Non ho mai visto tanti coglio geni alternativi riuniti nello stesso luogo… Ma non è vero, mi è già capitato, anche se nelle situazioni ben diverse… Insomma, «finalmente» anche me è capitato – ieri sera – di vedere dal vivo una manifestazione dei «no-green-pass». Non erano tantissimi (secondo me al massimo duecento), erano un po’ meno rumorosi di quanto si potesse immaginare e scortati da una ventina di poliziotti. Scandivano dei slogan – pochi e poco fantasiosi – contro il green pass e percorrevano la via Mascagni per arrivare (secondo me) alla prefettura. Niente cartelli, fumogeni o altro. Solo un manifestante accompagnava a mano una bicicletta decorata con delle bandierine italiane. Due o tre persone indossavano – miracolo! – le mascherine.

La triste realtà sta nel fatto che ogni forma di manifestazione contro l’obbligo del green pass è troppo simile a una manifestazione contro la vaccinazione. Una volta che ti sei vaccinato (da persona interessata alla salute propria e degli altri), cosa ti costa scaricare il rispettivo QR code sul telefono?
Allo stesso tempo, la realtà paradossale sta nel fatto che in una situazione di normalità – quindi diversa da quella di oggi – avrei compreso (e in parte forse anche appoggiato) la posizione di questi personaggi. In una società normale la presunzione del comportamento responsabile è molto vicina alla presunzione di innocenza.
Per fortuna, la coesistenza nella mia testa delle suddette due realtà non mi preoccupa. So benissimo, per esperienza personale e da tutti gli studi fatti durante la mia vita, che l’ultimo compromesso è una bestia inesistente. Non è mai l’ultimo. Ogni limitazione, ogni invasione del nostro spazio personale avanza a piccoli passi: ogni volta che facciamo una piccola concessione, una piccola eccezione, un nuovo piccolo compromesso, ci illudiamo di farlo per l’ultima volta e non ci accorgiamo di essere ancora più vicini alla nostra totale sconfitta. Il problema sta nel fatto che i manifestanti contro il green pass si sono svegliati troppo tardi, dopo oltre un anno e mezzo delle limitazioni spesso poco sensate. E si sono messi a manifestare contro una misura poco invasiva e abbastanza utile per la tutela della collettività nelle condizioni attuali.
Quindi sì, sono proprio belli tonti.
Il grande inventore Thomas Edison ebbe dei problemi di udito fin da piccolo a causa di una complicazione della scarlattina. Con l’avanzare dell’età i suddetti problemi non fecero che peggiorare e negli ultimi anni della propria vita Edison fu ormai completamente sordo. Tale aspetto dello stato di salute influì anche sul modo di lavorare di Edison.

Su tutti i fonografi di Edison sono presenti le tracce dei suoi denti: l’inventore mordeva il legno e ascoltava i suoni con il cranio attraverso la vibrazione dell’apparecchio. Non riusciva a sentire le frequenze più alte, odiava il vibrato vocale e definiva la musica di Mozart un insulto alla melodia. Ma il suo «orecchio interno» era tanto sensibile da permettergli di stupire gli ingegneri delle registrazioni audio con l’indicazione anche delle minime imperfezioni nelle loro opere: per esempio, una di valvola di flauto leggermente cigolante.
Scrivendo del compositore Nikolai Amani avevo pensato: perché non pubblico da così tanto tempo qualcosa di uno dei suoi maestri, Nikolai Rimskij-Korsakov? Solo una volta avevo postato la sua suite sinfonica «Shahrazād» diretta da Valerij Gergiev. Eppure, Rimskij-Korsakov è uno dei miei compositori preferiti.
È arrivato il momento di correggersi. Oggi vi propongo il quadro sinfonico «Sadkò» (del 1867), una delle prime composizioni orchestrali di Rimskij-Korsakov. L’idea di questo quadro sinfonico appartiene al critico musicale V. V. Stasov, il quale la propose in precedenza ad alcuni altri compositori, senza però riuscire a farli interessare.
Sadkò è il nome di un personaggio leggendario russo – sarebbe stato un commerciante e musicista del XII secolo – imprigionato dal fiabesco proprietario del lago nel suo regno subacqueo e liberatosi grazie all’aiuto di San Nikolai. Tra gli altri elementi musicali, nel suddetto quadro sinfonico sono presenti anche le melodie che intonano il suono di gusli, lo strumento musicale di Sadkò.
Venticinque anni più tardi Nikolai Rimskij-Korsakov utilizzò parzialmente le idee musicali di «Sadkò» per comporre la propria opera lirica chiamata sempre con lo stesso nome: «Sadkò».
Qualche tempo fa ho scoperto un interessante termine giapponese: kuchisabishii. Esso si riferisce alla situazione in cui una persona «non ha fame, ma mangia perché la sua bocca si sente sola».
Effettivamente, esistono delle persone che «visitano» il frigo più volte al giorno solo perché non hanno niente di interessante da fare. E, al contrario, si dimenticano di mangiare quando sono impegnati in qualche impresa di alta importanza.
(Al posto di persone potete mettere, se preferite, situazioni).

