Il nuovo paragrafo di Inerario (§ 22) è dedicato alla pulizia e ottimizzazione dei database dei siti basati su WordPress.
Si tratta delle semplici istruzioni pratiche comprensibili non solo ai programmatori, ma anche ai «semplici» proprietari e/o amministratori dei siti web. Nel paragrafo si dimostra che chiunque è in grado di migliorare le prestazioni di un sito in pochissimo tempo e con il minimo sforzo.
http://www.eugigufo.net/it/inerario/paragrafo22/
Diversi mesi di isteria covidica e il caldo estivo non potevano non produrre degli effetti disastrosi sulle menti deboli. L’esempio di cui scrivo oggi arriva dalla citta spagnola di Torrelavega.
Cosa sarà successo?
In sostanza, un consigliere comunale (nel rettangolo in basso a sinistra) ha deciso di farsi la doccia durante la video-riunione con i colleghi. E dopo avere finito, si è «esibito» davanti alla webcam completamente… Completamente.
Insomma, vedendo alcuni personaggi dobbiamo riconoscere che a volte ci lamentiamo delle cose veramente poco significanti.
Il compositore tedesco Hohann Pachelbel è uno dei più notevoli rappresentanti del barocco nella musica. Fece una grande influenza sulla musicale (molto probabilmente anche nel corso degli incontri personali) su Johann Sebastian Bach, essendo stato un amico del padre di quest’ultimo.
La composizione più nota di Pachelbel è il Canone e giga in re maggiore, che da solo non fornisce però una impressione completa sullo stile del compositore.
In qualità della seconda composizione del post ho scelto la «Fantasia in Sol minore»:
Come forse avete già letto o sentito, il 1 luglio in Russia si è conclusa la settimana della votazione sulla «riforma costituzionale». Si è trattato di una manifestazione ben lontana dal costituzionalismo e dal diritto elettorale, quindi è assolutamente condivisibile il suo nome popolare: il voto sull’azzeramento di Putin. Infatti, l’obiettivo principale della «riforma» è stato quello di permettere a Vladimir Putin di non conteggiare i mandati presidenziali già ottenuti (azzerarli, appunto) e candidarsi altre due volte alla Presidenza. Di conseguenza, se la natura non dovesse intervenire prima, Putin dovrebbe rimanere alla carica almeno fino al 2036.
A questo punto avrei potuto scrivere un lungo post sul livello dei brogli eccezionale pure per la Russia degli ultimi 24 anni. Secondo i dati ufficiali, la partecipazione al voto sarebbe stata del 67,97%, il «sì» alla riforma avrebbe raccolto il 77,92%, mentre il «no» il 21,27%. I matematici hanno già calcolato che il livello reale del «sì» sarebbe attorno al 30%, ma questo è uno dei dettagli che dovrebbero interessare soprattutto ai cittadini russi.
Ai miei lettori italiani comunico solo che i risultati ufficiali di vari seggi corrispondono – con una precisione «sorprendente» – alle attese del Cremlino collettivo:

Quindi torniamo alla vita reale quotidiana che, nonostante tutto, continua. In assenza delle reali alternative pacifiche alla situazione creatasi, la gente tenta ancora di riderci sopra come può. Per esempio, la Costituzione russa del 1993 è già stata inserita nel famoso Continuare la lettura di questo post »
Dopo tutto quello che è successo quest’anno nel mondo (a qualcuno sembra che sia successo poco?) bisognerebbe istituire la festa mondiale di liberazione. Da cosa ci siamo liberati? Dalle citazioni di Nostradamus!
Oppure c’è ancora qualcuno che crede a lui e ai sensitivi vari? A tutti i «maghi» che non hanno saputo «predire» la pandemia nemmeno quando stava iniziando?
OK, allora il 2 luglio va festeggiata pure la festa della fiducia patologica.

P.S.: ovviamente la data non è stata scelta a caso.
Uno dei più grandi misteri cinematografici che mi sia mai capitato di tentare di risolvere è perché il film «The Lighthouse» di Robert Eggers sia stato classificato anche come horror. Infatti, tutti i suoi elementi interpretabili come «orribili» (con un certo sforzo comunque) sarebbero stati tali al massimo secondo gli standard dei primi anni ’50 del secolo scorso.
Il film stesso, in ogni caso, è sorprendentemente bello. Anzi, più ci penso e più mi sembra interessante. Illustra perfettamente l’evoluzione della follia di una persona costretta alla solitudine in un ambiente chiuso e per nulla amichevole. Sì, secondo me si tratta di un personaggio solo, la cui vita è raccontata con il ricorso a una infinità di allegorie più o meno evidenti.

