Da quattro giorni, quindi dal momento del famoso arresto, continuo a vedere con una particolare frequenza delle persone che non hanno una minima idea di cosa sia diventato Julian Assange negli ultimi anni.
Inizialmente Assange era solo un ladro famoso, un Robin Hood dell’informazione convinto che con la pubblicazione dei segreti sporchi degli Stati si possa cambiare il mondo. Per un periodo abbastanza lungo Assange aveva svolto un lavoro grosso e importante di raccolta e pubblicazione delle informazioni, grazie alle quali sono state possibili alcune scoperte clamorose. I documenti raccolti e pubblicati erano però tanti e nell’intero mondo non si sono palesate delle persone disposte a leggerli tutti. Ma allo stesso tempo tantissime persone private nel mondo continuano a vedere Assange come un santo. Un «santo» perseguitato, logicamente, dagli Stati colpiti dalle sue pubblicazioni: le accuse che hanno portato Assange alla auto-reclusione nella Ambasciata ecuadoriana appaiono come il risultato di quelle persecuzioni.
Ma è passato del tempo e Assange è cambiato. Ha venduto la propria reputazione a una delle parti. A una parte per nulla simpatica: si chiama «Russia Today» ed è uno dei principali strumenti della propaganda russa verso l’estero. È uno di quegli strumenti con i quali l’attuale amministrazione russa tenta di destabilizzare politicamente l’Occidente al fine di minimizzare l’opposizione alla propria geopolitica. Così, per esempio, nel recente «rapporto Mueller» sulla ingerenza russa nelle elezioni presidenziali statunitensi si dimostra come il WikiLeaks fosse diventato un canale di distribuzione dei materiali reperiti dai hacker russi. Da quei hacker che sarebbero a servizio dei servizi segreti russi.
È dunque assolutamente normale che l’Ecuador non avesse più ritenuto opportuno ospitare un personaggio del genere. Un informatore pagato dal nemico che allo stesso tempo si approfitta della ospitalità. Allo stesso tempo penso che la sua estradizione verso gli USA possa avvenire non facilmente e solo in cambio delle garanzie sulla non-applicazione nei suoi confronti della pena di morte. Ma, onestamente, la sua sorte mi interessa veramente poco.
Mi incuriosiscono solo i motivi che lo spinsero a spendere sette anni di vita per l’esistenza da carcerato (comunque già garantitagli al momento dell’ingresso nella Ambasciata) e a vendere la reputazione.
L’archivio della rubrica «Nel mondo»
È vero: il nostro mondo è in un continuo mutamento e alcuni comportamenti considerati normali anche soli dieci anni fa, oggi sembrano poco opportuni. Ma le recenti accuse a Joe Biden mi fanno comunque ridere. E, se fossero le uniche possibili, mi fanno pure sospettare che sia un santo.
Ma il vero obiettivo del presente post è ricordare a tutti i lettori che in una buona quantità dei casi i giudizi sui comportamenti altrui nel passato hanno poco senso anche a causa del fattore tempo. Lo stesso, in una misura ancora più ampia, vale per la valutazione dei comportamenti dei personaggi storici.
Ora che il mio Capitan Ovvio tascabile si è sfogato, dovrebbe rimanere muto per qualche altro tempo…
Come sapranno alcuni miei lettori, questa domenica in Ucraina si svolgeranno le elezioni presidenziali. Poco più di un mese fa avevo già scritto dei candidati principali, mentre ora non posso non sottolineare che è interessantissimo osservare la quantità di odio che molti politici e giornalisti ucraini e russi stanno manifestando pubblicamente nei confronti del candidato-comico Vladimir Zelensky. Il solo questo fatto potrebbe funzionare da indicazione attendibile circa i risultati del primo turno, ma per fortuna o purtroppo non è l’unico.
Qualche tempo fa mi sono quasi per caso accorto di una tendenza che accomuna molte elezioni occidentali degli ultimi anni: vanno sempre più di moda i comici. Purtroppo, bisogna aggiungere che tra gli elettori vengono apprezzati prevalentemente i comici di bassa qualità. Conosciamo, tra gli altri, gli esempi degli USA e dell’Italia, vero? Di conseguenza, qualora un vostro amico, conoscente o parente intendesse scommettere dei soldi sull’esito delle elezioni nello Stato X oppure, ancora peggio, diventare un analista politico, consigliategli pure di prendere in considerazione anche questo aspetto professionale dei candidati e/o dei leader. Potrebbe rivelarsi di importanza fondamentale.
Come avrete già letto o sentito, dal «rapporto Mueller» risulta che non ci sarebbe stato un accordo tra Trump e Putin (due nomi collettivi) circa l’ingerenza russa nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016. Il commento migliore di tale notizia è già stato fatto dal caricaturista russo Sergej Jolkin:

«Il procuratore speciale Mueller non ha trovato il legame»
A questo punto, in via straordinaria, dovrei essere io ad aggiungere qualcosa di serio.
Aggiungerei due piccole e banali considerazioni solo parzialmente inerenti alla notizia citata all’inizio. Prima di tutto, ritengo esagerata la portata attribuita da alcuni giornalisti all’intervento russo nelle elezioni americane (intervento non negato dai procuratori americani). Allo stesso tempo, nelle azioni del genere a contare è l’azione stessa e non il risultato.
Di conseguenza, Trump si è liberato da una accusa, ma rimane comunque un produttore dei problemi politici molto efficiente. I politici russi che in questi giorni festeggiano la non-scoperta di un accordo non si rendono probabilmente conte del contenuto delle accuse a proprio carico.
Qualche giorno fa ho trovato un progetto curioso: una serie di mappe con le linee spartiacque. Qui riporto solo tre esempi.
Il mondo in generale:

