Il tastierista statunitense Tony Carey fece parte – secondo il mio parere da consumatore – di una delle formazioni migliori degli Rainbow. Il leader del gruppo (un certo Ritchie Blackmore che molto probabilmente conoscete) ebbe però la mania di cambiare la formazione del gruppo con una frequenza piuttosto alta. Il protagonista del post di oggi resistette nel gruppo per oltre 20 mesi (un risultato superiore a circa la metà degli altri ex componenti del gruppo), ma alla fine venne cacciato anche egli. Anziché consolarsi con le statistiche del gruppo e, ovviamente, con le proprie capacità musicali, fece però la strana scelta di accettare la proposta di andare a lavorare in Germania. Direi che con tale mossa in termini di popolarità si è sparato a una gamba. In effetti, gli epicentri della gloria rock si trovano, per ovvi motivi, negli Stati di lingua inglese.
Pur acquistando un certo livello di popolarità in Germania, Tony Carey mi sembra quasi dimenticato dalle altre parti del mondo. Secondo me non è giusto. Di conseguenza, approfittando del suo recente compleanno (il 16 ottobre ha compiuto 65 anni) vi ricordo di egli con due sue canzoni.
La prima e «Room with a View» (scritta per il telefilm tedesco «Wilder Western Inclusive» del 1988)
Mentre la seconda è «A Fine Fine Day» (dall’album «Some Tough City» del 1984).
L’archivio del tag «rock»
Ca**o, mi sono ricordato che in un certo periodo – breve – della mia adolescenza mi piacevano i Kansas… Non ho una spiegazione razionale a questo fatto della mia biografia. Ma dedico comunque la edizione odierna della mia rubrica musicale a questo gruppo. Almeno per dimostrare che gli sfasamenti dovuti alla crescita di una persona vengono [quasi] sempre superati con successo.
La prima canzone scelta è «Dust in the Wind» (dall’album «Point of Know Return» del 1977):
Mentre la seconda canzone è «Carry on Wayward Son» (all’album «Leftoverture» del 1976):
Negli anni ’80 del secolo scorso Chris Isaak fu definito «Elvis dei giorni nostri». Effettivamente, dopo l’ascolto di alcune sue canzoni tale analogia sembra quasi scontata, almeno se ci limitiamo all’aspetto stilistico. Ma io oggi vorrei ricordare due sue canzoni leggermente diverse.
La prima è «Wicked Game» (dall’album «Heart Shaped World» del 1989):
Mentre la seconda è «Only The Lonely» (dall’album «Baja Sessions» del 1996, in origine cantata da Roy Orbison):
Da tempo penso che la musica de «The Beatles» sia ormai moralmente obsoleta (ciò è dovuto anche al fatto che la tattica del manager non prevedeva il tempo necessario per il lavoro sulla qualità della musica). I resti della loro popolarità si basano, secondo me, esclusivamente sui ricordi radiosi di chi era giovane negli anni ’60 e ’70. La conseguente allo scioglimento del gruppo carriera da solista di Paul McCartney mi sembra invece tuttora interessante. Quindi il post musicale di oggi è dedicato proprio a egli.
La prima canzone è «Somedays» (dall’album «Flaming Pie» del 1997):
Mentre la seconda è «If You Wanna» (sempre dall’album «Flaming Pie» del 1997):
Il post musicale di oggi è dedicato a John Fogerty, il cantante dei Creedence Clearwater Revival. Dopo lo scioglimento del gruppo nel 1972 John Fogerty riuscì a continuare la carriera da solista con molta più fortuna degli altri componenti del gruppo.
La prima delle canzoni selezionate per oggi è «The Old Man Down the Road» (dall’album «Centrefield» del 1985).
Mentre la seconda è «Knockin’ on Your Door» (dall’album «Eye of Zombie» del 1986).
Il gruppo statunitense 4 Not Blondes è una delle innumerevoli formazioni rimaste nella storia musicale grazie a una sola canzone, la «What’s Up?». Nel loro specifico caso, però, c’è un’attenuante: il gruppo è esistito per meno di cinque anni.
E, soprattutto, a certi musicisti non basterebbero nemmeno cinque vite per creare qualcosa del genere:
P.S.: questa canzone mi è venuta in mente proprio oggi grazie alla decisione di un Tribunale di Mosca sul blocco del Telegram. Nel corso della prossima settimana scriverò un post serio su questo argomento stupidissimo.
Quattro settimane fa avevo già postato due canzoni dei Creedence Clearwater Revival. Oggi approfondisco una delle loro canzoni più note: «Suzie Q».
Essa fece parte del loro primo album (chiamato «Suzie Q») pubblicato nel 1968 e fu l’unica loro canzone famosa scritta da un altro musicista.
In realtà questa canzone è stata scritta e cantata per la prima volta da Dale Hawkins nel 1957:
E, nel 1964, registrata pure da The Rolling Stones:
Ma per me la versione migliore rimane quella dei Creedence Clearwater Revival.
Il 22 marzo 1963 – quindi 55 anni fa – è uscito il primo album di studio de The Beatles: «Please Please Me». Tra i brani dell’album sono presenti anche due canzoni di Shirelles, il gruppo preferito di Ringo Starr. Quindi oggi ho pensato di mettere proprio le versioni originali di quelle canzoni.
La prima è «Boys» (dall’album «Tonight’s the Night» del 1961):
Mentre la seconda è «Baby It’s You» (dall’album «Baby It’s You» del 1962):
I Creedence Clearwater Revival, per il loro modo di suonare e cantare, mi hanno sempre fatto l’impressione di un gruppo di amici che hanno iniziato a farlo per gioco e sono diventati famosi per sbaglio. Infatti, nonostante la complessiva simpatia, il loro fenomeno mi rimane poco chiaro.
Ma questo non significa che non abbiano fatto delle canzoni meritevoli di attenzione.
Per il post musicale odierno ho selezionato queste due:
Prima di tutto la «Have You Ever Seen The Rain?» (dall’album «Pendulum» del 1970)
E poi «Gloomy» (dall’album «Creedence Clearwater Revival» del 1968, da ascoltare tutto)
Avrei preferito evitare di pubblicare i post musicali legati agli avvenimenti tristi. Ma, purtroppo, a volte tali avvenimenti capitano. Il 15 gennaio è morta Dolores O’Riordan, quindi nella edizione odierna della rubrica musicale metto due canzoni dei Cranberries.
Il video della canzone «Promises» dei Cranberries è uno dei video musicali più belli che io abbia mai visto (in generale, il 99% dei video musicali realizzati nel corso della storia sono talmente ridicoli, che i musicisti interessati avrebbero fatto bene a nascondere la loro esistenza).
E poi, naturalmente, il classico «Zombie». Da qualche parte avevo letto che O’Riordan stava pianificando di registrarne una nuova versione. Forse è meglio che non abbia fatto in tempo.
R.I.P. Dolores



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