Dopo avere visitato il paese Cividate Camuno (in provincia di Brescia), ho pensato di vedere anche il vicino paese Malegno. Entrambi questi paesi non costituivano l’obiettivo principale del mio viaggio, però si trovavano sulla strada verso di esso: perché sprecare l’occasione di vedere qualche località nuova in più? Quando si tratta di località piccole come queste, non ci vuole nemmeno troppo tempo…
Per una persona che si sposta a piedi e/o con i mezzi pubblici, ci sono due modi facili di arrivare a Malegno: dalla stazione ferroviaria Cividate-Malegno (circa un chilometro lungo un comodissimo marciapiede) oppure da Cividate Camuno attraversando il ponte sul fiume Oglio (quest’ultimo separa i paesi Cividate Camuno e Malegno che a una persona non informata potrebbero addirittura sembrare un paese unico). Nel fotoracconto dedicato a Cividate Camuno avevo già mostrato il ponte tra i due paesi, ora non mi ripeto e faccio vedere come appare l’ingresso a Malegno per una persona che arriva dalla stazione ferroviaria.

In effetti, l’inizio non è molto promettente. Ma alcuni indizi suggeriscono che non bisogna perdere la speranza.

Ricordiamoci che la periferia è la parte più noiosa di ogni località (anche di quelle provinciali / premontane) e procediamo seguendo i cartelli che indicano il centro storico.

Anche se l’espressione «centro storico» applicata ai paesi come questo mi fa un po’ ridere: l’ho sempre immaginata applicabile solo alle città.

Il centro storico di Malegno è minuscolo (per un paese di meno di due mila abitanti è una cosa normale), ma almeno si trova e si riconosce molto facilmente.

È un centro storico privo di punti di attrazione turistica concreti, ma non posso nemmeno dire che sia brutto. Lo stile architettonico prevalente è quello quasi puramente montano.

Il territorio di Malegno, come i territori di altri comuni della zona, non è perfettamente piano: il centro storico è leggermente sopraelevato rispetto alla periferia, mentre la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea (del XVIII secolo) è leggermente sopraelevata rispetto al resto del centro. Non so dirvi nulla degli interni di questa chiesa: l’ho trovata chiusa.

Però dal sagrato della suddetta chiesa si apre una bella vista su una parte del centro e su alcune montagne vicine.

Il murale che avete appena visto sulla seconda foto dello slideshow è una opera ufficialmente riconosciuta: fa parte del progetto Wall in Art promosso dal Distretto Culturale della Valle Camonica al fine di mettere in correlazione arte rupestre e muralismo. Il progetto ha un proprio sito sul quale potete, volendo, approfondire alcuni dettagli.

La suddetta opera artistica è l’unica parte del progetto a essere pubblicizzata. Oppure è l’unica a essere pubblicizzata fortemente. Infatti, sulla mia strada è capitato solo questo cartello:

Ma io, per puro caso, ho trovato anche alcune altre opere appartenenti al progetto: si trovano vicino alla sede locale dell’AVIS.

La cosa più grave è il fatto che i buoni artisti di Malegno sono costretti a convivere con i designer grafici scarsi. Ecco un esempio: il logo di un/a parrucchiere/a il cui lavoro farà cessare il vostro bisogno del pettine. Si voleva comunicare proprio questo, vero?

Un altro esempio del strano design locale è una fermata dell’autobus totalmente ricoperta dalla pubblicità di un numero telefonico breve creato per le donne colpite dalla violenza di genere. Per qualche strano motivo (probabilmente interpretando male alcune immagini viste a caso su internet) il designer ha paragonato la violenza contro le donne al tango. Secondo lui la violenza è come il tango o il tango è come la violenza? Sarebbe bello scoprirlo per comprendere la gravità della situazione.

Per fortuna, Malegno è pieno di opere create delle persone decisamente più capaci. Per esempio, la chiesa ex parrocchiale di Sant’Andrea (del XV secolo). Purtroppo, era chiusa pure essa.

Era chiusa pure la piccola chiesa di Santa Maria al Pointe (del XIV secolo). Per una serie di indizi mi era sembrata la più promettente.

Oltre alle chiese, a Malegno è possibile incontrare uno strano mix tra il sacro e lo scientifico.

Oppure un mix ancora più schizofrenico (guardate con attenzione):

Chiudendo l’argomento religioso vi comunico che il cimitero di Malegno è noiosissimo: a differenza di tanti altri cimiteri italiani, non è un museo scultoreo a cielo aperto.

È davanti all’ingresso che ci sono alcuni dettagli curiosi. Per esempio, c’è una serie di paletti dedicati alle persone cadute nelle varie guerre del XX secolo. I paletti non indicano le tombe perché uno di essi è dedicato al milite ignoto e non hanno alcun legame con gli alberi che sono meno numerosi. Inoltre, sembrano troppo semplici per essere un monumento artistico commemorativo.

Per i vivi a Malegno ci sono alcune cose belle e utili allo stesso tempo. Per esempio, una fermata dell’autobus in stile rurale (anche se sotto il sole estivo dovrebbe trasformarsi in una padella).

Le panchine normali, invece, a volte sono all’ombra: positivo!

Questo modello della panchina non l’ho ancora visto: lo aggiungo alla mia collezione.

Sempre per la prima volta nella mia vita ho visto in Italia le targhe con i nomi delle vie con questi colori: non la combinazione, ma proprio entrambi i colori.

L’asilo nido e la scuola d’infanzia di Malegno condividono lo stesso edificio minuscolo. È la rappresentazione tridimensionale del fatto che ci sono dei problemi con la demografia.

Il Municipio è uno dei palazzi più noiosi del paese.

Ed ecco che sono finite le cose da vedere a Malegno. Bisona attraversare una area naturale per arrivare al prossimo paese meritevole di attenzione.

Ma alle prossime località saranno dedicati i prossimi racconti.



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