Il media «Mediazona», in collaborazione con il servizio russo della BBC e un team di volontari, tiene un elenco nominativo dei militari russi uccisi nella guerra in Ucraina: attualmente l’elenco conta più di 200 mila persone. In occasione del quarto anniversario della guerra, la maggior parte dei nomi (quasi 182 mila) è stata riportata su una mappa della Russia.
Anche se non avete nessuno da cercare nell’elenco dei caduti, provate a guardare la mappa: in qualità di infografica è veramente una opera impressionante. Ricordiamoci che ognuno di quei punti sulla mappa è andato a uccidere gli ucraini perché non ha trovato il modo di dimettersi dall’esercito, non ha voluto nascondersi dalla mobilitazione o ha firmato un contratto con il Ministero della «Difesa» russo per guadagnare un sacco di soldi. Sì, questa è la mappa dei luoghi di nascita degli assassini uccisi: ognuno di loro aveva la possibilità di salvare la propria vita e quella degli altri (anche se a volte pagando un prezzo alto), ma non ne ha approfittato.
Insomma, una mappa impressionante.
L’archivio della rubrica «Russia»
L’Accademia Presidenziale Russa dell’Economia Nazionale e della Pubblica Amministrazione (una delle università moscovite) aveva organizzato, il giovedì 18 febbraio 2026, un concerto per la Giornata del difensore dalla patria (il 23 febbraio di ogni anno, è una festa ereditata dai tempi sovietici, coincide con una delle date legate alla creazione della Armata Rossa). Sull’invito cartaceo al suddetto evento è raffigurata, tra le altre cose, una bandiera che nessuno è stato in grado di identificare:

Di conseguenza, non si capisce quale patria si invita a difendere (da chi difenderla e chi dovrebbe essere difeso dalle sue azioni sono due domande a parte, per ora non facciamoci distrarre). Non lo capisce nessuna Intelligenza Naturale e non lo sa nessuna Intelligenza Artificiale. Ma spero di attirare qualche portatore delle informazioni segrete!
I media russi scrivono che il tribunale cittadino di Labytnangi ha condannato l’ex vice capo della colonia penitenziaria n. 3 di Harp (dove era detenuto e ucciso Alexey Navalny) Vasily Vydrin a una multa di 40.000 rubli per abuso d’ufficio e gli ha vietato per due anni di ricoprire cariche pubbliche nelle istituzioni del sistema penitenziario. Secondo l’accusa, dall’aprile 2021 al febbraio 2022 Vydrin avrebbe ripetutamente portato tre detenuti fuori dal carcere e li avrebbe costretti a fare lavori di ristrutturazione nel suo appartamento. Il procedimento penale contro di lui è stato avviato nel dicembre 2025.
Scriverei che ho sbagliato a pensare male del sistema giudiziario e dell’impunità dei secondini, ma non mi piace tanto scherzare su qualsiasi evento legato a Harp. Quindi scriverò piuttosto che almeno alcuni detenuti della colonia n. 3 di Harp ricorderanno il vice-capo secondino con delle parole non troppo negative. Non ho capito se si trattasse sempre degli stessi tre detenuti, ma per quasi un anno intero sono stati portati fuori per l’intera giornata per svolgere un lavoro sensato in condizioni molto più umane rispetto a quelle carcerarie russe. Ma è proprio per questo, tra tutte le cose possibili, che Vydrin è stato condannato.
Ci tenevo a raccontarvi questa notizia sul sistema giudiziario russo contemporaneo.
Ieri, in occasione del secondo anniversario dell’omicidio di Alexey Navalny nel carcere russo, 15 Paesi del mondo – Australia, Gran Bretagna, Germania, Repubblica Ceca, Danimarca, Canada, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Nuova Zelanda, Polonia, Finlandia, Estonia – hanno rilasciato una dichiarazione congiunta (il testo è pubblicato sul sito web del Ministero degli Affari Esteri tedesco).
