Pare che l’ormai tristemente noto pure in Italia «cuoco» Evgeny Prigozhin abbia realmente inviato al Parlamento europeo una custodia per violino con un grosso martello «insanguinato». Lo avrebbe fatto in risposta all’invito – fatto, appunto, da parte del Parlamento al Consiglio – di inserire «nell’elenco dei soggetti terroristici dell’Ue» anche il gruppo di mercenari Wagner fondato e diretto da Prigozhin stesso. In relativamente poco tempo dovremmo scoprire se il pacco sia 1) effettivamente stato spedito; 2) arrivato alla destinazione. Nel frattempo, posso constatare solo una cosa…
Parentesi aperta: (il martello si riferisce al video della presunta esecuzione della «pena capitale» a danni di un mercenario del gruppo Wagner che, una volta imprigionato in Ucraina, avrebbe espresso la volontà di combattere contro la Russia. Il mercenario in questione è stato poi riconsegnato alla Russia nell’ambito di uno scambio di prigionieri e in circostanze non del tutto chiare. Dopo il rientro è stato il protagonista del suddetto video. Non intendo mostrarvi il filmato, cercatelo voi se volete. Parentesi chiusa: ).

Volevo constatare una cosa banale: Evgeny Prigozhin (il quale non è l’unico personaggio del genere in Russia, ma sicuramente il più noto) non avrebbe mai potuto, con le forze proprie, organizzare un gruppo di mercenari (i mercenari sono vietati dalla legge russa) e finanziarlo di tasca propria (è uno di quegli «imprenditori» che in realtà sono bravi solo a prendere i soldi dallo Stato). Di conseguenza, ogni sua azione – comprese le spedizioni postali – va considerata come una azione dello Stato russo attuale. Purtroppo.
Ho finalmente pubblicato il rapporto fotografico sulla mia visita a Varenna del 17 agosto 2022.
Per quasi un anno esatto mi ero sentito in debito con questo paese perché la mia visita dell’agosto precedente era andata male: essendo troppo stanco dopo una bella camminata in montagna, ero riuscito a vedere solo poche vie.
Ma nel 2022 ho recuperato tutto!

Ogni notizia sull’equipaggiamento dell’esercito russo nel 2022 rischia di essere comica. Oggi ne racconto molto brevemente un’altra (perché non so se e quando arrivi ai media italiani).
Gli studenti di una scuola tecnica multidisciplinare di Ostrogozhsk (nella regione di Voronezh) hanno realizzato – nel corso delle esercitazioni didattiche – dei fornelli (oppure è meglio scrivere delle stufe?) da trincea per i militari russi impegnati in guerra in Ucraina. Le materie prime sarebbero state fornite da alcune aziende locali. Eccole:

Gli oggetti altamente tecnologici sono già stati caricati su una Toyota e spediti al fronte.

