L’archivio della rubrica «Russia»

Eleggere Orban

Già domani, 12 aprile, in Ungheria si terranno le elezioni parlamentari: il partito «Fidesz» di Viktor Orbán, agente di Putin nell’UE, dovrà «difendersi» nella lotta contro le forze dell’opposizione guidate dal leader del partito «Tisza», Péter Mátyás.
Proprio per questo, e proprio oggi, vi ricordo l’inchiesta di The Insider sui diversi propagandisti e agenti dei servizi segreti scoperti nell’ambasciata russa a Budapest, che operano sotto copertura come diplomatici e sono coinvolti nella corsa elettorale.
Qualunque sia l’esito delle elezioni, questo tema rimarrà interessante ancora a lungo: molto più interessante della presunta «influenza russa» sulla prima elezione di Trump.


Non tutte le date lunari sono chiare

Il vicepresidente dell’Accademia Russa delle Scienze Sergej Černyshev comunica che i lanci di diversi veicoli lunari russi sono stati spostati nel tempo, alcuni addirittura anticipati. Tra questi…
— la stazione con il rover «Luna-29» potrebbe essere lanciata nel 2032 (la data precedente, fissata nel 2019, era il 2035);
— la stazione di atterraggio con la navicella lunare riutilizzabile per il supporto alle missioni con equipaggio «Luna-30» — nel 2034 (la data precedente era il 2036, annunciata nel gennaio 2026);
— la stazione «Luna-28» — il lancio è stato nuovamente rinviato, ora è previsto per il 2036 (negli anni precedenti si parlava del 2030 e poi del 2034).
Tutto questo è molto interessante, ma non ho trovato nulla nella dichiarazione di Sergej Chernyshev riguardo a quando verrà rinviata la creazione di una stazione russa permanente sulla Luna: nel 2006 era stata indicata la data del 2015. Oppure quella stazione è stata davvero costruita, ma i perfidi membri della missione non l’hanno fotografata e sono addirittura volati da quella parte da cui non si vede?

Ma seriamente, la competizione nell’esplorazione spaziale ha avuto un effetto positivo nella lotta tra Stati Uniti e Unione Sovietica, ma non funziona proprio nel caso del regime cleptocratico della Federazione Russa. Ecco il paradosso che ne deriva, e che non rende meno antipatico nessuno dei regimi russi.


La lettura del sabato

Ora non si tratta più di una figura retorica né di un’ipotesi, ora è un dato di fatto: nell’UE c’è almeno una spia (e, al tempo stesso, un lobbista) che agisce nell’interesse dello Stato russo e di privati vicini al regime russo. E non lo fa nemmeno per motivi ideologici, ma semplicemente per soldi. I giornalisti dei media The Insider, Frontstory, VSquare, Delfi Estonia e ICJK sono riusciti a procurarsi le registrazioni delle conversazioni tra i ministri degli Esteri Szijjártó e Lavrov, che lo dimostrano pienamente. Naturalmente, avrete già sentito parlare di questa vicenda anche senza la mia segnalazione. Ma sono proprio io, proprio oggi, a ricordarvi il testo originale dell’inchiesta: trovate il tempo di leggerlo in questo fine settimana lungo. È un testo importante per comprendere il mondo di oggi.


Il petrolio brucia

La Bloomberg scrive che gli attacchi con droni ucraini ai porti russi di Primorsk e Ust-Luga hanno causato la sospensione delle spedizioni di petrolio che la Russia invia attraverso il Mar Baltico. Secondo i calcoli della agenzia, le esportazioni complessive da questi due porti hanno raggiunto il livello più basso dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel 2022.
Allo stesso tempo, mi è capitato di sentire gli esperti secondo i quali i droni ucraini colpiscono quella parte della infrastruttura portuale che brucia in un modo «scenico», ma che è anche riparabile in tempi relativamente brevi (misurabili in giorni). Se, invece, avessero colpito l’infrastruttura per il trasporto del petrolio (e non per lo stoccaggio o il caricamento sulle petroliere) avrebbero creato dei disaggi più durevoli.
In ogni caso, capisco le motivazioni dell’esercito ucraino: sta cercando di limitare i guadagni extra dello Stato russo dovuti all’aumento del prezzo del petrolio (guadagni che andranno a finanziare la guerra). E sono sicuro che sarà in grado di concentrarsi su questa missione anche nel corso di settimane o mesi. Tifando fortemente per il successo di questa missione – come, ovviamente, per il successo della loro missione globale – spero solo che non pensino solo agli effetti visivi, quelli facilmente «vendibili» ai propri superiori.


Alcune benedizioni mi piacciono

Cosa fanno i preti ortodossi russi all’inizio del secondo quarto del XXI secolo in Russia? Per esempio, benedicono le armi (ma fanno anche altre cose dello stesso stile) che poi andranno alla guerra in Ucraina:

Cosa fanno i preti ortodossi russi dissidenti che sono stati sospesi dal ministero per la loro contrarietà alla guerra? Emigrano, si fanno reintegrare dal Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli, lavorano all’estero e restano umani. Per esempio, il prete Alexey Uminsky ha celebrato il rito di benedizione della statuetta dell’"Oscar" ricevuta da Pavel Talankin, autore del film «Mr. Nobody contro Putin». Talankin ha portato la statuetta in chiesa «in una borsa per la spesa». Uminsky inizialmente si è stupito della richiesta di benedire l’"Oscar«, ma poi ha detto: «Beh, se lì benedicono missili e bombe, perché non possiamo benedire un premio per un bel film?»

