Piani dei Resinelli e sentieri, 19 agosto 2026

Per uno dei giorni delle mie camminate in montagna ad agosto 2026 avevo elaborato il piano di salire fino ai Piani dei Resinelli, fare un giro nella zona, visitare alcuni posti panoramici particolarmente interessanti e tornare al punto di partenza seguendo, possibilmente, un percorso diverso da quello di salita. Da esploratore serio, volevo partire dalla pianura (o quasi) e tornare in pianura (mi hanno sempre fatto un po’ ridere quelle recensioni dei sentieri di montagna che fanno partire le «scalate» dal parcheggio collocato più in alto possibile: se una persona sana e non particolarmente anziana va in montagna per camminare, è logico che inizi a farlo già dai piedi della montagna!). Ecco perché il punto di partenza di questa mia camminata è diventato il paese Mandello del Lario (già esplorato nell’estate del 2016), collocato a 214 metri s.l.m..
Il suddetto piano è stato realizzato perfettamente (in parte lo testimonia anche il fatto della pubblicazione di questo racconto) e io sono rimasto pienamente soddisfatto da tutti i punti di vista della esperienza fatta. Ora provo a raccontarla, combinando insieme la descrizione delle cose belle viste per i lettori tradizionali e le indicazioni toponimiche utili per le persone interessate a ripetere lo stesso percorso montano. Alla seconda categoria dei lettori comunico subito che il percorso richiede la capacità di camminare tanto, in salita e in discesa e su fondi prevalentemente irregolari, ma nulla in più: niente arrampicate sulle rocce, attraversamenti di fiumi in piena o paludi, combattimenti con lupi giganti a mani nude etc..
Si parte!
Una volta scesi dal treno a Mandello del Lario (o dopo aver parcheggiato, ma chi ha voglia di guidare dopo una giornata di camminate in montagna?), cerchiamo le indicazioni per la chiesa di San Giorgio (costruita nel XIII secolo e decorata dentro nel XV secolo). Quelle indicazioni si trovano facilmente, ma vi suggerisco comunque che la chiesa si trova nella zona sud del paese, quella vicina ad Abbadia Lariana.

Quella chiesa è bella (purtroppo, molto spesso è chiusa), ma a noi serve anche in qualità di indicatore stradale. Passiamo di fianco alla chiesa (lungo il lato sinistro) e andiamo avanti seguendo i cartelli del sentiero Viandante in direzione Lecco. Così appare la chiesa quando l’abbiamo lasciata alle spalle:

Il sentiero, intanto, continua, passando tra alcuni campi e ville private… C’è pure una osteria: nella stagione estiva è chiusa, ma, se ho capito bene, è possibile imbucare una lettera di prenotazione per il mese di dicembre.

Per me è un po’ presto pensare a queste cose, mi concentro sulla mia camminata. Il sentiero Viandante continua con un tracciato facilmente distinguibile e ben segnalato dai cartelli grigio-arancioni. Non preoccupiamoci per essere finiti, a un certo punto, davanti a una strada asfaltata e un attraversamento pedonale: c’è un cartello che suggerisce correttamente di svoltare a sinistra subito dopo le strisce pedonali. Seguiamo il sentiero fino ad arrivare alla piccola chiesa di San Bartolomeo (sarà alla nostra destra).

Pochi metri più avanti vediamo una piccola piazza con la pavimentazione in ciottoli sulla quale, probabilmente, sarà parcheggiata qualche auto e qualche mezzo agricolo di dimensioni eccezionali. Inoltre, è segnalato il pericolo della presenza degli animali domestici.

In fondo a sinistra della suddetta piazza imbocchiamo la salita verso Campelli. La pavimentazione diventa meno regolare e sempre più simile a un sentiero di montagna. Conviene seguire le piccole frecce-cartelli bianche e «incorniciate» fino al primo svincolo «critico». Eccolo, in questo punto svoltiamo a sinistra:

Il sentiero corre in mezzo a boschi e prati ugualmente belli. In un piccolo tratto si incontra pure qualche casa privata. Ma noi continuiamo a seguire i cartelli che indicano la strada verso la cascata del Cenghen: anche se non è questo l’obiettivo della nostra camminata, ma solo una coincidenza temporanea.

Nelle città e nei paesi di pianura vi è mai capitato di vedere la pavimentazione in cemento o calcestruzzo sulla quale un umano o un cane / gatto / uccello ha per sbaglio lasciato le proprie impronte quando il materiale non era ancora consolidato? Ecco, in montagna questi autografi eterni vengono lasciati anche dagli orsi.

