L’archivio della rubrica «Russia»

La sociologia militare-matrimoniale

Molto probabilmente non lo sapevate – e, ovviamente, non eravate obbligati di saperlo – per legge russa le coppie nelle quali almeno una persona ha ricevuto la convocazione per la mobilitazione militare possono sposarsi il giorno stesso in cui si recano all’ufficio anagrafe: invece di aspettare un mese stabilito per le situazioni normali.
Sicuramente sapevate che il 21 settembre 2022 in Russia è partita la mobilitazione «parziale» della popolazione per la guerra in Ucraina. Proprio «grazie» a tale evento molte coppie russe «hanno potuto» sposarsi subito… In realtà hanno deciso di sposarsi subito e lo hanno fatto, prevalentemente, per un motivo ben preciso: per fare in modo che la donna possa pretendere gli aiuti finanziari statali dopo l’uccisione del marito. Non posso dunque escludere che una parte di quegli matrimoni sia frutto degli accordi commerciali tra privati, ma non è di questo che volevo scrivere oggi.
Oggi volevo segnalarvi una interessante ricerca sul reale andamento della mobilitazione che i giornalisti hanno potuto condurre proprio grazie alle osservazioni delle statistiche «matrimoniali». Non solo i risultati, ma anche il punto di partenza e il metodo della ricerca sono inaccessibili e inimmaginabili per la maggioranza schiacciante dei giornalisti e sociologi occidentali del XXI secolo.


Le domande sulla bomba atomica

Il Presidente Biden si pone una domanda apparentemente molto logica:

If he has no intention, why does he keep talking about it? Why does he talk about the ability to use a tactical nuclear weapon? He’s been very dangerous in how he’s approached this. He can end this all. Get out of Ukraine.
[L’articolo su «Newsnation» potrebbe esservi accessibile solo con un VPN.]

Ma in realtà «si è posto» una domanda retorica: dovrebbe capire bene che le minacce pubbliche putiniane circa l’uso della bomba atomica fanno parte del tentativo di costringere l’Occidente alle trattative sulla resa dell’Ucraina. Un tentativo che dura quasi dal primo giorno della guerra e con una insistenza che sembra dimostrare l’incomprensione della inutilità crescente del tentativo stesso.
Noi, i comuni cittadini, possiamo anche continuare a porci altre due domande un po’ più vicine alla realtà:
1) Putin ha l’intenzione di usare la bomba atomica? (La risposta che mi sembra più corretta è: per ora non lo sa nemmeno lui; essendo un tattico e una persona psicologicamente poco regolare, decide sempre all’ultimo momento.)
2) Putin è in grado di usare la bomba atomica o provocare un incidente a una centrale nucleare in Ucraina? (La risposta che mi sembra più corretta è: sì, da lui possiamo aspettarci qualsiasi cosa.)


I finti brasiliani

Non so se sia capitato di leggere anche a voi di una ennesima spia russa che si spacciava per un ricercatore brasiliano, ma è comunque stata arrestata in Norvegia (i traduttori online vi aiuteranno a comprendere l’articolo). In particolare, il tipo arrestato ieri sarebbe arrivato in Norvegia nell’autunno del 2021 per condurre delle ricerche presso l’Università di Tromsø e, tra le altre cose, «ha studiato il nord del Paese e le minacce ibride».
A me, per esempio, è capitato di leggere che spacciarsi per dei ricercatori latinoamericani in generale e brasiliani in particolare è una nuova tendenza tra le spie russe… Di conseguenza, sono quasi terrorizzato dal fatto che qualche mese fa un ricercatore brasiliano della mia Facoltà mi aveva chiesto un parere sulle sue ricerche circa il funzionamento e la diffusione delle nuove tecnologie nell’ambito delle telecomunicazioni ahahahaha
Solo il fatto di non avere diffuso dei segreti di Stato (che non conosco) mi salverà dal carcere.


La bomba o la diga?

