Mentre progettavo il mio viaggio verso un determinato paese della provincia di Brescia facente parte della lista dei «Borghi più belli d’Italia», avevo scoperto di poterlo raggiungere arrivando con il treno in uno dei comuni confinanti. Come al solito, avevo pensato che vedere due paesi nello stesso giorno è molto meglio di vederne uno solo. È così che il 1 giugno 2026 sono finito a esplorare il paese Cividate Camuno.
Alla piccola stazione ferroviaria locale (tre binari, solo due dei quali sono per i passeggeri) passano solo i treni della linea Brescia–Edolo: in entrambe le direzioni passa un treno ogni due ore. Dal punto di vista architettonico la stazione non ha alcunché di particolare, mentre dal punto di vista organizzativo è fenomenale: si tratta dell’unica stazione ferroviaria italiana dove ho visto passare un treno in anticipo rispetto all’orario! Tra parentesi: (considerata la durata delle pause tra i treni, un record del genere potrebbe risultare per i passeggeri non meno problematico dei soliti ritardi).

Subito dopo essere uscito dalla stazione, ho visto tante belle montagne in lontananza e pochi edifici noiosi in vicinanza. A quel punto ho iniziato a temere che nel primo dei paesi programmati per il viaggio non ci fossero delle cose realmente interessanti da vedere.

Ma in realtà quella è stata solo l’estrema periferia del paese, mentre tutti noi sappiamo che quasi tutte le periferie sono noiose. Per arrivare alla parte interessante di Cividate Camuno bisogna camminare per circa un chilometro sul marciapiede lungo una strada provinciale dritta (io ci ho impiegato più o meno dieci minuti senza correre) e, alla fine della camminata, attraversare questo ponte sul fiume Oglio:

Da vicino gli stessi edifici sembrano meno interessanti, ma comunque fanno riaccendere la speranza di vedere qualcosa di valido. Nel frattempo, faccio notare che il Municipio sembra essere il palazzo più povero della zona.

Il centro storico del paese è piccolissimo, non ha dei palazzi che potrebbero essere definiti capolavori della architettura ed è caratterizzato da un evidente mix di due architetture diverse: quella montana e quella da pianura. Tale mix si osserva spesso nei paesi ai piedi delle montagne.

La torre medioevale che avrete notato su alcune delle foto precedenti è la cosiddetta Torre Federici, costruita nel XII secolo e ristrutturata dopo un parziale crollo alla fine del XIV secolo da parte della famiglia nobile locale Federici. A me, nel 2026, è sembrato che la torre faccia ancora parte di una proprietà privata. In ogni caso, le sue condizioni esterne appaiono più che buone.

Vicino alla torre ho visto un cartello che indicava una esposizione di vecchi attrezzi agricoli… Seguendo il rispettivo vicolo, ho visto pochissimi di quegli strumenti: suppongo che quella tenda scura copra la loro parte principale. Ma io sono scappato: in parte per non rischiare di invadere la proprietà altrui e in parte per sfuggire a un fortissimo odore di fogna.

Sempre nella zona della torre ho visto un interessante monumento ai caduti nelle due guerre mondiali. In particolare, mi ha incuriosito perché, a differenza di tutti gli altri monumenti del genere che ho visto in Italia, elenca anche i grandi invalidi e menziona gli ex combattenti che sono morti dopo la fine (e non solo durante) delle guerre. Questo modo di estendere il classico elenco mi sembra molto più onesto e rispettoso nei confronti delle persone che avevano combattuto.

Quello appena menzionato non è l’unico monumento militare del paese. In una zona meno centrale di Cividate Camuno c’è un monumento agli alpini «andati avanti».

Mentre sulla facciata del palazzo accanto al Municipio c’è una targa commemorativa dedicata alle Fiamme Verdi (formazioni partigiane organizzate come gli alpini e attive dal 1943 al 1945).

Ma, fortunatamente, ci sono anche dei monumenti più pacifici sul territorio di questo piccolo comune. Ecco, per esempio, il monumento ai pionieri dell’aeronautica eretto nel 2011. È un monumento storicamente corretto: le macchine dei pionieri della aeronautica spesso già in volo finivano a pezzi, il più grande dei quali era la elica.

Mentre il monumento di Cividate Camuno artisticamente più insolito è quello dedicato ai giudici Falcone e Borsellino.

Tra le altre grandi particolarità di Cividate Camuno è sicuramente da menzionare la zona degli scavi archeologici. Tale zona si divide in tre aree. L’area più grande è quella del teatro romano.

La seconda area è notevolmente più piccola e corrisponde ai resti del «palazzo sul Foro». È distante pochi metri dall’area del teatro.

La terza area è minuscola, corrisponde ai resti di un edificio anonimo.

