L’archivio della rubrica «Russia»

Zoologia nel design

Il designer russo Artemy Lebedev ha messo ieri in evidenza una tendenza curiosa.

Egli fondò nel 1995 il proprio studio di design. Nel 1998 lo studio assunse il nome di Art. Lebedev Studio e adottò il logo con il codice a barre:

In breve tempo il logo mutò leggermente:

Nel 2016 lo studio ha deciso di rivedere la propria stilistica, il che ha comportato, tra le altre cose, il cambiamento del logo:

Proprio a questo punto hanno iniziato ad arrivare i primi sciacalli. Ecco il primo esempio del 2016:

Ecco, invece, un esempio del 2017:

Aspettiamo altri aggiornamenti dal mondo della moda, altre notizie sulla creatività italiana etc.


Andrey Zvyagintsev

Non so se qualcuno ha già notato – e eventualmente comunicato ai miei lettori – che il regista russo Andrey Zvyagintsev ha raggiunto un curioso record. Tutti i suoi lungometraggi sono stati premiati ai festival internazionali. Conoscete altri registi tanto amati degli esperti/critici? [se la risposta è sì, datemi i nomi!]

Nel frattempo vi ricordo che tempo fa avevo già postato un cortometraggio di Zvyagintsev su questo blog.

Io, intanto, aspetto la possibilità di vedere ilsuo ultimo film, premiato dalla giuria al Festival di Cannes 2017.


Telefonia patriottica

Mi è già capitato di scrivere dell’abbigliamento patriotico con l’immagine di Putin.

La settimana scorsa, leggendo una ennesima notizia sulla proliferazione del culto della putinianità personalità di V.V.P., ho pensato che forse non dovrei limitarmi a raccontarvi delle magliette. Potrei raccontarvi di tutti i peggiori esempi che si manifestano nella quotidianità russa.

Dunque, oggi vi faccio vedere un esempio freschissimo. L’azienda Caviar ha progettato la cover per la rinata Nokia 3310 in oro e titanio (il bassorilievo ritraente Putin è realizzato in oro di alta qualità – 999):

L’azienda sta raccogliendo le prenotazioni per i telefoni con le cover da 139.000 rubli (circa 2183 euro) o 149.000 rubli (circa 2340 euro). Purtroppo non sono riuscito a capire la differenza tra i due «modelli» che determina a sua volta la differenza nel prezzo.

Sul sito ufficiale ho letto però, che l’azienda-produttrice è stata fondata da un certo Ilia Giacometti. Secondo una ricerca superficiale su Google, tale orefice italiano specializzato nel kitsch costoso è noto prevalentemente grazie alle sue avventure russe. Qualcuno di voi sa qualcosa di quest’uomo?


In estinzione

Stanotte, all’età di75 anni, è morto il nipote di Iosif Stalin — il figlio di Vasilij Stalin, il secondo dei tre figli di Iosif — il regista teatrale Aleksandr Vasilevič Burdonskij. Non so dirvi alcunché sulle sue qualità da regista in quanto ha sempre lavorato in un teatro di qualità inferiore alla media, quello patrocinato dal Ministero della Difesa (io ci ero stato soltanto una volta per vedere un attore specifico e abbastanza particolare). E non mi è mai capitato di sentire dei suoi successi artistici di particolare livello.

Aleksandr Burdonskij non ebbe figli, dunque l’unica discendente di Stalin ancora in vita (intendo i discendenti certi e non i personaggi che sembrano degli impostori) resta Chrese Evans, nata il 21maggio 1971 dalla figlia di Stalin Svetlana e l’architetto statunitense William Peters. Non ha figli.

Anzi, forse è meglio mettere questa sua foto scattata qualche anno fa nel suo negozio di second hand:

Insomma, è una bella famiglia che si sta estinguendo…


Please do not shoot the pianist…

Il destino vuole che pure questa domenica si faccia un video-post musicale. Ma questa volta l’aggettivo «musicale» andrebbe appunto messo tra le virgolette.