Sarei pure andato a rileggere qualcosa di Nathaniel Hawthorne, ma l’ho scoperto troppo poco tempo fa.
Nei primi giorni era solo una delle numerosissime barzellette sull’argomento di popolarità mediatica. Una barzelletta che metteva in evidenza – come lo dovrebbe fare una barzelletta ben fatta – uno degli aspetti ridicoli della situazione creatasi.
Ma poi, Deus aper, la normalità si è capovolta ed è stata la barzelletta a trasformarsi nella realtà. L’ABC Radio Sydney (una emittente statale finanziata con le tasse dei cittadini) ha dichiarato che gli scacchi sarebbero un gioco razzista perché i bianchi fanno la prima mossa: questa sarebbe una manifestazione della disparita razziale e una allegoria della violenza. Diversi scacchisti si sono già espressi sull’argomento, ma la prima comunicazione nel senso cronologico è dell’australiano John Adams:
🚨 BREAKING 🚨
I just received a phone call from an ABC Sydney based producer seeking a comment about the game of chess!
The ABC have taken the view that chess is RACIST given that white always go first!
They are seeking comment from a chess official as to whether
— John Adams (@adamseconomics) June 23, 2020
Sapendo ormai bene che non c’è alcun limite alla stupidità umana, posso ipotizzare i futuri sviluppi di questa «curiosa» storia.
Prima di tutto, prima o poi qualcuno si accorgerà che gli scacchi sono un gioco sessista: il re è la più importante tra le figure.
In secondo luogo, gli scacchi verranno vietati; tutti noi saremo obbligati a giocare a Go dove per regolamento iniziano i neri.
E poi seguirà la caccia al pianoforte, dove i tasti bianchi sono più numerosi e più grandi. Di conseguenza, il pianoforte sarà definito uno strumento razzista.
I linguisti mondiali, prima o poi, si accorgeranno che gli italiani parlano una lingua razzista: usano l’espressione «bianco e nero» al posto della politicamente corretta «black and white».
E poi… So benissimo di avere la fantasia limitata dalla impostazione «razzista» della mente, quindi non riesco a ipotizzare altre situazioni simili. Ma, come ho già scritto sopra, non c’è alcun limite…
P.S.: ho sempre pensato che la prima manifestazione del razzismo (e di molte fobie) è la visione di sé stesso come di una creatura diversa dalle altre. Non importa se si tratti di un sentimento di superiorità o inferiorità: in questo contesto entrambi producono gli stessi effetti negativi.
Su molte carte – non solo quelle bancarie – è presente la scritta del tipo «La carta è di proprietà di NomeAzienda e deve essere restituita su richiesta».

Ecco, mi sembra che le origini di questa frase totalmente inutile si trovino nei tempi antecedenti la nascita dell’internet. Posso immaginare una infinità di motivi per i quali può essere sospeso o annullato il servizio legato a una determinata carta. Altrettanto alta è la quantità di modi in cui la sospensione (o l’annullamento) può essere comunicata al possessore della carta e/o a tutte le aziende con le quali egli interagisce.
Ma a quale erogatore di servizio può realmente servire un vecchio pezzo di plastica? Come può servire? È un grandissimo mistero. Oppure è solo un anacronismo del quale in tanti si sono dimenticati di liberarsi.
In ogni caso, possiamo fare quello che vogliamo delle carte dateci dalle aziende varie.
L’unico aspetto della parata moscovita del 24 giugno che in qualche modo potrebbe essere definito bello (o almeno curioso) sono gli effetti speciali per la trasmissione televisiva:
Nel 2020 non è certo un capolavoro della grafica, ma almeno è un elemento nuovo.
Dai The Beatles sciolti erano usciti, ai tempi, due musicisti-solisti che mi sembrano decisamente più interessanti del gruppo stesso. Avevo già postato qualcosa di Paul McCartney, mentre oggi mi sono finalmente deciso di ricordare anche George Harrison.
La prima canzone scelta è la «My Sweet Lord» (fa parte del primo album da solista «All Things Must Pass» del 1970):
E la seconda canzone scelta è la «Bangla Desh» (dall’album «The Concert for Bangla Desh» del 1971):



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