Le proteste in corso a Erevan – la capitale dell’Armenia – potrebbero essere presto definite la «rivoluzione delle albicocche». Infatti, le albicocche sono il prodotto armeno attualmente più importante e caratteristico. In più, a breve dovrebbe pure iniziare la stagione… Certo, c’è pure il cognac armeno che è di buona qualità (il marchio più noto e consigliato è «Ararat», chiamato in tal modo in onore della famosa montagna storicamente armena), ma la «rivoluzione del cognac» farebbe venire in mente un raduno di ubriaconi assetati.
Parlandone seriamente, però, dobbiamo constatare che fino a ieri la protesta armena aveva poche possibilità di portare ai risultati desiderati.
Da una parte c’era Serž Sargsyan, già Presidente dell’Armenia per due mandati consecutivi dal 2008 al 2018, che nel 2014 annunciò il passaggio dal presidenzialismo al parlamentarismo e promise di non tentare a diventare il Premier dopo la conclusione del proprio secondo mandato presidenziale (l’ultimo possibile in base alla Costituzione). Nel 2015, dunque, l’esito positivo del referendum costituzionale ha reso possibile la riforma. Il 9 aprile 2018 il Parlamento armeno ha dunque eletto per la prima volta nella propria storia il nuovo presidente: Armen Sargsyan (non è un parente di Serž, ma solo un personaggio particolarissimo che merita uno studio apposito). Allo stesso tempo – sorpresa! – l’ex presidente Serž Sargsyan si è fatto nominare il Premier.
«Scusi, ma Lei aveva promesso…»
«Beh, capita…»
[Tra parentesi: si possono trovare delle analogie nella storia recente di almeno due Stati.]
Dall’altra parte c’era Nikol Pashinyan, un oppositore molto attivo e noto. Nel 2017 è pure riuscito a farsi eleggere deputato e arrivare secondo alle elezioni del sindaco di Erevan. In qualità del leader della protesta/rivoluzione, però, ha almeno un punto debole: non è più un personaggio nuovo in grado di dare alla popolazione la sensazione della «freschezza politica». Di conseguenza, le manifestazioni di questi giorni sembravano più una testimonianza del malcontento per l’incoerenza politica di Serž Sargsyan che un tentativo di arrivare a un cambiamento radicale della situazione politica. Le proteste del genere solitamente esauriscono da sole, ma a condizione che vengano totalmente ignorate da coloro contro chi sono rivolte.
Per quanto riguarda la qualità della protesta, si possono fare delle analogie sia con la «rivoluzione delle rose» georgiana del 2003 (la quale è andata a buon fine proprio perché Saakashvili fu un personaggio totalmente nuovo e distante rispetto alla classe politica dirigente dell’epoca), sia con la «rivoluzione della dignità» ucraina del 2013–2014 (la quale, nella sua prima e relativamente lunga fase sembrava destinata a fallire per assenza di un leader più «di peso» degli altri e degli obbiettivi precisi, ma anche per dei lunghi «momenti morti»).
Se nel pomeriggio di ieri Nikol Pashinyan non fosse stato arrestato, le proteste, molto probabilmente, si sarebbero spente da sole. Ma l’arresto ha portato all’effetto contrario. Oggi alla protesta crescente si sono uniti pure i militari. Sicuramente è stato questo il motivo principale delle dimissioni di Serž Sargsyan annunciate meno di un ora fa.

