Dopo il crollo della Torre dei Conti a Roma, la rappresentante (di fatto la portavoce) del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha «ricordato» sul suo telegram che l’Italia spende miliardi di euro per sostenere l’Ucraina e i rifugiati ucraini, e ha scritto che «finché il governo italiano continuerà a spendere inutilmente il denaro dei contribuenti, l’Italia crollerà completamente: dall’economia alle torri». Il Ministero degli Esteri italiano ha convocato l’ambasciatore russo…
Immagino quante parole poco diplomatiche abbia già pronunciato (non so se solo mentalmente) l’ambasciatore russo, qualunque tipo di persona sia in realtà. Lui (e con lui tutta la Russia) ha dovuto scusarsi per una scema perennemente ubriaca e strafatta che, pur non essendo una diplomatica, continua a sputare le assurdità che le vengono nella sua mente malata. Lei pronuncia le parole inventate in proprio e per iniziativa propria, mentre il mondo intero (senza capire bene chi sia) percepisce le sue parole come la posizione del Ministero degli Esteri russo, dello Stato e persino del Paese. Il Ministero degli Esteri e lo Stato in Russia attualmente fanno parecchio schifo, ma mi dispiace per il Paese (io, per esempio, non voglio essere rappresentato nemmeno da questa creatura, come da tutta la gerarchia dei suoi capi).
E sì: a spendere inutilmente miliardi di rubli per uccidere gli ucraini, distruggere l’Ucraina e, come conseguenza della guerra, distruggere «l’economia e le torri» della Russia è prima di tutto una persona concreta. Ma questo lo sapete anche senza di me.
L’archivio della rubrica «Russia»
Si è scoperto che a metà ottobre nella città russa di Barnaul è stato arrestato 41-enne Roman Trubetskoy, veterano della guerra in Ucraina, che ha aggredito con un machete un altro veterano: Evgeny Bratchikov. Il motivo della aggressione è il litigio per una donna, in questo momento non ci interessa tanto. L’importante è che il primo dei personaggi è un ex membro della compagnia militare privata «Wagner», mentre il secondo è un ex membro della unità militare cecena «Akhmat». Bratchikov, vestito con una tuta mimetica, un passamontagna e armato di machete, ha aggredito Trubetskoy e lo ha picchiato fino a farlo svenire. Alla vittima sono state diagnosticate una frattura alla base del cranio, fratture multiple alle ossa facciali e gravi contusioni. Al momento è ancora privo di sensi.
I giornalisti hanno scoperto che Bratchikov stava scontando una pena per furto, ma era stato graziato dopo aver partecipato alla guerra. Trubetskoy era stato condannato per lesioni personali gravi, rapina e minaccia di omicidio.
Probabilmente, avete già immaginato il motivo di questo mio post. Volevo esprimere e inviare all’universo il mio nuovo desiderio: che i partecipanti Russia alla guerra in Ucraina si eliminino da soli!
Mi è capitato di leggere una notizia breve e non ancora molto chiara secondo la quale sarebbe in costruzione una residenza per Alexander Lukashenko a Krasnaya Polyana, vicino a Sochi: accanto alla residenza di Putin.
Io non sono cittadino bielorusso, dunque le cose mi hanno colpito di questa notizia sono le seguenti due:
1) a giudicare dalle foto / render degli interni, Lukashenko ha un gusto estetico occidentale piuttosto moderno. A differenza di Putin, tutte le residenze conosciute del quale sono arredate in uno stile trash zingaro e pseudo-napoleonico.
2) perché Lukashenko ha improvvisamente avuto bisogno della sua prima residenza all’estero? E non solo all’estero, ma al di fuori dello Stato che, in base alle mie osservazioni, considera una grande fattoria di sua proprietà? Ha deciso di prepararsi al «triste» fatto di dover lasciare prima o poi il potere (miracolo: ha capito che non potrà mantenerlo per sempre) e ha scelto per la propria vecchiaia una isola di stabilità politica come la Russia putiniana? (come se Putin fosse fisicamente eterno) Certo, è evidente che non ha molte alternative – inoltre, per raggiungere la Russia non dovrà andare lontano e non dovrà nemmeno fare grandi sforzi per adattarsi – ma avrebbe potuto trasferirsi in qualche Stato dell’America Latina: lì fa caldo ed è più facile nascondersi.