Vladimir Putin periodicamente decide di suonare il pianoforte in pubblico. Così è successo anche il sabato 13 maggio in Cina, dove Putin doveva incontrare Xi Jinping nella residenza di quest’ultimo. Poco prima dell’incontro ha casualmente trovato un pianoforte incustodito (sempre casualmente in zona c’erano anche delle telecamere autorizzate a riprendere) e si è messo a suonare, senza dei risultati eccezionali, alcune melodie:

Alcuni sudditi hanno deciso di salvare il presidente con due Coub.

№ 1

№ 2


La balena azzurra

Quindi ora anche in Italia si è diffusa la notizia dei «gruppi di morte» russi? Intendo il «gioco» Blue Whale e simili. Bene…

Io, da parte mia, devo tranquillizzarvi: si tratta di un fenomeno molto meno diffuso di quanto si sostiene dai mass media. Gli adolescenti russi, soprattutto quelli che vivono nelle famiglie che si possono permettere l’accesso all’internet non sono nella loro stragrande maggioranza ne tanto depressi ne tanto stupidi da cedere alle proposte di autolesionismo e di suicidio.

Il fenomeno in se è grave solamente sotto uno specifico punto di vista: i maniaci non si sono estinti ma si sono adeguate alla realtà tecnologica del XXI secolo. Purtroppo esisteranno sempre e noi — genitori, parenti, professori, amici etc — non dobbiamo essere i più lenti ad adeguarci anche noi. O essere meno attenti di prima.

A livellonazionale russo sono invece gravi altri due fenomeni. Prima di tutto, l’uso del sopracitato «gioco» in qualità di pretesto per controllare e censurare l’internet (indovinate da parte di chi). In secondo luogo, il collaborazionismo di alcuni mass media russi che in cambio della sopravvivenza politica ed economica delle proprie redazioni hanno accettato a gonfiare esageratamente la storia.


Una domenica musicale

Ieri, il sabato 13 maggio, si è svolta a Kiev la finale dell’Eurovision Song Contest 2017. Il concorso musicale in questione mi interessa pochissimo a causa di un livello medio bassissimo dei partecipanti e dei generi musicali che nella maggioranza dei casi non promettono molto. Inoltre, si tratta di un concorso che è sempre (o quasi) stato politicizzato. Quest’anno, per esempio, la Russia ha fatto di tutto per non parteciparvi e non essere dunque umigliata – almento nel senso musicale – sul territorio ucriano.

Ma la mia intenzione era quella di parlare della musica.

Nel 2010 una banda dei burocrati russi impazziti decise di mandare alla edizione dell’Eurovisione di quell’anno un cantante bravo. (Tento un paragone estremo: immaginate Einstein che va a fare le olimpiadi di matematica tra i scolari). In qualità del rappresentante della Russia fu scelto Petr Nalich, un cantante russo di origini jugoslave diventato molto noto nel 2007. Non vinse il concorso (a valutre c’era la gente abituata ad altri standard musicali), ma merita di essere conosciuto anche in Occidente.

Oggi pubblico ben cinque (brevi!) video con le sue canzoni in varie lingue.

La canzone «Gitar» con la quale divenne famoso sul web (il testo non ha molto senso):

Mentre il senso di questa dovrebbe esservi già noto:

La canzone «Il mare» è in russo:

«Sticky Lover»:

«Il pleut toujours»:

Con questa chiudiamo la puntata odierna dedicata alla musica russa.


La data della Vittoria

Una persona attenta (o, se preferite, pignola) potrebbe chiedersi sul perché in Russia e quasi tutta l’ex URSS la vittoria nella Seconda guerra mondiale si festeggi il 9 maggio invece che l’8 (come si usa in Europa). Penso che oggi sia il giorno giusto per spiegare questo fenomeno.

