Secondo un’inchiesta de The Wall Street Journal, nel periodo 2022–2025 le Maldive hanno esportato in Russia tonno per un valore di 2.300 dollari e prodotti cartacei stampati per 25 dollari, mentre, solo nel 2022, la Russia ha importato dalle Maldive merci per oltre 630 milioni di dollari. Il fatto è che le merci provenienti dagli USA, dall’Europa e dalla Cina arrivano a Malé come merci in transito, mentre gli intermediari locali, direttamente in aeroporto, rielaborano i documenti; successivamente, le merci vengono caricate a bordo dei voli «Aeroflot» e inviate in Russia attraverso percorsi non proprio diretti. Gli USA e l’UE stanno esercitando pressioni sulle autorità delle Maldive, chiedendo di chiudere questo canale di approvvigionamento, ma per ora i volumi commerciali continuano ad aumentare.
Non so nemmeno che tipo di pressione si possa esercitare sulle Maldive… Non è possibile introdurre unilateralmente un regime di visti – per impedire ai turisti, che costituiscono la principale fonte di reddito, di recarsi lì – e inoltre bisognerebbe negoziare con un notevole numero di alleati. Lo stesso vale per tutte le altre sanzioni, che per le Maldive sarebbero altrettanto dolorose: infatti, non producono quasi nulla per sé stesse.
Forse la ridicola diplomazia militare-commerciale di Trump potrebbe funzionare, ma a Trump stesso non basterebbero né il cervello né la pazienza per farlo.
Cosa si può fare?
(3 Settembre 2026)
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