L’Europa:
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La vita politica kazaka scorre regolarmente anche dopo l’evento epocale di ieri.
Oggi il Parlamento del Kazakistan ha approvato all’unanimità la rinomina della capitale Astana. Il nuovo nome della città è — sorpresa! — Nursultan.
Colgo l’occasione per ricordare ai miei lettori fantasiosi che in Russia esiste già una città di nome Vladimir: si trova a 176 km a est di Mosca, ha circa 357 mila abitanti e oltre mille anni di storia.
Ma, come spesso capita, c’è sempre una speranza per tutti. La dimostrazione geografica di questa tesi è semplice: in Russia esiste già la città Velikij Novgorod (il nome si traduce come «Novgorod la grande»), ma non esiste ancora un Velikij Vladimir.

P.S.: avrei voluto aggiungere anche le indicazioni stradali verso qualche toponimo italiano di questo tipo, ma non ne ho trovati. Avrò cercato male…
Le dimissioni del presidente kazako Nursultan Nazarbaeyev è un evento di portata simile a quella del pensionamento di un Papa… No, peggio: della inversione del movimento del Sole… No, ancora peggio: della sconfitta alle elezioni di Vladimir Putin… Insomma, la rappresentazione umana di uno Stato asiatico come il Kazakistan non può diventare un semplice (ma nemmeno speciale) pensionato.

Ma in realtà non dobbiamo preoccuparci. Dopo ben 30 anni alla presidenza Nazarbaeyev diventerà il dirigente a vita del Consiglio di Sicurezza del proprio Stato. Si è semplicemente stancato di giocare alla democrazia e si è scelto un posto sicuro, non soggetto agli intrighi invisibili al pubblico, e adatto all’esercizio effettivo del potere fino alla fine dei suoi giorni (ora ha 79 anni).
Ecco, è tutto qui. La eventuale analisi più profonda, discorsiva e piena di parole intelligenti verrà fatta nei prossimi giorni.
Purtroppo, i mass media di tutto il mondo da sempre trascurano lo sciopero perenne degli «studenti» contro lo studio. Quello sciopero che non permette alle persone di scoprire, per esempio, la ciclicità dei cambiamenti climatici che in sostanza si verificano a partire dal momento in cui si è formato fisicamente il nostro pianeta.
Essere ignoranti è però molto più facile di essere istruiti.
Essere ignorati e avere la mania di grandezza istallata nel cervello è pure divertente.
Per la mania di grandezza intendo, ovviamente, non l’illusione di essere cagati dai politici, ma la convinzione del fatto che l’uomo sia realmente in grado influire sul clima. In realtà l’uomo può influire sulla ecologia e sotto questo aspetto c’è ancora tantissimo da fare.
La maggior parte delle persone viaggia (o, se preferite, si sposta) quasi tutti giorni. Tra queste persone la maggioranza ha paura – più o meno fortemente – di volare. Allo stesso tempo, ogni anno circa 1,25 milioni di persone muoiono negli incidenti stradali e solamente circa 800 negli incidenti aerei. I più curiosi possono provare a contare quante decine di aerei dovrebbero schiantarsi tutti giorni per pareggiare il conto dei morti con le automobili. La probabilità di sopravvivere in caso di un incidente aereo è di 95,7%.
La storia più interessante in tal senso è l’incidente del Boeing 737-200 della Aloha Airlines impegnato sulla linea Hilo-Honolulu nelle Hawaii. Si tratta di un volo brevissimo: appena 35 minuti. Il 28 aprile 1988 alla quota di 7300 metri a causa di una decompressione esplosiva (dovuta a sua volta all’affaticamento del metallo) si staccarono la parte dello scafo sopra le prime sei file della prima classe e la portiera della cabina di pilotaggio. I passeggeri rimasero dunque senza alcuna protezione alla temperatura di –45°C e la velocità del vento frontale di circa 500 km/h. inizio l’ipossia di massa. Il comandante dell’aereo iniziò immediatamente la discesa, ma a causa di una pessima manovrabilità i piloti furono costretti a iniziare l’atterraggio con la velocità di 315 km/h anziché 250 previsti dal regolamento. il motore sinistro si ruppe in fase di discesa, mentre una spia impazzita indicò il mancato fissaggio del carrello anteriore. L’atterraggio è comunque stato eseguito con successo.
All’incidente sopravvissero 94 persone su 95: morì l’assistente di volo risucchiata dall’aria perché stette in piedi al momento dello «scoperchiamento».
La Wikipedia italiana dice ben poco su questa storia, quindi vi do il link alla versione inglese dell’articolo.


Le radio si stanno rifiutando di trasmettere le canzoni di Michael Jackson.
I creatori dei Simpson «ritirano» la puntata doppiata da Michael Jackson.
Dallo stadio Manchester National Football Museum tolgono la statua di Michael Jackson.
Etc. etc.
La causa è sempre il documentario «Leaving Neverland» della HBO dal quale la gente ha finalmente appreso una notizia nota a tutti da decenni.
È un mondo divertente.



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