L’archivio della rubrica «Nel mondo»

La ricetta greca

Un breve riassunto del programma elettorale di Syriza:

– non paghiamo i debiti all’UE,
– nazionalizziamo le banche e facciamo una super tassa sui ricchi (perché vogliamo attirare gli investimenti),
– aumentiamo gli stipendi e le pensioni (la BCE ci deve dare i soldi necessari),
– sanità e istruzione gratis per tutti (la BCE ci deve dare i soldi necessari),
– insomma, facciamo la bella vita che c’era prima del default,
– e dopo tutto questo aspettiamo che l’economia si riprenda.

E ora raccontatemi pure quanto è stronza la Merkel. E che voi siete tanto buoni da voler continuare a sostenere la brava gente greca.


Il Re è morto, viva il petrolio

Gli «analisti», gli «esperti», i rappresentanti del Regno e gli scienziati britannici possono dire quel che vogliono, ma la morte del Re di Arabia Saudita Abd Allāh bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd potrebbe diventare la notizia economica più importante del mese (e forse più). Nonostante le continuità e regolarità nel cambio della persona al potere tipiche di una monarchia, le decisioni sulla estrazione (e quindi sul prezzo) del petrolio potrebbero cambiare nelle prossime settimane.

Buona fortuna a tutti noi.


Che marchio…

Di fatto, Joachim Roncin, l’autore dello slogan «Je suis Charlie», vorrebbe registrare la frase come un marchio. Questo, secondo egli, permetterebbe di evitare il suo uso improprio e, in particolare, lo sfruttamento commerciale. Pare che solo in Francia oltre 50 persone abbiano già tentato di depositare tale marchio presso l’INPI (Istituto Nazionale della Proprietà Industriale): tutti respinti a causa dell’uso ormai diffuso della frase.

Ma supponiamo che il signor Roncin riesca a registrare la sua «opera». Sapete cosa otterrà? Farà un solo bel regalo ai cinesi. Chi non ci crede, si faccia un breve giro su eBay: tutti quei prodotti con la relativa frase semplicemente cambieranno il Paese d’origine. E magari costeranno meno.

Io consiglio sempre di pensarci dieci volte prima di tentare di difendere legalmente una «invenzione» di tale semplicità. A meno che non si voglia guadagnarci su a tutti i costi.


Un brutto sbaglio polacco

Come alcuni si ricordano, il 27 gennaio 2015 sarà il 70simo anniversario della liberazione di Auschwitz, uno dei più grandi tra i migliaia esistenti e il più conosciuto oggi campo di concentramento nazista. Anche per quest’anno è quindi prevista una importante cerimonia commemorativa. Ieri pomeriggio ho appreso una notizia non tanto bella a riguardo.

In sostanza, il governo polacco, essendo particolarmente critico nei confronti dell’atteggiamento russo in Ucraina, ha cercato di fare tutto il possibile per non inviare un invito ufficiale a Vladimir Putin. Di conseguenza, ha delegato il compito di invitare i vari Capi di Stato e di Governo alla amministrazione del museo di Auschwitz. Il presidente russo, da parte sua, essendo da sempre particolarmente sensibile al riconoscimento internazionale della sua figura politica (per lui è molto più importante dei successi interni), si offeso. Quindi ha fatto sapere, tramite il suo portavoce, la propria intenzione di non andare ad Auschwitz il 27 gennaio. Il piano del governo polacco è quindi realizzato perfettamente. La Russia sarà rappresentata solo dall’ambasciatore Serghej Andreev.

Ecco, in questo specifico caso io mi posso definire deluso. Ritengo che la posizione polacca sia sbagliata per due motivi. In primo luogo, una buona parte dei detenuti di Auschwitz proveniva dall’ex URSS e pure la sua liberazione è l’opera dell’esercito sovietico. In secondo luogo, sarebbe stato intelligente dal punto di vista «pedagogico» invitare Putin a un avvenimento che in un certo modo ricorda l’affermazione di quell’ordine mondiale (nato con la fine della Seconda guerra mondiale) che proprio Putin sta cercando di distruggere con l’intervento in Ucraina.

Insomma, la scelta del governo polacco è sbagliata dal punto di vista morale e pure quello politico.