L’archivio della rubrica «Nel mondo»
Sto per suggerire una idea un po’ particolare per le vostre vacanze estive…
Fino a poco fa l’accesso (almeno quello legale) ai locali della centrale nucleare di Černobyl era possibile solo per il personale tecnico e i giornalisti (tra i quali compresi anche i blogger di un certo livello di popolarità). Per di più, solitamente le visite si limitavano al padiglione del sarcofago al canale con i siluri.
A partire dal marzo 2018, però, ogni cittadino onesto può accedere alla centrale, vedere come procedono la bonifica dell’intera area e il processo della dismissione del reattore avariato. Una visita guidata da un giorno costa circa 84 euro (2700 grivnie ucraine). Le domande di iscrizione alle visite vanno effettuate sul sito ufficiale: https://visit.chnpp.gov.ua/en/.
Chi la possibilità tecnica ed economica di andarci, ci vada: la centrale nucleare di Černobyl è un posto incredibile e unico (per fortuna!) sul nostro Pianeta. E, contrariamente a quanto si possa pensare, è un posto sicuro.

Foto di Dmitry Chernyshev
Questo corridoio – che almeno a una persona nata e cresciuta nell’URSS sembra una dei soliti corridoi abituali all’interno di una struttura pubblica – è in realtà un posto particolarissimo. È il corridoio che porta verso gli interni sigillati del sarcofago, quindi verso quei luoghi dove il livello di radiazione è tuttora sufficientemente altoper uccidere un umano in pochi minuti. Naturalmente non vi faranno arrivare fino a quei luoghi. Però vi faranno vedere, tra le altre cose, anche questo pezzo di corridoio. E voi, probabilmente, capirete cosa intendeva Kafka con le sue descrizioni della morte apparentemente molto prosaiche.
In occasione dei 106 anni dal naufragio del Titanic vi racconto di una persona con un destino particolare.
Arthur John Priest fu uno dei 150 fuochisti del Titanic (la nave ebbe bisogno di 600 tonnellate di carbone al giorno) ed ebbe la fortuna di sopravvivere al naufragio nonostante un forte congelamento (i fuochisti nel loro ambiente lavorativo indossarono solamente i shortes e i gilè).
L’anno precedente Priest lavorò sulla nave Olympic (nave gemella del Titanic) che fu speronata dall’incrociatore Hawke. Quell’incidente divenne un caso didattico illustrando il fenomeno «bank effect» (non sono sicuro sulla traduzione in italiano del termine: ecco la spiegazione su Wikipedia).
Prima ancora John Priest lavorò sulla nave Asturias, il primo viaggio della quale finì con uno scontro.
Quando iniziò la Prima Guerra mondiale, Priest trovò il lavoro al mercantile armato Alcantara. Nel febbraio 1916 il piroscafo tedesco Greif, adattato ai fini bellici e mascherato per sembrare una nave norvegese, si avvicinò alla Alcantara e aprì il fuoco. In seguito a una breve battaglia entrambe le navi affondarono. Morirono 72 marinai britannici e 187 marinai tedeschi. John Priest sopravvisse pur essendo stato ferito da alcune schegge.
A quel punto Priest trovò il lavoro alla nave Britannic (gemella di Titanic e Olympic). Britannic non fece nemmeno un viaggio commerciale, ma fu trasformato in una nave-ospedale. Il 21 novembre 1916 la nave si scontrò con una mina navale tedesca e affondò con la velocità tripla di quella del Titanic: ciò successe a causa di una delle porte interne guaste e di numerosi oblò aperti dalle infermiere per garantire il ricambio dell’aria nelle corsie. Due scialuppe furono fatte scendere troppo presto e finirono contro le eliche funzionanti della nave. Morirono 30 persone. Priest sopravvisse.
Il posto di lavoro seguente di John Priest fu la nave-ospedale Donegal. Il 17 aprile 1917 nella Manica il Donegal fu fatto naufragare dal sottomarino tedesco UC-21.
Dopo questo spiacevole evento John Priest, naturalmente ancora vivo, rimase senza un lavoro legato al mare: nessuna altra nave fu più disposta di prenderlo a bordo.
John Priest morì di polmonite nel 1937.