Andiamo in ordine cronologico. Il 7 maggio 1945 nella città francese Reims fu firmato l’atto di capitolazione delle forze armate tedesche.

Dall’atto furono previsti la cessazione dei combattimenti, la resa di tutti i militari tedeschi e il passaggio agli Alleati della coalizione vincente di tutti gli armamenti del Wehrmacht. Per la Germania firmò il colonnello-generale Alfred Jodl, mentre per gli alleati il generale statunitense Walter Bedell Smith e il maggior-generale sovietico Ivan Susloparov.

L’entrata in vigore dell’ordine di resa per le forze armate tedesche fu prevista per le ore 23:01 CET dell’8 maggio 1945. Subito dopo la firma della resa Henry Truman e Winston Churchill comunicarono ai propri concittadini la notizia ufficiale della fine della guerra. Ecco la reazione dei newyorkesi:

Iosif Stalin, però, si rifiutò di riconoscere la resa firmata a Reims e pretese che tutta la cerimonia venisse rifatta sul territorio tedesco occupato dalle forze dell’URSS. Inoltre, chiese l’annullamento dell’atto di resa appena firmato a Reims. La seconda richiesta fu fermamente declinata da Truman e Churchill perché le popolazioni dei loro Stati non avrebbero compreso il senso di tale sottile gioco politico. Avere due atti di resa è comunque meglio che averne uno. Quindi il testo di Reims con alcune modifiche apportate dalla parte sovietica fu firmato l’8 maggio a Karlshost (Berlino). Firmarono i generali Keitel e Stumpff e l’ammiraglio Friedeburg per la Germania, il maresciallo Arthur Tedder per gli Alleati occidentali e il maresciallo Zukov per l’URSS.

La data e l’ora della resa già stabiliti a Reims non furono modificate, quindi gli Alleati occidentali da sempre festeggiano la Vittoria l’8 maggio. Negli Stati del Commonwealth i festeggiamenti partirono già il 7 maggio 1945 dopo la diffusione delle prime notizie sulla firma di Jodl.

In URSS il primo comunicato ufficiale sulla resa firmata dalla Germania fu diffuso alle ore 02:10 del 9 maggio 1945. Di conseguenza, proprio il 9 maggio fu proclamato in URSS la Giornata della Vittoria. Dal 1947 al 1964 è stato un giorno lavorativo.


Putin regge tutto

In Russia è sempre esistito, ma a partire dal 2014 è in una crescita particolarmente forte, il mercato del cosiddetto «abbigliamento patriottico». Si tratta sempre (o quasi sempre) degli esempi di trash dell’ottantesimo livello, ma io non ne ho mai scritto solo perché ogni singolo caso necessita dei commenti che preferirei evitare di fare.

Oggi mi limito a raccontarvi dell’abbigliamento dedicato alla figura di Vladimir Putin. Come forse sapete, esiste una infinità di magliette raffiguranti Putin in varie pose e con l’aggiunta di vari comenti testuali (citazioni, elogi etc.).

Molti – ma non tutti – modelli di queste magliette si possono acquistare anche in Occidente. Lo potete fare, per esempio, su eBay, AliExpress o, se conoscete il russo, su Yandex.Market.

Non è per ora acquistabili quattro nuovi modelli di magliette da donna disegnati dal «brand patriottico» (generosamente finanziato dallo Stato russo) di nome Set (network in russo). Però li possiamo già vedere sulle foto.

Il primo modello è quello con un foro da forma del profilo di Putin:

Gli altri tre sono ancora «meglio»:
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31 anni di Chernobyl

Oggi è l’anniversario della catastrofe tecnologica di Chernobyl. Per ora ho poco da aggiungere a quanto ho già scritto sull’argomento nel 2016. Quindi oggi mi limito a pubblicare una raccolta di video e foto della città di Pripyat, concentrandomi su quel che resta degli appartamente privati.

Tutte le foto sono di Sergei Melnikov.


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