La bomba o la diga?

(24 ottobre 2022)

Quando il ministro della «Difesa» russo Sergei Shoigu chiama i colleghi occidentali per avvisare che l’Ucraina sarebbe pronta a usare una «bomba sporca», una persona media potrebbe logicamente sospettare solo una cosa: è la Russia che si sta preparando a usare quel tipo di bomba. Infatti, è almeno dai tempi della aggressione in Crimea che i rapporti del regime putiniano con l’Ucraina seguono il principio «non siamo stati noi». L’unica differenza consisterebbe nel fatto che il presidente Zelensky, dichiarando che i militari russi avrebbero minato la diga idroelettrica di Kakhovka, ha in un certo senso costretto la Russia a fare un «avviso» simile.
Di conseguenza, potremmo presumere che si stia tentando di attribuire alla Ucraina le proprie intenzioni.
Quale dei due pericoli – tra l’uso di una bomba sporca e l’esplosione della diga – mi sembra più probabile? Pensando di essere una persona razionale, avrei detto che è più probabile l’uso di una bomba. Infatti, l’esplosione della diga provocherebbe ben due danni. Da una parte danneggerebbe il sistema energetico ucraino (attualmente sembra uno degli obiettivi principali dell’esercito russo). Dall’atra parte, però, provocherebbe l’inondazione di vaste porzioni di quei territori che la Russia ha da poco annesso (perché la sponda sinistra del fiume è più bassa). Certo, sappiamo bene che Putin, quando è fissato con un obiettivo, non si ferma davanti all’inconveniente di creare problemi al «proprio» popolo, ma nel caso specifico la scelta del male minore mi sembra troppo evidente.
Ma, ovviamente, non è ancora detto che faccia almeno una delle due cose. O, al contrario, che non le faccia entrambe.

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