Insomma, cose strane…
A giudicare dai dati di Flightradar24, dal 24 ottobre la Russia ha ripreso i voli regolari di aerei militari verso la base aerea di Khmeimim in Siria dopo una pausa di quasi sei mesi: il cargo An-124-100 «Ruslan» è arrivato all’aeroporto di Latakia almeno tre volte, mentre il 26 ottobre l’aereo da trasporto Il-62M è decollato dalla Libia alla volta di Latakia e poi della regione di Mosca.
La prima domanda che viene in mente è: perché gli aerei militari russi volano lì, per di più cargo? Non abbiamo ancora alcuna informazione in merito, nemmeno la più piccola, ma c’è un indizio: la rotta dell’aereo Il-62M. Questo indizio suggerisce che entrambi gli aerei stavano trasportando qualcosa dalla Siria, e non verso di essa. Potevano avere trasportato qualcosa che era rimasto nella base militare russa, ma che non poteva essere utilizzato dalle nuove autorità siriane a causa della mancanza dei mezzi tecnici necessari.
L’esercito russo, invece, ha sia i mezzi che i luoghi per utilizzare tale materiale (sapete benissimo quali). Indipendentemente dalla quantità di materiale trasportato, la notizia non è positiva.
Ma queste sono solo le mie conclusioni logiche basate sulle poche informazioni disponibili.
A volte sono le notizie più piccole a essere le più interessanti. Per esempio: nella città russa di Krasnojarsk un gruppo di truffatori ha sequestrato un residente locale di nome Viktor K., lo ha costretto con la forza a sposare una donna sconosciuta e poi, subito dopo, a firmare un contratto con il Ministero della «difesa» russo per andare in guerra con l’Ucraina. Il motivo economico della truffa consiste nel fatto che tutti i soldi – la somma per il fatto della firma del contratto (decine di migliaia di euro) e lo «stipendio» da combattente – vanno alla «moglie».
Ormai siamo alla fine di ottobre, quindi dalla data del sequestro del signore sono passati poco più di sette mesi. La sua sorte non mi è del tutto chiara (nel senso che non so nemmeno se sia ancora vivo), ma capisco che la truffa è di una efficacia altissima. Infatti, solo la vittima – la persona truffata – può legalmente presentare la denuncia e tentare l’annullamento del «matrimonio» e del contratto, ma fisicamente è impossibilitata di farlo: si trova al fronte e non verrà lasciata (come da prassi) ad andare a casa fino al «momento opportuno» (spesso significa «fino alla uccisione»).
Certo, qualcuno potrebbe chiedere perché il tipo ha messo tutte le firme richieste. Ma noi non sappiamo con certezza la quantità dei truffatori, la loro forma fisica e gli «argomenti» fisici e psicologici con i quali hanno «convinto» la vittima a fare quello che hanno chiesto di fare…
Gli economisti russi Sergey Aleksashenko, Vladislav Inozemtsev e Dmitry Nekrasov (politicamente giusti, lo garantisco io) hanno pubblicato la scorsa settimana un nuovo rapporto (quello dell’anno scorso, immagino, lo abbiate già letto). Questa volta si parla di cosa potrebbe succedere alla economia russa nei prossimi dieci anni, fino alla fine dell’attuale termine massimo del mandato presidenziale di Putin nel 2036.
Ora non pensiamo alla validità giuridica e/o alla probabile durata fisica di questo mandato, poiché di fatto Putin rimarrà sul trono finché vorrà / potrà. Ma è interessante e utile leggere l’ipotesi sullo stato della futura economia «putiniana». Ancora oggi incontro persone benintenzionate che fantasticano sul fatto che, dato che l’economia non va bene, Putin finirà presto i soldi per la guerra. In realtà, non è proprio così: il mondo, purtroppo, non funziona sempre come lo vorremmo noi.
Certo, a volte funziona, ma raramente.
Quindi il rapporto è una interessante variante di previsione. Leggetelo.
La notizia può essere letta come se fosse un bollettino meteorologico:
Putin ha condotto una esercitazione pianificata delle forze nucleari strategiche tramite videoconferenza, secondo quanto riferito dal Cremlino.
