È inutile ricordare che i russi rimasti in Russia non hanno dei modi legali (dal punto di vista del legislatore russo) di protestare contro la guerra: chi non lo ha ancora capito, non ha molte possibilità di capire qualcosa nella vita in generale.
Allo stesso tempo, è utile e importante ricordare che molti cittadini russi rimasti in Russia sfidano la «legge» e le «forze dell’ordine» cercando di esprimere pubblicamente il proprio dissenso, informare gli altri su quanto sta accadendo o, nei casi più eroici, ostacolando lo Stato russo nel suo intento di distruggere uno Stato vicino. La creazione degli ostacoli alla guerra, in particolare, sembra una impresa disperata, se pensiamo al rapporto delle forze dello Stato e del cittadino singolo. Ma se tutti dicessero di continuo «è tutto inutile», noi – gli umani – staremmo ancora sugli alberi. E poi, non tutti riescono a rimanere passivi e indifferenti di fronte agli avvenimenti così gravi…
Insomma, l’articolo segnalato per questo finesettimana racconta delle persone che dall’inizio della guerra danno fuoco ai centri di reclutamento militare in Russia. Racconta di quanti sono (in base alle informazioni note), dove e come agiscono, come vengono puniti se e quando catturati etc. etc.. Vi permetterà di scoprire qualcosa in più su come è fatta la resistenza interna russa.
L’archivio della rubrica «Russia»
Ieri, il 27 luglio, nel primo giorno del Forum economico Russia–Africa a San Pietroburgo, i canali Telegram associati al PMC Wagner hanno diffuso delle foto di Evgeny Prigozhin con dei presunti ospiti stranieri del summit. E hanno lasciato intendere o addirittura affermato direttamente che Prigozhin stesse partecipando al forum e incontrando gli ospiti per delle conversazioni a due.
Il problema sta nel fatto che non si capisce da chi, quando e dove siano state scattate queste foto. Non si capisce nemmeno chi siano le persone inquadrate assieme a Prigozhin: qualcuno sostiene che siano dei funzionari di alcuni Stati (per esempio della Repubblica Centrafricana, dove la Wagner è stata attiva per anni), ma non sono comunque identificabili. Tale mistero mi interessa molto più per la sorte di Prigozhin che per la domanda sul perché abbia ancora la possibilità di circolare in Russia (spoiler: in Russia in moti sospettano che abbia qualche possibilità di ricattare Putin per garantire la propria esistenza fisica – per esempio, in caso della morte potrebbe essere pubblicato qualcosa).
Il Ministero della «difesa» russo comunica che il ministro Sergei Shoigu è arrivato in Corea del Nord alla guida di una delegazione ministeriale per «partecipare agli eventi cerimoniali dedicati al 70° anniversario della vittoria del popolo coreano nella guerra patriottica di liberazione del 1950–1953».
Potrebbe sembrare una mossa politica abbastanza ridicola (anche se a volte diventa faticoso continuare a ridere delle scelte dei gerarchi russi), mentre in realtà si tratta di un viaggio molto logico. Infatti, l’esercito russo ha molto da imparare dsa quello nordcoreano (potete ridere per la seconda volta). Ha da imparare non solo nell’ambito di (ri)armarsi nelle condizioni delle sanzioni internazionali, ma anche nel raccontare al mondo delle vittorie inesistenti. Probabilmente vi ricordate, che secondo la propaganda nordcoreana gli USA sono già stati sconfitti e distrutti più di una volta dal glorioso esercito nordcoreano, mentre i generali nordcoreani sono decorati come se avessero vinto tutte le guerre della storia mondiale.
Insomma, l’esercito nordcoreno detiene delle conoscenze molto utili allo Stato russo attuale. Bisogna imparare e copiare…
Ho letto che le autorità britanniche hanno annullato le sanzioni personali imposte a Oleg Tinkov. Questa decisione è giusta e buona (nonostante tutte le stranezze personali e le ragioni non del tutto ovvie delle sue azioni, Tinkov ha comunque condannato la guerra in Ucraina), ma, purtroppo, è finora unica. Sembra che abbia avuto più importanza la sua lunga amicizia con Richard Branson che la tanto attesa presa di coscienza da parte degli Stati europei della necessità di lasciare il folle Putin senza dei sostenitori ricchi sul territorio russo.