P.S.: quale augurio si potrebbe fare in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione? Per esempio, posso augurare a tutti di avere sempre qualcosa da fare: in tal modo avrete qualcosa da mangiare e, allo stesso tempo, non cercherete di riempire il vuoto con il cibo superfluo.
Tutti i giornali e le agenzie hanno scritto che [solo] in Francia nel periodo dal 1950 a oggi circa 216 mila bambini hanno subito delle violenze sessuali operate dai sacerdoti della Chiesa cattolica. Lo si può leggere anche nel rapporto della Commissione che ha indagato sui fatti. Jean-Marc Sauvé, il capo della suddetta Commissione, sostiene che la quantità delle vittime potrebbe raggiungere la quota di 330 mila qualora venissero prese in considerazione anche le violenze esercitate dai laici collaboratori della Chiesa (per esempio, gli insegnanti delle scuole cattoliche). In sostanza, si tratta di quasi dieci vittime al giorno per 70 anni consecutivi.
In merito a tali dati possiamo fare due considerazioni. In primo luogo, dobbiamo ricordarci un fatto abbastanza «curioso»: nel cristianesimo la pedofilia non è considerata un peccato. Ma allo stesso tempo possiamo riconoscere che tale fatto ha una solida logica interna: senza la pedofilia non sarebbe nato il principale personaggio fiabesco del cristianesimo stesso.
In secondo luogo, circa tre mila preti-pedofili in uno solo Stato è una entità troppo ampia per poter parlare delle «eccezioni». Sembra invece che la pedofilia sia una delle caratteristiche regolari della Chiesa. Dubito che la situazione possa essere risolta (almeno in modo radicale) nemmeno con l’abrogazione dell’inutile e innaturale celibato. Certe preferenze non si possono «curare» e, purtroppo, vengono in qualche modo praticate nonostante tutti gli impedimenti. Tra i rarissimi esempi positivi, si veda la scelta del più giovane vescovo spagnolo: ha risolto il problema del celibato nel modo più logico possibile (mentre tanti suoi ormai ex colleghi sono ancora dei clandestini).
In generale, penso che l’accesso alla religione debba essere regolato come quello all’alcol e al tabacco: solo per i maggiorenni e solo con l’avviso ben leggibile circa i danni per la salute (soprattutto quella mentale). Mentre la pubblicità/propaganda dei prodotti magici di tutte le Chiese dovrebbe essere vietata. Ormai non ci vogliono delle notizie più o meno fresche per dirlo.
A volte capita di leggere delle notizie, di fronte alle quali viene da chiedersi senza alcuna cattiveria: ma quello era ancora vivo? Così è successo, almeno per me, anche ieri, quando ho letto della morte di Viktor Brjuchanov: un ingegnere di termoenergetica in base al diploma di laurea, un semplice amministratore in base alle sue dichiarazioni e il primo – nell’ordine cronologico – direttore della centrale elettronucleare di Černóbyl in base al libretto di lavoro. In particolare, ha ricoperto l’incarico del direttore dall’aprile del 1970 al luglio del 1986. Anzi, dopo la scarcerazione anticipata (avvenuta nel 1991) aveva lavorato ancora per un certo periodo di tempo alla stessa centrale in qualità del capo dell’ufficio tecnico, ma questo è già un dettaglio meno importante.
Il fatto è che fino all’altro ieri non avrei proprio immaginato che fosse ancora in vita. E invece è morto ieri, nel periodo forse conclusivo di una nuova apocalissi mondiale. Potrei provare a cercare un segnale della fine di un ciclo in quella notizia, ma evito…