P.S.: invece con lo sbarco in Normandia la Russia c’entra ben poco (al massimo ricordiamo le ripetute richieste di Stalin di aprire «il secondo fronte»), eppure Putin era stato invitato.


Ils sont Chalie

Della manifestazione parigina di ieri mi sono particolarmente piaciute due cose, ora vorrei condividerle con voi.

In primo luogo, dopo una lunga pausa piena di manifestazioni stupidissime le FEMEN hanno finalmente fatto una esibizione bella: con i kalashnikov-matite ed i cartelli «Charlie Akbar»:

Foto di Rustem Adagamov

In secondo luogo, la presenza contemporanea allo stesso corteo di Netanyahu e di Mahmoud Abbas. E’ una buona occasione per sperare che non solo il popolo francese possa mostrarsi più unito in seguito ad un avvenimento tragico.

Non so se Bernard Kouchner abbia avuto il coraggio di presentarsi: Continuare la lettura di questo post »


L’evoluzione di Hebdo

Ieri ho già scritto dell’attacco alla redazione di «Charlie Hebdo». E poi sono andato a informarmi un po’ sulla storia di quella rivista.

La rivista era stata fondata nel 1960 con il nome «Hara Kiri» e fino al 1969 era un mensile. Secondo lo slogan presente sul logo, era una rivista «stupida e cattiva». Effettivamente, all’epoca era leggermente stupida, tanto da essere simpatica…

… e tanto cattiva da meritare Continuare la lettura di questo post »


Charlie Hebdo

I terroristi che hanno sparato e ucciso, ieri mattina a Parigi, mi hanno fatto ripensare a un mio vecchio dubbio: approvato che si può e si deve discutere su ogni argomento immaginabile, si può dire lo stesso anche del scherzare? Intendo gli scherzi pacifici e non offensivi.


disegno di @joepbertrams

Da ieri sera sono probabilmente un po’ più vicino alla risposta affermativa. Infatti, mentre spesso è normale cercare di non offendere con la propria battuta, non è normale moderare la propria vita (o, in altre parole, limitare la propria vita attiva) per la sola paura della possibile reazione sproporzionata di qualche pazzo. Nel mondo contemporaneo tutti scherzano su tutto. Naturalmente, dal punto di vista quantitativo gli scherzi non riusciti prevalgono su quelli divertenti. E di gente incapace di reagire in modo adeguato non manca. Ma solo i musulmani sono arrivati all’uccidere: è un fatto che non possiamo negare.

Nel mondo contemporaneo i musulmani sono tanti, probabilmente in maggioranza, la loro presenza in Occidente sta aumentando. Ricordiamoci che, rispetto ad un occidentale medio, nella stragrande maggiorana dei casi sono delle persone meno istruite ma più passionali e più sensibili alle questioni religiose (sono tutte caratteristiche connesse tra loro). Di qui lo scontro del XXI secolo: mentre gli occidentali di oggi non capiscono più che l’intolleranza a volte serve (verso i barbari), i musulmani non capiscono ancora che a volte non serve (verso gli scemi).

Purtroppo non conosco ancora il modo di innalzare velocemente il livello di istruzione di massa. Eppure, senza riuscire in questa impresa non si potrà trasmettere ai musulmani tutti i preggi della libertà di espressione. E in assenza della libertà di espressione (la quale comprende la libertà di scherzare su tutto) è impossibile la scelta consapevole della religione. In più, il livello di istruzione di massa crescente nel tempo riduce la possibilità del nascere delle battute cretine.

Per essere obiettivi bisogna a questo punto ammettere che i disegni pubblicati da «Charlie Hebdo» sono sempre stati nel migliore dei casi mediocri. Solitamente, invece, erano addirittura di pessimo gusto. Ma non consideravano alcun personaggio una autorità inattaccabile: a modo loro scherzavano su Gérard Depardieu, Le Pen, Papa e altri.

Se siete minorenni, particolarmente sensibili o religiosi non guardate la continuazione di questo post.
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L’accordo di Lima

Ieri a Lima si è conclusa la famosa conferenza sul clima. Quella che avrebbe prodotto il testo da firmare a Parigi nel 2015 (questo, se ho capito bene, dovrebbe sostituire il defunto senza gloria protocollo di Kyoto).

