L’archivio del tag «guerra»

L’uniforme gratuita

Nel corso del presente secolo, per quasi due decenni, mi aveva preoccupato la crescente militarizzazione della coscienza collettiva russa: un fenomeno alimentato, senza alcun tentativo di mascherarsi, dallo Stato russo. L’estetica militare stava diventando sempre più di moda, creando dei disagi psicologici alla gente mentalmente resiliente.
A partire dal 24 febbraio 2022, poi, mi preoccupa ancora di più l’approvazione (e ancora più spesso l’indifferenza) manifestata dalle grandi masse – nella società russa – verso la guerra iniziata dalla Russia in uno Stato vicino.
Ma, per fortuna, a volte mi giungono anche delle notizie rasserenanti. Per esempio: nei giorni scorsi la direzione di una scuola di Nižnij Novgorod ha distribuito alle famiglie degli iscritti al primo anno scolastico l’uniforme pseudo-militare che gli alunni avrebbero dovuto indossare il primo giorno della scuola, quindi il giorno in cui nelle scuole russe viene svolta la cerimonia festiva dell’inizio dell’anno scolastico. La maggioranza dei genitori si è però pubblicamente lamentata di tale iniziativa, alcuni hanno pure restituito – con una certa l’aria di sfida – l’uniforme alla scuola. Ora la direzione della scuola tenta di giustificarsi, sostenendo di essere stata fraintesa: ora dice che l’uniforme servirebbe per le attività extrascolastiche e per i festeggiamenti del Giorno della Vittoria (9 maggio) e della Giornata del difensore della patria (23 febbraio).

Non so ancora come possa finire questa storia, ma sento già una notevole gratitudine nei confronti di quei genitori. Ma hanno dato un po’ di ottimismo.


I problemi dell’insegnamento

Non ci avevo mai pensato prima, ma in realtà quello sottolineato dal Financial Times è un fenomeno abbastanza logico, teoricamente prevedibile: il contingente di militari ucraini arrivati in Germania per l’addestramento offerto dai militari europei è eterogeneo sia in termini di livello di formazione che di età (uno degli «studenti» ha più di settant’anni) ed è dunque facilmente ipotizzabile che alcuni comandanti ucraini preferiscano non sottrarre il personale militare più prezioso (quello più attivo mentalmente) alle missioni di combattimento. Se l’ipotesi dovesse essere corretta, si tratta, purtroppo, di una questione che non può essere risolta senza creare degli ostacoli alla controffensiva ucraina.
Nello stesso articolo, poi, vengono messi in evidenza altri due problemi. In primo luogo, è la mancanza degli interpreti che conoscano la terminologia tecnica militare in tutte le lingue utilizzate durante i corsi.
In secondo luogo, uno dei militari occidentali coinvolti nell’addestramento ha dichiarato, a condizione di anonimato, che i militari europei hanno a che fare con gli ufficiali-studenti ucraini che hanno ricevuto la loro formazione militare durante l’epoca sovietica e sono convinti di «saperne di più» delle materie trattate. Questo sarebbe un problema enorme nel contesto di quello che mi è capitato di sentire in una intervista (fatta in russo) dello studioso della guerra Michael Kaufman: l’esercito ucraino, nonostante tutta la sua evoluzione degli ultimi trent’anni, è comunque un erede della dottrina militare sovietica nella quale la priorità veniva data alla artiglieria e non (a differenza di quella americana) alle forze aeree. Di conseguenza, non è sufficiente – secondo Kaufman – fornire fisicamente gli F16 e le altre armi occidentali più o meno moderne: bisogna anche insegnare, da zero, agli ucraini il modo di usarli in un modo ben coordinato. Ma, aggiungo io, i blocchi mentali degli studenti rendono il compito ancora più difficile.
Tutto questo potrebbe farci giungere alla triste conclusione che l’unica soluzione sarebbe quella di schiacciare il nemico con la massa. Boh, vedremo…


Con le termocamere

Effettivamente, le nuove tecnologie sono spesso utili contro i problemi vecchi:


Sicuramente, in questo modo si velocizza almeno il ritrovamento «sicuro» di una parte significante delle mine.


Quando Yuriy Ignat – il portavoce del Comando delle forze aeree dell’Esercito ucraino – dice pubblicamente che l’Ucraina non riceverà i caccia F-16 statunitensi nel prossimo autunno o inverno, lo dice non a noi o agli ucraini, ma all’esercito russo.
Infatti, il suo lavoro non consiste nell’informare tutti – quindi pure l’esercito del nemico invasore – del calendario dell’arrivo dei nuovi armamenti. Di conseguenza, tutti coloro che tifano per l’Ucraina possono iniziare a interpretare le parole di Ignat esattamente al contrario. E, ovviamente, sperare.
Io ho già iniziato.


