Se dovesse capitare anche a voi di leggere della morte di un generale russo (tenente generale Vladimir Sviridov, ex comandante della 6a Forza aerea e dell’Armata di difesa aerea), non distraetevi:
1) non ha partecipato alla guerra in Ucraina;
2) è morto per cause ancora sconosciute, ma molto probabilmente per un incidente in casa e non per cause violente.
Allo stesso tempo ricordatevi che…
1) pochi militari russi responsabili della guerra in Ucraina avranno la fortuna di morire a casa;
2) gli ucraini sanno bene – spesso molto meglio di noi – chi, come e dove ha senso di colpire realmente.
Dunque, non perdiamo tempo a alimentare la diffusione delle notizie inventate e/o esagerate: viviamo già in una epoca abbastanza ricca di eventi.
L’archivio della rubrica «Russia»
È stato varato lo yacht «Scheherazade», il cui proprietario reale, secondo i collaboratori del politico-investigatore Alexei Navalny, sarebbe Vladimir Putin. Il fatto del ritorno sull’acqua è stato comunicato in un video dal canale YouTube «eSysman SuperYachts» (un canale YouTube gestito da ex e attuali membri dell’equipaggio delle varie superyacht).
Va ricordato che all’inizio di maggio 2022, lo yacht «Scheherazade» era stato fermato nel porto italiano di Marina di Carrara, in Toscana. Le autorità italiane hanno affermato che il proprietario dello yacht era legato alle autorità russe. Se «Scheherazade» dovesse scappare – indipendentemente dal fatto che sia mai stato utilizzato o meno da Putin – sarà una cosa non bellissima.
Per il consiglio ormai quasi tradizionale del sabato potrei selezionare, finalmente, qualche formato di testo un po’ diverso del solito. Per esempio, l’intervista con la madre di una delle vittime di quel tipo di personaggio che era stato arruolato da Evgeny Prigozhin per la guerra in Ucraina e poi graziato da Putin in base alla proposta fatta…
Potrebbe far capire qualcosa – qualcosa – su quali vie può prendere l’aggiustamento della comprensione dello Stato russo da parte della «gente comune» russa.
Per qualche strano motivo Putin e i suoi collaboratori ritengono ancora importante fare una specie di «campagna elettorale» per la elezione di Putin alla Presidenza russa nel 2024. In tutte le elezioni presidenziali precedenti avevano dimostrato di poter aggiungere al candidato giusto quella percentuale dei voti che ritenevano necessaria; dopo l’inizio della guerra in Ucraina hanno più volte fatto intendere di poter fare qualsiasi cosa in generale. Non si capisce dunque tanto bene perché sprechino il tempo e le forze per fare la pubblicità positiva sia del candidato destinato a vincere che del semplice fatto della votazione.
Però lo fanno. Lo fanno spesso in modi che a un europeo potrebbero sembrare un po’ strani (anche se io non sono capace di immaginare bene quale impressione facciano: io osservo più o meno attentamente la politica russa da oltre trent’anni e ho visto di tutto, mentre la maggioranza degli europei comuni no). Questa volta, per esempio, hanno inventato una particolare lotteria nazionale… Proprio a essa è dedicato l’articolo che consiglio per questo finesettimana.
Il mercoledì 25 ottobre il Consiglio Federale russo (la Camera alta del Parlamento) ha approvato la legge sul ritiro della ratifica del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari. Ovviamente, a breve la legge verrà anche firmata da Putin. In relazione a questi due eventi avrei potuto ricordare diverse banalità largamente note (per esempio, che il Parlamento russo approva solo le leggi che servono a Putin o che il ritiro della ratifica non equivale alla uscita dal Trattato), ma vado oltre.
Nel pomeriggio dello stesso giorno – il 25 ottobre – sul sito ufficiale del Presidente della Russia è comparso il comunicato secondo il quale Vladimir Putin avrebbe condotto l’addestramento delle forze di deterrenza nucleare. Come parte dell’addestramento, dal cosmodromo di Plesetsk è stato lanciato verso il sito di test in Kamchatka il razzo Intercontinentale Yars, mentre il razzo Sineva è stato lanciato dal mare di Barents dal sottomarino nucleare Tula. Inoltre, gli aerei a lungo raggio Tu-95MS hanno eseguito lanci di missili dall’aria.
La seconda notizia in certo senso conferma quella ipotesi che viene in mente già in relazione alla prima: Putin non ha alcun bisogno e/o intenzione di testare delle «nuove» armi nucleari perché tutto quello che c’era da testare è già stato testato decenni fa. Si sa già come funzionano le armi nucleari. Però Putin non se il sistema delle armi nucleari che ha a disposizione dai tempi sovietici funzioni ancora. Sarà tutto rovinato dal tempo? Parzialmente venduto dai vertici militari corrotti? Tutta la catena degli ufficiali è disposta a fare la propria parte del lavoro se Putin dovesse premere il famoso buttone rosso? Purtroppo per lui e fortunatamente per noi, Putin non è sicuro di poter rispondere positivamente a tutte le domande elencate. Dunque spera di testare – con «l’autorizzazione del Parlamento» – il funzionamento del sistema e non delle armi.
Secondo il mio autorevolissimo parere, vuole testare il sistema non per bombardare i nemici, ma per sapere se ha ancora uno strumento per terrorizzare il mondo. Ci aveva provato con il «secondo esercito del mondo», ma ha fallito: guardate quanto sono piccoli i successi militari in Ucraina. Poi aveva provato a «far congelare l’Europa» senza il gas russo, ma già l’inverno scorso è stato superato dall’Europa con molta tranquillità. Ora gli resta la minaccia della bomba atomica e vuole essere sicuro di avere i mezzi.
