Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in Fa minore (Op. 21) fu completato da Fryderyk Chopin nel 1830 ma pubblicato solo nel 1836: è per questo motivo che viene numerato come secondo nonostante sia stato composto prima del «primo».
Ma a noi, ovviamente, può e deve interessare solo per motivi puramente musicali.
Non avevo dei motivi particolari per pubblicare proprio questo Concerto, quindi lo faccio solo perché mi è venuta la voglia di farlo…
I giornalisti di Important Stories, insieme ai colleghi di OCCRP, Times, Der Spiegel, Le Monde, Forbes e altri media, hanno pubblicato un’inchiesta sui fratelli-«oligarchi» Boris e Arkady Rotenberg, molto vicini a Vladimir Putin (ed è per questo motivo che sono tanto ricchi). Da decine di migliaia di documenti ed e-mail dei dipendenti della società di gestione trapelati — il cosiddetto «archivio Rotenberg» — i giornalisti hanno scoperto che, nonostante le sanzioni occidentali, i Rotenberg sono stati in grado di conservare una parte considerevole dei loro beni all’estero.
Il sistema stesso di conservazione dei beni di personaggi sottoposti alle sanzioni può essere interessante quanto i migliori gialli concepiti dagli autori più fantasiosi. E, allo stesso tempo, dobbiamo ricordare che tutti quei beni saranno un giorno l’oggetto di una lunga e difficile caccia da parte dei giuristi che saranno impegnati nella raccolta dei soldi russi in tutto il mondo per ricostruire l’Ucraina postbellica.
Quindi si può provare a leggerne qualcosa.
In un’intervista con la presentatrice di BBC News Alda Hakim, il presidente ucraino Vladimir Zelensky ha parlato molto di Putin (come è naturale che sia) e, tra le altre cose, ha detto quanto segue:
Se parla di usare armi nucleari, nessuno qui può fare una previsione al cento per cento. Credo che tema per la propria vita. Penso che se non smette di minacciare il mondo con le armi nucleari, il mondo troverà un modo per privarlo delle «sue attività vitali». È molto pericoloso ed è per questo che è attento a lanciare questi messaggi.
Ma noi capiamo bene che un vero presidente (e un vero politico serio in generale) non può dire certe cose, a differenza di Putin e dei suoi servi. Ecco perché Zelensky si è espresso in modo così diplomatico. Ma da quasi 16 mesi (manca un giorno) Putin sta distruggendo una certa parte del mondo con una varietà di armi «convenzionali». Recentemente ha minacciato di usare preventivamente le armi nucleari in alcuni di questi territori. Ma la popolazione locale ne ha abbastanza già delle armi «convenzionali». E poiché Putin stesso non mostra alcuna intenzione di fermarsi, è arrivato il momento che il mondo esterno cominci a pensare seriamente alle «sue attività vitali».
Zelensky, in quanto un politico occidentale, non può (ancora?) esprimere un passaggio così logico.
Io, invece, posso: perché non sono un politico.
Allo stesso tempo, sospetto che tali pensieri non circolino solo nella mia testa poco diplomatica.
Ho finalmente pubblicato il rapporto fotografico sulla mia visita a Peschiera del Garda del 7 aprile 2023.
Nell’occasione del viaggio avevo scoperto un paese che pure in assenza di singoli elementi di bellezza spiccante riesce a fare una buona impressione a quasi tutti i turisti.

Il portale pietroburghese Fontanka.ru comunica che il maggior generale Sergey Goryachev, capo di stato maggiore della 35ª Armata, è stato sepolto nel cimitero Serafimovskoe di San Pietroburgo. Uno dei lettori ha inviato al portale le foto del luogo di sepoltura di Goryachev. Secondo Fontanka.ru, i funerali si sarebbero svolti il 18 giugno. Una lapide (provvisoria) posta sulla tomba di Goryachev riporta la data di morte del 12 giugno 2023. In base alle voci non confermate, sarebbe stato ucciso nel corso dei combattimenti. Lo Stato russo, fino a ora, non ha mai comunicato della morte di Sergey Goryachev.