Oltre al fatto ormai evidente a tutti da due anni, ovvero che la responsabilità della morte del politico detenuto in un carcere russo «ricade esclusivamente sulle autorità russe» (una scoperta rivoluzionaria!), gli autori della dichiarazione hanno scritto altre due cose piuttosto strane. In primo luogo, chiedono che venga condotta «un’indagine approfondita e trasparente» sulle circostanze della morte di Navalny, tenendo conto delle ultime informazioni secondo cui Navalny sarebbe stato avvelenato con l’epibatidina. A chi lo chiedono? Allo Stato russo attuale? Mah…
In secondo luogo, gli autori della dichiarazione hanno chiesto il rilascio di tutti i prigionieri politici in Russia: secondo i dati della organizzazione russa «OVD-Info», attualmente sono più di 1700 le persone detenute in Russia per motivi politici. Questa è una parte del testo molto più utile. Se si riuscirà a scambiare (lo scambio è l’unico modo attuale per liberarli dalle grinfie di Putin) un altro numero di prigionieri politici russi, alcuni dei quali da tempo affetti da gravi problemi di salute, sarà solo grazie alla volontà dichiarata ad alta voce da entrambe le parti. La liberazione dei prigionieri politici è sempre una cosa positiva.
Nel frattempo, l’aspetto positivo più importante della suddetta dichiarazione è che i Governi di molti Paesi non dimenticano l’esistenza degli oppositori di Putin all’interno della Russia e comprendono almeno in parte i rischi legati alle loro attività di protesta.
Domani sarà il secondo anniversario dell’omicidio di Alexei Navalny. Il video di oggi è dedicato a quella data. Probabilmente non scoprirete nulla di nuovo, ma chi lo sa?
Lunedì il portavoce putiniano Dmitry Peskov tornerà al lavoro e ci racconterà che Navalny ha semplicemente mangiato di nascosto una rana sudamericana mentre passeggiava nel cortile della prigione artica.
Questa settimana il media Meduza ha pubblicato un articolo i cui autori cercano di interpretare il concetto di «spirito di Anchorage», ampiamente utilizzato dalla propaganda del Cremlino da alcuni mesi. Utilizzato come se fosse un termine diplomatico reale, noto a qualcuno e in grado di spiegare qualcosa.
Non sono un politologo né uno psichiatra, ma decenni di osservazione delle persone mi consentono di aggiungere qualcosa al suddetto tentativo di interpretazione. A mio autorevolissimo parere, il concetto di «spirito di Anchorage» è stato inventato per suonare bene, ma per essere incomprensibile al grande pubblico. Perché, per esempio, quando un personaggio da esistenza insignificante vuole fingersi un buon amico di qualcuno di importante / ricco / potente / famoso, inizia a dimostrare attivamente a tutti coloro che lo circondano che non solo ha la possibilità di comunicare regolarmente con una persona importante, ma anche che ha con quella persona alcuni argomenti di conversazione, battute, tradizioni e linguaggio specifico «comuni», «vecchi», «comprensibili solo a loro due». Mi è capitato spesso di osservare questo comportamento tenuto da parte di persone insignificanti: dall’esterno di solito sembra un po’ cringe, ma dal punto di vista puramente psicologico è comprensibile.
Lo stesso portavoce putiniano Dmitry Peskov ha affermato che lo «spirito di Anchorage» è «una serie di intese» tra la Russia e gli Stati Uniti… Ora mi è tutto chiaro: nell’entourage di Vladimir Putin, pure Trump è considerato la persona più importante del pianeta.
La Bloomberg comunica: i rappresentanti dell’Iran e della Russia hanno dichiarato alla conferenza scientifica delle Nazioni Unite a Vienna che il gruppo satellitare Starlink della società SpaceX di Elon Musk viola il diritto internazionale, cancellando il confine tra tecnologia commerciale e militare.
Si sono ricordati del diritto internazionale perché 1) quello del Starlink era l’unico internet a funzionante in Iran durante le recenti proteste e 2) perché l’esercito russo non riesce più a far funzionare i propri droni in combinazione con le antenne Starlink.