Solitamente non scrivo delle varie riunioni dei buffoni che capitano in giro per il mondo: il mio tempo vale di più. Questa volta, però, faccio una eccezione per ricordarvi: l’unica costante del clima è il suo continuo cambiamento. Nella storia del nostro pianeta i riscaldamenti (ed i raffreddamenti) globali ci sono sempre stati. Grazie ad uno dei riscaldamenti globali più importanti è stata possibile la nascita della razza umana. Nessuno, nemmeno i verdi più rincoglioniti, ha mai pensato di attribuire all’uomo la colpa del cambiamento che ha portato alla sua nascita. Allo stesso modo, nessuno ha mai detto che l’attività dell’uomo ha portato alla estinzione dei dinosauri.

Insomma: i cambiamenti climatici ci sono sempre stati. Ci sono stati anche parecchio tempo prima della comparso degli umani sulla Terra. E, la cosa più importante: gli umani non sono in grado di influire sul clima. Chi pensa diversamente dovrebbe andare da un psichiatra per curare la propria mania di grandezza.

C’è da dire, a questo punto, che l’attività umana influisce fortemente sulla ecologia. Ma in questo caso non quanto siano efficienti gli accordi di portata planetaria. L’ecologia è sempre un problema locale. Per esempio: mentre in Europa continuano a produrre le lampadine a consumo sempre più basso, in Pakistan si fa il bagno nei fiumi come quello della foto seguente (neri, densi e con le bolle).

(l’autore della foto è Ilya Varlamov)

P.S.: secondo i dati statistici facilmente reperibili il periodo caldo chiamato da taluni «il riscaldamento globale» è finito nel 1996.


La vera Ferguson

Qual è la differenza tra un giornalista e una persona normale? Una persona normale non ha bisogno (di solito) di inventarsi le notizie catastrofiche per giustificare la propria esistenza.

Per esempio: i giornalisti ci stanno raccontando da diversi mesi che nella cittadina americana di Ferguson sarebbe in corso una specie di guerra. Le persone normali, invece, testimoniano che gli scontri avvengono solo sulla piazzola davanti alla sede di polizia e nelle vie immediatamente vicine. Mentre per il resto è una cittadina tranquillissima (pur essendo a maggioranza nera).


(la fonte della foto)

Il seguente video è il riassunto migliore della giornata di ieri:

Mentre questo video ci fornisce le informazioni basilari sulla «logica» che seguono i manifestanti neri:


Elezioni per la Rada

Domenica 26 ottobre si sono svolte le elezioni per il Parlamento ucraino (la Rada). Al momento della pubblicazione del presente post sono state scrutinate quasi 90% delle schede. E posso già dire, che i risultati provvisori non presentano alcuna sorpresa.

I partiti che passano lo sbarramento del 5% sono cinque. Tre di questi (che sono pure i primi tre classificati) dovrebbero formare la coalizione di Governo e prendere tra i 250 e 270 mandai tra i 450 disponibili:

Il «Fronte popolare» del premier Yatsenyuk — 22,15%
Il «Blocco del Petro Poroshenko» — 21,77%
Il partito moderato «AutoAiuto» — 10,96%

Cosa significano tali risultati? Solo due cose:

1)Come era facilmente prevedibile, hanno vinto i «filo-occidentali» (già al potere pria delle elezioni) e il partito più critico verso la Russia si trova ora in un leggero vantaggio;

2)Nei rapporti con la Russia non cambierà alcunché. Chiunque vinca le elezioni in Ucraina, non verrà mai preso in considerazione da Putin nel momento in cui ci sarà da prendere una decisione sulle sorti dello Stato Ucraino. In nessun caso, infatti, sarà accettato l’avvicinamento della Ucraina all’Europa o, peggio ancora, alla NATO.

Concludo con una costatazione positiva: dopo 95 anni è stata sancita la fine del Partito Comunista ucraino. A causa della impossibilità di svolgere le elezioni in Crimea e nelle zone «indipendentiste» tra Donetsk e Luhansk, i comunisti ucraini hanno raccolto appena il 3,86% di preferenze.