Un nuovo capitolo del testamento

Bambini! Non fate come Gufo, non accettate dei progetti con scadenza a settembre. Perché la violenza volontaria sul proprio cervello e su tutte le tastiere accessibili per tutta l’estate, l’agosto compreso, fa male a tutto e a tutti.
Crescendo mi capirete.
Se non sarà troppo tardi.
Amen e bestemmie infuocate.


Come hanno fatto?

Anni fa, ai tempi del mio lavoro nella consulenza informatica, mi capitava spesso di essere inserito nei team delle piccole e medie imprese. E, in una quantità dei casi non trascurabile, la contemplazione dei miei colleghi temporanei mi faceva sorgere la stessa domanda: «Ma questi casi umani come hanno fatto ad essere stati assunti?» Dal punto di vista professionale erano tutti (beh, quasi) delle persone validissime, a volte pure geniali. Ma dal punto di vista umano no, proprio non tutti. Il mio stupore nasceva quindi dalla comprensione del fatto che quelle non erano sicuramente le uniche risorse disponibili sul mercato.
Crescendo, avevo però capito una cosa semplice e importante. I dipendenti vengono scelti non solo in base alle qualità professionali. Infatti, gli imprenditori, i dirigenti, i manager e i dipendenti semplici non sono dei robot programmati alla sola produzione. Pur essendo delle persone responsabili e avendo dunque in mente la necessità di produrre/fatturare, vogliono lavorare con le persone in compagnia delle quali si trovano bene. Di conseguenza, non bisogna stupirsi della esistenza dei colleghi in qualche modo strani: semplicemente, il capo si trova bene proprio con loro e non con i potenziali altri.
La comprensione di quanto appena scritto potrebbe in realtà rendere la vita più facile a un sacco di persone. Così, per esempio, non dovreste disperarvi troppo per un trasferimento d’ufficio o addirittura un licenziamento: non è detto che sia il risultato di una valutazione della vostra professionalità (ma forse della vostra capacità di relazionarsi). E, soprattutto, ricordatevi che nemmeno voi siete costretti a lavorare con dei colleghi o dirigenti umanamente non compatibili: non siete degli schiavi legati con le catene alle vostre scrivanie.


Il logico fallimento

Gli organizzatori del festival «Woodstock 50» si sono arresi: l’evento non si farà perché mancano la location e gli sponsor, mentre alcuni degli artisti più famosi hanno ritirato la propria disponibilità a parteciparvi.
Tale fallimento epocale ci ricorda ancora una volta almeno due cose, abbastanza banali:
È controproducente cercare di ripetere i successi del passato; l’obiettivo minimo è quello di saper adattarsi ai tempi correnti. Solo così si fa qualcosa che resta nella memoria.
Non ha senso pianificare di fare qualcosa di epocale per una data precisa (penso che in molti conoscano o ricordino le magiche frasi «dal prossimo semestre inizio a studiare sul serio», «smetto di fumare da lunedì», «vado a conoscerla dopo le vacanze» etc). Contano l’interesse delle parti e alcune altre circostanze fortunate (cercate delle conferme nella vostra stessa memoria: ne troverete).
Il primo Woodstock illustra benissimo entrambi i principi. Gli organizzatori, stranamente, non sono riusciti a capirlo nemmeno in cinquant’anni.


Copieranno gli altri

L’amministrazione di Pechino ha vietato le insegne arabe dei ristoranti e negozi alimentari.
Il fatto in sé mi interessa relativamente poco (è solo una piccola curiosità locale), mentre il suo probabile effetto «internazionale» no: potrebbe essere molto più meritevole di osservazione. Sarebbe infatti curioso vedere i vari nazionalisti europei a prendere – forse per la prima volta nella storia – apertamente l’esempio dalla Cina; oppure, al contrario, i cosiddetti «multiculturalisti» a sostenere che solo nella «dittatura cinese» poteva nascere un divieto del genere.
In ogni caso, finalmente non saranno i cinesi a copiare.
E, sempre in ogni caso, nell’Europa populista questa notizia ci verrà riproposta ancora. Quindi mi salvo la fonte.


Gli automobilisti nei film

Una delle stupidità cinematografiche più grandi al mondo è un attore che «guida» senza guardare la strada. Parla con la tipa accanto per cinque minuti e solo una volta, per mezzo secondo (e per sbaglio), da uno sguardo a quello che succede davanti.
Capisco che nei film è tutto relativo, ma così è troppo. A questo punto si potrebbe autorizzare l’attore a staccare le mani dal volante e girarsi verso il/la compagno/a del viaggio come si starebbe al bar. Tanto la macchina viaggia su una piattaforma.