Ero talmente preso dai pensieri sul fatto appena descritto che mi ero dimenticato di fare una foto importante per la mia guida del sentiero. Di conseguenza, prendo, in via eccezionale, una immagine dal sito dove avevo letto del sentiero il giorno precedente alla camminata. In sostanza, una volta giunti in corrispondenza di una casa con la base in pietre scoperte (si riconoscono facilmente dalla loro forma), bisogna girare a sinistra nonostante l’assenza di cartelli che indichino quel tipo di percorso. Non preoccupatevi: si può fare e non c’è alcun rischio di perdersi (se seguite le mie indicazioni seguenti ahahaha).

Chissà cosa avevano pensato alcune persone che avevo superato precedentemente: non incontrandomi nei luoghi delle soste, avrebbero potuto considerarmi disperso… Ma io, banalmente, ero interessato al sentiero meno facile ma più bello! E, in effetti, la parte del sentiero scelta all’incrocio appena mostrato si trasforma presto in un sentiero di montagna vero. Alcuni suoi brevissimi tratti sono leggermente bagnati, ma per una persona attenta e dotata di scarpe normali non è assolutamente un problema.

Ecco un altro incrocio, riconoscibile (almeno per ora) da un ceppo multiplo. Bisogna svoltare a destra:

Quando, successivamente, si arriva a questo sdoppiamento del sentiero, bisogna andare a sinistra:

Non bisogna preoccuparsi per qualche albero caduto, per le rocce cupe e per i sassi sul sentiero: la strada è quella giusta e continua a essere ben distinguibile.

Ed ecco che arriviamo a un nuovo incrocio: bisogna andare a destra. Il segno del sentiero numero 5 della CAI conferma che siamo sulla strada giusta.

A questo punto bisogna seguire il sentiero per un po’ di tempo e arrivare in questo posto che sembra essere stato colpito contemporaneamente da una valanga e da una bomba. Il segno bianco-rosso su uno degli alberi, però, ci suggerisce che siamo sulla giusta strada. E, in effetti, procediamo avanti e scopriamo che in realtà si tratta del letto di un piccolo fiume (in questo momento senza acqua) che va attraversato.

Dopo aver attraversato il (ex?) fiume, vediamo quasi subito che il sentiero riprende la sua forma normale.

Non facciamoci spaventare dagli alberi caduti (si può passare tranquillamente sotto) o da quelli arrampicati sulle rocce (non ci rincorrono) perché il sentiero procede regolarmente avanti.

In alcune rare occasioni incontriamo e contempliamo le rovine di piccoli edifici in pietra. Non facciamoci ingannare dalla forma di alcuni di essi: dovrebbero essere tutti civili perché la Linea Cadorna passava da un’altra parte, mentre le finestre piccole sono così per il costo elevato del vetro al momento della loro costruzione.

Seguendo il sentiero ancora per poco, arriviamo a un nuovo incrocio. Questa volta la scelta giusta è facilissima: dobbiamo banalmente seguire la freccia rossa del cartello e andare a sinistra.

Segue un tratto di salita molto più leggera di quella fatta fino all’ultimo incrocio menzionato, ma per qualche inspiegabile motivo arriva direttamente a un prato con dei piccoli fienili vicino al sentiero. Questo posto non risultava sull’itinerario che avevo letto in anticipo, dunque ho applicato la pura logica (la quale mi ha portato al risultato sperato) e, senza attraversare il prato, sono andato a destra lungo il confine tra il prato e il bosco. Dopo poche decine di metri sono arrivato a una sbarra verde: scavalcandola, sono finito direttamente sulla continuazione del mio sentiero!

Si vede che dopo l’ultimo incrocio menzionato in questo racconto ne dovevo cercare un altro: perché un semplice controllo ha mostrato che il sentiero passava dietro alle case che abbiamo visto dalla parte opposta del prato.

Ma non voglio confondervi con quei dettagli secondari. Dopo la sbarra verde di cui poco sopra bisogna andare (se fate il mio percorso) subito a destra e seguire il sentiero. Così arriviamo a Colonghelli – un piccolissimo paese composto da baite – e lo attraversiamo tutto andando sempre dritto.

Arriviamo a un torrente poco profondo (saranno quindici centimetri nei punti più profondi) e pulitissimo (l’acqua è talmente trasparente che ci ho messo un po’ a fare le foto sulle quali essa si veda). Questo torrente va attraversato: è una missione facile, basta mettere i piedi sulle pietre grandi.

Subito dopo il torrente, sulla riva opposta, continua il nostro sentiero:

Seguiamo la parte del sentiero a destra, anche se in questo specifico caso dal punto di vista logistico non c’è alcuna differenza.

Dopo un pezzo di salita un po’ noioso ma facile – è quasi un tornante con la pavimentazione in cemento e la salita non rapida – arriviamo in una zona dove iniziano dei prati con delle case in mezzo: sono le varie baite, case in affitto ai turisti, rifugi, case private, cascine e chissà cosa altro ancora. Noi contempliamo i paesaggi e andiamo avanti.

