L’archivio della rubrica «Russia»

La lettura del sabato

L’articolo segnalato per questo sabato è dedicato a un argomento che fino a non troppo tempo mi sarebbe sembrato un classico esempio di teoria del complotto. Mentre di questi tempi posso anche crederci.
In sostanza, i documenti relativi ai negoziati segreti tra Russia e Cina, giunti in possesso del media The Insider (e verificati da esso), confermano che la cooperazione militare tra i due Paesi è più profonda di quanto fosse noto pubblicamente. Tra le altre cose, la Cina ha coinvolto la Russia in un programma volto a contrastare il sistema satellitare Starlink di Elon Musk, che comprende sia misure di contrasto di natura giuridica e diplomatica, sia mezzi per la distruzione diretta dei satelliti.


È una cronologia interessante delle dichiarazioni.
La sera del 28 giugno è stata diffusa una strana intervista televisiva di Putin dove egli leggeva le proprie risposte da un teleprompter. Nel corso di quella intervista Putin ha affermato che la carenza di carburante in Russia «non è critica», mentre l’Ucraina ha avanzato la proposta di una cessazione reciproca degli attacchi in profondità nel territorio e il Cremlino ha già respinto tale proposta.
Nel pomeriggio dell’8 luglio, durante una riunione con i membri del Governo, Putin ha affermato che le Forze Armate della Ucraina stanno sferrando attacchi contro le raffinerie di petrolio russe per creare nel Paese «un clima di tensione»:

È del tutto evidente che il nemico miri a danneggiare l’economia. Ma la cosa più importante è che mira a creare un clima di nervosismo nella società. Noi sappiamo bene che questo obiettivo è irraggiungibile.

Chi aveva detto che Putin fosse completamente fuori di testa? Vedete, in fondo qualcosa se ne intuisce: per esempio, che l’Ucraina, «senza motivo apparente», miri a danneggiare l’economia dell’aggressore. Dell’atmosfera di nervosismo già creata nella società, però, non gli verrà mai riferito, e lui stesso non va in giro per le strade russe e non può intuire tale nervosismo.
Ma la cosa più importante è: chi ha rifiutato di porre fine a questi attacchi? E chi ha creato il motivo per cui sono iniziati? Putin lo sa e lo capisce, ma per qualche strano motivo è sicuro che la maggior parte dei suoi sostenitori non lo capirà mai.


La NATO non si preoccupa

Nonostante gli attacchi informatici e le provocazioni in Europa (oltre al rafforzamento della presenza militare russa al confine con la Finlandia, nell’estremo nord e a Kaliningrad), la NATO non ritiene che la Russia si stia preparando, nell’immediato futuro, a uno scontro militare diretto con l’Alleanza. Non vi sono segnali che indichino l’intenzione della Federazione Russa di sferrare un attacco imminente contro l’Alleanza nel breve termine, ha affermato un alto rappresentante della NATO. Ha tuttavia aggiunto che Putin e le autorità russe a volte prendono «decisioni piuttosto sbagliate».
Continuo a pensare che tutte le azioni della Russia al confine con la NATO siano un tentativo di distrarre l’attenzione e le risorse materiali occidentali dalla guerra in Ucraina. Ma, allo stesso tempo, mi stupisce un po’ la saggezza strategica di tale mossa e la costanza della sua applicazione. Proprio perché i dirigenti statali della Russia odierna sono noti prevalentemente per le scelte brutte.


La grande fortuna dell’India

La Reuters, citando alcune fonti del settore, riferisce che, a causa della carenza di carburante, la Russia ha iniziato ad acquistare benzina dall’India. Dall’India sarebbero state spedite in Russia o almeno 60 mila tonnellate di benzina, oppure due petroliere con carichi compresi tra le 30 e le 40 mila tonnellate ciascuna. Complessivamente, la Russia sembra intenzionata a importare mensilmente 400 mila tonnellate di benzina da diversi Paesi. La Reuters sottolinea che in estate il consumo di benzina in Russia ammonta ad almeno 110 mila tonnellate al giorno.
Se tutto questo fosse vero, allora si potrebbe congratularsi con Putin per l’ennesimo traguardo raggiunto sul campo della difesa della «sovranità» della Federazione Russa: è riuscito a creare una situazione in cui la Russia vende petrolio all’India a prezzi ribassati a causa delle sanzioni, per poi acquistare dalla stessa India il petrolio trasformato in benzina. Il petrolio trasformato in qualsiasi prodotto non può in alcun modo costare meno del petrolio greggio, indipendentemente dall’ipotetico sconto che si riesca a ottenere dal fornitore. Inoltre, sarebbe logico supporre che i fornitori indiani di benzina abbiano un forte desiderio, naturale e legittimo, di trarre profitto dalla situazione venutasi a creare.
Ed ecco che qualcuno ha trovato il momento di aiutare uno Stato «amico», alleato nell’eternamente inutile BRICS.