Ci sono molte altre verità apparentemente ovvie che devono essere spiegate a lungo e duramente ai politici occidentali. Purtroppo, mi sembra sempre più importante e promettente che spiegare qualcosa alla maggioranza dei russi.
La Russia ha fatto intendere che l’eventuale arresto in Sudafrica di Putin in caso della sua partecipazione al vertice del BRICS (in agosto) equivarrebbe a una dichiarazione di guerra. Lo ha dichiarato il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa nella sua testimonianza scritta in tribunale, citata dal media locale Independent Online. Ramaphosa ha inoltre dichiarato di aver avviato le consultazioni in materia con la Corte penale internazionale.
A questo punto un lettore medio potrebbe chiedersi: la Russia che da quasi un anno e mezzo non sta riuscendo a ottenere dei particolari successi militari in Ucraina è in grado (e intenzionata) di dichiarare un’altra guerra in una terra così lontana? La risposta mi sembra evidente. Dovrebbe essere evidente anche a Putin (ammesso che abbia ancora conservato una capacità minima di ragionare) e, forse, ai vertici del Sudafrica.
Quindi per il momento vedo due opzioni. O il Cremlino collettivo sta tentando un bluff, o la protezione degli interessi statali russi sul continente africano sarà nuovamente protetta dalla Wagner.
A proposito: Prigozhin che fine ha fatto? E che piani per il futuro ha?
Per qualche strano motivo, ho voluto condividere con voi qualcosa di realmente umoristico… Per esempio, un post su Telegram, la cui traduzione dal russo poteva esservi capitata ieri (lunedì):
L’esperienza mondiale e nostrana dimostra che i terroristi non possono essere affrontati con sanzioni internazionali, intimidazioni o esortazioni.
Capiscono solo il linguaggio della forza.
Solo metodi personali e completamente disumani.
Pertanto, è necessario far saltare in aria le loro stesse case e quelle dei loro parenti. Cercare e liquidare i loro complici, abbandonando l’idea banale del loro processo. Ma la cosa principale è distruggere i vertici delle formazioni terroristiche, indipendentemente da dove questi insetti si nascondano.
Non lo avevate letto? Ma sicuramente avete già capito a chi si riferisce l’autore!
E invece no, non avete capito. L’autore del testo umoristico è Continuare la lettura di questo post »
Questa notte sul «Ponte di Crimea» – costruito dalla Russia dopo l’annessione della penisola – ci sono state due esplosioni: alle 3:04 (sulla parte automobilistica, danneggiando una arcata) e alle 3:20 (sulla parte ferroviaria, senza danneggiarla seriamente). L’Ucraina e la Russia sostengono che il ponte sia stato attaccato da droni di superficie ucraini.
Avrei potuto provare a scherzare sulle dichiarazioni del portavoce di Putin che detto «Siamo consapevoli dell’insidiosità del regime di Kiev», ma non è più un passatempo tanto divertente.
Avrei anche potuto constatare che l’Ucraina sta continuando a tagliare le strade alla logistica militare russa, ma lo sapete anche senza di me.
Quindi propongo qualche dichiarazione curiosa, quasi divertente, della stampa pro-governativa russa dedicata al ponte.
Il ponte di Crimea è una struttura strategica di prima categoria, al pari delle centrali nucleari o del centro di comando delle forze missilistiche strategiche. È sorvegliato di conseguenza, quindi gli appelli a «bombardare il ponte di Crimea» testimoniano o l’ignoranza di coloro che li invocano o il loro ottimismo patologico. O, più probabilmente, entrambe le cose.
Il ponte di Crimea è costruito con la tecnologia della cupola di un reattore di una centrale nucleare. Ciò significa che le campate del ponte possono resistere a un colpo diretto di un aereo. L’attraversamento è inoltre protetto dagli attacchi aerei da un sistema di difesa aerea stratificato rappresentato da una gamma completa di sistemi missilistici antiaerei: dai Pantsir alla divisione S-400 schierata a Feodosia.