Aggiungo anche il relativo video:

Mi piacciono le persone con un buon senso dello humor. Parola di un apateista.


La lettura del sabato

I giornalisti dei media The Insider e Nordsint, inviando richieste alle aziende cinesi fingendo di essere acquirenti russi di beni destinati al settore militare russo, hanno scoperto che le aziende cinesi sono disposte a vendere componenti di importanza cruciale per la produzione di droni militari russi: nonostante il fatto che, secondo la legislazione cinese, a partire dal 2023 l’esportazione di tali beni sarà fortemente limitata.
Quasi come in una barzelletta:
«Holmes, come ha fatto a capire che quell’uomo era un assassino?»
«Elementare, Watson! Gli ho scritto una lettera con una domanda.»
[ho letto l’originale della barzelletta nel 2020 in un altro contesto, ma comunque triste]
Ma nell’indagine di cui sopra, non è tutto esattamente come nella barzelletta, poiché tutti i risultati dell’indagine «spionistica» sono documentati. E mi piacciono le indagini come questa, sia per i risultati che per la bella semplicità dei metodi.


L’“esperimento sociale”

L’ufficio dell’FSB della regione di Ekaterinburg ha condotto un «esperimento sociale»: ha pubblicato su Telegram degli annunci in cui si proponeva un «guadagno facile»; a chi accettava veniva chiesto di compiere atti di sabotaggio. Alla promessa di 50–60 mila rubli (tra 500 e 600 euro circa) per il «lavoro extra» hanno abboccato 176 persone, ma solo 10 sono arrivate alla fine della procedura di addestramento di tre ore. Si dice che le informazioni sui 10 utenti di Telegram che sono arrivati alla fase finale siano state «trasmesse alle forze dell’ordine per l’adozione delle misure del caso».
La notizia è certamente interessante, ma in Russia non è affatto una novità: creare «terroristi» e «sabotatori» con le proprie mani e poi «adottare le misure del caso» è un metodo da tempo utilizzato dalle forze di sicurezza russe. È molto più semplice che individuare e catturare i veri criminali. Ho già letto (forse anche qualcuno di voi) molte volte dei gruppi di adolescenti «smascherati» sui social network dagli stessi provocatori.
La cosa interessante è che loro (in questo caso specifico, gli agenti dell’FSB) raccontano in modo così aperto e dettagliato dell’"esperimento" e dei suoi risultati. Sembra davvero uno degli effetti della guerra: anche loro hanno capito che ora si può fare praticamente tutto. E noi, già almeno quindici anni fa, pensavamo che non si ponessero alcun limite.


La lettura del sabato

L’articolo segnalato questo sabato è una inchiesta ben fatta e interessante su come la Corea del Nord ha fornito allo Stato russo tra otto e undici milioni di proiettili e missili nel periodo tra il 2023 e il 2025. Potete immaginare da soli la destinazione dei «beni» forniti, come potete immaginare pure che si sta lavorano sulla ripresa delle forniture.
Nel frattempo, qualcuno sta sicuramente pensando che se la Corea del Nord non avesse creato (creato?) la bomba più importante, ora sarebbe stato un buon momento per…