Ma la cosa più «divertente» è che la tomba si affaccia al «viale Odessa» del cimitero. Non so se tale simbolismo porti la pace al personaggio, ma so che questo non mi rattrista particolarmente.
P.S.: nel 2013, Goryachev è diventato capo del gruppo operativo delle truppe russe in Transnistria. Nel 2018 è diventato comandante della 201-ma base militare di Gatchina, in Tagikistan. Già dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, è stato promosso al grado di maggior generale. All’inizio dell’invasione ha comandato la 5ª Brigata carri armati indipendente, dopodiché è diventato capo di Stato maggiore della 35ª Armata combinata del Distretto militare orientale.
La Reuters scrive, citando alti funzionari europei, che l’Ucraina ha soddisfatto due delle sette condizioni necessarie per avviare i negoziati per l’adesione all’UE: la riforma giudiziaria e la legge sui media. Le restanti condizioni riguardano le riforme della Corte Costituzionale e delle forze dell’ordine, le misure per combattere il riciclaggio di denaro e le leggi volte a «contenere» il potere degli oligarchi e a proteggere i diritti delle minoranze nazionali.
Il risultato parziale ucraino potrebbe sembrare molto modesto, ma dobbiamo ricordare che i lavori concreti sull’obiettivo sono iniziati dopo l’invasione russa del 2023. In un tempo di guerra è dunque un grandissimo risultato per il quale dobbiamo fare tanti auguri alla Ucraina. E ricordare che, proprio ora, è una occasione giusta per considerare come raggiunta anche una terza condizione: quella sui cosiddetti oligarchi. Infatti, praticamente dall’inizio della guerra c’è un accordo tacito tra il Governo e gli imprenditori (e non solo) sulla non creazione dei problemi a vicenda (il che è già un buon risultato politico).
Dmitry Peskov il portavoce del presidente russo, ha dichiarato in un’intervista a RT Arabic che il compito di «demilitarizzare» l’Ucraina è stato «ampiamente realizzato». Infatti, secondo Peskov ora l’Ucraina utilizza sempre meno le armi proprie e si affida sempre più ai sistemi di armamento forniti dagli Stati occidentali:
L’Ucraina era pesantemente militarizzata quando è iniziata l’operazione militare speciale. E, come ha detto Putin ieri, uno dei compiti era quello di «demilitarizzare» l’Ucraina. In effetti, questo compito è stato in gran parte portato a termine.
Seguendo la stessa logica, tra un po’ potrà dire, per esempio, che non è stata la NATO ad allargarsi verso la Svezia e la Norvegia (anche il contrato dell’allargamento della NATO è stato tra gli obiettivi della guerra): sono state queste ultime ad allagarsi verso la NATO.
Allo stesso tempo, capisco che Dmitry Peskov non dice alcunché di concreto senza concordarlo con il proprio capo. Quindi posso sperare che in questo periodo si stia cercando il modo di comunicare al mondo che tutti gli obiettivi della guerra sono stati già raggiunti. Certo: per salvarsi in questo modo dalle conseguenze delle proprie azioni è un po’ tardi, con tanta fortuna il trucco poteva funzionare non meno di un anno fa. Certo: chissà quante altre barbarie combineranno ancora nel corso di questa guerra. Certo: gli obiettivi della guerra continuano a cambiare… Ma la evidente comprensione del fatto che la via di uscita e di salvezza non è più quella militare mi sembra un bel traguardo.
Quindi aspetto con tanta curiosità le altre dichiarazioni del genere.
Mi sono accorto che le discussioni sulla eventualità dell’uso della bomba atomica da parte di Putin hanno ricominciato a divertirmi: nella situazione corrente è molto più probabile che organizzi qualcosa da spacciare per l’atto terroristico o l’errore degli altri (tipo l’incidente a una centrale nucleare, non necessariamente ucraina). Molto più probabile non solo dell’uso della bomba, ma anche in generale: rispetto allo zero. Tutte le dichiarazioni pubbliche, invece, sono rivolte non si capisce a chi.
Effettivamente, c’è una parte (piccola) dell’umanità nei confronti della quale non sarò mai un ottimista.
L’altro ieri, il 15 giugno, il famoso rocker francese Johnny Hallyday avrebbe compiuto 80 anni. E io ho pensato che sia un bel pretesto per ricordarlo nella mia rubrica musicale… Certo, la sua scelta – mai mutata – di cantare in francese lo ha un po’ penalizzato fuori dal mondo francofono (anche se dal punto di vista puramente commerciale aveva un suo senso razionale), ma è comunque stato un fenomeno interessante della cultura mondiale.
Come al solito, ho scelto per il mio post due canzoni. La prima è la «Un Jour Viendra» (dall’album «Sang pour sang» del 1999):
Mentre la seconda canzone scelta è la «Je te promets» (dall’album «Gang» del 1986):
P.S.: mi ricordo ancora le immagini dei funerali di Johnny Hallyday a Parigi nel 2017: non so quanti musicisti di oggi avrebbero «raccolto» un pubblico delle dimensioni simili pure morendo.
Invece di un nuovo testo, questo sabato segnalo un piccolo (in termini quantitativi), ma grande (in termini umani) progetto fotografico del fotografo ucraino Pavlo Dorohoi.
Si tratta di una serie di foto delle case private del villaggio Dolgenkoye distrutte dalla guerra: Dolgenkoye, al confine tra le regioni di Kharkiv e Donetsk, prima dell’inizio della guerra era abitato da quasi 400 persone. Dopo il 24 febbraio per circa sei mesi si è combattuto nei pressi del villaggio, il quale è stato trasformato in rovine.



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