L’archivio del 16 Marzo 2026

Se non siete ciechi, sordi o completamente scollegati dalla realtà, allora avrete sicuramente già sentito parlare del film «Mr. Nobody Against Putin» («Мистер Никто против Путина», regia di Pavel Talankin e David Borenstein, 2025). In alcune fonti in lingua russa il titolo appare anche come «Господин Никто против Путина» («Il signor Nessuno contro Putin»), ma non c’è da dubitare: si tratta dello stesso film. Io l’ho visto già all’inizio di febbraio, ma ho rimandato la pubblicazione di questo commento fino a oggi – il giorno successivo alla cerimonia degli Oscar. A prescindere dal risultato della premiazione (il film era nominato all’Oscar come miglior documentario lungometraggio e ha vinto, il che mi rende molto felice), «Mr. Nobody Against Putin» è un film che vale la pena vedere e discutere, sia ora che in futuro.
Per cominciare, una piccola formalità: qualche informazione generale sul film. Pavel Talankin, insegnante organizzatore e videografo scolastico della cittadina industriale di Karabash, negli Urali, ha filmato per un anno e mezzo scolastico – da febbraio 2022 a maggio 2024 – il progressivo rafforzamento della propaganda militare nella sua scuola. A volte lo faceva di nascosto, altre volte con il pretesto di svolgere i suoi normali compiti di lavoro. Nell’estate del 2024 Talankin ha lasciato la Russia portando con sé tutto il materiale girato (in realtà aveva già pensato di dimettersi dalla scuola subito dopo l’inizio della grande guerra in Ucraina, ma poi gli è venuta l’idea di realizzare un film). Dopo la partenza, insieme al regista americano David Borenstein, che vive in Danimarca, ha montato questo documentario.
Credo che tutto ciò sia ormai abbastanza noto. Passo quindi alle mie impressioni dopo la visione del film.
Innanzitutto, «Il signor Nessuno contro Putin» è allo stesso tempo un film documentario e profondamente personale.
Documentario – per motivi evidenti e già citati: l’autore ha ripreso con la telecamera varie «lezioni sulle cose importanti» (lezioni di «patriottismo» a favore di Putin e della guerra), le cerimonie di ingresso nella Junarmija (l’organizzazione giovanile militar-patriottica), le registrazioni di messaggi per i «combattenti», l’incontro degli studenti con membri del gruppo Wagner, le riunioni degli insegnanti, l’intervista con un insegnante di storia apertamente «di partito», le conversazioni con gli studenti e così via.
Personale – perché l’autore delle riprese racconta anche qualcosa di sé e del proprio atteggiamento verso la guerra, verso la militarizzazione della scuola e verso gli studenti e i concittadini che hanno «accettato» la guerra (mostrando anche il suo addio alla patria attraverso il saluto alla madre, mentre nasconde a entrambi i suoi veri piani di partenza). A qualcuno i monologhi dell’autore sono sembrati artificiali, come se fossero stati preparati apposta per il film; ma anche se fosse veramente così, non ci vedo alcun problema: l’autore non ci ha mai promesso di essere un osservatore imparziale. Ha semplicemente raccontato la cronologia delle proprie azioni e dei propri pensieri, senza rubare tempo sullo schermo a quelle immagini e a quelle parole per le quali lo spettatore si è seduto a guardare il suo film.
In secondo luogo, dal punto di vista puramente tecnico il film appare un po’ amatoriale. Si vede chiaramente che Talankin ha usato telecamere economiche (erano quelle della scuola) e che spesso non aveva la possibilità di registrare bene l’audio. Ma per delle riprese semi-clandestine è assolutamente normale. D’altronde ciò che interessa veramente è il contenuto: e da questo punto di vista il film funziona molto bene.
In terzo luogo, la parte strettamente documentaria è filmata, montata e commentata senza toni sensazionalistici. Tuttavia, proprio per questo fa paura e mette tristezza, in modo molto umano: per il modo in cui il tempo degli studenti russi viene speso in attività inutili, disumane e basate sulla menzogna. Non sembra che tutti recepiscano la propaganda nello stesso modo, ma qualche traccia nella mente di tutti rimane. L’unica cosa che dà un minimo di sollievo è che molti insegnanti incaricati di organizzare queste attività propagandistiche lo fanno in modo meccanico, goffo, con errori perfino ridicoli – e una propaganda del genere uno normale studente adolescente può solo prenderla in giro. Ma qui rischio di mettermi a raccontare troppo della trama…
In quarto luogo, il film appare realmente come una forma molto pericolosa ma importante e interessante di protesta individuale contro questa guerra. L’autore non si abitua alla guerra e non la dimentica come se fosse qualcosa di lontano dalla propria casa. È impegnato in un lavoro, ha un obiettivo concreto – e questo lo aiuta a non impazzire nella situazione attuale. Una persona che si chiede «che cosa posso fare?» e che allo stesso tempo comprende di non essere in grado di avvicinare la fine della guerra, semplicemente documenta i crimini che avvengono proprio intorno a lui. Un giorno questo lavoro sarà molto utile: forse non necessariamente in tribunale, ma magari per la storia o per la futura denazificazione del Paese che ha iniziato questa guerra criminale.
In generale, considero «Il signor Nessuno contro Putin» un film importante e interessante da vedere. Anche se è montato chiaramente pensando a un pubblico occidentale più ampio (e non tanto a quello russo).

Grazie a Pavel Talankin per queste immagini uniche, per la protesta e per il coraggio. Quello che ha fatto lui, gli altri non hanno nemmeno provato a farlo. Oppure, all’inizio del quinto anno di guerra, semplicemente non sappiamo ancora di questi tentativi?