L’archivio della rubrica «Auto»

Schizzofrenia 4×4

Ho sempre pensato, con una certa fondatezza, che l’invidia fosse uno dei motori più efficienti del progresso, una ottima motivazione per le persone di ogni età, professione etc.. Vale anche le aziende, le quali nascono, funzionano e crescono grazie alla attività umana. Ma a volte l’invidia si manifesta in modi veramente perversi.
Pensiamo, per esempio, alla industria automobilistica. Essendo già di suo una delle più grandi manifestazioni del progresso, come e con quali resultati può manifestare l’invidia al suo interno e, allo stesso tempo, verso quei settori dell’economia che storicamente sono molto conservativi? L’invidia può riguardare l’età della azienda. A causa della specializzazione moderna non si può – e non avrebbe senso – competere con dei dinosauri come Monte dei Paschi di Siena, ma, applicando un po’ di fantasia, forse si potrebbe tentare di ripetere i record di alcuni altri. I primi tentativi della competizione del genere si sono registrati in Giappone, dove le fabbriche automobilistiche dichiarano di avere le storie secolari (come, per esempio, 150 anni per la Mitsubishi o 110 anni per la Suzuki): chissenefrega che nei primi decenni producevano tutt’altro (per esempio, i telai per la tessitura). E, soprattutto, chissenefrega che nei primi decenni della loro «storia automobilistica» l’automobile non era ancora stata inventata.
E poi è scattata l’invidia interna al settore ma di portata mondiale. La prima a non avere resistito è stata la Peugeot che ha dichiarato di essere stata fondata nel 1810. Devo constatare che rispetto a quell’anno la qualità delle loro automobili non è migliorata tantissimo. Ma, almeno, in due secoli hanno portato a un buon livello la qualità delle loro biciclette e dei macina pepe.
Mentre nel 2020 al club degli invidiosi si è unita pure la russa UAZ. Il mitico produttore ha annunciato il modello Patriot Antartic Edition dedicato ai 200 anni della scoperta dell’Antartide. Zittite pure coloro che esclamano «cosa c’entra la UAZ con quella scoperta geografica?!» Come ben sapete, infatti, nel 1820 due dipendenti della fabbrica – Bellingshausen e Lazarev – salirono sulla loro UAZ, partirono dalla città che portava già allora il cognome vero di Lenin (Uljanovsk) e dopo qualche giorno di viaggio, mentre furono in cerca di un benzinaio aperto, avvistarono un nuovo continente. O forse non era andata proprio così? Vabbè, non importa.
L’importante è creare il modello. Che sarà presentato entro quest’anno. Ma non si sa ancora quanto costerà. E nemmeno cosa avrà di speciale rispetto a un Patriot normale. Si sa solo che sarà bianco e avrà dei loghi commemorativi sui lati.
Affrettatevi.

Secondo me a causa degli standard ecologici non rispettati il nuovo modello non verrà importato ufficialmente in Europa. Ma questo problema è risolvibile in privato.


Da grande sarà una collezione

La scritta «Da grande sarò un TIR» su una Piaggio Ape non è ormai una battuta tanto originale. Si potrebbe fare una vastissima raccolta di tutti gli esemplari avvistati in giro oppure tentare di selezionare gli esemplari più simpatici ed elaborati.

Il bel esemplare che vi faccio vedere oggi, corre vivacemente (e, direi, con più sonorità di un TIR «adulto») sulle montagne lombarde.
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Niva di nuovo Lada

Con una certa soddisfazione informo tutti gli appassionati dell’automobilismo di un evento epocale (non so quanto sia corretto chiamarlo con il nome di giustizia storica): il produttore automobilistico russo AvtoVAZ — quindi il produttore delle Lada — ha riacquistato il diritto di utilizzare il marchio Niva.
Penso che più o meno tutti gli esperti conoscano la Lada Niva classica, quella prodotta dal 1977 al 2002. (I vecchietti con la memoria ancora più scarsa della mia possono rivedere il mio articolo dedicato al modello in questione.) Nel 2002, però, la AvtoVAZ aveva creato una joint venture con l’americana General Motors, partecipandovi con dei cespiti materiali e immateriali per un valore complessivo di 100 milioni di dollari. Tra quei beni immateriali, in particolare, era compreso anche il marchio Niva. La General Motors aveva dunque iniziato a produrre la Chevrolet Niva «sulla base del modello classico». Ma in realtà il modello sembrava un pseudo fuoristrada anonimo:

Mentre la AvtoVAZ era costretta a produrre il proprio modello glorioso con il semplice nome «4×4». Stilisticamente era decisamente più in linea con la tradizione:

Il martedì 10 dicembre, dopo una serie di trattative non particolarmente lunghe e pesanti, l’AvtoVAZ ha finalmente firmato l’accordo sull’acquisto della quota americana nella suddetta joint venture. Ora è dunque possibile parlare del ritorno della Niva in patria.
Le notizie positive, purtroppo, finiscono qui. L’industria automobilistica russa contemporanea ha fatto alcuni progressi tecnologici negli ultimi dieci anni, ma continua a produrre le vetture di qualità sensibilmente lontana dagli standard moderni. Lo si nota in tutti gli aspetti: gli standard ecologici adottati, la resistenza della carrozzeria, la sicurezza dei passeggeri, la qualità di assemblaggio e la scelta di ceri materiali. Bisogna essere proprio un grande fanatico per comprare con dei soldi propri una auto russa nuova in qualità del mezzo di trasporto unico o principale.
Se volete proprio possedere una Lada Niva (oppure una UAZ, un altro modello glorioso), considerate pure le vetture vecchie: almeno non tradiranno le vostre aspettative.