Segue un altro tratto di sentiero facile ma un po’ noioso. Però bisogna farlo perché porta a uno degli obiettivi principali di questa spedizione montana.

Ed ecco che iniziano a comparire le prime case appartenenti a ciò che può sembrare un vero centro abitato. Siamo quasi arrivati ai Piani dei Resinelli!

Una particolarità locale: gli orti vengono protetti non dai ladri umani, ma da quegli animali selvatici che mangiano un po’ tutto il verde che trovano.

Iniziano a comparire anche le prime fonti d’acqua, ma non siamo obbligati a utilizzare la prima che capita: ce ne saranno anche altre, ognuno può scegliere quella che piace di più.

Se serve una indicazione toponimica, cerchiamo quella per la chiesa del Sacro Cuore: è ancora un po’ più in alto rispetto a dove ci troviamo ora. Il sentiero si trasforma in una via in mezzo alle case e dopo un po’ ci porta alla chiesa.

A me è piaciuta subito per la sua semplicità montana. Ma ha contribuito anche l’epoca di costruzione non particolarmente ricca: tra il 1915 e il 1917.

Gli interni sono molto minimalisti, ma belli. È interessante la presenza dei nomi – con le foto e le date di nascita e di morte – dei membri del Club Alpino Italiano deceduti (se ho capito bene, ma non ne sono sicurissimo, deceduti in montagna).

Le case che circondano la chiesa sono prevalentemente bar, ristoranti e rifugi. Sembra che sia un luogo puramente turistico… E di turisti ce ne sono.

La mappa della zona esposta su uno stand ci ricorda, tra le altre cose, che questo paese è sparso su un territorio abbastanza ampio, dunque le altre sue zone potrebbero essere molto diverse.

Pure sulla piazza davanti alla chiesa – e non solo sulle montagne circostanti – cresce il «sorbo degli uccellatori» (sorbus aucuparia), ma non so se in Italia sanno usare le sue bacche in cucina: mi sembra di no (beh, ne rimarranno di più ai conoscitori ahahahaha).

Dato che nel centro abitato c’è pochissimo da vedere, conviene non sprecare tempo e forze per la ricerca e andare, invece, a vedere altre cose realmente interessanti in montagna. Prendiamo la via Escursionisti (si chiama proprio così) e ci indirizziamo verso il belvedere del Parco Valentino / monte Coltignone. Si tratta di una strada asfaltata in leggera salita, con tante curve e con il parcheggio a strisce blu sul lato destro (ma ho visto anche tre o quattro posti-auto con le strisce bianche). I turisti pigri arrivano in macchina proprio a questo punto e spesso non rischiano di andare fino al grande parcheggio normale in fondo alla via. In ogni caso, il punto intermedio da raggiungere è il «grattacielo» locale.

Non so chi sia il pazzo (o drogato) che ha deciso di costruire un palazzo del genere in un posto del genere… Però è venuto fuori un punto di riferimento visibile da tanti lati.

A pochi metri dal grattacielo non c’è solo il parcheggio. Per esempio, c’è pure il «Jungle Raider Park Resinelli»: un percorso tra alberi fatto di corde, ponti tibetani, tronchi etc.. Potrebbe essere un bel divertimento per i turisti più giovani.

Mentre a noi interessa di più la seconda cosa che si trova vicino al grattacielo: il punto di partenza del sentiero verso il famoso belvedere.

In questo caso si tratta di un sentiero largo, in salita prevalentemente leggera, con il fondo regolare in terra battuta: secondo me è facilmente percorribile dalle persone di qualsiasi età e/o forma fisica.

In alcuni punti del sentiero, comunque, sono presenti delle panchine. Pure con la grande affluenza di agosto alcune di esse sono sempre libere.

Come spesso accade, il tempo di percorrenza indicato sul cartello è quello di un turista medio. A differenza della maggior parte dei sentieri mostrati in questo articolo, il sentiero tra il grattacielo e il belvedere è molto frequentato ed è frequentato dalle persone di tutte le età: ecco perché ci ho impiegato molto meno tempo della media indicata! Iniziano a comparire i primi paesaggi belli:

Ancora pochi passi, ed ecco che finalmente lo vediamo:

In effetti, la vista che si apre sul ramo lecchese del lago, sulla città di Lecco e sulle montagne circostanti meritava il passaggio in zona.

Direi che è un posto consigliato a tutti e in tutte le stagioni: a quella quota (1377 metri s.l.m.) pure ad agosto 2026 non si moriva di caldo ma si stava benissimo!

Dopo una breve esplorazione dell’area circostante possiamo anche pensare alla discesa verso la pianura: qualche percorso diverso oppure lo stesso della salita? Ognuno decida per sé: io non voglio allungare ulteriormente questo racconto…
Alla prossima!