Quando il ministro della «Difesa» russo Sergei Shoigu chiama i colleghi occidentali per avvisare che l’Ucraina sarebbe pronta a usare una «bomba sporca», una persona media potrebbe logicamente sospettare solo una cosa: è la Russia che si sta preparando a usare quel tipo di bomba. Infatti, è almeno dai tempi della aggressione in Crimea che i rapporti del regime putiniano con l’Ucraina seguono il principio «non siamo stati noi». L’unica differenza consisterebbe nel fatto che il presidente Zelensky, dichiarando che i militari russi avrebbero minato la diga idroelettrica di Kakhovka, ha in un certo senso costretto la Russia a fare un «avviso» simile.
Di conseguenza, potremmo presumere che si stia tentando di attribuire alla Ucraina le proprie intenzioni.
Quale dei due pericoli – tra l’uso di una bomba sporca e l’esplosione della diga – mi sembra più probabile? Pensando di essere una persona razionale, avrei detto che è più probabile l’uso di una bomba. Infatti, l’esplosione della diga provocherebbe ben due danni. Da una parte danneggerebbe il sistema energetico ucraino (attualmente sembra uno degli obiettivi principali dell’esercito russo). Dall’atra parte, però, provocherebbe l’inondazione di vaste porzioni di quei territori che la Russia ha da poco annesso (perché la sponda sinistra del fiume è più bassa). Certo, sappiamo bene che Putin, quando è fissato con un obiettivo, non si ferma davanti all’inconveniente di creare problemi al «proprio» popolo, ma nel caso specifico la scelta del male minore mi sembra troppo evidente.
Ma, ovviamente, non è ancora detto che faccia almeno una delle due cose. O, al contrario, che non le faccia entrambe.


Vi è sicuramente capitato di leggere che il 19 ottobre Vladimir Putin ha firmato un decreto sulla introduzione della legge marziale nelle quattro «nuove regioni annesse» e dello «stato di allerta» di vario grado nelle regioni russe…
Per me l’evento più interessante è lo stato di allerta perché è solo la seconda volta che Putin concede – in tutto il periodo del proprio regno – una libertà di azione ai governatori delle regioni russe. Precedentemente, si è sempre impegnato nel ridurre quella libertà, facendo solo una eccezione nel 2020 durante la prima ondata del Covid-19: in quella occasione si era improvvisamente chiuso in una delle proprie residenze dicendo di agire in base alle singole situazioni locali. Nel caso della pandemia quel modo di fare poteva anche avere un senso. Ma non si capisce perché i governatori debbano prendersi tutta la «libertà» (che in realtà è sempre una responsabilità) di stabilire il grado dello stato di allerta nella propria regione per attuare al meglio i piani bellici di Putin.
Se volete capire un po’ meglio cosa intendo, seguite pure il link e leggete la spiegazione ben schematizzata del provvedimento firmato da Putin.


I fornitori degli armi alla Russia

Per fortuna, non tutto dipende dalle tendenze politiche del momento.
Il Dipartimento di Giustizia degli USA comunica che in Italia è stato arretato, su richiesta degli USA, Artem Uss, il figlio del governatore della regione russa di Krasnojarsk Aleksandr Uss. Un altro personaggio coinvolto nel «caso Uss», Yury Orekhov, è stato arrestato in Germania. Le autorità statunitensi chiederanno l’estradizione di entrambi negli USA. Secondo l’accusa, Uss e Orekhov avrebbero acquistato – attraverso una società di comodo tedesca da loro creata, la Nord-Deutsche Industrieanlagenbau GmbH (NDA GmbH) – delle tecnologie statunitensi utilizzate nella produzione degli armamenti. Le tecnologie in questione sarebbero poi state vendute alla Russia, anche a una azienda colpita dalle sanzioni occidentali. Alcune delle tecnologie ottenute attraverso tale schema sono state trovate negli armamenti russi abbandonati sul campo di battaglia in Ucraina.
Purtroppo, l’estradizione dei due accusati potrebbe invece diventare una questione politica, il cui esito mostrerà il vero rapporto di due Governi europei con la guerra in corso. Presterei un po’ di attenzione a questo test pratico.
Nel frattempo, devo constatare che al momento della scrittura del presente post i media italiani stavano ignorando quasi totalmente l’argomento. E coloro che ne hanno scritto non hanno azzeccato la foto di Artem Uss, che in realtà sarebbe questa:

So che pure in Italia alcune persone sostengono la tesi in base alla quale le guerre si finiscono con la negazione del sostegno alla vittima della aggressione. Io, per ora, ho abbastanza salute mentale per sostenere l’esatto contrario, quindi spero che Uss e Orekhov – come pure altri personaggi del genere – abbiano presto l’occasione di visitare gli USA.