Le notizie della “cultura Z”

Per il giovedì 17 agosto in Russia è programmata l’uscita di un nuovo film…
Una giorno un piccolo propagandista anonimo russo ha visto il film «Il pianista» di Roman Polanski. Quello che parla delle «sfortune» di un musicista nella Varsavia in rovina. Wow! Una Palma d’oro! Tre Oscar! Adrien Brody!
Ma facciamo un film simile, ha pensato il piccolo propagandista russo. Però lo facciamo sulla gente del Donbass. E lo chiamiamo «Il testimone». No, non possiamo farlo un pianista: sarebbe uno sgammo clamoroso… Allora, quali strumenti musicali esistono?.. Corno alpino… Arpa… No, arpa non ce l’abbiamo nel magazzino, prendiamo un tamburello… No, quello non ispira… Ah! Violino! Quello va bene: piccolo, compatto, facile da trasportare e da inquadrare. E poi dobbiamo trovare un attore tipo Brody: con un naso notevole… E che abbia le somiglianze di un ebreo: farà più scena e nessuno avrà il coraggio di accusarci del nazismo! Al protagonista diamo il cognome Cohen…
Basta, non ho più la voglia di «scherzare». Ho visto il trailer di quel film di merda, ho pure letto la descrizione ufficiale:

Daniel Cohen, un virtuoso del violino proveniente dal Belgio, si considera un cittadino del mondo, crede nel bene e nella giustizia. Alla fine di febbraio del 2022, si reca a Kiev in tournée e quel viaggio cambia per sempre la sua vita. Gli eventi dell’Operazione militare speciale portano il musicista nel villaggio ucraino di Semidveri, dove è testimone di crimini disumani e provocazioni sanguinose [commessi dagli ucraini – E.G.]. Ora il suo obiettivo principale non è solo sopravvivere, ma portare la verità al mondo intero. Dopo tutto, la verità è più forte della paura.

Io provo un certo livello di cringe solo a leggere quelle cose. E mi chiedo: i creatori del film (compresi il regista, gli attori etc.) si immaginano che dopo la fine della guerra dovranno convivere con il ricordo quanto fatto per un bel po’ di anni? Boh…
Voi, intanto, potete vedere il trailer: non voglio privarvi di questo «piacere».

Per me sarà un po’ difficile riprendere a scrivere della cultura (anche quella russa) dopo la fine della guerra: non so se e quando riuscirò a farlo.


I combattenti ceceni trovati

Per quasi diciotto mesi i giornalisti e i loro lettori / ascoltatori si erano chiesti su quale tratto del «fronte ucraino» si trovassero realmente i famosi combattenti ceceni di Kadyrov, quelli che avrebbero dovuto essere i più feroci, spietati etc. etc.. Per quasi diciotto mesi si riusciva a trovarli solo sulle immagini di TikTok e Instagram, dove posavano in delle scene più o meno «eroiche» (secondo i loro standard un po’ particolari).
Ieri, «finalmente», sono stati trovati: nel villaggio Ursuf (provincia di Mariupol, quindi sul territorio occupato e controllato dall’esercito russo) avrebbero fatto una sparatoria con i militari russi. Tra gli uccisi ci sarebbero almeno quattro militari russi e almeno sette civili residenti della zona. La notizia è stata diffusa dalle autorità legittime ucraine, ma, in ogni caso, non c’è un modo di verificare la sua autenticità. Allo stesso tempo, la notizia mi sembra credibile in quanto perfettamente in linea con tutto ciò che sapevo fino a oggi dei «militari» ceceni e della loro voglia di combattere a favore del russo chiamato Putin (dove il cognome è solo uno dei valori possibili di una variabile).


Il nuovo attacco al ponte

Le forze armate ucraine hanno attaccato ancora una volta – chiaramente non per l’ultima – il ponte di Crimea: le capisco e, in una certa misura, le sostengo anche in questa specifica impresa.

Non capisco altre due cose: perché ci sia bisogno di mascherare il ponte con del fumo durante gli attacchi (come se le armi moderne fossero puntate «a occhio») e a che scopo viene dato l’avviso vocale «lasciate il ponte» (come se ci fossero persone che sono venute sul ponte per stare in piedi o sdraiarsi su di esso e non per andare da un capo all’altro).


