Negli anni passati non mi ero accorto di questo carattere «democratico» di eBay…
Ora lo scomunicano in Italia e vietano in Russia:
Negli anni passati non mi ero accorto di questo carattere «democratico» di eBay…
Ora lo scomunicano in Italia e vietano in Russia:
Pochi giorni fa gli americani hanno pubblicato una parte consistente dei loro archivi relativi agli «avvistamenti» di UFO. Si tratta dei 12.618 fascicoli di documenti, raccolti nel periodo tra il 1947 e il 1969. Buon divertimento a tutti gli appassionati: www.theblackvault.com
Naturalmente, prima o poi verranno pubblicati anche i documenti più recenti. Ma non arriveranno mai agli anni 2000: si vede che le fotocamere dei cellulari, smartphone e di altri dispositivi elettronici inducono gli omini verdi a non farsi vedere dagli umani:)
P.S.: gli archivi analoghi russi verranno resi pubblici, se tutto va bene, tra almeno cento anni.
A mezzanotte, tra il 9 e il 10 dicembre 2014, la carrozza è diventata una zucca il sito eBay-annunci è finalmente diventato KIJIJI. Ma il sito rimane, comunque, sotto il controllo di eBay Inc.
Capisco che il cambio del nome mira a evitare la confusione e non «sporcare» più il nome dell’eBay vero (quello delle aste). Non capisco, invece, a cosa serve un sito di annunci in un mondo che conosce già l’eBay. Perché su quest’ultimo si trova di tutto e si riesce a vendere qualsiasi cosa: appunto perché si incontrano i venditori ed i compratori di tutto il mondo.
A me, personalmente, è capitato non solo di comprare dall’estero, ma pure fare delle vendite incredibili. Così, per esempio, verso la metà di giugno 2014 avevo venduto un Siemens C25. E all’inizio di settembre dello stesso anno avevo venduto un mobile, spedendolo poi per posta con un «pacco ordinario».
Insomma, non capisco a cosa serve una qualsiasi forma di una «bacheca di annunci», che sono legati (per il loro peso reale o immaginato) ad una concreta zona geografica.
A tutti coloro che si preoccupano degli cambiamenti annunciati da Facebook per il 1 gennaio 2015, posso dire solo una cosa: non cambierà un cazzo.
Sì, è una verità semplice (per la gente paranoica forse non tanto semplice da accettare), che chiunque può scoprire confrontando il regolamento attualmente in vigore e quello avremo dal 1 gennaio. In pratica, quelli di Facebook hanno preso il regolamento esistente e lo hanno riscritto in un linguaggio più umano e meno pseudo-giuridico. Ma la sostanza non cambia. Infatti, dobbiamo sempre ricordare due cose semplicissime:
1.I nostri dati personali sono tutelati dalle relative leggi in vigore. In caso della loro cessione ai terzi senza il nostro consenso possiamo fare una telefonata al nostro avvocato. E quelli di Facebook lo sanno;
2. La nostra proprietà intellettuale è tutelata dalle relative leggi in vigore. Tante di queste leggi sono talmente semplici, che un «creatore» potrebbe anche fare a meno di scrivere la frase «tutti i diritti riservati»: i diritti nascono al momento della creazione dell’opera. E quelli di Facebook lo sanno.