La musica del sabato

Il compositore Henry Purcell si è guadagnato – a causa della importanza culturale almeno a livello nazionale e delle somiglianze biografiche – il titolo postumo di «Mozart inglese» anche se visse, in realtà, cento anni prima del suo famoso «collega» tedesco. Le persone non particolarmente esperte della musica classica potrebbero conoscere Purcell solo per la sua opera «Dido and Aeneas» e, eventualmente, per le sue composizioni barocche un po’ in generale. Ma secondo me Henry Purcell meriterebbe di essere studiato un po’ di più…
Oggi, però, faccio una rara eccezione alla regola che mi sono imposto da solo tempo fa (l’esistenza di una opera culturale è già un motivo sufficiente per parlarne) e pubblico una composizione del protagonista del post scelta per una occasione precisa.
Quindi posto la «Music for the Funeral of Queen Mary» del 1695:

Prossimamente pubblicherò qualcosa di più allegro…


Il principe Philip

Il principe Philip ha avuto una vita lunghissima, sicuramente interessante e allo stesso tempo strana. Ha fatto in tempo di vedere tantissimi eventi e personaggi, ma sempre distanziato per scelta di altri, imprigionato dal proprio status istituzionale. Provate a immaginare voi di dover vivere per quasi un secolo circondati da ogni genere di curiosità, ma non poterne «toccare con la mano» nemmeno una (o quasi).
Ecco, purtroppo noi non sapremo nemmeno cosa ne pensava lui di questa propria lunga esistenza. Un principe consorte non lascia le memorie scritte. Anche quando ha tantissimo da raccontare. Anche quando sa cosa significa essere un principe secolare, il «tagliatore di nastri più esperto al mondo» (la battuta è sua).
Quindi di Philip ci resteranno, purtroppo, pochissime cose. Per esempio, gli esempi del suo senso dello humor un po’ particolare… Particolare non significa necessariamente brutto, perché a volte, se letto attentamente, può essere trasformato con successo in una utile regola della vita. Intendo gli episodi come questo: a uno dei ricevimenti Philip incontrò un giornalista di un giornale scandalistico.
«E Lei cosa ci fa qui?», chiese Philip.
«Mi hanno invitato…»
«Ma questo non significa che doveva venire!»


La risoluzione su YouTube

Potreste ricordarvi che a marzo del 2020, con il diffondersi della pandemia del Covid-19 a livello planetario, YouTube aveva temporaneamente abbassato l’impostazione di default della risoluzione dei video caricati sui propri server. L’obiettivo della misura era quello di evitare un probabile sovraccarico delle reti per «colpa» delle persone in cerca dei nuovi divertimenti casalinghi. Ogni utente era comunque libero di impostare manualmente qualsiasi risoluzione per ogni video da visualizzare.
Da quel momento è passato un po’ di tempo, sono successe delle cose più importanti e interessanti, quindi io mi sono quasi dimenticato di quella scelta tecnica di rilevanza relativamente bassa…
Ma ecco che, nei giorni scorsi, mi è improvvisamente sembrato di notare che la risoluzione automatica dei video su YouTube cambi in relazione all’orario di visualizzazione dei video. Potrebbe essere solo una mia impressione. Oppure, potrebbe in realtà essere un fenomeno vecchio mesi o addirittura anni. Potrebbe quindi anche essere un fenomeno indipendente dalle scelte legate alla pandemia.
Non vedo così tanti video per provare statisticamente se si tratti di una osservazione giusta. E non posso nemmeno indicare gli orari peggiori e migliori. Ma a tutte le persone che danno una grande importanza alla risoluzione posso confermare che in generale di sera i video si vedono meglio. Quindi dedicate pure le vostre mattinate e i vostri pomeriggi alle attività più utili. Di questi tempi, molti capi vedono la «risoluzione» del vostro lavoro solo nella fase della consegna del progetto, ma la loro reazione (dei capi, intendo dire) sarà altrettanto risolutiva, ahahaha
P.S.: ho provato a fare due screenshot dello stesso video in orari diversi, ma non rendono bene l’idea. Ecco la risoluzione pomeridiana:

Ed ecco la risoluzione serale:


In cerca della sedia

Più o meno tutti hanno almeno sentito parlare che nelle sedi istituzionali turche si osserva un forte deficit di mobili, in particolare delle sedie.
Qualcuno ha anche logicamente osservato che le manifestazioni pubbliche alle quali partecipano i rappresentanti di più Stati o Istituzioni, vengono solitamente precedute dagli accordi degli «uffici del protocollo» su tutti i dettagli dell’incontro previsto.
A questo punto si potrebbe sospettare che una delle parti (l’ufficio europeo o quello turco) non abbia fatto bene il proprio lavoro. Oppure, si potrebbe sospettare che la parte turca abbia violato gli accordi raggiunti (è solo un sospetto, quindi non mi distraggo facendo delle riflessioni sul «cattivo» Erdoğan).
Ma, in fondo, quelli sono tutti esercizi mentali inutili perché troppo lontani dai normali rapporti tra più persone adulte e razionali. Quindi non posso non citare il più normale tra i commenti letti, quello di un professore della mia Facoltà:

Credo – mi posso sbagliare – che nell’ordine protocollare, il Presidente del Consiglio europeo preceda il Presidente della Commissione anche se, ovviamente, non si può parlare né di Capo di Stato, né di Capo di governo vista la natura sui generis della U.E. Dal canto suo, Erdoğan è Capo di Stato e di governo dopo l’ultima riforma costituzionale turca (sempre, se non mi sbaglio). D’altro canto, se è vero che il Ministro degli Esteri turco era seduto sul divanetto, in quanto Ministro, il suo rango – sempre scontata la natura sui generis della U.E. – era inferiore a quello della Presidente della Commissione. Probabilmente, un cerimoniale più attento, da parte europea, avrebbe curato un allestimento simile a quello di altre visite bilaterali U.E.–Turchia, ovvero con Erdoğan al centro e i due Presidenti (di Commissione e Consiglio) ai lati (e ciò poteva essere fatto anche rispetto al distanziamento anti COVID-19: la sala sembra molto larga). Ciò detto, se fossi stato Charles Michel, con un gesto di cavalleria sia istituzionale – fra Commissione e Consiglio – che da gentiluomo attento alla parità di genere, avrei chiesto io che fosse portata un’altra sedia, rimanendo in piedi fino a che ciò non fosse avvenuto.