Alla ricerca dell’errore

Dalle varie letture e, in diversi casi, dalle conversazioni private con gli amici e conoscenti europei, ho appreso alcuni punti comuni nella analisi di quanto è accaduto dal 24 febbraio 2022 a oggi. Uno di quei punti caratterizzati da una logica comprensibile e in parte condivisibile è: «abbiamo sbagliato a lasciare Putin convincersi di poter fare qualsiasi cosa». Si tratta di un giusto e buono tentativo di individuare l’incrocio al quale è stata presa la strada sbagliata. Ma, purtroppo, non tutti hanno una memoria sufficientemente buona: il problema sta nel fatto che tutti (o quasi) si riferiscono alla annessione della Crimea nel 2014…
Mentre in realtà l’errore è molto più datato: risale ai tempi quando Putin si è convinto: ciò che non può essere banalmente comprato con i soldi (le Olimpiadi invernali, il Mondiale di calcio, un cancelliere tedesco, un Presidente francese, un noto politico italiano etc.), può essere preso con la forza perché l’Occidente non avrà il coraggio di dirmi qualcosa. Il primo territorio preso con la forza non è stata la Crimea. Il primo è stato un pezzo della Georgia nell’agosto del 2008.
Provate a ripensare a quegli eventi di 15 anni fa. Magari, leggendo qualcosa di utile e interessante.


Chi non era invitato

Nel finesettimana a Gedda, in Arabia Saudita, si era tenuto il nuovo vertice – a livello di consiglieri politici e militari – sulla futura pace in Ucraina. Ai vertici del genere per ora, purtroppo, si parla dei concetti molto teorici (e lo si vede anche dal rango dei funzionari che ne partecipano), dunque per ora non ha molto senso commentarli.
Ma so che qualcuno (soprattutto tra quelli favorevoli alla guerra) aveva reagito – non importa in che modo e con quale forza – al mancato invito dei rappresentanti della Russia.
Ebbene, il mancato invito non merita la nostra attenzione. E nemmeno l’attenzione delle varie creature favorevoli alla guerra. Infatti, ci ricordiamo bene che nemmeno i rappresentanti della Germania furono invitati alle conferenze di Teheran e di Yalta. In compenso, un po’ più tardi furono invitati a un lungo e importante evento a Norimberga.


Il concorso di propaganda

Per non farvi stancare troppo con tutti quei post sulla guerra e sulle armi, oggi scrivo dell’arte… Dell’"arte«.
Pochi giorni fa ho letto che la sezione moscovita dell’Unione degli artisti della Russia (una di quelle «Unioni» ereditate dal corporativismo sovietico), con il sostegno del Fondo presidenziale per le iniziative culturali e dell’agenzia di informazione ed esposizione «ArtContract», aveva indetto il concorso di portata federale per la creazione di opere di propaganda visiva «Aghitfront». Le domande di partecipazione al concorso erano accettate fino al 23 aprile 2023.
Gli obiettivi del concorso erano stati definiti come segue: «creazione e accumulo su un sito web accessibile al pubblico di opere artistiche e visive di propaganda e pubblicità sociale per l’educazione patriottica continua della popolazione della Federazione Russa, la divulgazione degli scopi e degli obiettivi dell’operazione militare speciale [lo Stato russo usa quella espressione al posto della parola guerra – E.G.], la protezione del „mondo russo“ e dei suoi valori, al fine di soddisfare le esigenze della società e dello Stato in contenuti socio-politici dinamici ed energici di alta qualità per la collocazione su Internet e sulla stampa, per l’uso come pubblicità esterna».
Ovviamente gli organizzatori si erano appropriati del 90% della somma destinata ai premi (592 mila rubli su 652), ma non è di questa cosa ovvia che volevo scrivere. Volevo scrivere di uno dei vincitori del concorso.
La maggioranza dei disegni premiati non sarà comprensibile alle persone che non conoscono la lingua russa o conoscono poco il contesto politico interno russo. Quindi almeno per ora non ve ne racconto. Ma uno dei disegni premiati è quasi puramente grafico: è accompagnato solo dalla scritta «Spazziamo via la feccia fascista».
Ecco, guardate bene il disegno e provate a rispondere in un modo obiettivo, serio e onesto alla mia domanda: su questo disegno, quale delle due bandiere viene spazzata via dalla sagoma della Ucraina?

In più, quel colore marrone mi ricorda una sostanza ben nota a tutti…
Se la vostra interpretazione del disegno coincide con la mia, unitevi alle mie speranze per l’impunità dell’artista! (Non scrivo «preghiere» perché sono un apateista.)