Oltre alle armi puramente antiaeree in grado di respingere un massiccio attacco missilistico o aereo, sulle rive dello Stretto di Kerch sono schierate anche le più recenti attrezzature per la guerra elettronica. Se necessario, copriranno il ponte con un bozzolo invisibile dai radar e dalle testate di puntamento dei missili da crociera, faranno impazzire le attrezzature di bombardieri e droni.
Il ponte n. 1 è anche ben protetto dagli attacchi dal mare. I suoi sostegni sono protetti da speronamenti con spoiler. Gli accessi al ponte dal mare e dalla terraferma sono monitorati 24 ore su 24 da una brigata separata della Rosgvardia, coadiuvata dalle guardie di frontiera e dalle unità anti-dirottamento della Flotta del Mar Nero: queste ultime si assicurano che gli anfibi con esplosivi non si avvicinino ai supporti.
E poi aggiungo che prima del 24 febbraio 2022 il ponte di Crimea mi sembrava un potenziale bel regalo alla Ucraina del futuro, quella riunitasi con la Crimea e il Donbass e lasciata stare dalla Russia. Ora, invece, non sono contrario alla sua distruzione anche con dei mezzi militari.
E poi, non sono assolutamente dispiaciuto per le vittime russe degli attacchi: sapevano di andare in vacanza a) in un territorio occupato, b) nel corso di una guerra. Hanno subito le conseguenze delle quali erano ben informati e che si erano meritati.
Ho aspettato che questo video sulla cronologia della «rivolta» di Prigozhin uscisse con i sottotitoli in inglese per postarlo:
Solo perché lo trovo quasi divertente in alcuni punti.
Per ragioni ben note, non c’è più la PMC «Wagner» nella guerra in Ucraina. Giovedì abbiamo persino appreso, da un noto «giurista», che legalmente la PMC «Wagner» non esiste, non è mai esistita e probabilmente non esisterà mai. Ma tutto questo non è una grande perdita. Anzi.
La vera perdita è il numero di morti tra i soli reali militari russi, inviati dal folle dittatore a questa guerra criminale e inutile. Le autorità russe non pubblicano le statistiche ufficiali (un comportamento tradizionale di qualsiasi parte belligerante), ma sarebbe interessante e utile — per il pubblico — conoscere le informazioni affidabili.
Così, lunedì è stata pubblicata un’inchiesta giornalistica che sostiene che l’esercito russo abbia perso 47 mila uomini durante i primi 15 mesi di guerra (dal 24 febbraio 2022 alla fine di maggio 2023): tre volte più delle perdite sovietiche durante la guerra in Afghanistan (1979–1989) e nove volte più delle perdite delle truppe federali russe durante la prima campagna cecena (1994–1996).
Vi consiglio di leggerlo: non solo per le conclusioni quantitative, ma anche per l’interessante descrizione dei metodi di conteggio.
In una intervista di ieri (in russo) Putin ha dichiarato che «l’Ucraina ha il diritto di garantire la propria sicurezza, ma questo non deve peggiorare la sicurezza della Russia». È una dichiarazione della quale avremo quasi potuto ridere, soprattutto invertendo l’ordine dei nomi di due Stati.
Ma anche chi ride troppo presto ride male. Perché il contesto della dichiarazione di Putin è ancora più ridicolo: faceva parte del suo commento sul vertice della NATO a Vilnius. Uno degli obiettivi della guerra «preventiva» pubblicamente annunciati era quello di impedire l’estensione della NATO verso i confini russi (non si capisce perché tale estensione debba essere vista come un pericolo, ma almeno per ora lasciamo perdere). Tra gli effetti della guerra abbiamo già visto il raddoppio dei confini della Russia con la NATO (l’adesione della Finlandia) e la promessa (fatta proprio a Vilnius) di ammettere l’Ucraina con una procedura semplificata (proprio come si è fatto con la Finlandia; non era difficile da prevedere). Di conseguenza, in base alla logica di Putin la Russia ha fatto la guerra per migliorare e peggiorare la propria sicurezza allo stesso tempo.
Una logica molto logica, ancora più «logica» di prima.