Vedremo.
Il Servizio di sicurezza dello Stato belga (VSSE) sospetta che Kirill Logvinov, il rappresentante permanente ad interim della Russia presso l’Unione europea, lavori per il Servizio di spionaggio estero russo (SVR). Lo si afferma in un’inchiesta congiunta di De Tjid, Spiegel, Centro Dossier e alcune altre testate europee. Secondo i giornalisti, il controspionaggio belga sospetta il diplomatico di «attività segrete contro gli interessi europei». Ma non precisa in cosa consistano esattamente tali attività.
Nella notizia stessa non c’è alcunché di sorprendente: più o meno tutti i diplomatici russi sono in qualche misura coinvolti nella attività di spionaggio (nel migliore dei casi, i diplomatici professionisti semplicemente sanno di cosa si occupano alcuni dei loro collaboratori «particolari»). La vera notizia sarebbe stata la spiegazione della espressione «attività segreta» utilizzata nel caso concreto che ci hanno comunicato. Organizzava l’export illegale verso la Russia dei materiali vietati dalle sanzioni? Pagava i politici europei filorussi? Raccoglieva le informazioni utili per una invasione militare? Svolgeva qualche altra attività che in questo momento non mi viene in mente? Boh… È che già le attività non segrete dei «diplomatici» russi mi sembrano spesso abbastanza gravi, quindi non cosa possono aggiungere alla situazione corrente quelle segrete.
Questo sabato vi propongo di scoprire, attraverso una lettura abbastanza breve, come Putin stesso riassume la propria visita in Cina del mercoledì 18 ottobre. Pure dal suo riassunto vediamo che in quella occasione – il forum dedicato alla «Nuova via della seta» – è stato solo uno dei tantissimi (sicuramente non quello speciale) ospiti di Xi Jinping con i quali quest’ultimo voleva parlare. Non hanno dunque concluso alcunché e chissà quando avranno l’occasione almeno di parlare delle cose che interessano a entrambi. Molto probabilmente Putin lo sapeva in anticipo, ma non poteva non andare da uno di quei leader politici sull’aiuto dei quali spera tanto.
Il Comitato esecutivo del Comitato olimpico internazionale ha annunciato la sospensione del Comitato olimpico russo fino a nuovo avviso. In particolare, ha dichiarato che il comitato russo ha violato la Carta olimpica quando ha incluso organizzazioni sportive delle regioni di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhya che sono sotto la giurisdizione del Comitato Olimpico Nazionale dell’Ucraina.
Evito di ripetere per l’ennesima volta quanto poco mi interessano lo sport e le Olimpiadi. Ma trovo utile e interessante mettere in evidenza la velocità dei riflessi mentali dei membri del Comitato olimpico internazionale. In sostanza, potremmo sentirci [più] autorizzati a fare tutte le battute possibili sulle capacità «intellettuali» delle persone facenti parte del mondo dello sport: come ai vecchi tempi pre-" politically correct".
L’articolo che consiglio ai miei lettori questo sabato è il riassunto – aggiornato al 5 ottobre – della statistica sui procedimenti penali contro le persone coinvolte nel sabotaggio ferroviario in Russia. I cittadini accusati sono (di solito) quelle persone che tentano di ostacolare il trasporto del materiale militare russo verso il confine con l’Ucraina danneggiando, appunto, l’infrastruttura ferroviaria. Sfortunatamente, non tutti riescono nella loro impresa. Sfortunatamente, spesso vengono identificati e fermati. Fortunatamente, esistono e continuano ad agire.
Per iniziare a comprendere l’entità del fenomeno, leggete l’articolo.
La Russia potrebbe prepararsi a testare il missile da crociera intercontinentale a propulsione nucleare chiamato «Burevestnik». E, in ogni caso, chissà quante volte lo ha già testato: pare più di una, ma ora non importa. Ora è importante capire almeno due principi di base.
Prima di tutto bisogna capire che finché qualcuno (spoiler: si chiama Putin) non dice «ce l’abbiamo», il missile non funziona proprio. E quando dirà «ce l’abbiamo», non significherà che il missile funziona come si deve. Potrebbe significare che «vola» a una distanza più o meno lunga nella direzione più o meno simile a quella prevista: purtroppo al giorno d’oggi il livello di molti rami della ingegneria russa è quello (e viene aggravato dalla corruzione che fa sparire i fondi per lo sviluppo e la costruzione degli esemplari da testare).
In secondo luogo, anche se i lavori sul missile dovessero arrivare alla loro logica conclusione, non è assolutamente detto che il missile venga utilizzato. Purtroppo, in Occidente non tutti hanno ancora capito che la tattica dei vertici attuali della Russia (di Putin prima di tutto) è quella di minacciare a parole gli europei e gli americani. Quando vedono che la controparte ha paura (della bomba atomica, del nuovo missile, di qualsiasi altra cosa), si sentono liberi di fare qualsiasi cosa: fare la guerra in Cecenia, fare la guerra con la Georgia, annettere la Crimea, fare la guerra in Donbass, abbattere un aereo civile, fare la guerra in Ucraina, etc. Ma quando – purtroppo raramente – la controparte mostra la forza, si impauriscono loro. Io continuo a sperare che in Europa e negli USA finalmente lo capiscano e inizino ad agire di conseguenza.
Ecco, iniziate a digerire i due principi di cui sopra. E poi speriamo.