Considerando quanti miliardi di dollari sono stati spesi solo negli ultimi vent’anni dallo Stato russo per l’esercito e quanti dei mezzi – nel senso largo del termine – acquistati con quei soldi sono già stati utilizzati nella guerra in Ucraina, non possiamo non sorprenderci della povertà dell’esercito russo. Infatti, anche da uno studio superficiale delle foto in arrivo dalle zone della guerra possiamo scoprire delle cose assurde. Per esempio, possiamo vedere delle reti riempite di pietre e appese ai lati dei carri armati nella speranza di salvare in tal modo il mezzo dai Javelin:

Oppure delle griglie artigianali con dei sacchi di sabbia messi sopra: Continuare la lettura di questo post »


L’arresto dei “fotografi”

Negli ultimi quattro giorni in Norvegia sei russi sono stati arrestati per aver «fotografato oggetti proibiti». Immaginando abbastanza bene il generale grado della libertà di fotografia in Europa, posso contare tutte le categorie di oggetti proibiti da fotografare su un dito della mano sinistra: i luoghi militari. Tra parentesi: (tutto il resto può essere fotografato, ma in alcuni casi non è possibile pubblicare il risultato senza un motivo particolare: per esempio, quando si tratta di qualcosa che riguarda la privacy di altre persone). Inoltre, non si potrebbe, per esempio, entrare in un archivio statale e fotografare dei documenti segreti, ma qualora il fotografo venisse «beccato», il motivo principale del suo arresto non sarebbe il semplice fatto dello scatto di fotografie. E poi, qualora un privato o una azienda decidesse di vietare la fotografia di alcuna proprietà, ci vorrebbe molto tempo per passare dalla violazione del divieto a un ipotetico arresto; l’arresto non sarebbe comunque legato in via principale allo scatto di fotografie.
A questo punto supponiamo che le cosiddette spie fotografiche russe siano stati arrestati per il solo fatto di aver scattato delle foto.
Allora mi chiedo: perché i fotoamatori russi sono improvvisamente diventati tanto interessati ai luoghi militari norvegesi? Stanno cercando di tracciare le future forniture delle armi all’Ucraina in un modo così primitivo? Ma nel XXI secolo questo modo di fare mi sembra un po’ obsoleto. Oppure erano impegnati nello studio dettagliato dei futuri obbiettivi di nuove «operazioni militari speciali»? Ma l’esercito ucraino sta già mettendo in serie difficoltà quello russo, quindi è meglio non pensare a quello che sarebbe capace di fare l’esercito norvegese. Oppure i mandanti dei «fotoamatori» sono realmente convinti che l’Occidente si stia preparando ad attaccare la Russia? Tale tesi non mi sembra degna di un commento.
Insomma, qualcuno sta sprecando il personale prezioso mandandolo a svolgere dei compiti palesemente inutili. Indipendentemente dal fatto che quelle persone vengano catturate o meno. A meno che, ovviamente, il compito di quei «fotografi» non sia consistito di infiltrarsi da qualche parte.


Come procede la moblitazione

Il breve video di oggi illustra uno dei metodi con i quali procede la tristemente nota mobilitazione in Russia: la polizia ferma gli uomini giovani davanti alle entrate della metropolitana di Mosca. A differenza di quanto succede negli alberghi, si agisce ancora senza l’uso della forza fisica.

Prima o poi riuscirò a trovare o produrre un video con tutti i metodi adottati…


La lettura del sabato

Da non mi ricordo più quanti anni (ma, secondo me, da più di quindici) in Russia circolano le voci sui presunti rapporti stretti di Vladimir Putin con la ex sportiva Alina Kabaeva. A me non piace commentare le voci, soprattutto quando si tratta delle voci di questo tipo.
Ma a partire dal 2014 sulla base di queste voci – definisco in questo modo tutte le informazioni non verificabili – alcuni Stati e organizzazioni occidentali adottano le sanzioni anche contro Alina Kabaeva. Di conseguenza, ho dovuto fare lo sforzo di non evitare almeno quegli articoli dedicati a Kabaeva che sono pubblicati dalle redazioni e/o autori notoriamente attendibili. Ed ecco che oggi è arrivato il momento di condividere con i lettori italiani una di quelle pubblicazioni. Lo faccio perché essa riassume le indagini e le osservazioni su alcune «strane coincidenze» che non rientrano, secondo me, nella categoria peggiore delle voci.