Tanta carta sprecata

Sul nostro pianeta un po’ sfortunato c’è un male che non può essere oscurato nemmeno dal f…ssimo covid: la moda del «riscaldamento globale». È un fenomeno ciclico che, a differenza della ecologia, non ha mai mostrato una correlazione con l’attività umana (anche perché i fenomeni ciclici sono iniziati miliardi di anni fa). Però fornisce un lavoro sicuro a una notevole quantità di «esperti» e «attivisti».
Avendo passato molto tempo a casa negli ultimi mesi, sono pure riusciti a scrivere un rapporto di circa mille trecento pagine sul loro argomento preferito.
Ma io, intanto, sto valutando l’opzione di scommettere dei soldi su un evento secondo me inevitabile: entro dieci anni il tema del riscaldamento globale farà la stessa fine dei famosi «buchi nell’ozono». Ve li ricordate? Quando ne avete sentito parlare l’ultima volta? È passata la moda…
Ma, purtroppo, al posto della moda dimenticata ne arriva sempre una nuova.


La vera specializzazione

Più o meno tutti conoscono questa foto utilizzata in tantissime meme:

Solo di recente ho scoperto che l’autore di questa foto – scattata a Barcellona – si chiama Antonio Guillem. È un fotografo professionista che si occupa della realizzazione delle foto per i vari stock fotografici.
Una delle modelle più ritratte da Guillem si chiama Laura (è lei la ragazza «arrabbiata» della famosa foto). Pare che la vera specializzazione di Laura sia in realtà «l’espressione facciale di stupore»: Continuare la lettura di questo post »


Accoglienza viaggiatori

Vicino alla stazione ferroviaria di Tokyo «vive» questo piccolo gatto in 3D. Compare in pubblico alle 7:00 e scompare alle 1:00 di tutti i giorni (nonostante la bellezza dell’ide e della realizzazione, non so quanto sia utile vedere una cosa del genere prima di dormire).

In realtà, penso che in molti abbiano già visto questo video. Ma condividere la bellezza è sempre una cosa giusta.


La musica del sabato

Ho saputo della musicista statunitense Samantha Fish dopo avere visto, quasi per caso, la sua partecipazione a un concerto con delle canzoni in stile blues. Il fatto in sé mi ha incuriosito: nella mia concezione del mondo una blueswomen è un fenomeno abbastanza raro. O, almeno, è relativamente poco frequente. Ho dunque provato ad ascoltare un po’ della musica della Fish…
Ho scoperto che il blues non è l’unico genere suonato da Samantha Fish: spesso dimostra anche delle evidenti tendenze al rock e ad alcune correnti meno note di quest’ultimo. La qualità della musica è in ogni caso spesso a un buon livello, quindi può essere pubblicizzata anche in questa sede. Data la discontinuità stilistica, non tento però di selezionare qualcosa di più rappresentativo e scelgo quasi a caso.
Inizierei con qualcosa del periodo iniziale. Per esempio, con la canzone «Money To Burn» (dall’album «Runaway» del 2011):

E poi metto la «Blood In The Water» (dall’album «Belle Of The West» del 2017):

Ok, ora nella mia collezione personale degli autori da studiare meglio c’è un nome in più.


Bogdan Dziworski

Bogdan Dziworski è un fotografo polacco che ha iniziato a fotografare sotto l’influenza delle opere di Henri Cartier-Bresson. Nonostante il suo evidente talento e un invito a lavorare con l’agenzia Magnum (ai non esperti comunico che sarebbe uno dei massimi riconoscimenti professionali per un fotografo), Dziworski decise di dedicarsi professionalmente al cinema. Per fortuna, però, non ha abbandonato del tutto la fotografia.
Da giovane Dziworski vagava per strada con una macchina fotografica fino a otto ore al giorno ed era convinto che gli elementi fondamentali nella fotografia siano il caso e la persona. Il secondo elemento è per Dziworski la condizione necessaria realizzare una buona foto.
Quindi riporto alcune illustrazioni di questa tesi realizzati proprio da Bogdan Dziworski:
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La libreria mobile

Qualcuno dei presenti pensava di avere lasciato nel lontano (e per qualcuno pure terribile) passato anche il solo nome del Libraccio? Allora sarà il Libraccio a venire da voi a ricordare della propria esistenza, ahahaha… E, comunque, la maggioranza degli ex scolari cresciuti prima poi dovrà tornarci per sentire altri tipi di dolori.

In realtà, la scelta della nota catena di vendita dei libri di testo mi sembra più che ovvia in questi tempi particolari. Meno male che gli amministratori sono riusciti a inventare (o copiare da altre attività commerciali) questa mossa poco originale. Oppure, originale per una libreria vera.