Se non siete ciechi, sordi o completamente scollegati dalla realtà, allora avrete sicuramente già sentito parlare del film «Mr. Nobody Against Putin» («Мистер Никто против Путина», regia di Pavel Talankin e David Borenstein, 2025). In alcune fonti in lingua russa il titolo appare anche come «Господин Никто против Путина» («Il signor Nessuno contro Putin»), ma non c’è da dubitare: si tratta dello stesso film. Io l’ho visto già all’inizio di febbraio, ma ho rimandato la pubblicazione di questo commento fino a oggi – il giorno successivo alla cerimonia degli Oscar. A prescindere dal risultato della premiazione (il film era nominato all’Oscar come miglior documentario lungometraggio e ha vinto, il che mi rende molto felice), «Mr. Nobody Against Putin» è un film che vale la pena vedere e discutere, sia ora che in futuro.
Per cominciare, una piccola formalità: qualche informazione generale sul film. Pavel Talankin, insegnante organizzatore e videografo scolastico della cittadina industriale di Karabash, negli Urali, ha filmato per un anno e mezzo scolastico – da febbraio 2022 a maggio 2024 – il progressivo rafforzamento della propaganda militare nella sua scuola. A volte lo faceva di nascosto, altre volte con il pretesto di svolgere i suoi normali compiti di lavoro. Nell’estate del 2024 Talankin ha lasciato la Russia portando con sé tutto il materiale girato (in realtà aveva già pensato di dimettersi dalla scuola subito dopo l’inizio della grande guerra in Ucraina, ma poi gli è venuta l’idea di realizzare un film). Dopo la partenza, insieme al regista americano David Borenstein, che vive in Danimarca, ha montato questo documentario.
Credo che tutto ciò sia ormai abbastanza noto. Passo quindi alle mie impressioni dopo la visione del film.
Innanzitutto, «Il signor Nessuno contro Putin» è allo stesso tempo un film documentario e profondamente personale.
Documentario – per motivi evidenti e già citati: l’autore ha ripreso con la telecamera varie «lezioni sulle cose importanti» (lezioni di «patriottismo» a favore di Putin e della guerra), le cerimonie di ingresso nella Junarmija (l’organizzazione giovanile militar-patriottica), le registrazioni di messaggi per i «combattenti», l’incontro degli studenti con membri del gruppo Wagner, le riunioni degli insegnanti, l’intervista con un insegnante di storia apertamente «di partito», le conversazioni con gli studenti e così via.
Personale – perché l’autore delle riprese racconta anche qualcosa di sé e del proprio atteggiamento verso la guerra, verso la militarizzazione della scuola e verso gli studenti e i concittadini che hanno «accettato» la guerra (mostrando anche il suo addio alla patria attraverso il saluto alla madre, mentre nasconde a entrambi i suoi veri piani di partenza). A qualcuno i monologhi dell’autore sono sembrati artificiali, come se fossero stati preparati apposta per il film; ma anche se fosse veramente così, non ci vedo alcun problema: l’autore non ci ha mai promesso di essere un osservatore imparziale. Ha semplicemente raccontato la cronologia delle proprie azioni e dei propri pensieri, senza rubare tempo sullo schermo a quelle immagini e a quelle parole per le quali lo spettatore si è seduto a guardare il suo film.
In secondo luogo, dal punto di vista puramente tecnico il film appare un po’ amatoriale. Si vede chiaramente che Talankin ha usato telecamere economiche (erano quelle della scuola) e che spesso non aveva la possibilità di registrare bene l’audio. Ma per delle riprese semi-clandestine è assolutamente normale. D’altronde ciò che interessa veramente è il contenuto: e da questo punto di vista il film funziona molto bene.
In terzo luogo, la parte strettamente documentaria è filmata, montata e commentata senza toni sensazionalistici. Tuttavia, proprio per questo fa paura e mette tristezza, in modo molto umano: per il modo in cui il tempo degli studenti russi viene speso in attività inutili, disumane e basate sulla menzogna. Non sembra che tutti recepiscano la propaganda nello stesso modo, ma qualche traccia nella mente di tutti rimane. L’unica cosa che dà un minimo di sollievo è che molti insegnanti incaricati di organizzare queste attività propagandistiche lo fanno in modo meccanico, goffo, con errori perfino ridicoli – e una propaganda del genere uno normale studente adolescente può solo prenderla in giro. Ma qui rischio di mettermi a raccontare troppo della trama…
In quarto luogo, il film appare realmente come una forma molto pericolosa ma importante e interessante di protesta individuale contro questa guerra. L’autore non si abitua alla guerra e non la dimentica come se fosse qualcosa di lontano dalla propria casa. È impegnato in un lavoro, ha un obiettivo concreto – e questo lo aiuta a non impazzire nella situazione attuale. Una persona che si chiede «che cosa posso fare?» e che allo stesso tempo comprende di non essere in grado di avvicinare la fine della guerra, semplicemente documenta i crimini che avvengono proprio intorno a lui. Un giorno questo lavoro sarà molto utile: forse non necessariamente in tribunale, ma magari per la storia o per la futura denazificazione del Paese che ha iniziato questa guerra criminale.
In generale, considero «Il signor Nessuno contro Putin» un film importante e interessante da vedere. Anche se è montato chiaramente pensando a un pubblico occidentale più ampio (e non tanto a quello russo).

Grazie a Pavel Talankin per queste immagini uniche, per la protesta e per il coraggio. Quello che ha fatto lui, gli altri non hanno nemmeno provato a farlo. Oppure, all’inizio del quinto anno di guerra, semplicemente non sappiamo ancora di questi tentativi?


La lettura del sabato

Il media The Insider pubblica spesso delle inchieste interessanti, più frequentemente di quanto le segnalo io. L’esempio più recente è l’inchiesta su una nuova unità segretissima dei servizi segreti creata in Russia alla fine del 2022, il cui obiettivo è, tra le altre cose, l’uccisione e il rapimento di oppositori dell’attuale regime russo all’estero.
Il fatto stesso dell’esistenza di una tale unità non può sorprendere: si occupa di ciò di cui si occupano, tra le altre cose, i servizi segreti russi almeno fin dai primi anni dell’esistenza del regime sovietico. L’articolo mi è piaciuto per due motivi. In primo luogo, per la descrizione dell’identificazione di singoli membri della nuova unità e, in secondo luogo, per la conferma del fatto che anche i «migliori ufficiali» dell’FSB e del GRU sono gli stessi idioti incompetenti che conosciamo bene dalle storie famose, capaci di farsi beccare per cose incredibilmente semplici.