Insomma, nulla di eccezionale… Però tante altre località della zona non hanno delle aree archeologiche nemmeno di questa portata. Sul lungofiume di Cividate Camuno, intanto, è stata orgogliosamente installata una copia della statua proveniente dall’area del foro. La statua originale, in marmo di età giulio-claudia (prima metà del I secolo d.C.), «raffigura un personaggio maschile in posa eroica»; si trova al museo locale.

Tra i palazzi meno datati di Cividate Camuno gli aborigeni evidenziano la casa natale del frate cappuccino mendicante questuante Innocenzo da Cividate (Stefano Vangelisti, 1873–1957), il quale visse per oltre cinquant’anni nel Convento di Scandiano (Reggio Emilia).

Gli attrezzi di lavoro del suddetto frate sono ora esposti nella chiesa di Santa Maria Assunta a Cividate Camuno.

La chiesa di Santa Maria Assunta, in particolare, è la parrocchiale di Cividate Camuno. I suoi esterni non hanno molto di interessante, mentre gli interni – compresi gli affreschi ottocenteschi – sono da vedere.

Io ero interessato a vedere anche la piccola e antica chiesa di Santo Stefano, posizionata su una rupe ben sopra la parte principale del paese, ma non sono riuscito a capire come ci si arriva. Ho trovato la scalinata che porta a quella chiesa, ma il relativo cancello era chiuso a chiave. Sembrava che il campanile della chiesa, visibile da molti punti del territorio comunale, stesse ridendo dell’esploratore sfortunato.

In compenso, è tecnicamente possibile arrivare alla chiesetta di Santa Maria del Ribelle, il sacrario delle Fiamme Verdi. Dal punto di vista architettonico e artistico non è particolarmente interessante, ma è inserita in un contesto naturalistico esteticamente bello. Per arrivarci bisogna seguire una stradina asfaltata che sale rapidamente su una collina. Riconoscerete la strada dalla presenza dei chioschi gialli della «via crucis».

Se vi stancate, potete riposarvi su una piccola panchina posizionata a pochi metri dalla suddetta chiesetta (in determinata orari dovrebbe anche essere all’ombra).

Prima di riscendere verso il paese mi sono fatto distrarre da qualcosa di interessante e sono finito, per qualche metro, su una strada privata. Alcuni degli aborigeni si sono stupiti per la mia presenza, mentre altri, essendo ormai vecchi e saggi, mi hanno ignorato completamente. Ma io ho promesso a tutti di non distrarmi più.

Devo riconoscere che gli animali locali sono tutti educati. Perché vengono educati:

Ma torniamo nel paese dove non abbiamo ancora visto alcuni dei luoghi culturali. Per esempio, il Museo archeologico nazionale della Valle Camonica. Sì: in un paese di meno di tre mila abitanti.

Per quanto riguarda l’istruzione, a Cividate Camuno ho trovato solo una scuola media.

Ma questo, ovviamente, non significa che nel paese manchino le persone istruite che sanno inventare e creare concetti e cose di vario genere. Ecco, per esempio, il balcone più attrezzato già «di fabbrica» che abbia mai visto in vita mia:

E poi, gli abitanti sono capaci di realizzare i citofoni con le proprie mani, utilizzando i pochi materiali disponibili in casa. Questa è l’elettrotecnica responsabile!

Nel centro storico del paese si vedono dei cestini da design interessante.

Anche le panchine non sono tanto banali (e, soprattutto, ci sono).

Solo una panchina locale può essere definita realmente originale: quella del belvedere sul fiume Oglio. Evitiamo le battute…

A pochi metri dalla suddetta panchina si trova uno dei cosiddetti «portali rinascimentali» del centro storico.

Superando questo preciso portale, arriviamo quasi subito alla galleria trasformata in un percorso ciclopedonale che porta fino a Breno. Sarebbe curioso scoprire i motivi per i quali si è deciso di spegnere le luci della galleria proprio con l’arrivo del buio.

Intanto vi comunico che da Cividate Camuno è possibile partire con la bicicletta in più direzioni.

La presenza delle piste ciclabili non è l’unica manifestazione della mobilità moderna a Cividate Camuno. Sul territorio del paese ho notato pure alcune (più di una!) colonnine di ricarica delle auto elettriche. Conoscevo già quelle dell’ENI, mentre quelle delle Poste Italiane (che si appoggiano sempre sulla rete ENI) mi sono nuove… Eppure, il mio amico Google dice che esistono dal 2023. I servizi finanziari, la telefonia mobile, ora pure l’energia per le auto: qualsiasi cosa per non consegnare la posta in tempi brevi e agli indirizzi corretti!

Ed ecco che abbiamo visto tutto quello che c’era da vedere a Cividate Camuno. Ora dobbiamo decidere se attraversare il fiume Oglio e vedere il paese Malegno oppure trovare la strada verso Bienno.

Il risultato sarà esposto nei prossimi racconti.



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