Ripetere l’ABC

Alcuni «giornalisti», quando si sentono annoiati, tirano fuori qualche notizia vecchia o poco significante e si mettono a spaventare i propri lettori (come se non si fossero divertiti abbastanza con il Covid). È successo così anche con la «notizia» dei dati personali rubati su Facebook nel 2019: ci è stata riproposta proprio in questi giorni.
Alcuni lettori particolarmente tonti sono corsi anche questa volta a verificare se il loro profilo su Facebook sia stato compromesso… So che non dovrei preoccuparmi di queste creature strane: i miei lettori sono sicuramente più preparati sulla gestione razionale delle proprie attività digitali. Ma se qualcuno dei vostri amici, colleghi o parenti si sia per caso allarmato di fronte alla suddetta «notizia», ricordategli pure due nozioni basilari:
1) l’opportunità di utilizzare l’autentificazione multi-factor per ogni genere di account e su ogni genere di dispositivo,
2) l’inopportunità di rendere pubblici tutti i dati personali che vi chiedono i vari servizi online (o, addirittura, fornire quelli reali o principali).
Diffondendo questi due principi vi sentirete dei Capitan Ovvio, ma almeno renderete qualcuno un po’ più tranquillo di prima.


L’utilità di un fake

La capitana (capitana? boh…) egiziana Marwa Elselehdar era stata ingiustamente accusata — in uno dei numerosissimi fake che girano sull’internet — di essere la responsabile del ben noto incedente nel canale di Suez.
Esiste qualche motivo di parlarne? Sì, ce n’è almeno uno: ho finalmente scoperto (come, suppongo, tantissime altre persone) che nel mondo esistono le navi capitanate dalle donne. Al giorno d’oggi questa potrebbe essere ritenuta una cosa normalissima, ma io, per qualche strano motivo, non ci avevo mai pensato prima.
Di conseguenza, devo constatare che pure un fake può rivelarsi utile allargando gli orizzonti della mente.
Aspetto di scoprire che da qualche parte in Europa esiste realmente una donna camionista o una donna muratore (non mi azzardo a inventare le versioni femminili di certe parole).


Ci vorrebbe un po’ di chiarezza

Mentre i teologi continuano a discutere delle cose noiose e inutili, io propongo una domanda di reale importanza storica.
Ma per la deposizione di Gesù hanno utilizzato un piede di porco (già ai tempi uno strumento demoniaco per il merito dello stesso giustiziato)…

O un martello con levachiodi tipico di un carpentiere (quindi uno degli strumenti professionali – come presumono in tanti – dello stesso giustiziato)?

Oppure era stato trovato qualche altro metodo ancora più (o, al contrario, meno) ironico nei suoi confronti?
Ci vuole una risposta, una risposta scientificamente provata…
Ahahahaha


Tristezza

Il 1 di aprile è passato, ora tentiamo a controbilanciare tutti gli scherzi riusciti (e non) fatti agli (o dagli) altri. Io lo faccio con un video nella consueta rubrica domenicale.
In realtà, più volte avevo già pubblicato questo video e, alla prima occasione, qualcuno mi aveva detto che esso sarebbe di una tristezza indescrivibile. Quindi ve lo ripropongo.


La musica del sabato

Ho pensato di dedicare, finalmente, un post musicale esclusivamente alla carriera da solista di Beth Hart (non mi ricordo perché non l’ho ancora fatto). Considerata una notevole evoluzione della cantante negli anni, avrebbe senso prendere in considerazione un singolo periodo della sua carriera alla volta. Quindi oggi prendo due canzoni dal suo primo album: «Immortal» del 1996.
La prima canzone scelta è «Run»:

E la seconda è «Blame the Moon»:

Mi sembrano ascoltabili ancora adesso (e mi fanno ripensare a quanto sembrano ormai lontani gli anni ’90, ahahaha).


Torniamo a parlare della tristemente nota porta container «Ever Given». La nave è stata (quasi) sbloccata, quindi ora si può scherzare sulle sue avventure con un po’ più serenità. Per esempio, si può provare a immaginare le sue future imprese di portata mondiale.
Garrett Dash Nelson, un dipendente della Boston Public Library, ha deciso di dedicare il suo progetto «Ever Given Ever Ywhere» proprio a quel genere delle fantasie. In sostanza, il sito permette di prendere la «Ever Given» e piazzarla in un qualsiasi punto della mappa.
Facciamo pure qualche esempio concreto.
Potremmo cominciare dallo stretto di Messina (il problema del ponte è risolto!):

Oppure, potremmo mettere la «Ever Given» nelle acque del lago di Como:

Ma starebbe bene anche nel canale di Drake:

Vabbè, ammetto che il sito permette di modificare le dimensioni della porta container. Se volete vedere le sue dimensioni effettive, mettete una spunta vicino alla voce «Boat isn’t to scale».