È già stato giudicato dalla storia.
Naturalmente, un comune lettore europeo non si interessa particolarmente della composizione della Duma (la Camera bassa del parlamento russo), ma — al massimo — di alcuni provvedimenti da essa approvati. Allo stesso tempo, potrebbe essere utile condividere con gli interessati alla politica estera un curioso dato statistico.
Ebbene, nella attuale Duma — eletta a settembre e insediatasi ieri — ben 88 deputati (su 450 totali) hanno avuto il proprio mandato perché il candidato «eletto» ha rinunciato all’incarico parlamentare: quasi un quinto. Per il regolamento, se un candidato eletto rifiuta il mandato, quest’ultimo passa al secondo classificato dello stesso partito. Ma questa volta nove mandati sono finiti, grazie a una sequenza di rifiuti, nelle mani dei terzi classificati, tre ai quarti classificati e uno al quinto classificato. Insomma, la strategia di candidare dei personaggi famosi e popolari per attirare un po’ di voti reali è stata sfruttata al massimo. Ma non si tratta di un record: nella Duma eletta nel 2011 c’erano stati 89 deputati «ripescati», mentre in quella del 2007 ce n’erano più di cento.
Ricordatevi la prossima volta che in Italia si ricomincia con la storia «ma chi lo ha eletto?!», ahahaha

L’immagine è stata aggiunta per il solo dovere di cronaca.
Come avete sicuramente letto, dal venerdì 15 ottobre al venerdì 31 dicembre (ehm, per ora) il green pass sarà obbligatorio per tutti i lavoratori dei settori pubblico e privato. Ultimamente mi sento un po’ più cattivo di prima e quindi ammetto di non essere particolarmente dispiaciuto per la sorte dei numerosi no-vax che dovranno inventarsi delle fonti di reddito alternative: il terrorismo biologico «deve» autofinanziarsi per morire soffrendo.
N.B.: non si tratta di una affermazione astratta perché conosco almeno una persona che è già passata a quelle condizioni con un buon anticipo. E so che è ben informata della mia posizione in merito.
L’aspetto che sarei particolarmente interessato a scoprire è una ricerca – magari anche solo di carattere statistico – sulla vitalità del mercato del lavoro italiano nel periodo in questione: dal 15 ottobre a fine anno. Non posso escludere che alcuni no-vax siano dei professionisti tanto preziosi da poter essere sicuri di una riassunzione alla fine dello stato di emergenza attuale, ma dubito che siano in tanti. Avrebbe infatti logico aspettarsi che le scarse capacità cognitive siano scarse in tutti gli aspetti della vita di ogni persona concreta. Quindi chissà se alla fine qualche persona mentalmente sana dovrà ringraziare il Covid e la stupidità altrui…
Probabilmente qualcuno aspettava da me un post sul Nobel per la pace assegnato – per metà – a Dmitry Muratov (il direttore di un giornale russo)… Boh, io non ho una grandissima voglia di farlo: da quando il suddetto Nobel è stato assegnato – nel 1994 – a un certo Yāsser ʿArafāt, anche la sola nomina alla premiazione è incompatibile con la mia concezione della morale. Di conseguenza, non capisco tutte quelle persone che «tifano» per dei personaggi realmente valorosi non ancora «insigniti» o fanno gli auguri ai «premiati». Se, per qualche strano motivo, il Nobel per la pace dovesse un giorno essere assegnato a me, inviterò il Comitato per il Nobel norvegese a metterselo nel culo. Sì, proprio in questi termini.
Tornando alla cronaca del 2021, devo ammettere di non sapere nulla della giornalista statunitense/filippina Maria Ressa – anch’essa premiata – semplicemente perché mi interesso poco della stampa filippina. Posso invece ricordare che Dmitry Muratov è ormai il quarto russo premiato con questa versione del Nobel: più o meno tutti si ricordano di Mikhail Gorbachev (1990) e di Andrei Sakharov (1975), ma quasi nessuno – nemmeno in Russia – si ricorda della geografa Olga Solomina (nel 2007, assieme ad altri membri del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico).
Ma, soprattutto, Dmitry Muratov è un personaggio molto importante per il giornalismo russo contemporaneo. Dal 1995 a capo di uno dei pochi giornali di non-propaganda governativa rimasti in Russia. Non posso definirlo indipendente (perché, come tutti gli altri mass media, sopravvive solo perché lo Stato ha deciso di non chiuderlo), di opposizione (perché è di informazione) o del tutto ideale (troppo spesso capitano degli articoli palesemente pagati da qualche personaggio o ente interessato), ma complessivamente è uno dei pochi giornali russi che pubblicano ancora dei materiali seri. In tutti questi anni Muratov ha saputo quindi resistere: non diventare un coautore ben pagato della propaganda statale, riuscire a fare il possibile nelle condizioni in cui si trova, lavorare e fare lavorare tanti suoi colleghi, promuovere l’aiuto popolare collettivo a molte persone abbandonate dallo Stato nelle loro difficoltà quotidiane. Sicuramente ha dovuto accettare dei compromessi, come alcuni suoi colleghi direttori di altri media, ma io non sarei disposto a condannarlo.
Spero che prima o poi venga premiato in qualche modo molto più interessante del Nobel per la pace.



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