P.S.: mi ricordo bene come, oltre dieci anni fa, durante la guerra non dichiarata tra due librerie universitarie una di queste ultime finì allagata con tutta la merce nel magazzino (mentre l’altra, «per un miracolo divino», ebbe in quel momento il magazzino completamente vuoto). E allora io e un mio amico… Ah, no, nonostante tutto non mi conviene raccontare certe cose…


L’utilità della censura

Ho sempre sospettato che la censura sia uno dei mezzi migliori di divulgazione dei materiali in qualche modo interessanti: ogni qualvolta qualcosa o qualcuno viene censurato, tante persone (spesso me compreso) vanno a informarsi sulla nuova vittima della suddetta pratica.
Ma nemmeno io avrei potuto sospettare che l’ente russo Roskomnadzor – teoricamente l’organo esecutivo federale responsabile del controllo e della supervisione dei media, ma in pratica uno dei principali organi di censura – sia capace di regalarmi delle nuove conoscenze con una frequenza così alta. La settimana scorsa mi ha fatto scoprire il più grande sito con i testi delle canzoni. Ieri, invece, mi ha informato dell’esistenza (bloccandolo in Russia) del sito DeviantArt, una galleria commerciale online fondata negli USA nel 2000 e considerata uno dei più grandi portali per artisti, illustratori, fotografi e scrittori.
Il motivo del blocco sarebbe il fatto che il sito «non ha limitato l’accesso a contenuti pericolosi, soprattutto per i bambini» (è inutile chiedersi cosa possa significare), ma non importa. L’importante è che ora lo conoscete anche voi. E, ovviamente, potete iniziare a consultarlo almeno in qualità di spettatori ed eventuali consumatori delle opere moderne interessanti.
Grazie alla censura. Soprattutto quella che si aggira con i VPN, ahahaha


Facebook è malato

Tra tutti i grandi misteri di questo mondo, ce n’è uno che in questo periodo mi preoccupa particolarmente.
Perché Facebook ha deciso che mi interessi qualcosa del calcio in generale e del Milan in particolare?
Da oltre due settimane sto bloccando le varie fonti di articoli e foto riguardanti quella squadra, ma ogni giorno ne salta fuori qualcuna nuova. Non avrei mai pensato che la selezione dei miei autori «virtuali» scelti con tanta cura potesse essere attaccata da un virus così resistente. Sarà la colpa di qualche cinese che ha postato la foto di un pipistrello sferico…
Io, intanto, sto cercando il modo facile e universale di bloccare la visualizzazione di tutti i contenuti sullo stesso argomento con pochi click. Vi terrò aggiornati.


Ricordarsi che cosa è la vita

Chiedo anticipatamente scusa per la fonte della notizia, ma il fatto di cronaca in questione merita di essere ricordato. Una signora inglese di Weymouth non è uscita di casa per 9 mesi a causa della paura per il Covid-19; terminato l’isolamento volontario, è stata travolta da un camion all’inizio della prima uscita di casa, mentre stava cercando la mascherina nella borsa.
Ecco, questa non è una semplice notizia di cronaca. Non è nemmeno una ennesima notizia sul Covid. È una notizia sulla pandemia del panico. Sulla pandemia alimentata da oltre un anno e mezzo dai giornalisti, dai governi e dai vari isterici da Facebook. Sulla pandemia che ha fatto dimenticare a moltissime persone in giro per il mondo la differenza tra l’esistenza biologica e la vita. La crescente preoccupazione per la prima ha indotto molte persone a dimenticare come si vive nel mondo reale. Ha fatto dimenticare anche le cose banalissime: per esempio, la necessità di prestare una minima attenzione a dove si cammina in un mondo popolato anche da altri esseri viventi.
Io non capisco – e forse non capirò mai – a cosa possa servire l’esistenza biologica senza la vita. Che senso può avere?
Però capisco che il Covid è solo uno degli elementi negativi della vita di cui tenere conto: come delle tegole che possono cadere dai tetti, dei coperchi dei tombini fissati male o delle macchine che veloci. E tanti altri pericoli di questo mondo imperfetto. Questa comprensione mi permette di vivere serenamente una vita normale. Nonostante l’impegno di tutti coloro che continuano ad alimentare la pandemia del panico.


Le mie scoperte: la pronoia

Poco fa ho scoperto che la condizione psichica opposta alla paranoia non solo esiste, ma ha pure un suo nome ufficiale: pronoia.
La persona affetta dalla pronoia è convinta che tutto il mondo circostante stia cospirando per farla stare bene. Ora che lo sapete anche voi, potete provare a interpretare tutti gli avvenimenti sotto questa ottica. Per esempio: il social network X è stato inventato per metterci in guardia contro la gente senza cervello. Oppure: un cuoco anonimo orientale ha sperimentato in un modo originale con la carne cruda per mettere fine alla tendenza nazionale alla contraffazione. Volendo, si possono inventare tantissimi esempi più o meno positivi.
In più – o in alternativa – potete finalmente capire perché alcune persone sembrano perennemente felici: non sono dei pazzi ottimisti o drogati, ma solo dei pronoici (una situazione mentale un po’ meno grave).