Le somiglianze

Tutti prendono in giro l’aspetto estetico del «pick-up futuristico» Tesla Cybertruck presentato da Elon Musk.

Io, da parte mia, inizialmente non avevo l’intenzione di farlo: i criteri del bello e/o del ridicolo variano da persona a persona. Ma poi mi sono ricordato della Lada Sputnik Vaz-21099

E non mi sono trattenuto.


Lo sponsor scoperto

È palese che la prova del pit stop in assenza di gravità è stata finanziata da Elon Musk: la sua Tesla Roadster avrà già consumato le gomme a fare i giri attorno al Sole!


Quasi per caso ho saputo dell’esistenza di un sito bello e, per alcuni, pure utile: classic-trader.com
In sostanza, il suddetto sito raccoglie gli annunci di vendita delle auto d’epoca pubblicati in vari Stati europei. Di conseguenza, se state cercando un esemplare raro, ora sapete come minimizzare gli sforzi.

Non è una pubblicità retribuita, ma solo una informativa sulle mie ricerche fortunate.


Gli automobilisti nei film

Una delle stupidità cinematografiche più grandi al mondo è un attore che «guida» senza guardare la strada. Parla con la tipa accanto per cinque minuti e solo una volta, per mezzo secondo (e per sbaglio), da uno sguardo a quello che succede davanti.
Capisco che nei film è tutto relativo, ma così è troppo. A questo punto si potrebbe autorizzare l’attore a staccare le mani dal volante e girarsi verso il/la compagno/a del viaggio come si starebbe al bar. Tanto la macchina viaggia su una piattaforma.


I trucchi asiatici

Dopo le bottiglie aperte con i piedi, questa potrebbe diventare una nuova moda sull’instagram, twitter e facebook:

Almeno tra i proprietari delle macchine vecchie…


Un evento epocale

Non so se tutti se ne sono accorti, ma ieri è avvenuto un fatto epocale nell’automobilismo: è stato prodotto l’ultimo esemplare della Volkswagen [new] Beetle. La parola ultimo significa che non ce ne saranno più.

Naturalmente, non avrebbe molto senso riportare qui un semplice fatto di cronaca industriale, seppure sia di una grande importanza storica. Scrivo il presente post per sottolineare che pure in un ambito di valore intellettuale irrisorio come il marketing si possono fare o delle scelte di stupidità immaginabile, o quelle uniche possibili. Alla prima categoria delle scelte appartiene, per esempio, quella di un noto produttore automobilistico europeo che nel 2003 assegnò il nome di un amatissimo modello storico a una vettura che sa di nulla (tuttora in produzione). Si trattò di un tentativo estremo di accontentare in qualche modo il pubblico rammaricato per la cessione di produzione del modello vecchio. La storia successiva di quel produttore – ma non solo essa – insegna che farsi guidare dal pubblico invece di guidarlo è una strategia da perdenti.
Quindi spero che la Volkswagen faccia l’unica scelta saggia possibile: lasciare il «Maggiolino» nei ricordi positivi di chi ama le automobili belle.
Io, intanto, inserisco la prima generazione del Beetle nella mia lista personale delle auto candidate alla modernizzazione personalizzata. Ma troverà la dura concorrenza delle
– Cadillac Coupe de Ville (la versione del 1974),
– BMW E30 (la versione a due porte degli anni 1982–1994),
– Mercedes-Benz W116 (degli anni 1972–1980),
– Alfa Romeo Spider Duetto (la seconda serie degli anni 1969–1982),
– Jaguar XJ-S (XJS) (degli anni 1975–1996)
o, infine,
– Volvo P1800.
Sì, come potete vedere, ho i gusti automobilistici strani. Ma almeno vi ho avvisati, quindi vedendo, tra qualche anno, una di quelle auto sarete autorizzati a controllare se dentro ci sono io.


A cavallo

È veramente molto strano che i venditori delle automobili (quindi di oggetti moderni) siano nella loro quasi totalità così conservatori nel loro lavoro. Iniziano a vendere i prodotti e i servizi adeguati ai tempi correnti solo quando costretti a farlo. E non tentano di anticipare i tempi per guadagnare un vantaggio vincente.
Paradossalmente, pure alcuni produttori hanno lo stesso grave problema, ma il post di oggi non è dedicato a loro.
Se non avete tempo o voglia di visitare troppe concessionarie, provate a vedere, per esempio, i siti come autoscout24automobile.it specializzati negli annunci di vendita delle auto usate. Nessuno di quei siti permette di impostare un filtro per la ricerca delle macchine con il motore fuso / rotto / assente. Eppure è evidente che sarà un servizio sempre più richiesto in futuro. Con le restrizioni sempre più dure nei confronti delle macchine con i motori a combustione interna (pensate, per esempio, ai passaggi di introduzione dell’area B a Milano), avrebbe senso pensare alla opzione di sostituire, sulle macchine belle o rare, il vecchio motore con uno elettrico. Di conseguenza, avrebbe poco senso spendere per l’acquisto di un motore a combustione interna ancora funzionante ma destinato a essere buttato via subito.
Le auto moderne, purtroppo, sono sempre più simili tra loro dal punto di vista estetico. Quindi io comprerei volentieri una bella macchina vecchia per metterci dentro un motore elettrico. Ci sono già le aziende che fanno questo tipo di intervento: se non ne siete al corrente, chiedete pure una conferma al nostro amico Google.
Ma i venditori delle automobili aspettano di adeguarsi. Probabilmente, hanno paura di guadagnare troppo.

Sulla foto vediamo una ZAZ-965 con il motore elettrico progettato e costruito da Dmitrij Lipko (uno studente del Politecnico di Kiev).