L’archivio del 8 Gennaio 2026

La caccia alle petroliere

Ieri, dopo diverse settimane di inseguimenti, gli americani hanno finalmente catturato due petroliere della flotta ombra russa che trasportavano petrolio venezuelano. Né la bandiera russa dipinta in fretta e furia (il petrolio, per qualche motivo, non è diventato russo) né le guardie armate (le quali, per qualche motivo, non hanno spaventato i militari americani) sono servite a qualcosa.
Questi non sono certo gli ultimi casi di sequestro di petroliere provenienti dal Venezuela, ma a noi, semplici osservatori esterni, possono bastare: è facile immaginare come ora sia in preda all’isteria praticamente tutta la leadership russa. Pubblicamente si limiteranno a difendere il loro amico Maduro e la base finanziaria del suo regime. Ma in realtà (nella loro mente) staranno già provando per la seconda volta in pochi giorni a immaginare cosa sarebbe successo a loro. È proprio questa seconda parte, non pubblica, dell’isteria che mi dà particolare soddisfazione.
Anche se, purtroppo, per il momento il governo americano non ha rivolto alcuna minaccia allo Stato russo. Perché Trump preferisce non litigare con chi ritiene forte: ne vedo due spiegazioni psicologiche, ma non ho ancora capito quale delle due prevale nella testa di Trump. Appena lo capisco, lo scrivo.