Il 12 aprile in Russia (e ormai solo in Russia) si festeggia – in memoria dello storico volo di Yuri Gagarin – il Giorno dei cosmonauti. Il primo cosmonauta russo viene però ricordato anche in alcuni altri Stati. Così, per esempio, l’8 aprile 2018 a Belgrado è stato aperto un monumento stranissimo:

In pratica, si tratta di un busto relativamente piccolo posizionato sopra un piedistallo di notevoli dimensioni. Di conseguenza, una persona di altezza media è visibile solo la parte dalla fronte in su.
Anzi, era visibile. Va utilizzato il passato perché già il 10 aprile, dopo le numerose pubblicazioni dei cittadini sui social networks (per esempio, si soteneva che il busto sarebbe visibile solo dallo Spazio e che sarebbe stato posizionato a tale altezza per non essere rubato) il monumento è stato smontato «per essere migliorato».
Prendendo spunto da questo piccolo episodio della ordinaria scarsa creatività degli esseri umani, ho iniziato a ragionare su come dovrebbe essere un monumento ideale a un cosmonauta/astronauta. E forse l’ho capito: deve essere un mix tra lo sfortunato monumento di Belgrado e quello inaugurato a Mosca il 4 luglio 1980. Dovrebbe secondo me essere una gigantesca freccia indirizzata verso l’alto e recante la scritta «Il cosmonauta X è stato lì».

Regalo questa idea agli scultori che vogliono dedicarsi alle opere monumentali.
Questo signore è Charles D. B. King, ricoprì la carica del presidente della Liberia dal 1920 al 1930.

Egli entrò nella storia con la sua vittoria alle elezioni del 1927 quando prese 234.000 voti. All’epoca in Liberia vi furono solamente 15.000 elettori registrati.
Tutti i politici che non sono riusciti a eguagliare il suo risultato elettorale (1560% delle prefrenze) possono essere considerati democraticamente eletti. O forse no?
Come avrete già letto, è stata presa la decisione sulla espulsione di 23 diplomatici russi dalla Gran Bretagna. Si tratta di una delle possibili misure più logiche e attese, ma, evidentemente, non la più sperata.
La vera speranza dei vertici (passati e attuali) di quella Organizzazione che si occupata, molto probabilmente, dell’avvelenamento di Skripal consisteva in una nuova ondata delle sanzioni occidentali. Perché le sanzioni consolidano la squadra (costretta a rimanere fisicamente e finanziariamente sulla nave e condividere la sorte del capitano) e giustificano la propaganda («il mondo è contro di noi!»).
Ma l’introduzione delle sanzioni richiede del tempo. Quindi per ora ci si deve accontentare di poco: l’Occidente ha confermato di non volere/potere adottare le risposte simmetriche. Ed un modo perverso di sentirsi forti.
Avevo già scritto della logica da bullo?
E’ noto che nel funzionamento di un elicottero deve essere previsto il modo di compensare la coppia di reazione della elica. Quindi un elicottero deve necessariamente avere due eliche: una orizzontale sopra e una verticale dietro oppure entrambe verticali sopra ma rotanti nelle direzioni opposte. Senza un tale sistema di compensazione, un elicottero girerebbe attorno a se stesso.
Ma a partire dagli anni ’90 si producono pure gli elicotteri con una sola elica. Essi si chiamano NOTAR (no tail rotor, senza rotore di coda).