Penso che le suddette due osservazioni siano sufficienti per non commentare la questione in un modo più approfondito. Anche se siamo tutti capaci di ricordare facilmente altri esempi delle tecnologie utilizzate agli scopi civili e militari senza alcun problema dal punto di vista del diritto internazionale.
La Reuters scrive che le petroliere russe indicano sempre più spesso Singapore come la propria destinazione ufficiale. Ciò indicherebbe uno spostamento delle destinazioni di esportazione dall’India alla Cina e una maggiore preoccupazione per le sanzioni occidentali. Secondo la Borsa di Londra (LSEG), a gennaio si sono dirette verso Singapore navi cisterna che trasportavano circa 1,4 milioni di tonnellate metriche di petrolio russo, un volume mensile record negli ultimi anni. Singapore non acquista petrolio russo a causa del rischio di sanzioni, ma le sue acque vicine sono talvolta utilizzate per trasferimenti da nave a nave.
Grazie a tale notizia possiamo ipotizzare una cosa: ora la Cina guadagna qualcosa sulle sanzioni contro lo Stato russo. Infatti, non mi risulta che il suo bisogno del petrolio russo sia aumentato: questo significa che intende rivenderlo in qualche modo ad altri Stati.
Grazia alla suddetta notizia, poi, otteniamo anche una (ennesima) conferma: l’attuale forma delle sanzioni contro il petrolio russo è inutile perché l’export del petrolio fa parte del mercato globale. Se l’ex acquirente X del petrolio russo viene costretto a comprare dallo Stato Y, l’ex acquirente del petrolio Y va a comprare il petrolio russo.
Auguri agli ideatori delle sanzioni attuali.
Il progetto «Russian Officers Killed in Ukraine» ha pubblicato le ultime statistiche: sono stati confermati 7777 casi di morte di ufficiali russi nella guerra in Ucraina. Tra questi ci sono 4 tenenti generali, 8 maggiori generali, 117 colonnelli, 340 tenenti colonnelli e 712 maggiori.
L’immagine che riassume i dettagli:

Cosa posso aggiungere a questo dato statistico? Niente. O, al massimo, posso confermare che non sono per niente dispiaciuto (posso esserlo, in alcuni casi, per i residenti russi delle zone vicine al confine o per alcune delle persone mandate in Ucraina nel corso della mobilitazione militare, ma sicuramente non per gli ufficiali o altri militari di professione).
La procura tedesca riferisce che cinque persone sono state arrestate in Germania con l’accusa di aver eluso le sanzioni imposte alla Russia. Si tratta di forniture di merci soggette a sanzioni per un valore di 30 milioni di euro. I destinatari finali di queste merci erano, tra gli altri, 24 produttori di armi nella Federazione Russa.
In generale, ho letto che molte persone che contribuiscono alla fornitura di merci soggette a sanzioni alla Russia non sono nemmeno agenti russi, ma semplicemente migranti che non si sono integrati nella realtà economica del loro nuovo Paese di residenza e che improvvisamente hanno visto un modo relativamente facile per dimostrare la propria «intraprendenza» e fare soldi. Queste persone non solo vivono da tempo nell’UE (e non solo lì), ma sono anche, per esempio, fuggite dalla guerra e dalla mobilitazione nell’esercito russo. Ed è proprio questa scoperta che mi ha sorpreso di più: una persona contribuisce attivamente affinché il male che le ha causato disagio a) continui il più a lungo possibile e b) continui ad avere un impatto negativo sui luoghi in cui ora la persona vive. Bisogna essere un idiota di proporzioni cosmiche per intraprendere una simile «attività imprenditoriale».
E naturalmente sono molto contento che almeno qualche volta queste persone vengano catturate. Mi piacerebbe che venissero catturati più spesso e puniti più severamente: sarebbe molto più utile della maggior parte delle cosiddette sanzioni che i Paesi occidentali adottano senza capire a cosa servono e per quale applicazione tecnica sono fatte. Avere a che fare con l’import ombra soggetto a sanzioni dovrebbe diventare svantaggioso e pericoloso.



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