All’inizio di giugno ho scoperto che le Poste Italiane sono entrate nel mercato dei caricatori per le auto elettriche. Il mio amico Google sostiene che i primi caricatori delle Poste sono stati installati già nel 2023, ma io l’ho scoperto con tre anni di ritardo…

Sapevo già da anni che le Poste Italiane offrono i servizi finanziari (non mi è mai venuto in mente di diventarne un cliente: sono contento della mia banca normale) e di telefonia mobile (attualmente si appoggiano alla rete della TIM, io sono cliente direttamente della TIM normale). Ora si aggiunge pure l’energia (della rete ENI). Se le cose vanno avanti così, prima o poi le Poste Italiane decideranno di iniziare a offrire pure i servizi postali normali: appoggiandosi a qualche rete seria (per esempio, della DHL) riusciranno a consegnare le spedizioni in tempi compatibili con la vita umana, senza perdere o danneggiare alcunché, senza sbagliare gli indirizzi e, probabilmente, senza i corrieri incapaci di premere il tasto del citofono.

Speriamo…
L’archivio del tag «posta»
La storia è di quasi sei anni fa, ma io l’ho scoperta solo pochi giorni fa: tre turisti hanno voluto ringraziare per l’ospitalità una famiglia islandese e hanno quindi inviato una lettera da Reykjavik. Non si ricordavano l’indirizzo postale della fattoria di quella famiglia, ma si ricordavano bene la sua collocazione geografica. Quindi sulla busta al posto dell’indirizzo hanno disegnato la mappa:

Mi incuriosiscono tanto le persone che non sono capaci di cercare delle informazioni elementari su internet (nemmeno un indirizzo approssimativo!), ma, probabilmente, questi tre turisti volevano solo fare uno scherzo simpatico. Sicuramente ci sono riusciti. Mentre il postino è riuscito a consegnare la lettera ai destinatari.
Aggiungo anche la foto della casa dei destinatari della lettera:

Spero che non abbiano iniziato a ricevere troppe buste con la replica di quella mappa (a meno che non siano interessati a qualche forma di collezionismo). Mentre voi, volendo, potete andare su Google Maps, scegliere qualche altra abitazione isolata – non necessariamente quella del presente post – per provare a inviare una lettera cartacea in un modo analogo. I pretesti possibili sono tantissimi: per esempio, fare gli auguri per qualche festa largamente celebrata.
Più o meno da tutta la mia vita digitale detesto gli indirizzi email aziendali. Li detesto talmente tanto che non li utilizzo proprio: reindirizzo tutta la posta in entrata verso la mia casella personale. Fare in questo modo è più comodo per almeno due motivi. In primis, le caselle aziendali sono temporanee per definizione (come pure gli indirizzi fisici e i numeri di telefono). In secundis, non sono costretto a saltare da una casella all’altra per tutto il giorno.
Fortunatamente, negli ultimi dieci anni le tecnologie si sono evolute tanto da non costringerci più a inviare le informazioni sensibili via email. Quindi il mio amore verso la casella postale personale da tanto tempo non fa arrabbiare i tecnici. E, di conseguenza, non solo io posso permettermi di creare tante etichette nella mia gmail e far raccogliere in ognuna di esse la posta in entrata, filtrata secondo qualche criterio: per esempio, in base all’indirizzo dal quale la sto importando.
Il sistema ha un bonus importante: negli ultimi quindici anni non ho perso nemmeno un contatto. E, ovviamente, in qualsiasi momento posso riprendere qualsiasi conversazione.
Indipendentemente dal sito sul quale avete le vostre caselle postali e da come sono organizzate queste ultime, potete approfittarvi di un bel trucco che vi sto per suggerire.
Provate a filtrare le mail attraverso la ricerca della parola «unsubscribe»: vi troverete di fronte alla lista di tutte le mail pubblicitarie e appartenenti alle mail list che avete ancora nella casella postale.
Raccogliendole in tal modo, potete anche cancellarle tutte con pochissimi clic.
Un artista che volesse creare un monumento alla carta (intesa come un supporto fisico per la registrazione dei dati) può trarre l’ispirazione da questa installazione che ho scoperto poche settimane fa a Mortara.
Infatti, gli annunci di carta e, purtroppo, le lettere cartacee sono [stati] i primi a morire.
I giornali cartacei stanno per seguirli.



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