È stato fatto un altro passo verso la vittoria (ma della parte per la quale tifo io ahahaha).
Dopo l’impiego dei carri armati degli anni ’70, i missili di qualsiasi epoca, i fucili della Prima guerra mondiale e i civili mobilitati «addestrati» in una settimana, l’esercito russo ha raggiunto un altro livello inimmaginabile.
Si è scoperto che nella regione di Samara gli istruttori della federazione locale di strikeball sono impegnati nell’addestramento degli uomini mobilitati per la guerra con l’Ucraina. Secondo Anton Ptichkin, il capo della federazione, gli istruttori hanno iniziato ad allenare i mobilitati in ottobre e da quel momento circa seicento persone hanno superato l’addestramento. Tra quelle persone addestrate sono compresi i soldati di una brigata di fucilieri motorizzati e di un del battaglione cosacco. È previsto che nelle prossime due o tre settimane la federazione riesca ad addestrare altri seicento uomini.
Intanto, si sostiene che i mobilitati usino, nel corso degli allenamenti, non solo le armi airsoft, ma anche le armi reali dell’esercito russo con cartucce a salve. L’addestramento si svolge nei campi di addestramento del 2° Esercito di Guardia Combinata e nella base della Federazione di Strikeball.
Naturalmente, non mi sto lamentando. Anzi, sono contento: un esercito del genere non sarà in grado non solo vincere una guerra di invasione, ma nemmeno condurla per troppo tempo.
Probabilmente vi è capitato di leggere che Mykhaylo Podolyak, il consigliere del capo dell’ufficio presidenziale ucraino, ha dichiarato in un’intervista all’AFP che nell’attuale situazione al fronte l’avvio di negoziati con la Russia equivarrebbe per l’Ucraina a una capitolazione:
Quando l’iniziativa sul campo di battaglia appartiene a voi, è un po’ strano ricevere proposte come: «Non potete comunque fare tutto con i mezzi militari, dovete negoziare».
Si tratta di una grande verità che è diventata una enorme banalità già alcuni mesi fa e, di conseguenza, avremmo potuto chiederci a quali deficienti la sta ripetendo Podolyak. Ma quando andiamo a vedere un po’ cosa scrive la gente sui social, ci accorgiamo che qualche deficiente esiste ancora. Molto probabilmente, si sta cercando di salvarne qualcuno delle tante figure di m…
Fortunatamente, tutti gli altri hanno già capito che si potrà e si dovrà negoziare solo sul dopo la guerra: con quali strumenti e in quali tempi la Russia rimborserà l’Ucraina i danni prodotti con la guerra. La condizione principale per l’avvio dei negoziati è ovvia: l’uscita dell’esercito russo dai confini ucraini stabiliti nel 1991.
Una settimana fa avevo postato il video della accoglienza all’esercito ucraino rientrato a Kherson.
Per logica, ora dovrei postare anche quello della visita del presidente Zelensky (avevo postato solo le foto).
La riconquista di questa città è un traguardo molto importante, quindi non ho paura di dedicare a essa tanta attenzione.
Nel tentativo di selezionare qualcosa di leggero, ma allo stesso tempo anche di buona qualità, ho pensato che per il post musicale di questo sabato possa andare bene la collaborazione dei due classici del jazz: il chitarrista George Benson e il compositore-pianista Joe Sample.
Prima di tutto metto il brano «Deeper Than You Think»:
E poi aggiungo il brano «Lately»:
Spero che abbiano portato un po’ di serenità anche a voi.
Tutti gli interessati hanno già sicuramente letto della sentenza – pronunciata il giovedì 17 novembre in Olanda – sul caso del volo MH17 abbattuto nel 2014 da alcuni personaggi russi nel cielo ucraino.
Io spero di riuscire presto a leggere la sentenza stessa (e alcuni materiali che mi mancano) e per ora posso aggiungere alle notizie di cronaca solo una previsione facile: alla fine sarà lo Stato russo (quindi i contribuenti) a pagare il rimborso ai familiari delle vittime. Questa sarà una delle componenti – purtroppo non la meno grave – della eredità lasciata alla Russia futura dall’epoca putiniana.
Nel frattempo, posso ricordare a tutte le persone interessate al caso il sito speciale dedicato proprio al caso del volo MH17 e a quel processo giudiziario che si è concluso con la sentenza di ieri. Nell’ottenere le informazioni è molto spesso utile evitare gli intermediari.
Interpretando il contenuto delle varie opere di Banksy, l’ho spesso trovato una persona poco intelligente, incline a semplificare e banalizzare.
Fino a pochi giorni fa non mi è però capitato di prestare una particolare attenzione ai luoghi in realizza le proprie opere. Più precisamente, fino al momento in cui hanno iniziato a circolare le prime voci circa la comparsa di alcune sue opere in Ucraina. Il 14 novembre, poi, su The Art Newspaper è stata pubblicata la conferma: le 7 opere avvistate a Kiev e nella relativa Regione sono state ufficialmente riconosciute da Banksy come proprie.
Significa che non ha avuto paura di andarci. Bravo. Sul serio.
E ora salvo in questo post le foto dei setti disegni: purtroppo, anche la loro vita è rischio tutti i giorni.
1. Kiev, Maidan Nezalezhnosti (Piazza della Indipendenza): i bambini che si dondolano su un riccio ceco come su una altalena:

2. Borodyanka: un bambino che vince contro un uomo in uniforme da arti marziali: Continuare la lettura di questo post »
Sicuramente avete già letto da diverse parti dei due razzi che l’altro ieri sono finiti sul territorio polacco (vicino al villaggio di Przewodów, a circa 6 chilometri dal confine con l’Ucraina). Non è ancora certo chi abbia lanciato quei missili: alcuni politici non escludono che si possa trattare di missili ucraini di difesa aerea, lanciati per abbattere un missile russo in avvicinamento. Mentre noi, i semplici osservatori esterni, non abbiamo degli strumenti per valutare se sia vero o no.
Se ipotizziamo che quei missili fossero russi (conoscendo la precisione del puntamento dell’esercito russo, non si può escluderlo), dobbiamo comunque ricordarci che l’obiettivo era l’Ucraina. Pure un personaggio irrazionale come Putin ha paura di entrare in guerra con uno Stato-membro della NATO… Però all’inizio dell’anno avevamo già detto una cosa molto simile anche sul futuro (ai tempi) attacco alla Ucraina, quindi ora aggiungiamo: a meno che le sue condizioni psichiche non siano peggiorate ancora – sembrava impossibile! – rispetto a otto mesi fa. Ma i suoi rappresentanti continuano a «proporre» – ma è meglio dire chiedere – le trattative di pace pure alla piccola Ucraina.
Se invece ipotizziamo che quei missili fossero ucraini (avranno mancato un bersaglio mobile inseguendolo e sono volati sopra un confine non rettilineo ma sporgente verso l’interno della Ucraina: può succedere anche questo), dobbiamo ammettere che il loro obiettivo dichiarato coincide con quello reale: qualunque cosa i propagandisti russi possano inventarsi ora, l’Ucraina ha un deficit critico di missili, dunque non li sprecherà di certo per delle stupide provocazioni (soprattutto due missili alla volta).
In ogni caso, quei due missili sono un buon avvertimento per la NATO: qualcuno si dovrà anche rendere conto, prima o poi, che la guerra vera – non quella vista su YouTube – potrebbe arrivare sul territorio di un qualsiasi Stato terzo in qualsiasi momento. Molto probabilmente a questo punto conviene anticipare un po’ gli eventi.
Mentre noi, i semplici osservatori esterni, possiamo solo ricordare che, indipendentemente da chi e perché abbia lanciato quei missili, ne va ringraziato lo Stato russo: senza i bombardamenti del territorio ucraino non ci sarebbe stato bisogno di quei due missili.



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