I trucchi asiatici

Dopo le bottiglie aperte con i piedi, questa potrebbe diventare una nuova moda sull’instagram, twitter e facebook:

Almeno tra i proprietari delle macchine vecchie…


La musica del sabato

Il post musicale di oggi si apre con una lezione di Joanna Connor su come far divertire i propri vicini di casa senza farli diventare dei nemici mortali (solo la gente con scarsa fantasia si ripete ogni anno con le solite grigliate).

In qualità del secondo video metterei un breve pezzo della sua esibizione al Western MD Blues Festival.

Mi ricordo che anni fa, quando avevo visto per la prima volta Joanna Connor in un video (e non conoscendola ancora), non riuscivo proprio a concentrarmi sulla musica. Ma poi mi sono abituato.


Ho pensato che potrebbe avere senso pubblicare, a volte, dei documentari russi interessanti che il pubblico occidentale non riuscirebbe a scoprire senza un suggerimento di un russo. In sostanza, senza il mio suggerimento, cari lettori miei!
Quasi un mese fa vi avevo proposto il documentario «Kolyma» di Yury Dud.
Oggi, invece, posto un altro film dello stesso autore: «L’uomo dopo la guerra», dedicato a un semplice veterano della prima guerra in Cecenia (1994–1996). Ritengo importante precisare un dettaglio che potrebbe non essere evidente a tutti gli spettatori italiani: si tratta non di un militare professionista, ma uno di quei tantissimi giovani che sono stati mandati in guerra mentre prestavano il semplice (e obbligatorio) servizio militare di leva. Sì, avete capito bene: in Russia è una pratica ben affermata già dai tempi dell’URSS.
Il film non è lunghissimo: dura poco più di 35 minuti. Spero che a qualcuno di voi aiuti a liberarsi di certe illusioni.
Il documentario è realizzato in lingua russa ma ha i sottotitoli ufficiali in inglese: se non partono in automatico, attivateli voi.

Fate i bravi.


I più attenti avranno notato che oggi sono stati diffusi i risultati ufficiali delle elezioni parlamentari ucraine (quelle del 21 luglio). Cinque partiti hanno superato la soglia di sbarramento del 5%.
Il partito «Servitore del popolo» del nuovo Presidente Zelensky ha vinto con il 43,16% dei voti: grazie al fatto che la metà dei deputati viene eletta alle circoscrizioni uninominali, il partito avrà 254 rappresentanti su totale di 450.
Al secondo posto è arrivato il partito filorusso «Piattaforma d’opposizione — Per la vita»: 13,05% dei voti e 43 posti nella Rada.
Al terzo posto c’è il partito della nota alla maggioranza di voi Yulia Timoshenko (8,18% e 26 posti), al quarto il partito dell’ex Presidente Poroshenko (la seconda umiliazione di fila: 8,1% e 25 posti) e al quinto il partito «Golos» di un noto cantante ucraino (5,82% e 20 posti).

La vittoria del partito di Zelensky era scontata, quindi non c’è molto da commentare. L’unica previsione seria e poco ovvia per gli europei che posso attualmente fare è: non stupitevi della ipotetica alleanza parlamentare tra Zelensky e Timoshenko. Tale alleanza servirà non solo per avere una maggioranza qualificata (necessaria per l’approvazione delle riforme costituzionali), ma soprattutto per «tenere buona» la Timoshenko. Per non permetterle dunque di diventare un leader popolare e pericoloso di opposizione: nel nuovo Parlamento ucraino è l’unica ad esserne capace.


Innovazioni russe

Ieri la Duma (la Camera bassa del parlamento russo) ha definitivamente approvato la legge che consente la caccia con l’arco sul territorio russo.
La mia (e non solo) prima reazione a tale notizia è stata abbastanza divertita, ma poi, riflettendo, ho capito che l’uso dell’arco è molto meno dannoso in termini ambientali. Richiedendo maggiori sforzi fisici, distanze di tiro preciso sensibilmente minori (gli esperti parlano di massimo trenta metri), le «munizioni» più impegnative e una maggiore comprensione del comportamento degli animali, la caccia con l’arco rispetto a quella con le armi da fuoco si avvicina molto più al concetto moderno dello sport.
Quindi proprio tale ragionamento – che molto probabilmente solo a me appare logico – è la causa dello stupore con il quale ho scoperto in quanti altri Stati è legalmente consentita la caccia con l’arco. In Europa è possibile solamente in Francia, Spagna, Ungheria, Bulgaria e Danimarca. Inoltre, è consentita negli USA, in Canada, Australia e Nuova Zelanda. Infine, in Croazia, Slovenia e Serbia-Montenegro la caccia con l’arco è consentita solamente in zone appositamente recintate.
Boh, secondo me almeno in questo ambito l’arco dovrebbe sostituire i fucili.

P.S.: preciso che non sono contrario alla caccia, ma ne vedo sempre meno giustificazioni pratiche. In sostanza, la trovo storicamente superata.