Ieri il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha commentato la situazione intorno alla Groenlandia, ricordando l’annessione della Crimea da parte della Russia e sottolineando che lì si è tenuto un referendum sull’adesione alla Federazione Russa. Ha pure dato un tono accademico al suo intervento, aggiungendo una citazione del presidente croato Zoran Milanović, secondo il quale «il futuro della Groenlandia può essere determinato solo dal popolo groenlandese stesso, in conformità con il diritto all’autodeterminazione garantito dalle leggi del Regno di Danimarca».
Ma il passaggio più importante del discorso di Lavrov è questo:
La Crimea è importante per la sicurezza della Federazione Russa quanto la Groenlandia lo è per gli Stati Uniti. Quando si giustificano gli eventi che stanno accadendo intorno alla Groenlandia con il fatto che sarà conquistata dalla Russia o dalla Cina… Non ci sono conferme in tal senso.
In generale, tutto ciò che Lavrov ha detto nel suo discorso sul fatto che «in Crimea la gente è andata al referendum dopo un colpo di Stato incostituzionale, quando i golpisti saliti al potere hanno dichiarato guerra alla lingua russa e hanno mandato dei militanti ad assaltare il Consiglio Supremo della Crimea» non ha alcun valore. Secondo gli stessi standard accademici, si tratta di «fluff». In realtà, il suo discorso contiene un messaggio breve e facile da capire anche per una persona poco intelligente: da tempo agiamo secondo gli stessi principi di Trump. Siamo dei vostri. Sosteneteci, grandi signori, o almeno non rompeteci le palle.
Questi sono gli obiettivi della «superpotenza» di cui Lavrov è ministro. E possono essere raggiunti solo con queste suppliche (questo fatto mi rallegra, poiché testimonia la debolezza dell’attuale regime russo).
P.S.: l’idea principale per cui è stato detto tutto può essere facilmente individuata anche nel discorso più stupido. Ad eccezione di un vero e proprio vomito verbale, che sulla pratica si verifica molto meno spesso di quanto si possa pensare.



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