato dall’inglese Tom Neill. Il sito consiste in una sola pagina e risponde a tre semplici domande: la nave «Ever Given» si trova ancora nel canale? Da quanto tempo è bloccata o almeno ferma? Quanti danni economici ha già causato questo suo stato?
Le persone che vogliono invece aggiornarsi sullo stato di tutto il traffico marittimo nel nostro mondo globalizzato, possono visitare il sito MarineTraffic (che io avevo già segnalato ai miei lettori tempo fa). Sul sito potete contemplare, tra le altre cose, la mappa della zona attorno al Canale di Suez e/o cercare le informazioni sulla porta container «Ever Given».
Bene, ora sapete come ammazzare un po’ di tempo, ahahaha
P.S.: io conosco il modo ancora più sintetico di descrivere quello che è successo. Eccolo:

P.P.S.: con grande stupore ho scoperto che moltissime persone sono convinte che la nave più famosa del momento si chiami «Evergreen». P***o *****, quello è il nome della azienda!


Sperare in un orario fisso

Come probabilmente vi ricordate, tra poco (forse già quest’anno) in Europa potrebbe finire la ciclica alternanza tra l’ora legale e quella solare.
Da un lato, sembra una prospettiva molto anomala per un mondo sempre più attento all’ambiente in generale e al consumo razionale della energia in particolare.
Dall’altro lato, a me sembra una possibile grande vittoria della ragione. Ricordarsi le date del cambio due volte all’anno, rischiare di fare un ritardo fatale nel caso di una dimenticanza, reimpostare manualmente tutti gli orologi non completamente automatizzati, riabituarsi alle differenze di orario variabili con alcuni Stati lontani (che hanno già abrogato il passaggio da un orario all’altro), tenere in mente le date quando si programma qualcosa sulla base dell’UTC etc etc è una rottura di testis incredibile. Insomma, nonostante l’incremento delle spese per l’energia elettrica, l’ora «fissa» potrebbe rivelarsi una piccola (o grande) semplificazione della nostra vita quotidiana. Anche l’uso dell’aria condizionata comporta delle spese, ma non tutti sono disposti a rinunciarne…
Quindi sì, spero che si decida presto di tenere per sempre una delle due: l’ora legale o l’ora solare.
Ma allo stesso tempo spero che sia una scelta uniformata almeno a livello dell’Unione Europea. Perché è sempre una questione di comodità per tutte quelle persone che vivono in un modo non limitato dai confini nazionali.


Un volo nel bowling

Oggi vediamo un bel video sul volo di un drone FPV in una sala del bowling del Minnesota. Un minuto e mezzo di «viaggio» senza alcun effetto speciale e senza il montaggio è riuscito benissimo: è stato fatto un grande lavoro di pianificazione e di pilotaggio.

L’ingresso nel locale tecnico è poi un dettaglio interessante.


La musica del sabato

Il ciclo delle composizioni per il pianoforte «Le stagioni» di Pyotr Ilyich Tchaikovsky (del 1876) si differenzia dalle altre composizioni sulla stessa tematica anche per la sua organizzazione interna. Infatti, a ogni mese dell’anno è dedicata una composizione propria.
Visto che fuori dalle nostre finestre la primavera sembra essere iniziata in tutti i sensi, quali composizioni avrò scelto per il post musicale di oggi? Sorprendentemente, quelle dei mesi primaverili!
«Marzo. Il canto dell’allodola»

«Aprile. Il bucaneve»

«Maggio. Le notti bianche»

Gli interessati conoscono (o sono capaci a trovare) le altre nove parti…


L’Ora della Terra

Mah, mi sono accorto che per oggi è in programma l’ennesima «Ora della Terra» (dalle ore 20:30 alle ore 21:30). Si tratta di un evento serio al quale bisogna prepararsi bene ogni anno. Di conseguenza, ho deciso di stilare una check-list da usare ogni anno pochi minuti prima della suddetta Ora.
Ogni volta bisogna…
– accendere tutte le luci in casa;
– caricare e accendere la lavatrice e il lavastoviglie;
– mettere in carica tutti i telefoni, tablet, smartwatch, tagliabarba etc.;
– accendere tutti i televisori (se ne avete ancora almeno uno) e i computer;
– iniziare a scaldare qualcosa nel microonde;
– accendere l’aria condizionata (volendo, fatelo in modalità riscaldamento);
– alzare il volume della musica.
Ho dimenticato qualcosa?
Vabbè, penso che il principio sia ormai chiaro a tutti. In qualche modo bisogna pur usare tutta quella energia che le centrali producono in regime non-stop e non in relazione al fatto che qualche ecodiota abbia deciso di accendere o spegnere un elettrodomestico.


