A volte mi diverto tantissimo a leggere anche le statistiche più semplici. Per esempio: ieri il viceministro dello sport russo Aleksei Morozov ha dichiarato che «oltre cento sportivi russi hanno deciso partecipare alle gare sotto la bandiera di qualche altro Stato». Alcuni giornalisti si sono prontamente ricordati di avere calcolato già a luglio 2023 che quegli sportivi erano almeno 204. E altri giornalisti hanno precisato che dell’ultimo numero riportato 141 sono in realtà i giocatori a scacchi.
Non ho mai capito perché gli scacchi vengano classificati come uno sport, ma ora non importa.
La cosa più importante da sottolineare è: la statistica appena citata si è rivelata una enorme pubblicità-al-contrario dello sport. Infatti, il suo riassunto in parole sarebbe: chi lavora con la testa scappa più facilmente dallo Stato-aggressore, mentre chi lavora con le altre parti del corpo tende a rimanerci.
L’archivio della rubrica «Russia»
Lunedì il ministro russo della «Difesa» Sergei Shoigu ha dichiarato che le forze armate ucraine stanno subendo gravi perdite sul fronte. Per esempio:
Ieri, a seguito di un grave attacco nella direzione di Rabotinsky, hanno perso sei carri armati. Nell’altra direzione, a Bakhmut, i nostri ragazzi, grazie a nuovi UAV, hanno distrutto altri sei veicoli. Quindi, ieri solo dei veicoli corazzati ne sono stati distrutti undici
Ha semplicemente dimenticato a causa della stanchezza — provocata dal duro lavoro — di quale esercito sta parlando. Nel caso delle perdite dell’esercito russo, avrebbe dovuto dire 11. E nel caso delle perdite dell’esercito ucraino avrebbe dovuto dire 13. Non prendiamocela con un uomo non giovanissimo.
Meno male che pure la guerra a volte ci offre la possibilità di ridere un po’. Per esempio: l’esercito russo ha ricoperto i bombardieri strategici Tu-95 con dei pneumatici per auto in un aeroporto militare nella città di Engels, nella regione di Saratov. Lo ha riferito un utente anonimo del social network X (precedentemente noto come Twitter) Tatarigami_UA, che si definisce un ufficiale della riserva ucraina. Si presume che in tal modo si sia cercato di proteggere gli aerei dagli attacchi dei droni.
Brace yourselves, because russians have once again showcased unparalleled innovation. What you are looking at is a satellite image featuring a TU-95 strategic bomber covered with car tires. According to them, this should protect strategic bombers from drones pic.twitter.com/ZjDDzRPOWf
— Tatarigami_UA (@Tatarigami_UA) September 3, 2023
In caso di un attacco, i pneumatici sicuramente non si infiammano…
La lettura che propongo questo sabato mi aiuta, tra l’altro, a procedere verso la chiusura di un argomento al quale ho già dedicato troppa attenzione: quella della morte e del funerale di Evgeny Prigozhin. L’articolo, in particolare, racconta come è stato organizzato e gestito in termini dell’"ordine pubblico" il funerale semi-segreto di Prigozhin.
Non so quale morale si possa individuare in questa storia: probabilmente, oltre ad avere un semplice valore storico, ci ricorda – banalmente – che lo Stato russo ha ancora paura dei propri cittadini riuniti in grandi folle a causa di un unico motivo. Anche se, al giorno d’oggi, lo stesso Stato appare pronto a utilizzare qualsiasi forma della forza anche contro i propri cittadini.
Nel corso del presente secolo, per quasi due decenni, mi aveva preoccupato la crescente militarizzazione della coscienza collettiva russa: un fenomeno alimentato, senza alcun tentativo di mascherarsi, dallo Stato russo. L’estetica militare stava diventando sempre più di moda, creando dei disagi psicologici alla gente mentalmente resiliente.
A partire dal 24 febbraio 2022, poi, mi preoccupa ancora di più l’approvazione (e ancora più spesso l’indifferenza) manifestata dalle grandi masse – nella società russa – verso la guerra iniziata dalla Russia in uno Stato vicino.
Ma, per fortuna, a volte mi giungono anche delle notizie rasserenanti. Per esempio: nei giorni scorsi la direzione di una scuola di Nižnij Novgorod ha distribuito alle famiglie degli iscritti al primo anno scolastico l’uniforme pseudo-militare che gli alunni avrebbero dovuto indossare il primo giorno della scuola, quindi il giorno in cui nelle scuole russe viene svolta la cerimonia festiva dell’inizio dell’anno scolastico. La maggioranza dei genitori si è però pubblicamente lamentata di tale iniziativa, alcuni hanno pure restituito – con una certa l’aria di sfida – l’uniforme alla scuola. Ora la direzione della scuola tenta di giustificarsi, sostenendo di essere stata fraintesa: ora dice che l’uniforme servirebbe per le attività extrascolastiche e per i festeggiamenti del Giorno della Vittoria (9 maggio) e della Giornata del difensore della patria (23 febbraio).
Non so ancora come possa finire questa storia, ma sento già una notevole gratitudine nei confronti di quei genitori. Ma hanno dato un po’ di ottimismo.
