A partire dal 2020 ho la tradizione personale di dedicare i miei viaggi turistici di agosto alle camminate in montagna. Grazie alla voglia di scoprire dei luoghi poco affollati (all’epoca particolarmente forte), alla necessità di sfuggire al caldo da pianura (sempre ugualmente forte) e alla curiosità di scoprire nuovi tipi di bellezza (mai diminuita) ho finalmente iniziato ad apprezzare la montagna…
Il problema è che sto ancora cercando il modo ottimale di raccontare i miei viaggi montani con la stessa logica tecnica / tecnologica dei miei viaggi urbani (i quali, comunque, rimangono per me prevalenti dal punto di vista quantitativo). Oggi faccio una nuova prova: non lunghissima, ma quasi puramente montana.
La mattina dell’11 agosto 2026 ero sceso dal treno alla stazione di Colico e, avendo già esplorato il paese a dicembre 2022, mi ero diretto subito alla frazione distaccata Villatico: il punto di partenza del mio nuovo percorso montano.

Dopo un breve tratto di strada ben pavimentato e in salita leggera, avevo visto comparire le prime case messe abbastanza vicino tra loro per formare un centro abitato tradizionale.

Sì, è Villatico. Quasi tutte le case sono private e di uno stile architettonico tipicamente montano.

Non si vede alcun motivo per fermarsi a studiare i dettagli, dunque procediamo verso il sentiero montano. Io avevo tanta fretta di salire per vedere diminuire la temperatura dell’ambiente circostante: l’estate 2026 si è manifestata caldissima dall’inizio alla fine.

Nella maggior parte dei torrenti – grandi e piccoli – incontrati lungo la strada c’era un po’ di acqua, ma palesemente molto meno del normale (a giudicare dai loro alvei). Solo un torrente era completamente privo di acqua: non so se sia un effetto della calda estate 2026.

A volte si vedono i resti delle vecchie opere umane: prevalentemente i pezzi di murature non ancora crollati. Sono integrati benissimo nel paesaggio.

Ma poi ci sono pure delle opere umane recenti integrate nell’ambiente naturale in un modo quasi perfetto… Non ho niente contro la bandiera italiana, ma secondo me una opera come quella della foto seguente starebbe benissimo anche senza alcuna bandiera. Oppure non è una opera artistica, ma una pubblicità delle finestre made in Italy che resistono al crollo del resto della casa?

Intanto vi comunico che lungo questo percorso ci sono diversi punti dai quali ammirare la bellezza del nostro pianeta.

Diversi paesaggi visti possono essere incorniciati, ma è meglio che ognuno li inquadri in base alle proprie capacità e ai propri gusti.

Sempre lungo il sentiero è possibile notare anche i resti di alcune infrastrutture utilissime per la vita in montagna: per esempio, i pali della funivia per oggetti. Ma per qualche strano motivo questa funivia concreta non è più funzionale (per capire come deve essere quella funzionante, si veda il racconto sul villaggio San Giorgio in Val Codera).

Di tracce nettamente negative della attività umana ne ho notata solo una: l’accumulo di ben due elementi di rifiuti a bordo del sentiero. Si vede che qualche mezzo motorizzato era messo tanto male da non riuscire a portarli via dopo il cambio dell’olio.

Per il resto, si vede che i cartelli artistici funzionano: non ho trovato discariche o rifiuti singoli.

Ho dunque camminato con serenità per ore in mezzo a paesaggi montani-boschivi belli fino a chiudere il cerchio e tronare a Colico. Ma, non sapendo quanto vi possano interessare quei paesaggi, termino qui il racconto.
Alla prossima!



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