In sostanza, la elica superiore manada una parte dell’aria nella trave posteriore come se fosse un asciugacapelli. Con l’uso di tale sistema si riducono del 20% i guarsti, si dimezza il rumore, si semplifica la parte meccanica della macchina (non bisogna predisporre la trasmissione per la elica posteriore), si salva l’integrità fisica della testa di chi si avvcina troppo alla coda dell’elicottero.
Ho scoperto che le Olimpiadi invernali del 2018 iniziano oggi.
So che sto rischiando di dare una grande delusione ad alcuni miei lettori, ma devo ammettere una cosa: non mi interessa alcunché di quasi tutto lo sport e delle Olimpiadi in particolare. E, soprattutto, nutro dei sentimenti profondamente negativi verso lo sport professionale (nonostante il regolamento formale delle Olimpiadi, sappiamo benissimo che gli sportivi che vi partecipano praticano lo sport per lavoro).
Pensate a tutte quelle decine (e forse centinaia) di migliaia di giovani che hanno sacrificato gli anni migliori della loro giovinezza, la salute, lo studio e la creatività per rincorrere la fantomatica possibilità di diventare degli sportivi professionali di successo. Sulla pratica ci riesce uno su mille, mentre gli altri restano quasi al margine della società: senza un buon grado di istruzione, con la salute spesso gravemente danneggiata, con la sensazione di essere dei falliti.
In termini della salute rovinata non va molto meglio anche a quei pochi (relativamente pochi) che ce l’hanno fatta: non solo a causa degli sforzi fisici particolari, ma anche perché non esiste lo sport professionale senza il doping. Alla base di tutti gli scandali sul doping che possiamo ricordarci si trova almeno uno dei due motivi principali.
1) È stato inventato un nuovo farmaco (più efficiente o meno evidente nella fase dei controlli), quindi tutti quelli più vecchi vengono pubblicamente dichiarati fuori legge. In tale modo viene eliminata un po’ di concorrenza.
2) Qualcuno ha esagerato a doparsi, quindi i concorrenti si allarmano per il fatto di dover incrementare troppo le proprie dosi del doping.
A ogni giovane sportivo di oggi, arrivato a un certo gradino della propria carriera professionale, l’allenatore (o il manager) porge due mani: su una mano c’è una «pillola», sull’altra c’è un foglietto con la scritta «ciao». Perché senza il doping lo sport tornerebbe ai livelli degli anni ’60, diventando certamente più onesto, ma anche più noioso in qualità di uno show (quindi meno seguito e meno vendibile).
Immagino che molto probabilmente qualcuno si aspetta ancora che io commenti l’eliminazione della squadra russa. Per me si tratta più di una vicenda politica che sportiva (anche se i due motivi elencati sopra hanno avuto il loro peso), la quale può essere commentata in qualsiasi momento, non solo oggi. Forse ne scrivrò nei prossimi giorni. Se troverò la voglia di farlo.
P.S.: sì, so di cosa scrivo perché conosco di persona alcuni sportivi professionali.

Il 2017 è stato l’anno più fortunato nella storia della aviazione.
Nel corso dell’anno sono stati effettuati 36.800.000 voli. Nello stesso periodo sono morti negli incidenti aerei 79 persone. Tra questi sono incluse anche 39 persone morte a causa dello schianto di un Boeing cargo in Kirghizistan: 4 membri dell’equipaggio e 35 abitanti del villaggio sul quale è caduto l’aereo in questione.
Nel 1972 negli incidenti aerei sono morte 2469 persone.

Un caloroso salute a tutti coloro che hanno investito nei bitcoin.

Bambini! Ricordatevi che nessuna risorsa sana può crescere con una velocità simile a quella ha caratterizzato i bitcoin negli ultimi mesi.
Allo stesso tempo, non possiamo non riconoscere l’importanza delle criptovalute in generale. Venti anni fa, per esempio, furono in pochi a comprendere (o immaginare) le potenzialità dell’internet nella economia mondiale: i primi tecnici-sviluppatori furono costretti a spendere ore e giorni del proprio tempo per convincere gli imprenditori del fatto che un sito web aziendale sia una cosa utile, bella e redditizia. Appena due anni dopo scoppiò la famosa crisi dei dotcom: successe perché l’internet divenne di moda senza essere compreso dalla maggioranza degli attori del mercato. In sostanza, tutti volevano investire nell’internet senza sapere cosa sia e come sfruttarlo economicamente.
Si verificherà lo stesso susseguirsi delle fasi anche nella storia delle criptovalute: la moda e la conseguente smisurata crescita di valore – l’incomprensione – la crisi – il normale sviluppo – lo status di uno dei fondamentali strumenti della economia.



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