La mattina di ieri, il 29 agosto, Dmitry Peskov – il portavoce di Putin – ha dichiarato che «la presenza del presidente al funerale di Prigozhin non è prevista».
Sempre ieri, di pomeriggio, si è svolto l’"evento" ufficialmente definito «funerale di Prigozhin»: senza Putin e senza il pubblico, senza gli onori militari dovuti per legge a una persona avente lo status di «Eroe della Russia», «segreto» secondo la formula ufficiosa.
La suddetta dichiarazione e la suddetta assenza di Putin insieme fanno una buona occasione per sottolineare un aspetto logico interessante: indipendentemente da quello che è realmente successo a Evgeny Prigozhin (abbattuto, fatto esplodere in aria, arrestato di nascosto sul secondo aereo, lasciato scappare all’estero etc., etc.), a Putin conviene far credere a una determinata categoria dei russi che sia stato proprio lui a ordinare l’eliminazione di Prigozhin. Tale ordine e la sua esecuzione in una data quasi simbolica (due mesi esatti dalla «rivolta») dimostrerebbero – nella sua logica mafiosa – una grande forza e la capacità di eliminare i nemici. Di conseguenza, i collaboratori più stretti e/o potenti dovrebbero spaventarsi e non pensare più ai tentativi di destituire Putin.
Il problema sta nel fatto che il trucco funzionerà fino alla prossima situazione di pericolo più o meno reale, quando Putin apparirà nuovamente in televisione impaurito e incapace di dire alcunché di preciso.
Ma per ora gli conviene far credere che sia stato lui a eliminare Prigozhin. In tale missione sarà sicuramente aiutato dai vari propagandisti ufficiali e non.
Oggi vediamo il video dell’atterraggio dell’aereo di (ma continuo a non scrivere «con») Evgeny Prigozhin:
«Per sicurezza» potevano fare atterrare anche il secondo, ma è andata come è andata. Vedremo gli sviluppi.
Per scoprire se e cosa sia realmente successo a Evgeny Prigozhin ci vorranno, presumo, un po’ di anni e un po’ di avvenimenti di portata ancora più grande.
Nel frattempo, mentre l’argomento dell’aereo distrutto è ancora relativamente fresco, possiamo provare a leggere le reazioni dei combattenti della «Wagner» – quelli attuali e quelli ex – ai primi comunicati ufficiali sul volo interrotto.
Il testo proposto è una piccola ma interessante ricerca sociologica empirica…
Ebbene, sì: sarei stato molto felice di credere che il volo di Evgeny Prigozhin sopra le distese del nostro sofferente pianeta sia stato in qualche modo finalmente interrotto. Sarei pure felice di sperare in una veloce fine del volo di qualcun altro. Si tratta di un brutto stato mentale in cui mi ha portato la guerra.
Ma mi ricordo bene che Prigozhin era già «morto» nel 2019 in Congo nello schianto di un aereo cargo militare, mentre l’anno scorso era stato «ucciso» sul fronte ucraino.
E poi, sono anche insospettito dal fatto che l’aereo di Prigozhin abbia «smesso di volare» proprio quando a bordo «c’erano» non solo Prigozhin stesso, ma pure due suoi più stretti collaboratori Dmitry Utkin e Valery Chekalov.
E, naturalmente, non ho alcun motivo di fidarmi di quelle fonti pseudo-giornalistiche pro-Cremlino che per prime hanno lanciato la notizia e che ci raccontano fin dai primi minuti della morte di Evgeny Prigozhin.
Non voglio assolutamente unirmi ai seguaci del culto del grande e terribile Nonsapremomailaverità. Ma sono propenso a seguire la versione più realistica che è apparsa immediatamente nella mia — e non solo nella mia — testa: Evgeny Prigozhin ha semplicemente trovato il modo di lasciare la Russia con una eleganza incredibile e ora si sta già sottoponendo a un intervento di chirurgia plastica in qualche clinica latinoamericana o asiatica.
Un giorno avremo una conferma certa e precisa di questa versione. Oppure una smentita. Ma ce l’avremo.
Mi piacciono da anni i comunicati ufficiali della azienda statale russa Roskosmos (quella responsabile per il programma spaziale russo):
Secondo i risultati delle analisi preliminari, a causa della deviazione dei parametri effettivi dell’impulso da quelli calcolati, la navicella si è spostata su un’orbita non calcolata e ha cessato di esistere in seguito alla collisione con la superficie della Luna.
Effettivamente, la comunicazione con la navicella era stata interrotta il 19 agosto alle 14:57 circa, l’ora di Mosca. E la Roskosmos ha continuato a seguire il linguaggio ufficioso russo, quello che parla della «crescita negativa» dei fattori economici, la «controffensiva russa» sul fronte ucraino etc…
Per il resto, non mi è ancora chiaro se il progetto «Luna 25» sia stato identico al progetto «Luna 24» del 1976 (ha pure fatto in tempo a «trasmettere» delle foto della Luna di qualità tipica del 1976) oppure un modellino incompleto lanciato sull’orbita tanto per lanciare qualcosa prima degli indiani.
Beh, non facciamoci distrarre.