Durante l’esercitazione, dal cosmodromo di Plesetsk è stato lanciato un missile balistico intercontinentale «Yars» verso il poligono di Kura in Kamchatka, mentre dal mare di Barents è stato lanciato un missile balistico «Sineva» dal sottomarino nucleare Bryansk. All’esercitazione hanno partecipato anche aerei a lungo raggio Tu-95MS, che hanno lanciato missili alari basati in aria.
Come le previsioni del tempo, perché…
1) in astratto, l’esercitazione è un evento comune,
2) viene percepita come una minaccia,
3) i principali interessati, come al solito, non sono vestiti in modo adeguato al clima: il principale ha tirato fuori tutto il necessario per masturbarsi (non ha altri motivi per farlo),
4) chi si trova lontano pensa che si sia verificato l’ennesimo cataclisma irreparabile,
5) le persone normali semplicemente non ci fanno caso.
Su «Important stories» è uscito un interessante articolo su come la guerra militare speciale in Ucraina «curi» la mente dei personaggi che hanno volontariamente firmato un contratto con il Ministero della «Difesa» russo e sono andati a combattere. E su come, una volta «guariti», disertano dal fronte, a volte anche due volte.
L’articolo è interessante non solo come parte della cronaca di questa guerra cretina, ma anche perché mostra che l’espressione «meglio tardi che mai» a volte assume forme realmente estreme.
Ieri il presidente ad interim della Siria Ahmed al-Sharaa è arrivato a Mosca – per la prima volta da quando è salito al potere – ed è stato accolto al Cremlino da Putin. Nel corso dell’incontro Putin, tra le altre cose, ha dichiarato:
Nel corso di molti decenni si sono instaurati rapporti speciali tra i nostri Paesi.
Le fonti della Reuters, da parte loro, hanno precedentemente riferito che il presidente siriano intende chiedere, durante l’incontro, l’estradizione dell’ex leader della repubblica Bashar al-Assad che ora si nasconde a Mosca.
In effetti, per oltre dieci anni quei rapporti speciali tra i due Stati sono consistiti anche nella partecipazione dell’esercito russo nella guerra interna siriana: dalla parte di Bashar al-Assad e contro le forze che ora Ahmed al-Sharaa rappresenta. Ora Putin potrebbe anche tentare di instaurare un rapporto speciale con il nuovo Presidente siriano, ma questo non significa che intende interrompere il rapporto speciale con il Presidente vecchio. Finché Bashar al-Assad ha abbastanza risorse finanziarie per convincere Putin di non consegnarlo alla Siria attuale, sarà al sicuro. E potrà sperare che qualcuno dei due personaggi che si sono incontrati ieri a Mosca finisca prima dei suoi soldi.
Condivido le sue speranze per almeno il 50%.
The Washington Post, citando i dati delle dogane cinesi, scrive che durante l’estate del 2025 le forniture alla Russia di cavi in fibra ottica e batterie agli ioni di litio, nonché di altri componenti per l’assemblaggio di droni provenienti dalla Cina, sono aumentate notevolmente. Così, per esempio, i volumi delle forniture di cavi in fibra ottica hanno raggiunto livelli record prima a maggio (la lunghezza totale dei cavi era di circa 191 mila chilometri), poi a giugno (circa 209 mila chilometri) e ad agosto questa cifra è salita a 528 mila chilometri. In Ucraina, invece, secondo gli ultimi dati disponibili, ad agosto sono stati venduti solo 116 chilometri di cavi.
Un lettore poco attento potrebbe chiedersi se la Cina non ha paura delle sanzioni internazionali per il proprio contributo alla aggressione militare o, almeno, della scontentezza ancora più forte di Trump. In realtà, però, non è una domanda da fare. In primo luogo, perché è abbastanza inutile temere Trump: introduce e disdice le sue famose «tariffe» senza una particolare logica e indipendentemente dal comportamento dello Stato colpito. In secondo luogo, a fornire il suddetto materiale alla Russia sicuramente sono delle aziende finte: aperte appositamente per l’occasione e facilmente sostituibili in qualsiasi momento da altre aziende altrettanto finte. Quindi la Cina, per ora, ragionevolmente (purtroppo) non vede alcun motivo a non guadagnare qualcosa pure la guerra di Putin in Ucraina.



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