Che ottimismo

Ieri, durante l’assemblea annuale degli azionisti, il direttore generale di Sber (la più grande banca russa, controllata dallo Stato), German Gref, ha affermato che la questione principale per i russi rimane la rapida conclusione delle operazioni militari:

Ciò che ci preoccupa, credo che ci preoccupi tutti la stessa cosa. Non credo che nel Paese ci sia una sola persona che abbia altre preoccupazioni oltre alla rapida conclusione delle operazioni militari, è ovvio.

A quanto pare, German Gref è un grande ottimista. Prima di tutto, ha un’opinione molto più positiva sulla grande quantità dei russi rispetto a molti altri commentatori dell’umore della popolazione (e non mi è dato sapere su quali dati si basi questa sua opinione). In secondo luogo, a differenza, per esempio, di me, German Gref ha incredibilmente dimenticato il nome di almeno una persona alla quale interessano cose completamente diverse (senza contare tutte quelle persone di cui non sempre conosciamo i nomi, che durante la guerra guadagnano non male). Non so come si possa dimenticare quella persona: vorrei dimenticarla, ma quella stessa persona non mi dà (e non solo a me) nemmeno una minima possibilità.
E German Gref mostra un’incredibile riserva di ottimismo e distanza dagli stimoli irritanti.


Le code per la benzina

La continuazione fotografica del video-post di ieri: le code ai distributori di benzina moscoviti.








Buona continuazione all’Esercito ucraino: colpendo le raffinerie potrebbe raggiungere dei risultati interessanti.


L’ecologia torna in Russia

Spero che all’epoca nessuno di voi se ne era accorto, ma quattro anni fa il canale televisivo di propaganda statale russa «Russia Today» (RT) aveva realizzato questo video-appello per gli europei:

In tal modo venivano prese in giro le sanzioni contro lo Stato russo…
Avete già letto che nella maggioranza delle regioni russe si osserva da giorni il deficit della benzina? Tra parentesi: (succede a causa degli attacchi ucraini contro le raffinerie sul territorio russo: è uno sviluppo naturale della guerra).


La lettura del sabato

L’articolo segnalato per questo sabato è la storia del ricatto nucleare russo e del come l’Occidente ha imparato a conviverci e ad aiutare l’Ucraina.
In questo specifico caso potrebbe sembrare la descrizione fatta da un osservatore esterno, ma in realtà qualsiasi autore basato in qualsiasi Stato del mondo sarebbe stato un osservatore esterno: l’Occidente, per fortuna o purtroppo, non è una entità unita e omogenea. Di conseguenza, potete provare a confrontare quanto letto con le vostre osservazioni personali.


L’attacco contro Voronezh

Ieri pomeriggio le forze armate ucraine hanno sferrato un attacco missilistico contro la città russa di Voronezh. Il governatore locale, Alexander Gusev, ha dichiarato che le forze di difesa aerea hanno abbattuto «alcuni bersagli aerei ad alta velocità» sopra il capoluogo della regione. Ma, di fatto, l’attacco ha danneggiato «gli impianti produttivi di una delle aziende di Voronezh»: un produttore di componenti elettronici per i missili «Iskander» e X-101, che condivide l’edificio con la società «VZPP-Mikron».

Spero di vedere ancora delle immagini del genere.

Più ce ne saranno, meno occasioni avrò di trovare le differenze tra gli attacchi russi (contro le infrastrutture civili ucraine) e quelli ucraini (contro le infrastrutture militari civili). Ovviamente non perché «tifo» per l’esercito russo: non lo faccio e non lo farò.



La lettura del sabato

Come ben sapete anche da voi, il giovedì 18 giugno Mosca è stata oggetto del più grande attacco di droni ucraini dall’inizio della guerra. Durante la notte, la città è stata colpita da quasi 200 droni; avete visto le immagini delle esplosioni e degli incendi. L’articolo di questo sabato presenta quindi non la descrizione della notizia, ma una cronologia dell’aumento dell’intensità degli attacchi ucraini contro Mosca nel corso degli anni della guerra, più precisamente a partire dal 2023. Anche secondo i comunicati ufficiali delle autorità russe, tale intensità è aumentata di cento volte.
Tutti questi attacchi sono una componente assolutamente normale della guerra. Non è difficile intuire che continueranno, si intensificheranno e, almeno fino a un certo punto, diventeranno sempre più efficaci. Ma, cosa più sorprendente di tutte, conosco pure dei moscoviti contrari alla guerra che continuano ad affermare che per la gente comune in città tutto è tranquillo e sicuro, che si può continuare a vivere la propria vita normale e serena e invitare amici e conoscenti in città. Cosa si potrebbe lanciare nelle teste a queste persone? Boh…