Un compleanno senza ospiti

Per puro caso ho scoperto che ieri, il 25 marzo, la città di Venezia avrebbe compiuto i suoi primi 1600 anni. Secondo la leggenda, infatti, proprio quel giorno del 421 la città sarebbe stata fondata dagli abitanti della terraferma che cercarono un rifugio nelle lagune a seguito delle varie ondate di invasioni barbariche… Ma ora non mi metto a raccontare tutta la storia: potete benissimo studiarla anche da soli, partendo, per esempio, dal link appena suggerito…
Se, invece, vi state tristemente chiedendo (come me) se in un futuro più o meno immaginabile avrete una possibilità di andare a (ri)vedere serenamente una delle più belle città del mondo, non so proprio come aiutarvi. Posso solo tentare a parassitare un po’ sulla triste situazione corrente e riproporvi il fotoracconto del mio ultimo viaggio a Venezia: quello dell’agosto del 2019 (senza rendermene conto, avevo sfruttato una delle ultime occasioni possibili, ahahaha).

Certo, non è come andarci di persona, ma è sempre meglio di niente.


La moda del ritrovamento

La letteratura mondiale (ma pure il cinema) ci ha raccontato, nel corso dei secoli, tantissime storie più o meno interessanti sulla caccia a qualche tesoro. Si è sempre trattato delle storie particolarmente popolari tra le classi sociali (o nelle epoche) in qualche modo svantaggiate dal punto di vista economico.
Ora, nel pieno del XXI secolo che a molti sembra caratterizzato da grandi e veloci mutamenti – anche se io non conosco delle epoche storiche prive di cambiamenti – è mutato anche il concetto della caccia al tesoro. Ora va di moda il ritrovamento miracoloso.
Mi ricordo come, qualche anno fa, un simpatico (realmente simpatico) bibliotecario della Università Statale di Milano aveva cercato di vendere ad alcuni suoi colleghi dei profumi che un suo mitologico parente avrebbe trovato nella propria cantina in una quantità industriale. Il bibliotecario è sempre stato un tipo fantasioso e azzardato, quindi non escludo che sia riuscito a vendere almeno una parte della partita di merce affidatagli…
Mi ricordo altrettanto bene un libro russo di sociologia politica-economica che raccontava, in qualità di uno dei numerosi esempi, una curiosissima missione compiuta alla fine degli anni ’80 dalla direzione di una fabbrica sovietica di pneumatici. Attraverso uno schema complesso di favori e scambi materiali non indirizzati al profitto (una forma di collaborazione prevista dalla legislazione sovietica di allora), la direzione era riuscita a costruire un palazzo residenziale per alcuni propri dipendenti. Trattandosi però di un edificio non destinato ai fini produttivi, era sorta una certa difficoltà nel legalizzarlo. Ma per fortuna a uno degli impiegati amministrativi era venuta una idea geniale: il palazzo era stato «scoperto nel corso della inventariazione dei beni materiali della azienda».
Ed ecco che, finalmente, la mia collezione dei ritrovamenti miracolosi si arricchisce con una storia recentissima, quasi odierna. In uno stabilimento di Anagni (provincia di Frosinone) sono state trovate 29 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca. Non sappiamo (e forse non sapremo con precisione in futuro) a chi erano realmente destinate queste dosi, sufficienti per vaccinare quasi un quarto della popolazione italiana. Speriamo che ne venga fatto un buon uso. E nel frattempo riconosciamo pure che in un mondo sempre più controllato, il ritrovamento casuale diventa quasi l’unico modo di vivere sani e felici.
Detto ciò, cedo alla moda del ritrovamento e vi lascio: mi è venuta la voglia di controllare il contenuto del mio frigorifero.